orfanotrofio-delle-storie

Questo l'ho scritto per Saturno, l'inserto culturale de Il Fatto Quotidiano.

Tutte le storie hanno un prezzo, anche se non sempre corrisponde a quello che appare sul retro della copertina. Lo sanno i lettori e lo sanno gli scrittori: nessuna storia è mai innocua, tanto meno gratis. Non conta che siano narrazioni poderose, belle e indimenticabili oppure storielle insulse e senza alcuna logica; persino la fiaba di Cappuccetto Rosso alla fine ti presenterà il conto, magari anni dopo, quando in barba a tutta la tua civiltà ti sorprenderai a considerare ovvio e normale che sparino in faccia a Bin Laden per rendere il tuo mondo un posto migliore. C’è qualcosa di oscuramente liberatorio nell’idea che il lupo cattivo morirà per mano del buon cacciatore e poi Cappuccetto tornerà a pranzo con la nonna in un mondo di nuovo ordinato. Non importa che questa non sia la verità, perché è proprio nella capacità di descrivere mondi “di nuovo in ordine” che si cela il vero potere delle storie. Una storia non cambia la realtà, ma un uomo che ha ascoltato una storia ha in mano una chiave per rimettere il mondo in ordine e nessuno potrà più fargli credere che la realtà non si può cambiare. Per questo chi scrive o legge storie progetta rivoluzioni, per questo tutti paghiamo un prezzo. Qualcuno però lo paga più alto degli altri. Guardando gli occhi vivacissimi dello scrittore siriano Khaled Khalifa ho capito quanto è stato alto il suo e con quanta determinazione sia disposto a pagarlo ancora. Nel romanzo Elogio dell’odio Khalifa ha scelto di raccontare ai siriani i crimini del padre dell’attuale presidente Assad: il libro, ricco di indimenticabili personaggi femminili, ruota tutto intorno all’eccidio di Hama, un nome famigerato che evoca il ricordo della carneficina che negli ultimi trent’anni ha inebetito gli oppositori del regime e ancora oggi frena tanti siriani dall’unirsi alla piazza. Nel 1982 la repressione dei militari di Hafez Assad rase al suolo migliaia di persone che protestavano, con spirito simile a quello che sta facendo ora suo figlio grazie all’inedia internazionale. Il “modello Hama” rappresenta l’extrema ratio che il regime userà per sopravvivere e decidere di raccontarlo è stata una precisa scelta di campo per Khaled Khalifa. Nonostante la prevedibile censura lo scrittore siriano non ha smesso di vivere a Damasco, nemmeno ora che le proteste sono diventate rivoluzione e il regime arresta persino i bambini che appongono scritte di protesta sui muri. Intervistato da Gad Lerner in un memorabile momento di televisione, Khalifa si è sentito chiedere se non aveva paura di morire restando in Siria. “Questo non ci importa”, ha risposto usando uno strano plurale. “Quando un popolo ha pagato il suo prezzo di sangue, cosa conta quel che può accadere a me?” C’è un prezzo nelle storie che è lo stesso della Storia. Aprite i libri con cautela.

