Questo l'ho scritto per l'Unità del 18 gennaio 2010

Nel circuito bibliotecario del Veneto il Mein Kampf di Adolf Hitler è disponibile al prestito in ventisei copie, di cui una nella biblioteca dell’Istituto Storico della Resistenza di Belluno. Nessuno si è mai sognato di chiederne la rimozione, o di obiettare che i soldi pubblici non devono servire a comprare le opere di un dittatore colpevole di genocidio. Se qualcuno si permettesse di proporre l’epurazione di quel noiosissimo libro, io mi opporrei con tutti i mezzi a mia disposizione, perché l’autonomia di pensiero delle persone si costruisce legittimando la libertà di espressione anche delle idee che consideriamo più aberranti e che preferiremmo non sentire esprimere, dato che conosciamo le conseguenze.

Non è dello stesso avviso l’assessore Speranzon. Per questo signore le persone che hanno idee che lui non condivide non devono avere lo spazio per dirle, e le loro opere, anche se parlano di tutt’altro, devono essere censurate dalle pubbliche biblioteche, perché i soldi pubblici nel mondo che lui immagina di rappresentare non possono servire a dare visibilità a chi ha idee diverse da quelle di chi governa.

La proposta di epurare i libri degli autori che nel 2004 hanno firmato l’appello contro l'estradizione dalla Francia di Cesare Battisti evoca scenari vicini al romanzo Fahrenheit 451, ma Ray Bradbury in confronto alla realtà auspicata da Speranzon era un ottimista. Quando descriveva i roghi dei libri, lo scrittore ipotizzava almeno l’esistenza delle persone-libro, straordinari lettori disposti a mandare a memoria in segreto i testi bruciati per salvarli dal completo oblio. Non so se nella provincia di Venezia ci siano persone disposte a diventare libri viventi per dovere civile, ma so che ne servirebbero davvero molte per mandare a memoria le opere di quasi cinquanta autori, gente come Tiziano Scarpa, Loredana Lipperini, Daniel Pennac, Wu Ming, Sandrone Dazieri, Valerio Vangelisti, Giuseppe Genna, Carla Benedetti e decine di altri elencati nella lista di proscrizione stabilita dall’assessore.

Quel che appare più grave è il fatto che la censura ideologica annunciata da Speranzon venga esercitata non sui contenuti delle opere di questi autori - cosa che sarebbe comunque inaccettabile in un paese libero dove nelle biblioteche civiche è disponibile, e deve restarlo, anche l’autobiografia di Erik Priebke - ma sull’esercizio pubblico della loro opinione di cittadini, condivisibile o meno non ha qui nessuna importanza. Accettare oggi che i libri di questi autori vengano censurati dal circuito bibliotecario con la scusa che i soldi di tutti non vanno usati per dar spazio ai “difensori di un assassino” sarebbe come permettere domani che il dipendente di un comune venga licenziato con la scusa che i fondi di tutti non devono garantire lo stipendio a persone che hanno idee sgradite alla maggioranza dei contribuenti.

Non minimizzerei quella di Speranzon come una posizione solitaria; l’idea che i soldi pubblici vadano usati come un biscottino che il potere può lanciare al cane più obbediente rispecchia la visione di molte persone incapaci di distinguere la cultura dalla propaganda; è grave che questa prospettiva si traduca in forme di pressione ai bibliotecari sotto forma di velata minaccia alla loro autonomia. L’idea che chi governa abbia il diritto di indicare per sua simpatia cosa non dobbiamo leggere e quali autori non possiamo incontrare nelle nostre biblioteche, oltre ad essere paternalistico e punitivo, è l’anticamera mortuaria di ogni libertà di espressione.

Da scrittrice non accetterò inviti da parte di chi discriminerà per ragioni ideologiche anche un solo nome di quella lista, e da lettrice voglio vivere in un paese in cui le biblioteche abbiano il Mein Kampf, i diari di Mussolini veri o falsi che siano, le memorie di Priebke, quelle del mostro di Marcinelle, quelle di Pietro Maso e quelle di Josef Fritzl, se esistono. Voglio leggere il libro di ogni assassino che abbia scritto un libro, e anche di chi lo ha difeso. E questi libri voglio scegliere di leggerli proprio perché i loro autori hanno compiuto azioni che mi ripugnano e proprio perché le loro idee offendono l’idea di mondo in cui mi riconosco. Figuriamoci se vorrei essere privata della libertà di scegliere libri scritti da persone oneste come Scarpa, Balestrini, Lipperini o Pennac, rei solo di non compiacere le idee dell’assessore. L’esperienza del Campiello mi ha regalato uno scorcio sul Veneto e sulla sua concezione di cultura che non somiglia in nessun modo a quella espressa da Speranzon nelle sue esternazioni pubbliche. Sono certa che i primi a osteggiarla in loco saranno i lettori, gli utenti delle biblioteche e i bibliotecari minacciati nella loro autonomia.

