Quando avevo sedici anni mi prese una passione folle per i sonetti di Shakespeare e li imparai a memoria quasi tutti, leggendoli decine e decine di volte da una vecchia traduzione col testo a fronte che ora non trovo più, ma che allora mi sembrava bellissima. Il più caro che avevo era il sonetto 29 e credo di essere ancora in grado di trascriverlo a mente con una certa fedeltà.
Quando genti e Fortuna mi rinnegano
io solitario rimpiango il mio esilio
e invano grido al cielo indifferente
e guardo me e il destino maledico.
Mi vorrei come questi, di speranze più ricco
o come quelli, corteggiato e bello.
Il potere di costui, d'altri le arti invidio
e ogni mia gloria più disdegno.
Ma quando quasi a spregiarmi nell'intimo son giunto
ecco, ti penso!
E come irrompe all'alba in volo l'allodola
così l'anima mia in canto al ciel s'innalza
Che se l'amor tuo dolce io ricordo
neppure con un re muterei sorte.
Presa da nostalgia e avendo perso il vecchio testo nei vari traslochi, sono andata in libreria a cercare un'altra edizione. Li ho comprati senza aprirli, dando per scontato che comunque, traduzione più, traduzione meno, i Sonetti quelli erano. Impossibile descrivere la mia delusione quando aprendo il libro scoprii che il sonetto 29 nel frattempo era diventato questa cosa qui:
Talora, venuto in odio alla Fortuna e agli uomini,
Io piango solitario sul mio triste abbandono,
E turbo il cielo sordo con le mie grida inani,
E contemplo me stesso, e maledico la sorte,
Agognandomi simile a tale più ricco di speranze,
Di più belle fattezze, di numerosi amici,
Invidiando l'ingegno di questi, il potere di un altro,
Di quel che meglio è mio maggiormente scontento;
Ma ecco che in tali pensieri quasi spregiando me stesso,
La tua immagine appare, e allora muto stato,
E quale lodola, al romper del giorno, si innalza
Dalla terra cupa, lancio inni alle soglie del cielo:
Poiché il ricordo del dolce tuo amore porta seco
Tali ricchezze, che non vorrei scambiarle con un regno.
Davanti all'evidenza del margine di distanza che poteva crearsi tra un testo e le sue diversissime versioni, confesso che mi è preso il panico. La casa editrice Wagenbach si accingeva a tradurre Accabadora in Germania e io non sapevo abbastanza il tedesco per poter verificare che non mi accadesse un simile travisamento. Per mia buona sorte, Julika Brandestini mi ha tradotta con tale impegno che per quella versione ha addirittura vinto un premio, riuscendo a preservare persino la differenza linguistica tra la parte ambientata in Sardegna e quella torinese.
Non sempre però si viene capiti fino in fondo, neanche dai migliori.
Durante il mio recente viaggio ad Hamburg ho assistito a un reading di Altre Madri in tedesco.
E' uno dei testi che mi sono più cari, l'ho sempre sentito come un manifesto politico e amo leggerlo soprattutto in Sardegna, dove tutti i riferimenti storici e geografici che contiene possono essere colti per intero.
Uno dei passaggi recita:
Sarà una musica l'identità
e ci canteremo sopra la storia che non abbiamo visto
mentre ci accadeva come cosa straniera
quando la benda divenne bandiera
e dimenticammo di essere state regine.
Palese il riferimento alla trasformazione della bandiera dei 4 mori bendati, che da simbolo del dominatore che ci aveva sconfitti è poi divenuta simbolo identitario. Evidentemente però dalla Germania non è così palese, se il testo in tedesco è stato reso in questa maniera.
Die Identität wird eine Musik sein, und ich werde dazu die Geschichte singen, die wir nich sahen, während sie uns wie eine fremde Sache geschah, als wir die sardische Flagge gegen die Trikolore tauschten und vergaßen, dass wir einmal Königinnen gewesen waren.
Fortunatamente la bandiera sarda non si è ancora trasformata in tricolore e mi auguro che non lo faccia mai. Conto sul fatto che alla prima ristampa la traduzione - frutto non certo di imperizia, ma di semplice non conoscenza della specifica realtà storica sarda - sarà reintegrata nel suo vero senso. Fino ad allora valga questo come errata corrige.
Per me, che i miei libri siano tradotti è un grande dolore. So bene che tutte le traduzioni sono cattive. So che per il mondo circolano col mio nome libri che non hanno niente a che fare con quello che ho scritto.
Italo Calvino
18.05.2012 18:30 -
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