TTutte le storie hanno un prezzo, anche se non sempre corrisponde a quello che appare sul retro della copertina. Lo sanno i lettori e lo sanno gli scrittori: nessuna storia è mai innocua, tanto meno gratis. Non conta che siano narrazioni poderose, belle e indimenticabili oppure storielle insulse e senza alcuna logica; persino la fiaba di Cappuccetto Rosso alla fine ti presenterà il conto, magari anni dopo, quando in barba a tutta la tua civiltà ti sorprenderai a considerare ovvio e normale che sparino in faccia a Bin Laden per rendere il tuo mondo un posto migliore. C’è qualcosa di oscuramente liberatorio nell’idea che il lupo cattivo morirà per mano del buon cacciatore e poi Cappuccetto tornerà a pranzo con la nonna in un mondo di nuovo ordinato. Non importa che questa non sia la verità, perché è proprio nella capacità di descrivere mondi “di nuovo in ordine” che si cela il vero potere delle storie. Una storia non cambia la realtà, ma un uomo che ha ascoltato una storia ha in mano una chiave per rimettere il mondo in ordine e nessuno potrà più fargli credere che la realtà non si può cambiare. Per questo chi scrive o legge storie progetta rivoluzioni, per questo tutti paghiamo un prezzo. Qualcuno però lo paga più alto degli altri. Guardando gli occhi vivacissimi dello scrittore siriano Khaled Khalifa ho capito quanto è stato alto il suo e con quanta determinazione sia disposto a pagarlo ancora. Nel romanzo Elogio dell’odio Khalifa ha scelto di raccontare ai siriani i crimini del padre dell’attuale presidente Assad: il libro, ricco di indimenticabili personaggi femminili, ruota tutto intorno all’eccidio di Hama, un nome famigerato che evoca il ricordo della carneficina che negli ultimi trent’anni ha inebetito gli oppositori del regime e ancora oggi frena tanti siriani dall’unirsi alla piazza. Nel 1982 la repressione dei militari di Hafez Assad rase al suolo migliaia di persone che protestavano, con spirito simile a quello che sta facendo ora suo figlio grazie all’inedia internazionale. Il “modello Hama” rappresenta l’extrema ratio che il regime userà per sopravvivere e decidere di raccontarlo è stata una precisa scelta di campo per Khaled Khalifa. Nonostante la prevedibile censura lo scrittore siriano non ha smesso di vivere a Damasco, nemmeno ora che le proteste sono diventate rivoluzione e il regime arresta persino i bambini che appongono scritte di protesta sui muri. Intervistato da Gad Lerner in un memorabile momento di televisione, Khalifa si è sentito chiedere se non aveva paura di morire restando in Siria. “Questo non ci importa”, ha risposto usando uno strano plurale. “Quando un popolo ha pagato il suo prezzo di sangue, cosa conta quel che può accadere a me?” C’è un prezzo nelle storie che è lo stesso della Storia. Aprite i libri con cautela.Tutte le storie hanno un prezzo, anche se non sempre corrisponde a quello che appare sul retro della copertina. Lo sanno i lettori e lo sanno gli scrittori: nessuna storia è mai innocua, tanto meno gratis. Non conta che siano narrazioni poderose, belle e indimenticabili oppure storielle insulse e senza alcuna logica; persino la fiaba di Cappuccetto Rosso alla fine ti presenterà il conto, magari anni dopo, quando in barba a tutta la tua civiltà ti sorprenderai a considerare ovvio e normale che sparino in faccia a Bin Laden per rendere il tuo mondo un posto migliore. C’è qualcosa di oscuramente liberatorio nell’idea che il lupo cattivo morirà per mano del buon cacciatore e poi Cappuccetto tornerà a pranzo con la nonna in un mondo di nuovo ordinato. Non importa che questa non sia la verità, perché è proprio nella capacità di descrivere mondi “di nuovo in ordine” che si cela il vero potere delle storie. Una storia non cambia la realtà, ma un uomo che ha ascoltato una storia ha in mano una chiave per rimettere il mondo in ordine e nessuno potrà più fargli credere che la realtà non si può cambiare. Per questo chi scrive o legge storie progetta rivoluzioni, per questo tutti paghiamo un prezzo. Qualcuno però lo paga più alto degli altri. Guardando gli occhi vivacissimi dello scrittore siriano Khaled Khalifa ho capito quanto è stato alto il suo e con quanta determinazione sia disposto a pagarlo ancora. Nel romanzo Elogio dell’odio Khalifa ha scelto di raccontare ai siriani i crimini del padre dell’attuale presidente Assad: il libro, ricco di indimenticabili personaggi femminili, ruota tutto intorno all’eccidio di Hama, un nome famigerato che evoca il ricordo della carneficina che negli ultimi trent’anni ha inebetito gli oppositori del regime e ancora oggi frena tanti siriani dall’unirsi alla piazza. Nel 1982 la repressione dei militari di Hafez Assad rase al suolo migliaia di persone che protestavano, con spirito simile a quello che sta facendo ora suo figlio grazie all’inedia internazionale. Il “modello Hama” rappresenta l’extrema ratio che il regime userà per sopravvivere e decidere di raccontarlo è stata una precisa scelta di campo per Khaled Khalifa. Nonostante la prevedibile censura lo scrittore siriano non ha smesso di vivere a Damasco, nemmeno ora che le proteste sono diventate rivoluzione e il regime arresta persino i bambini che appongono scritte di protesta sui muri. Intervistato da Gad Lerner in un memorabile momento di televisione, Khalifa si è sentito chiedere se non aveva paura di morire restando in Siria. “Questo non ci importa”, ha risposto usando uno strano plurale. “Quando un popolo ha pagato il suo prezzo di sangue, cosa conta quel che può accadere a me?” C’è un prezzo nelle storie che è lo stesso della Storia. Aprite i libri con cautela.utte le storie hanno un prezzo, anche se non sempre corrisponde a quello che appare sul retro della copertina. Lo sanno i lettori e lo sanno gli scrittori: nessuna storia è mai innocua, tanto meno gratis. Non conta che siano narrazioni poderose, belle e indimenticabili oppure storielle insulse e senza alcuna logica; persino la fiaba di Cappuccetto Rosso alla fine ti presenterà il conto, magari anni dopo, quando in barba a tutta la tua civiltà ti sorprenderai a considerare ovvio e normale che sparino in faccia a Bin Laden per rendere il tuo mondo un posto migliore. C’è qualcosa di oscuramente liberatorio nell’idea che il lupo cattivo morirà per mano del buon cacciatore e poi Cappuccetto tornerà a pranzo con la nonna in un mondo di nuovo ordinato. Non importa che questa non sia la verità, perché è proprio nella capacità di descrivere mondi “di nuovo in ordine” che si cela il vero potere delle storie. Una storia non cambia la realtà, ma un uomo che ha ascoltato una storia ha in mano una chiave per rimettere il mondo in ordine e nessuno potrà più fargli credere che la realtà non si può cambiare. Per questo chi scrive o legge storie progetta rivoluzioni, per questo tutti paghiamo un prezzo. Qualcuno però lo paga più alto degli altri. Guardando gli occhi vivacissimi dello scrittore siriano Khaled Khalifa ho capito quanto è stato alto il suo e con quanta determinazione sia disposto a pagarlo ancora. Nel romanzo Elogio dell’odio Khalifa ha scelto di raccontare ai siriani i crimini del padre dell’attuale presidente Assad: il libro, ricco di indimenticabili personaggi femminili, ruota tutto intorno all’eccidio di Hama, un nome famigerato che evoca il ricordo della carneficina che negli ultimi trent’anni ha inebetito gli oppositori del regime e ancora oggi frena tanti siriani dall’unirsi alla piazza. Nel 1982 la repressione dei militari di Hafez Assad rase al suolo migliaia di persone che protestavano, con spirito simile a quello che sta facendo ora suo figlio grazie all’inedia internazionale. Il “modello Hama” rappresenta l’extrema ratio che il regime userà per sopravvivere e decidere di raccontarlo è stata una precisa scelta di campo per Khaled Khalifa. Nonostante la prevedibile censura lo scrittore siriano non ha smesso di vivere a Damasco, nemmeno ora che le proteste sono diventate rivoluzione e il regime arresta persino i bambini che appongono scritte di protesta sui muri. Intervistato da Gad Lerner in un memorabile momento di televisione, Khalifa si è sentito chiedere se non aveva paura di morire restando in Siria. “Questo non ci importa”, ha risposto usando uno strano plurale. “Quando un popolo ha pagato il suo prezzo di sangue, cosa conta quel che può accadere a me?” C’è un prezzo nelle storie che è lo stesso della Storia. Aprite i libri con cautela.

