
(La stesura del romanzo in tempo reale può essere seguita anche sul sito Spirito di corpo)
Gianni osserva gli aspiranti corsisti entrare nella sala dell’hotel Regina Margherita uno dopo l’altro, contandoli in silenzio come un insonne con le sue pecore. È arrivato prima di tutti proprio per poterli guardare, convinto com’è che anche dall’ora in cui ciascuno di loro arriverà all’appuntamento si potrà capire molto. Sarà che Gianni è un uomo puntuale in modo ossessivo, un’anima destinata inesorabilmente alla frustrazione in quella che è il centro geografico di tutte le approssimazioni; a Cagliari niente avviene secondo i piani, tantomeno gli appuntamenti. Un cagliaritano che si rispetti non direbbe mai “ci vediamo alle otto”, casomai “ci vediamo verso le otto”, il che gli permette di presentarsi con un ritardo secco fino a cinquanta minuti senza che questo gli provochi il minimo senso di colpa.
Da questi ragazzi- li chiama già così tra sè, i “ragazzi” - Gianni non si aspetta niente di diverso, ma non di meno spera che qualcuno di loro lo stupisca in positivo. Quando è arrivato molti aspiranti erano invece già fuori ad aspettarlo davanti all’hotel, prendendolo in contropiede anche sul numero che aveva stimato di trovarsi davanti: su ottantacinque richieste inviate si sono presentate una settantina di persone, adesione molto elevata per una selezione che alla fine dei conti non promette di dare nessun beneficio economico. Molti sono giovani, chiaramente laureati o sulla buona strada, e questo lo sconcerta più ancora della loro puntualità. Non è abituato a mostrarsi spiazzato, e infatti simula sicurezza e tranquillità, ma quella massa di giovani colti e motivati lo destabilizza totalmente. Gianni per anagrafe è un baby boomer, membro onorato di quella schiatta di donne e di uomini che ha lavorato tutta la vita per far studiare i figli, convinta che il pezzo di carta avrebbe sancito la proporzione diretta tra i loro sacrifici e le prospettive della prole. Vedersi davanti quelle intelligenze sfitte, quelle preparazioni universitarie senza impegno né speranza di ottenerlo, lo abbrutisce oltre ogni dire: essi rappresentano la prova lancinante del fallimento dei suoi progetti generazionali. Fa finta di niente, ma la facilità con cui sperava di liquidare i meno bravi si assottiglia di molto. Aspetta che si siedano e poi prende la parola, cercando di non lasciar trapelare lo sconcerto che lo attanaglia.
- Grazie di essere venuti, è un grande atto di fiducia considerato che non vi è stato detto cosa, come e quando si svolgeranno le lezioni di questo corso. La verità è che non lo sappiamo neanche noi, perché saranno tarate sulle esigenze concrete dei venti di voi che passeranno questa selezione. Vi ribadisco che il corso è gratuito, che nessuno di voi dovrà pagare niente ma che non vi verrà rilasciato alcun attestato: possiamo offrirvi solo competenze. Se qualcuno vuole rinunciare è meglio che lo faccia adesso.
Prende qualche istante di pausa per osservare le reazioni. Se qualcuno è deluso dal fatto di non poter ottenere maggiori informazioni subito, si guarda bene dal mostrarlo davanti al suo sguardo vigile. Nessuno si alza per andarsene. Soddisfatto, Gianni prosegue muovendosi tra le sedie.
- Ora vi chiedo di convincermi che il vostro libro preferito non può mancare nelle mie prossime letture, oppure che il libro che avete odiato più di tutti non deve esserci per nessun motivo. Lo dovete fare in venti righe al massimo. Se non vi bastano, considerato che alle agenzie di tutto il mondo sono state più che sufficienti per annunciare la morte di J.F. Kennedy, significa che probabilmente il giornalismo non è il vostro mestiere. Tutto chiaro?
Una mano si alza timidamente in una delle file in fondo. Con un minimo cenno del capo Gianni autorizza la parola alla ragazza che l’ha sollevata.
- Deve essere per forza un libro? Cioè… e se fosse un giornale?
Per un attimo il vecchio cronista riflette sulle conseguenze dell’eventuale modifica, poi risponde sicuro.
- Va bene anche un giornale, certo. L’importante è come me lo motivi.
Quando scatta il tempo di scrittura, si prende la confidenza silenziosa di osservarli ancora. La prima cosa che lo colpisce è che il numero delle donne supera di molto la metà del totale e che fra tutti i presenti sono proprio loro ad avere l’aria più determinata, con qualcosa di duro in fondo agli occhi. La seconda è che non sono tutti giovanissimi come inizialmente gli era parso: alcuni sono di certo oltre i trenta e molti sono quarantenni. C’è persino qualche testa canuta, imprevedibili over cinquanta con la voglia di imparare ancora qualcosa. Obbedendo a un pensiero inconfessabile Gianni evita con cura di incrociare il loro sguardo, cercando di simulare nei confronti di tutti quello che nelle sue stime personali si avvicina di più a un asettico distacco. Quando anche l’ultimo ha consegnato il suo scritto li lascia andare via senza troppi convenevoli, annunciando un non meglio precisato esito via e-mail.
Anna Saiu gli è stata accanto tutto il tempo dell’incontro gestendo silenziosamente le questioni logistiche e organizzative, ma nel silenzio di quella sala vuota persino la presenza dell’altra giornalista ora a Gianni sembra troppo. Vorrebbe tutta la solitudine del mondo per respirare gli odori rimasti in sospensione tra quelle mura, i profumi artificiali delle ragazze, i sentori di cuoio e sudore delle scarpe dei maschi, il fiato tiepido di alcune signore più avanti in età e l’alone asprigno di dopobarba rimasto nell’aria vicino a dove sedeva un uomo abbondantemente sopra i quaranta, uno dall’aria sveglia che se è potuto venire di martedì mattina ad una selezione come quella è solo perchè non aveva un lavoro da fare.
Seduto sulla poltroncina pretenziosa dell’hotel Gianni guarda i fogli scritti e lo assale l’assoluta certezza di non poter essere lui a selezionarle quelle persone; non vuole lasciare indietro nessuno dei loro nomi o dei loro volti, nemmeno una di tutte quelle vite. Per questo la voce baritonale non ha un tremito quando dice ad Anna:
- Ti metto un appunto su ognuno e poi scegli tu.
Lei non discute; le è bastato osservare la sua espressione per capire cosa intende. Entrambi passano davanti alla reception a testa bassa e con i fogli in mano, tacendo la sensazione di aver perso là dentro qualcosa di prezioso.
18.05.2012 18:30 -
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