Commenti  

 
#1 nome.cognome 2011-01-18 08:49
Auguro ai bibliotecari del Veneto la statura di un certo bibliotecario nella Bassa Sassonia un paio di secoli fà:

"Quel che una volta è stato stampato,
per tempi eterni appartiene a tutto il mondo.
Nessuno ha il diritto di cancellarlo.
Ma se lo fà, sta offendendo il mondo
infinite volte di più quanto l'avrebbe
potuto offendere l'autore del libro rimosso, qualunque ne sia il carattere."

Scuate la mia traduzione claudiante.
Consiglierei all'assessore Speranzon di farsi tradurre anche il resto:

„Was einmal gedruckt ist, gehört der ganzen
Welt auf ewige Zeiten. Niemand hat das
Recht, es zu vertilgen. Wenn er es tut,
beleidiget er die Welt unendlich mehr, als
sie der Verfasser des vertilgten Buches,
von welcher Art es auch sei,
kann beleidiget haben. Er stürzet sie
vorsetzlich in Ungewißheit und Zweifel;
er beraubt sie des einzigen Mittels, selbst
zu sehen, selbst zu urteilen; er verlangt,
auf eine ebenso vermessene als lächerliche
Art, daß sie ihm blindlings glauben, ihn
blindlings für einen eben so ehrlichen als
einsichtsvollen Mann halten soll."

"Die Nachtigall", Gotthold Ephraim Lessing, 1773.
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#2 Chiara Pasqualini 2011-01-18 10:19
La Lettura è un diritto fondamentale. Come tale dovrebbe essere riconosciuto e tutelato con le unghie e con i denti. Non è un Paese libero questo. Anche se ci si racconta che siamo persone libere in un Paese libero.
Le persone libro, per fortuna, esistono anche oggi in alcune regioni d'Italia (Lazio, Toscana e Puglia, per ora).
Ho avuto la fortuna di ascoltarle e di capire il loro valore (specialmente dopo proposte come quella veneta).
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#3 Paolo 2011-01-18 10:24
Brava Michela - come al solito - ora vado a comprare l'Unità.
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#4 Giordi 2011-01-18 11:05
Come lettore mi rattristo, perchè ritenere che l'ideologia dell'autore sia in qualche modo responsabile dei suoi scritti che sottende all'operazione Speranzon ha un carattere lombrosiano e tardo ottocentesco che sarebbe risibile non fosse operata da qualcuno che pago. Ergo, siccome non sono d'accordo con le sue idee, dovrei legittimamente decurtare dalle mie tasse la quota parte del suo stipendio, seguendone il ragionamento (ammesso e non concesso che un ragionamento ci sia, perchè la cosa mi pare onestamente difficile).
Come veneta mi incazzo da veneta, perchè (io l'ho letta e studiata la Serenissima, hypocrite lecteur, — mon semblable, — mon frère!) figlia di una cultura che ha accettato e protetto Paolo Sarpi, Giordano Bruno non perchè ne condividesse gli scritti o l'ideologia, ma perchè erano testimoni.
Il valore dello scritto come testimonianza e il rispetto che gli si deve misura - temo - non tanto la cultura, quanto la civiltà di un popolo.

(Non ho scritto cose di sinistra, Michi eh? Solo che mi pare così allucinante una cosa del genere a 10 giorni dal giorno della memoria)
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#5 sandra giuliani 2011-01-18 11:53
Art.6 della Carta dei Diritti della Lettura di Donne di carta - Petizione online

È diritto irrinunciabile della persona che legge godere dell'uguaglianza delle opportunità di lettura ed esercitare una libera scelta degli strumenti e degli oggetti di lettura.
Pertanto è dovere sociale rappresentare, in modo equo, negli oggetti di lettura la varietà e il valore delle differenze culturali, di orientamento sessuale, di credenze religiose e politiche incrementandone la diffusione e concorrendo alla rimozione degli ostacoli che limitano di fatto questo diritto promuovendo le condizioni, gli strumenti e le attività che lo rendano effettivo."

Firmatela. E' la risposta.

www.firmiamo.it/.../
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#6 Don Cave 2011-01-18 12:39
Gentilissima Michela, prendo spunto dal suo articolo apparso su l’Unità per una testimonianza e un “appello”… chiedendo scusa in anticipo per la lunghezza e la scarsa accuratezza di alcuni passaggi.

Lei dice: “l’esperienza del Campiello mi ha regalato uno scorcio sul Veneto e sulla sua concezione di cultura che non somiglia in nessun modo a quella espressa da Speranzon nelle sue esternazioni pubbliche.”

Appunto. L’esperienza del Campiello. Ossia di un evento letterario di prestigio nazionale, cui partecipa un pubblico selezionato di scrittori, giornalisti… insomma, di persone che già appartengono ad un ambiente colto, per alcuni aspetti sicuramente “altro” rispetto al mondo quotidiano e terribilmente concreto dei bar, delle piazze, degli outlet, delle infinite zone industrial-commecial-artigianali del Nordest.

L’esperienza di molte associazioni culturali giovanili che operano sul territorio, infatti, è un’altra, e purtroppo conferma che le esternazioni pubbliche di Speranzon trovano sponda nella mentalità comune, nel “milieu” che sforna amministratori, politici, personaggi pubblici… assessori alla cultura.

Dal 2005 al 2008 ho avuto il privilegio – perché di vero privilegio si tratta – di lavorare fianco a fianco con alcuni ragazzi e ragazze straordinari nel paese dove sono nato e cresciuto, proprio nel cuore del territorio amministrato da Zaccariotto, Speranzon & Co.

In quei tre anni abbiamo fatto cose al contempo “normalissime” (della serie: chi non le ha fatte?) e “straordinarie” (chi, facendole, non ha imparato infinite cose, crescendo individualmente e socialmente?).

Abbiamo organizzato cineforum, abbiamo tenuto una rivista mensile, abbiamo realizzato festival di musica indipendente, reading e forum letterari cui hanno partecipato importanti autori (tra cui uno degli “epurati” di Speranzon, tra l’altro). Abbiamo collaborato con altre associazioni simili alla nostra nel realizzare eventi bellissimi, indimenticabili e in qualche caso pionieristici.

Lasciamo pure stare il fatto che il volontarismo giovanile è spesso sfruttato dalle amministrazioni per riempire “a gratis” o comunque a costi bassissimi un vuoto scandaloso di offerta culturale, sia sul piano delle idee sia della capacità realizzativa… soprattutto se si considera che stiamo parlando di un territorio che, almeno fino a qualche anno fa, era fra i più ricchi d’Italia, e serviva comunque un potenziale bacino d’utenza di quasi 100.000 persone.

La cosa che però non riuscirò mai a cancellare dalla memoria, è la totale mancanza di interesse, feedback, partecipazione, sia da parte degli amministratori pubblici, sia da parte di questa “utenza potenziale”. Soprattutto quelli che all’epoca erano i nostri coetanei, giovani come noi, dimostravano inerzia, disinteresse, scetticismo. Il solo fatto di esprimere una visione politica “diversa”, ad esempio, era spesso motivo di dileggio e ripulsa.

Oggi, a distanza di pochi anni, alcol e droga (cocaina soprattutto) sono diffusissimi fra i ragazzini, e in tema di educazione sessuale pare di essere risprofondati nell’Ottocento (le richieste per la pillola del giorno dopo nei fine settimana stanno battendo tutti i record).

L’educazione sessuale, fra parentesi, era un altro dei crucci del “gruppo di ragazzi e ragazze” di cui sopra… giusto per dire due cose che potrebbero sembrare sciocchezze (ma che evidentemente non lo sono per niente), ogni evento era l’occasione per una piccola campagna per l’uso del preservativo, e sia nel nostro foglio mensile, sia nel nostro forum virtuale si parlava regolarmente e in estrema libertà di tematiche relative alla sfera sessuale.

Insomma, per farla breve, eravamo, nel nostro piccolo e con tutte le nostre ingenuità, una “cellula di resistenza” in un territorio che già allora (e stiamo parlando solo di pochi anni fa!) mostrava tendenze preoccupanti.

Quella cellula si è sfaldata per ragioni comprensibili (superati i 20-25 anni, ognuno, come noto, va per la sua strada… e se il territorio offre poco o nulla, si cambia). Ma dalle notizie che mi arrivano (non vivo più lì stabilmente ormai da 4 anni) pare che nessuno abbia “raccolto il testimone” e che di resistenza, oggi, ce ne sia meno che mai.

Forse è eccessivo, miope e “ombelicocentrico”, in un Paese che ha al proprio interno sacche mostruose di disagio economico e sociale e interi territori controllati dalla criminalità organizzata, giudicare “disastrosa” la situazione sociale e culturale del Nordest. Obiettivamente, Martellago, Cavarzere o Musile di Piave non sono Scampia o Corleone.

Però, per quella che è la mia esperienza, e per quello che può valere, me la sento di dire senza troppe remore che, dal punto di vista sociale e culturale, nel Nordest è accaduto un vero e proprio DISASTRO.

Se simili “cellule di resistenza” non crescono e si mettono in rete, e anzi muoiono soffocate dalla mentalità deprimente che trionfa nel cuore dell’”eterna provincia” italiana… se anziché creare continuità e continui passaggi di testimone si arenano nel nulla più assoluto, poi non ci possiamo stupire se iniziative come quella di Speranzon, oltre a suscitare poca sorpresa, trovano magari pure il consenso implicito di molte persone… perché ve lo garantisco: la reazione media di fronte ad una cosa del genere, da quelle parti, è di disinteresse o di sostanziale connivenza.

Poco importa, davvero, se la presidente della provincia ha fatto marcia indietro. Va “relativizzato” al contesto, poi, il fatto che la reazione sia cresciuta come una marea montante nei nuovi “centri” della lotta (in realtà, una galassia priva di centro; plurale, creativa, critica nei confronti dei mezzi preconfezionati).

La “marcia indietro” (che tra l’altro arriva da un personaggio pubblico più che discutibile, per mille altre questioni) è fatta per chiudere il discorso, per voltare pagina. Analogamente, la reazione rischia di rimanere appannaggio di un’avanguardia; magari numerosa, diffusa e “illuminata”; ma pur sempre un’avanguardia.

La vera via d’uscita è sostenere attivamente, in Veneto come altrove, le molte “cellule di resistenza” che, oltre a mettersi in gioco nell’arena globale, agiscono anche concretamente nel territorio, creando gli anticorpi affinché la narrativa “à la Speranzon” non finisca per soffocare qualsiasi alternativa.

So di non dire nulla di nuovo, e immagino che lei, come altri che leggono questo blog, sia sicuramente sensibile a certe tematiche.

Però mi permetto comunque di rivolgere un appello a tutti gli autori, giornalisti, critici, studiosi, filosofi, bloggers… che leggono questo blog: partecipate in massa a quei piccoli festival, incontri, reading indipendenti, organizzati da ragazzi con scarse risorse economiche ma infinita passione ed energia. Fatelo magari gratis, o dietro un semplice rimborso spese, o “in sottocosto”. Dopo tutto, per voi è un’occasione di pubblicità, di contatto diretto con il pubblico al di fuori dei circuiti “ufficiali” dei grandi premi, festival, librerie di massa.

Solo così, secondo me, sarà possibile prosciugare lo stagno di inerzia, ignoranza, diffidenza in cui sguazzano idee come quelle dello Speranzon di turno.
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#7 enzo 2011-01-18 14:58
bellissimo articolo (letto direttamente sull'unità di oggi).
ah! manca una E in Valerio (E)Vangelisti (giusto per la corretta informazione...)
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#8 alex 2011-01-18 15:40
Carissima Michela, premetto che concordo con te per tutto ciò che riguarda la libertà di stampa e il valore dei libri, che il loro contenuto sia o meno di nostro gradimento, però ti invito a riflettere su un fatto: il 'reato' di cui si macchia il pessimo Speranzon é quello di assoggettare la libertà di espressione alla propria ideologia, e questo 'reato', mi spiace dirlo, lo commetti anche tu nel modo in cui parli del Mein Kampf. Io credo che tu non lo abbia nemmeno letto, se é così ti invito a farlo. Il punto é che per te, che evidentemente (come me) sei di ideologia contraria, il mein kampf val la pena essere conservato solo come dimostrazione 'storica' di una idea che tu aborri e che presumi essere espressa in quelle pagine.
Questo atteggiamento non é equilibrato, un libro deve essere diffeso per la cultura e/o il valore che può contenere e/o trasmettere. Per intenderci il tuo atteggiamento corrisponde alle 'black list' americane degli anni '40. Nel tuo caso, e ovviamente ti fa onore, c' é comunque la capacità di saper discernere il valore dei testi e della libertà di scriverli. Nel caso di Speranzon questa capacità non c' é. Ma é la sola differenza.
In bocca al lupo per il tuo blog.
Alessandro
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#9 Maurizio Feo 2011-01-18 16:04
451 Farenheit è la temperatura a cui brucia la carta (dei libri). Corrisponde a 232,38 gradi Celsius.
E pensare che con soli 100 °C si fa un ottimo bollito.
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#10 Arnaldo 2011-01-18 19:21
Michela, il tuo discorso sulla censura nei confronti di qualsiasi libro, anche il peggiore, dovrebbe essere naturale e condiviso per chiunque si reputi persona intelligente e civile.