Commenti  

 
#1 Gianni Canu 2011-07-03 21:58
“Quando un popolo ha pagato il suo prezzo di sangue, cosa conta quel che può accadere a me?” C’è un prezzo nelle storie che è lo stesso della Storia. (Khaled Khalifa)
Questo cara Michela è il succo dell'essere persone umane.
è quello che ho scelto di essere tornando in Sardinna e mettermi a disposizione della libertà e dell'indipendenza e credimi Michela, io so cosa voglia dire non essere liberi non perchè uno lo voglia ma perchè te ne privano.
E se è lo Stato, allora è ancora più crudele, è letteralmente una beffa e ancora peggio un crimine, un crimine di Stato per essere precisi.
Gli asini volano e i saggi continuano a stare per terra.
Ciao Michela
Citazione | Segnala all'amministratore
 

Aggiungi commento

I tuoi messaggi non saranno censurati in pubblicazione ma devo specificare alcune regole obbligatorie a cui devi attenerti.

Non sono consentiti:

1. messaggi pubblicitari
2. messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)

Eventualmente mi riservo di cancellare messaggi dal contenuto chiaramente offensivo verso terzi. Negli ultimi 6 anni questa circostanza si è verificata solamente 3 volte.

Informativa art. 13 D.lgs. 196/2003 Desideriamo informarla che il D.lgs. n. 196/2003 prevede la tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali.
Secondo la normativa indicata, tale trattamento sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e di tutela della Sua riservatezza e dei Suoi diritti. Ai sensi dell’art. 13 del D.lgs. n.196/2003, Le forniamo, quindi, le seguenti informazioni:

* I dati da Lei forniti verranno trattati esclusivamente per finalità concernenti l’attività informativa del sito
* Il conferimento dei dati è facoltativo e l’eventuale rifiuto a fornire tali dati non ha alcuna conseguenza.
* I dati da Lei forniti non saranno oggetto di diffusione.


Codice di sicurezza
Aggiorna

Twitter non risponde in questo momento
Twit twit... ops! Qualcosa è andato storto, prova più tardi!
1 Jan 1970
1 Jan 1970
Crea Blog Gratis

"Gramsci è intellettualmente sexy" (Salone del libro 2011, Odio gli indifferenti)

Per ricevere via email le news scrivi il tuo indirizzo: