
Essere ammalati giova al senso di sè, si rivedono le priorità. Per esempio a me il fermo forzato ha riportato alle grandi domande della vita, quelle che tolgono il sonno, che contano davvero, tipo chi siamo, dove stiamo andando e perché diamine Radio Padania trasmette in Sardegna, per di più con un segnale così forte che nelle locali cause legali per inquinamento elettromagnetico è prevedibile un sorpasso netto di responsabilità rispetto alla finora imbattuta Radio Maria. Non trovo risposte credibili a questi interrogativi, e si capisce che la mia sofferenza esistenziale aumenti in proporzione all'herpes che da giorni mi devasta le labbra, tanto che allo specchio sembro una che limona con i gechi.
C'è da dire che questa intima interlocuzione con i miei demoni sarebbe già sufficientemente macerante anche senza l'arrivo quotidiano di dozzine di romanzi autoprodotti, i cui autori, fottendosene alla grande del mio fermo biologico, mi assediano con la complicità pelosa di Poste Italiane, non certo così puntuali quando serve a me. Io, che da esordiente mai ho creduto nella mia scrittura fino al punto di mandar qualcosa a un editore, mi scopro circondata da persone che non bramano altro che lo scaffale della libreria, scambiando il piacere dello scrivere con il dovere morale di pubblicare, a qualunque costo. Certo, ci sono anche quelli che i libri se li autoproducono perché amano stringere in mano l'oggetto in sè, o regalarlo agli amici senza aspettarsi niente di più. Ma di questi galantuomini io ne ho incontrato solo uno nella vita, mentre gli altri li incrocio continuamente, tutti convinti che se l'hanno scritto va stampato, punto e basta. E questo del resto è lo slogan che ha segnato le fortune del più famoso sito di self publishing d'Italia, ilmiolibro.it, inspiegabilmente legato da un parternariato commerciale alla Scuola Holden, una palestra di narrazione dove di sicuro sanno benissimo che tra lo scrivere e lo stampare non c'è alcun rapporto di obbligatorietà. Eppure, tant'è.
Ilmiolibro.it funziona che uno si collega al sito, gli dice quante copie ne vuole e come le vuole, si fa fare il preventivo e poi si vende il risultato per conto proprio, dove gli capita, cioè molestando i parenti, gli amici e il libraio all'angolo. Anche me, se capita. Intendiamoci: ho rispetto per tutte le velleità del mondo, ma non leggo niente che sia stato ritenuto meritevole di pubblicazione esclusivamente dal suo autore: è una questione di principio. Se scrivi per il tuo piacere, è come fare pilates, o ikebana: è rilassante, e migliorando la stima che hai di te rendi migliore anche il mondo, che Dio ti benedica. Ma fare pilates non implica l'aprirsi una palestra, nè adorare l'ikebana comporta l'apertura di un negozio di composizioni floreali. Serve aggiungere che pubblicare non è consequenziale a scrivere? E' un altro mestiere, dove la prima regola è: non sei tu che decidi che quello che scrivi è buono. Non lo decide nemmeno tua madre, la tua fidanzata o il tuo collega, tutta gente che difficilmente ti dirà mai se quello che hai scritto fa schifo. Se vuoi che scrivere diventi un mestiere, è solo uno del mestiere - dell'editoria, non della scrittura - che può dirti se sei capace di farlo, e se quello che produce la tua fantasia possiede quella cosa bellissima che si diceva un tempo, e che oggi nessuno sembra avere il coraggio di dire più: la dignità di pubblicazione. Decidere di provare a fare mestiere con la scrittura significa prima di tutto affrontare il rischio che uno che ne capisce qualcosa ti dica: "guarda, non è la tua strada". Si può preventivare anche di sentirselo dire un paio di volte prima di crederci, ma al terzo rifiuto ha poco senso ostinarsi a fare il talento incompreso. Va detto che la maggior parte di quelli che aspirano a pubblicare non vuole sottrarsi a questo confronto, è solo che lo va a cercare nei posti sbagliati. Nel più innocuo dei casi si mette ad assillare inutilmente chi già pubblica, nel peggiore incapperà in un editore a pagamento, cioè un furbo di quattro cotte il cui business non è vendere le storie dell'autore, ma fargli comprare le sue stesse illusioni. La prima cosa che costui farà è dire al malcapitato che anche Moravia ha cominciato autopubblicandosi, omettendo però che le probabilità che quello che è successo a Moravia capiti anche a lui si contano da zero all'indietro. Su questi figuri hanno già scritto tutto quello che c'era da dire Sandrone Dazieri e Loredana Lipperini, io mi limito a riportare la lista - in continuo aggiornamento - degli editori che tali non sono.
I giornalisti che danno loro spazio sui giornali, gli insegnanti che inseriscono le loro pubblicazioni nei testi che gli studenti devono leggere o gli organizzatori di festival che li equiparano a chi pubblica a spese di un vero editore contribuiscono alla turlupinazione di chi ha pagato convinto che quello volesse dire "pubblicare". Qualcuno deve spiegare a queste persone che è vero quanto è vero che affittare un costume da carabiniere ti faccia entrare nell'Arma. E dirgli anche che con ogni probabilità un editore serio dopo quel gesto difficilmente prenderà in considerazione qualcosa scritto da loro.
Il modo più realistico per avere un parere qualificato sulla propria scrittura è rivolgersi a una agenzia letteraria, che si farà pagare solo il costo della valutazione necessaria a capire dai vostri scritti se conviene prendervi in carico; se siete abbastanza bravi (e vendibili) da far sì che un agente letterario scommetta su di voi, sarà molto più probabile trovare un editore disposto a leggere quello che scrivete. Brutalizzare la fessura della mia cassetta delle lettere - va detto per completezza di informazione - non renderà quel momento più probabile.
Ciao Miche che dire... Non ho mai scritto nei tuoi spazi, lo faccio oggi per dire una cosa chiara: hai totalmente ragione.
10.02.2012 11:00 -
12:00
Data privata
11.02.2012 18:30 -
19:30
Nurachi - Ananti de sa ziminera
18.02.2012 16:00 -
17:00
Bologna - Assemblea Generale Progres Disterru
19.02.2012 16:00 -
21:00
Bologna - laboratorio di storytelling politico
27.02.2012 21:00 - 28.02.2012
22:00
Torino