Seguendo l'esempio di Loredana Lipperini, pubblico in modo permanente la lista degli editori a pagamento che a suo tempo era raggiungibile sul sito Writer's Dream, perché pare che le querele e i tentativi di intimidazione abbiano spinto la giovane responsabile di quello spazio a ritirarla dal web. Considerato che chiedere denaro alle persone per pubblicare le loro cose non è un reato, non comprendo perché gli editori che seguono questa pratica dovrebbero sentirsi lesi dal fatto che venga resa nota. Le informazioni contenute nella lista sono vere, cioè gli editori citati pubblicano davvero (in toto o parzialmente) con contributo economico dell'autore a vario titolo; pertanto ritengo che non vi sia materia alcuna di querela. Tuttavia, nel caso qualcuno la ravvisasse, sarò molto contenta di andare in tribunale a dimostrargli il contrario. Non sarebbe nemmeno la prima volta.
Quello che penso dell'EAP è sintetizzato in questo articolo. Quello che penso di chi pubblica EAP è sintetizzato invece in quest'altro articolo, perché sta diventando difficile vedere ancora differenze tra chi è vittima di un sistema e chi invece ne è complice.

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Liste editori a pagamento e doppio binario

Lista editori a pagamento stilata da writer’s dream

A

A&b - bonanno editore

albatros 1715


Alberti Editore

Albus edizoni

Aletti editore

altravista edizioni

Altromondo editore

APED (ANGELO PARISI EDITORE)

Armando

B

Bastogi Editore (Foggia)

Beit

Blu di Prussia editrice

C

Caosfera

Casa Editrice Emil

casa editrice Excogita

Casa Editrice Il Pineto



Cult Editore

D

De Rocco

Di salvo editore

DUENDEFANTASIA - nuova casa editrice

E

editrice ismeca

Editrice Italia Letteraria

EDIZIONI CLANDESTINE

Edizioni Croce

Edizioni Eldorado

edizioni mayhem

Edizioni Sabinae

Edizioni SensoInverso

Edizioni Tracce

Edizioni WLM

Enrico Folci

Erga Edizioni

F

Fabio D’Ambrosio Editore

Fara Editore

Fermenti Editrice

Fermento

Firenze libri - albus edizioni

G

GB editoriA oppure Ginevra Bentivoglio Editoria

Giovane Holden

GME Operaprima

Goliardica Edizioni

Graus

 

Gruppo Albatros Il Filo


Gruppo Edicom

H

HBI edizioni

I

I quaderni del battello ebbro

Ibiskos Editrice Risolo

il melograno edizioni

Il Molo

Il Rovescio Editore

Italia Press Edizioni

K

Kimerik

L

La Caravella Editrice

La Logica

La Nuova Rosa Editrice

La Riflessione

La Versiliana

La Zisa

Lalli Editore.

Libroitaliano

LietoColle

Liguori Editore

Lupo Editore

M

Macchione Editore


Maritato Editore

Mda Edizioni

Midgard

MJM Editore

Mond&editori

Montegrappa edizioni

Morgan Miller Edizioni

N

Nemapress

Neuma Edizioni

Nuovi Autori

Nuovi Poeti

O

Onirica Edizioni

P

Palomar Edizioni

PensieriParole

Pilgrim

POLISTAMPA

Progetto cultura

R

Robin


Rupe Mutevole Edizioni

S

Sassoscritto

SBC Edizioni

Seneca

SERARCANGELI EDITORE

Sovera

Statale 11

StranAmore Editore

T

Tespi

Lista editori doppio binario (che pubblicano sia a pagamento che free)

A

Alchimia Edizioni

Alcyone Casa Editrice

Amande Edizioni

Ananke

Anordest Edizioni

Antarem Edizioni

Aracne Editrice

Armando Curcio Editore

aurea editore

Azimut

B

Booksprint Edizioni

C

Campanotto Editore

casa editrice il castello

Chinaski Edizioni

Cicorivolta edizioni

Cinquemarzo

Controvento

corbo editore

Creativa edizioni

CSA Editrice

D

Damocle Edizioni

Deinotera

Dellisanti

Delos Books

E

Edicolors

EdiGio’

