Questo racconto, di cui riporto qui solo l'incipit, l'ho scritto per la rivista Granta, edita in Italia da Rizzoli. Ogni riferimento riconducibile a luoghi o persone realmente esistenti in Ogliastra nei pressi del salto di Quirra e del suo poligono militare è assolutamente casuale.
(foto: rivista FuoriTema)
Il Poligono è silenzioso di notte, e per questo Gianna è di notte che lo pulisce. Lei è una Donna di Servizio. Al Poligono tutti hanno un Servizio da fare, e da quindici anni Gianna sa qual è il suo. Lei non è come quelle che vanno a pulire le case degli avvocati. Quelle le chiamano “domestiche”. Le ha sempre sentite le mogli degli avvocati parlare nei negozi di Jerzu mentre si misurano i vestiti: la mia domestica qui, la mia domestica lì. Chi nasce a Lorrai non sa cosa diventa, ma l’unica cosa che Gianna sapeva del futuro quando era ragazza era che non voleva diventare una domestica. Nemmeno nel modo in cui lo fa Maria Angelica Sanna, che non lavora in casa di una signora, ma alla Casa Famiglia in campagna e per fare il suo mestiere a volte impiega fino a sera. Rifare i letti devastati, pulire i cessi sporchi di decine di ragazzini senza educazione di mamma, il refettorio con il pavimento di linoleum unto, le scale, i lunghi corridoi, i finestroni altissimi e all’indomani ricominciare come Sìsifu col masso. Non è un Servizio, quello. Il lavoro di Gianna invece sì, e per esserlo non occorre che sia un compito difficile: si monta alle sei del pomeriggio quando tutti gli altri hanno finito e si passa stanza per stanza rapidamente, come un ago in un tessuto. Si svuotano i cestini, si spolverano le scrivanie, si sistemano le sedie, si fanno per bene i bagni, giù un colpo di scopa, su un colpo di straccio e se si è visto qualcosa lo si è dimenticato: quello è suo il Servizio. Il Poligono non è un posto sporco. I militari negli uffici passano poco tempo, sono sempre là fuori, all’esterno. Lì è più sporco, di sicuro. Ma l’esterno non è di Gianna. L’esterno del Poligono è il Servizio di qualcun altro.
Ieri Salvatore è tornato piangendo da scuola e non voleva dire il perché. Per farlo parlare le ci sono volute due ore. Alla fine è riuscita a farsi dire che i compagni lo hanno preso in giro. All’uscita gli hanno gridato “sei contaminato”. Mamma, cosa vuol dire contaminato. Niente, non vuol dire niente, non li ascoltare, non sanno cosa dicono. La gente fuori non capisce, Gianna lo sa da tempo che non bisogna cercare di spiegare nulla a quelli di fuori. A Lorrai lo sanno tutti che è tempo perso. Il Poligono da fuori non lo puoi capire.
Questi si dimenticano, o non lo hanno mai saputo veramente, che quando non c’era il Poligono a Lorrai non c’era niente, c’erano solo quelli di Lorrai. Non che quelli di Lorrai fossero niente, era pur sempre gente che nasceva e moriva; ma il mondo intorno non era fatto più solo di gente che nasceva e moriva. Fino a un certo punto nascere e morire era bastato anche lì, ma già quando Gianna era bambina ci volevano altre cose per dire che si stava al mondo senza vergogna. La macchina. La casa fatta in un certo modo. I figli a studiare a Cagliari. Una vita da gente civile, come a Jerzu, come in città. E invece a Lorrai non c’era niente. Oggi fanno presto tutti a parlare di paesaggio, di bel mare, delle sorgenti dell’Ogliastra e della concentrazione di boschi più ampia dell’isola. Ma il paesaggio non ti manda i figli a scuola, non ti compra la macchina e i vestiti, non ti costruisce la casa di mattoni. Il paesaggio va bene per chi viene in vacanza, per lo sfizio di quelli che il mutuo da pagare non lo hanno mai avuto. Per chi nasceva a Lorrai nel 1956, dire che c’era il mare, il bosco o la sorgente era come dire che non c’era niente. Poi per fortuna è arrivato il Poligono.
(il resto del racconto si trova nel numero 1 della rivista, in tutte le librerie che offrono anche riviste letterarie)
brava Michela...fai bene a parlare d'altro, visto che di politica hai dimostrato di non capire niente...soprattutto con il pistolotto anche di ieri mattina, a poche ore dalla chiusura dei seggi...non male come risultato per Progres, certo che Sale non ha perso un granché lasciando andare Demuru e Sedda da Irs...per carità!
quindi chi prende più voti ha capito tutto e chi ne ha presi pochi non ha capito niente... ora ho capito tutto!
pan e saba 2011-05-17 11:49 brava Michela...fai bene a parlare d'altro, visto che di politica hai dimostrato di non capire niente...soprattutto con il pistolotto anche di ieri mattina, a poche ore dalla chiusura dei seggi...non male come risultato per Progres, certo che Sale non ha perso un granché lasciando andare Demuru e Sedda da Irs...per carità!
Cara Michela questa storia, scusa il termine, è vomitevole. Continua in questa maniera a dannegiare Villaputzu ti saremo riconoscenti per sempre. Sei impastata di nozioni false e tendenziose che solamente Irs e Progres possono partorire. Termino con la bella figuraccia che hai fatto a Cagliari con Demuru. Complimenti e .....Auguri
18.05.2012 18:30 -
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