Per chiunque abbia mai letto almeno un libro nella propria vita. Anche se non è un libro di Bradbury.

Un libro che dicasi uno e possibilmente diverso dal manuale d'uso di un telefonino o televisore.

Per questo motivo anche se la tua azione è importante mi sembra rappresentare quasi soltanto un atto d'ufficio quasi innocuo. Perchè costa ben poco.

Atto d'ufficio e di poco costo che in tanti, a qualsiasi latitudine stiano e di qualsiasi levatura culturale siano si sono infatti subito affrettati a fare.

Quello che però ci si aspetterebbe invece da approfondimenti di questo tipo, fatti da rappresentanti della nostra cultura degni di tale nome,
forse è altro.

Almeno io mi aspetterei faceste altro.
Infatti chiederei di fare esattamente quello che, come tanti, NON hai fatto.

Ovvero ENTRARE NEL MERITO DELLE IDEE che proprio quella lista di scrittori, difendendo uno come Battisti, cercava forse di portare all'evidenza e sotto gli occhi di tutti.

In particolare sotto gli occhi di tutta quell'opinione pubblica che, mai come di questi tempi e in questo paese, viene assimilata ad un popolo bue e disposto ad accettare qualsiasi cosa.

Le idee che quegli autori difendono, difendendo Battisti, almeno all'apparenza non sono infatti così scontate e schierate come sembrano per molti.

Scontate forse anche per chi come te, Michela, sembra astenersi dal valutarle per chissà quale motivo. Riferendosi solo all'onestà culturale, che nessuno certo potrebbe mettere in discussione, dei rispettivi autori.

Anche io ho letto e leggo, stimandoli tantissimo, molti di quegli autori.
Valerio Evangelisti per primo. (il suo cognome giusto è quello).

E con loro stimo anche molte delle loro idee. Per questo mi chiedo dunque ben altro quando qualcuno li mette all'indice o cerca di farlo.

Perchè significa che non sta contestando le persone e nemmeno i libri che scrivono. Ma solo la loro esistenza e le loro idee troppo scomode.

Ecco perchè, se urliamo semplicemente al lupo assistendo all'effetto (il tentativo di censura sui loro libri che nemmeno parlano di tali idee) e critichiamo solo quello, facciamo il gioco del sistema.

Una volta scongiurato il pericolo, lo specchietto per le allodole con la rettifica del politico di turno, ci voltiamo dall'altra parte e scordiamo di guardare alle reali cause.

Perchè le idee di Valerio Evangelisti e gli altri sono idee scomode che mettono in dubbio tutto il sistema della "GIUSTIZIA DI STATO".

Mi scuso se sarò lungo, ma vorrei entrare nel merito.

Chi ha difeso Battisti finora, lo ha fatto mettendo infatti in dubbio il fatto stesso che Cesare Battisti sia realmente colpevole dei reati efferati che gli vengono ascritti.

Le loro sono idee scomode che rinnegano il concetto diffuso che non importi più nulla a nessuno di conoscere la verità e comprendere i fatti. Di entrare nel merito.

Idee scomode per cui la difesa o l'accusa. anche di uno come Battisti, come quella di qualsiasi altro cittadino o delinquente, in un Paese come questo, oggigiorno, debba essere solo una semplice questione di giustizia, di prove, di certezza di reati e di fatti conosciuti.

In questa italia, secondo chi ci rappresenta, tutto sembra sia sempre e soltanto una questione di convenienza.

Di gioco delle parti e di opportunità, legati alle convinzioni politiche dell'una parte in causa o dell'altra.

Esistono solo persone sempre più schierate, ciecamente e culturalmente in un senso o in un altro, che agiscono e parlano ovunque anche senza nessuna conoscenza dei fatti.

Esistono solo opinioni e nessuna conoscenza.

Quindi sentendo le cazzate di qualsiasi politico. fosse egli leghista o di qualsiasi altro schieramento, io non mi indigno solo per l'assurda messa all'indice di libri o autori che lui (come la maggioranza di quelli che purtroppo votano ancora in italia) probabilmente non conosce e non leggerà mai.

Ma mi incazzo doppiamente e mi chiedo: PERCHE?

Perchè si crea un movimento d'opinione totale per cui appare oggi in Italia quasi ingiustificabile PENSARE O VOLER CONOSCERE PER RICORDARE E CAPIRE?

Pensare e capire anche i motivi per cui si agisce e sbaglia, per cui altri hanno agito e sbagliato. Si tratti di terrorismo o di qualsiasi reato o errore.

Siamo sempre tutti pronti ad attaccare chi vorrebbe cercare di entrare nel merito e approfondire i fatti.
Solo per un senso di GIUSTIZIA e per conoscere la VERITA'.
Fosse anche solo per difendere, fino a prova contraria, un qualsiasi delinquente o peggio un terrorista, anche uno come Battisti.

E così facendo approfondisco e mi chiedo, perchè solo Battisti ci sembra oggi essere, fra i tanti e per tutti, quel simbolo di criminale efferato che merita di essere estradato in Italia, costi quel che costi, per fargli scontare la sua giusta pena?

Ecco. Merita la sua giusta pena appunto per i suoi crimini efferati.
Vediamoli meglio allora, i crimini e la pena. Senza lasciarsi però troppo condizionare da quello che è opinione pubblica corrente e di tutti.

Anche se questo Cesare Battisti viene dipinto ovunque, su tutti i giornali e tutti i media, da parte di tutti quelli che ne parlano, giornalisti o commentatori di qualsiasi tipo, indipendenti o schierati, come un criminale e un comune pluri-omicida.

Io sono semplicemente andato in giro sulla rete, a leggere e informarmi di più. Solo perchè non mi fido quando qualcosa appare così netto e chiaro per tutti.

Se qualcosa sembra così netto e chiaro alla gente che ci governa, che netta e chiara non lo è mai stata in vita sua, credo di dover dubitare.

Sarebbe bene che molti si leggessero alcune carte processuali, perchè la verità a me appare ogni giorno più lontana dall'esser chiara.


1) PRIMO OMICIDIO:
Battisti è stato imputato come omicida del maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro.
E' vero e risulta agli atti, almeno secondo l'unica testimonianza, quella del pentito Mutti, ex compagno di Battisti.
Però è altrettanto vero che in cambio della rivelazione del nome dell'assassino, Mutti ottenne uno sconto di pena.
Quando poi l'evidenza di nuove prove (sempre secondo atti processuali successivi e stranamente dimenticati) costrinse proprio Mutti ad ammettere di essere lui l'omicida di Santoro, Battisti rimane incriminato come complice di quell'omicidio in qualità di “agente in copertura armata”.
Ovviamente, causa la contumacia, nessuno chiese la revisione del processo.


2) SECONDO OMICIDIO:
Battisti è stato accusato di aver ucciso il macellaio Sabbadin? Anche questo risulterebbe dalla testimonianza del pentito Mutti.
A un certo punto però un altro ex compagno Diego Giacomin,(sempre dalle risultanze di quel processo) confessa di aver ucciso lui Sabbadin insieme a Mutti.
E anche stavolta quella di Battisti rimane agli atti come una “copertura armata”.


3) TERZO OMICIDIO:
Battisti è accusato di aver anche ucciso il gioielliere Pierluigi Torregiani.
In questo caso parrebbe però avere un alibi dato che secondo altri atti processuali stava facendo proprio quella “copertura armata” ai due che lo stesso giorno e alla stessa ora ammazzavano Sabbadin.
Ecco il motivo per cui in questo caso, accogliendo la tesi di Mutti, Battisti è stato condannato, però in qualità di co-ideatore e co-organizzatore.

Nell'ambito di questo omicidio però Battisti è anche accusato del ferimento, avvenuto durante la fuga dei rapinatori, del figlio di Torregiani.
Il figlio di Torreggiani è ben consociuto oggi, essendo quel signore sulla sedia a rotelle che viene spesso intervistato e che di recente è stato ricevuto in pompa magna da Berlusconi in qualità di parente delle vittime e vittima egli stesso.

Visibilità dovuta a persona e vittima innocente e dunque degna del massimo rispetto. Visibilità e rispetto che però purtroppo non vengono certo riservate, con lo stesso zelo e da parte dei nostri politici più in vista, ai molti altri parenti di vittime di stragi terroristiche o di mafia, dai familiari di Falcone e Borsellino fino a quelli di Ustica o di Bologna.

Ma, se si vanno a sentire esperti che hanno visto tutti gli atti processuali e le perizie balistiche relative, parrebbe addiritura che, a ferirlo alla schiena il povero Torreggiani oggi in sedia a rotelle, fu proprio il padre. Prima di morire rispondendo al fuoco dei Proletari Armati. E stando a quello che dicono altre carte processuali negli altri processi (che stranamente non sono mai confluiti in uno unico) Battisti non era presente perchè stava coprendo gli assassini di Sabbadin. Almeno secondo Mutti e chi attestava la sua credibilità di pentito, scontandogli la pena.


4) QUARTO OMICIDIO
Arriviamo all'ultima accusa e condanna. Quella relativa all'uccisione dell'agente della Digos, Andrea Campagna. In questo caso Battisti è stato riconosciuto come esecutore materiale. Sembrerebbe una condanna per un omicidio certo. Però viene condannato, anche qui, sempre e soltanto in base alla testimonianza di Mutti.
E questa testimonianza ha fruttato a quel terrorista pentito, ovviamente, un altro fortissimo sconto di pena.
Lo strano è che, anche in questo caso c'è stato un altro reo confesso, riconosciuto da Mutti.
Un certo Giuseppe Memeo. Ma ci sono testimonianze di altri testimoni, agli atti durante il processo, secondo i quali questo Memeo agì in coppia con un complice. Un tizio biondo, alto almeno 1 metro e 90 di cui lui non ha mai voluto rivelare il nome.

Voi che ne dite? A me non sembrerebbe, anche se ai giudici è parso tale, l'identikit preciso di Cesare Battisti, che è scuro di capelli e alto 1,65.
La sola parola di Mutti, anche in questo caso, sembra inchiodare Battisti.

Io non sono un grande esperto di leggi e tribunali. Ho solo cercato di guardarmi meglio intorno. E cerco di capire perchè un terrorista che avrebbe compiuto 4 omicidi, condannato in molti processi in via definitiva e in contumacia avendo spesso rifiutato di difendersi, fuggito all'estero per ben due volte, abbia ancora oggi dalla sua parte un gruppo di persone che stimo, scrittori e artisti di una certa cultura e intelligenza indubbia, che lo difende.

Quindi, alla fine, mi chiedo, siamo proprio sicuri che Cesare Battisti meriti queste sue condanne?

Concludo con un'altra provocazione.

Per trovarne i reali motivi del caso Battisti, cerco di pensare come pensano i nostri governanti o secondo le logiche della maggior parte dei politici di diversi schieramenti (a destra come a sinistra). Penso come pensano oggi i molti opinionisti di regime o i giornalisti più o meno prezzolati.

E CONCLUDO CHE BATTISTI SI MERITA CERTAMENTE L'ESTRADIZIONE E ANCHE MOLTI ERGASTOLI.

Ma non soltanto in quanto terrorista e omicida. Ci sono ben altri motivi:

MOTIVO NUMERO 1:
HA SCELTO ASILI POLITICI SBAGLIATI.
La Francia? Con quella dottrina Mitterand capricciosa concessione di un sovrano illuminato.
Morto il re, viva il re e la sua nuova "reginetta" e fine della dottrina.

Il Sudamerica e il Brasile di Lula? Terra di comunisti e cubani. Tutti sensibili al profumo dei dollari o degli euro come le puttane.

Se Battisti si fosse studiato meglio il mondo e la sua geografia economica, se avesse scelto come asilo un Paese davvero serio, ad esempio il Giappone.
Oggi probabilmente gestirebbe una fiorente attività di import-export, e ogni tanto si farebbe anche fare qualche intervista telefonica in Rai. Peggio per lui, doveva pensarci prima: ergastolo.

MOTIVO NUMERO 2:
HA DECISO DI NON PENTIRSI.
Diciamolo, un ex terrorista che non si pente e fa lo scrittore ci insospettisce. Specie lo scrittore di noir. Insomma, non sembra una cosa seria. Vuoi mettere con Delfo Zorzi o il suo import-export? Quella è roba da adulti, un modo per dire lasciatemi stare, mi sono pentito e non faccio più politica, faccio solo soldi, come tutti voi italiani, come tutti i vostri politici.
E siccome sono pentito e non faccio più politica non avrete più niente da temere da me. E se non ci credete, eccovi pure un bell'impegno nel sociale, che so, attivista e volontario di una ONG.
E che "Nessuno Tocchi Caino"...

Ecco che, anche se prima ammazzavi la gente, poi ti trovi un posto altrove dichiarandoti conscio dei tuoi errori e per riparare cerchi puoi farne anche di peggiori dalla parte opposta.
Purchè sia chiaro che lo fai perché sei pentito del male che hai fatto.
E vuoi salvarti almeno l'anima. Questo in fondo noi italiani lo capiamo bene: siamo tutti grandi peccatori e grandi cattolici, perdio.

Alla fine, per questo motivo, noi italiani dimentichiamo e perdoniamo qualsiasi cosa facciamo o ci facciano.

Quello che preme agli italiani, e Cesare Battisti forse non ha mai capito, non è quindi accertare quello che lui ha realmente commesso.
Anche se fosse vera, la complicità in molti reati o omicidi, non è mai un problema per noi italiani.

All'italia preme solo il suo pentimento. Vogliono che lui chieda scusa a questa società. E sarebbe anche meglio se lo facesse in diretta e in prima serata durante Porta a Porta.

Così come si è decisa la sua colpevolezza sulla base delle accuse di scambio di un pentito si farebbe forse altrettanto presto a dimostrare che è stata comprovata in processi farsa.

Ma i noir, vi sembra serio chieder scusa coi romanzi noir che perdippiù parlano proprio di rapine e assassini?



3. MOTIVO NUMERO 3. NON HA STILE.

Il terzo motivo per cui merita l'ergastolo è perchè non ha stile anche se scrive. Perché può farsi tutti i romanzi, le dichiarazioni di non colpevolezza, o gli scioperi della fame che vuole, in fin dei conti resta sempre e solo un ladruncolo o un volgare delinquente. Peggio di Vallanzasca.

Uno così, anche se prima è risultato utile a qualche causa violenta di turno, se non torna nei ranghi resta sempre e solo una specie di bifolco. Un assassino sottoproletario.
Uno che se lo arrestano, cosa cerca di fare? Scappa? Che razza di comportamento. Un terrorista serio, uno di classe non si comporta così.

Un terrorista serio e con un certo stile, per prima cosa, una volta preso, si vende qualche ex compagno in cambio di uno sconto di pena.
Poi si dimostra sempre più pentito col passare del tempo, e se è ateo magari si converte e abiura tutto. Se poi è fortunato si innamora e magari si sposa in carcere. Se tutto va bene dopo qualche anno esce e lavora per una associazione culturale, meglio se in ambito letterario.

Così anche se avesse appena imparato a scrivere quattro righe in croce, vende le proprie memorie revisioniste all'editore di turno.
Guardate il povero Mutti: ha ammazzato (secondo quanto conferma lui stesso) all'incirca le stesse persone per cui hanno accusato Battisti. Ma Mutti in soli otto anni era fuori, altro che ergastolo.

Facendo due conti con il passato degli anni di piombo che tutti vorrebbero dimenticare, per quanto pesano oggi davvero nell'opinione pubblica e sulla brutta bilancia della nostra giustizia, si potrebbe supporre che se uno come Giusva Fioravanti (con la sua novantina di omicidi accertati) si è fatto solo 26 anni, a Battisti (con quattro morti nemmeno sicuri e qualche rapina) sarebbero bastati 5 o 6 anni reali di pena.

Giusto il tempo di buttar giù un noir in tema carcerario che poi gli avrebbe pure pubblicato Mondadori e sarebbe stato fuori, onorato e riverito.
Ecco, si vede da queste piccole cose che non è un uomo di mondo, Battisti. E allora ergastolo. Niente di personale, ma è chiaro che se lo merita tutto.

A questo punto avanzerei anche una proposta.

Visto che ormai lo hanno quasi preso e sappiamo che con tutto questo chiasso è difficile che lo libereranno molto presto, sopratutto se vogliamo che Finmeccanica venda ancora armi al sudamerica o a qualche staterello canaglia pensavo che sarebbe bene approfittarne.

Visto che tra l'altro i suoi vecchi processi non si possono rifare.
Ecco, pensavo, sarebbe il caso di accusarlo anche negli altri. Lo potrebbero condannare per qualcosa di più importante e davvero molto sentito nella pubblica opinione italiana oggi.

Pensavo ad esempio che sarebbe perfetto per la morte di Sarah Scazzi.

Sicuri che non abbiate trovato una sua lettera di scuse, scritta sotto natale e indirizzata a Sabrina Misseri?
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#11 manuel 2011-01-20 18:21
penso invece che Michela faccia benissimo a non spostare la questione su Battisti e invece difendere noi lettori dall'idea che qualcuno possa decidere cosa io possa leggere e trovare in biblioteca in base ai gusti e orientamenti dell'assessore di turno
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#12 Bakis Fois 2011-01-20 18:46
Ci sono libri che non si dovevano scrivere: lo si può giudicare dopo averli letti, non prima.
Il rogo è una finta punizione.
La vera punizione è l'oblio.
La cultura (sensibilità, cognizioni, esperienze) è quella che permette a ciascuno di metterla in atto.
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