Editore La Giuntina

Editrice Manuzio 2.0

Editrice Zona

Edizioni dell’Orso

Edizioni 9Muse.net

Edizioni Akroamantikos

Edizioni Associate

Edizioni Casagrande

Edizioni Del Poggio

Edizioni della Meridiana

Edizioni Diversa Sintonia - EDS

Edizioni Il Ciliegio

Edizioni Il Pavone

Edizioni Joker

Edizioni La Colomba

Edizioni Miele

Edizioni progetto cultura

Edizioni REI

Edizioni Smasher

Elena Morea Editore

Eracle Edizioni

Este edition

F

Falco editore

Faligi Editore

G

Gingko edizioni Bologna

Giraldi Editore

Graphot editrice

H

Historica Web

I

Iacobelli

Il cerchio

il foglio letterario

il Violino edizioni

In Edition

K

Kritios Edizioni

L

La carmelina edizioni

La Poiana Edizioni

Lapis editrice

Ledizioni

Libertà edizioni

Lineadaria

M

Macro edizioni

Maglio Editore

Manidistrega Editore
Manni

Mobydick

Montag

Montecovello editore

Montedit

N

Neftasia/Interacta

P

Panda edizioni

Parole Sparse

Pendragon, Bologna

Petites Ondes

Polìmata

Prospettiva editrice

Pungitopo Editrice

Puntoacapo editrice

R

romano editore
Rubbettino

Runde Taarn

S

Samuele Editore

SBEDITORE

Sideral edizioni

Silele Edizioni

Starrylink editrice

Stilo editrice

Studio LT2 edizioni

T

Tabula Fati

TEKE Editori

Tindari

Todariana Editrice

Commenti  

 
#1 Franco Arba 2011-12-14 13:24
Nella prima lista hai scordato La Riflessione di Cagliari
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#2 LOUISE 2011-12-14 15:28
noi non siamo affatto a doppio binario. non pubblichiamo a PAGAMENTO.
è UNA VERGOGNA CHE CI ABBIno inserito, tra l'altro pubblichiamo stranieri... figuriamoci se a pagamento. quelli di writers dream sono una manica di frustrati narcisi, non so perché abbiamo pubblicato il nostro nome, sono solo cialtroni
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#3 Michela Murgia 2011-12-14 15:33
Luise, prima di tutto: chi sei? Che casa editrice rappresenti? Seconda cosa: non permetto questi toni nel mio commentario. Writer's Dream è stato per molto tempo un presidio di informazione sull'editoria italiana e dietro a ogni nome in lista ci sono decine e decine di segnalazioni documentate. Non ho motivo di credere che l'inserimento di quello della tua casa editrice sia immotivato, ma se me lo dici lo verificherò di persona.
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#4 Antonio 2011-12-14 17:00
Buonasera. Se le informazioni fossero tutte verificate e le cose stessero come dicono le liste, certamente non vi sarebbe materiale di querela. D’altronde, come dicono in molti, non c’è niente di male a definire qualcuno “editore a pagamento” se è effettivamente tale. Inoltre, a ragionarci, perché un editore a pagamento dovrebbe minacciare querela per esser definito tale, quando basterebbe un contratto a smentirlo e perderebbe una causa e dei soldi? Non sarebbe un fesso? Le cose non stanno così. La verità è che bisogna distinguere questo punto dal qualificare qualcuno come “truffatore”, “falso” ecc., che poi sono gli epiteti che Linda Rando utilizzò per identificare gli editori della cosiddetta “black list”, poi “Inferno/Purgatorio”, poi “A Pagamento/Doppio Binario” (che tra l’altro, a parte - volendo - l’ultima, non sono certo terminologie neutre, spero ne converrà). Altra distinzione che va fatta è quella tra il diritto di critica e la diffamazione, altro punto su cui Writer’s Dream zoppica, visto che posso garantirle che il limite del diritto di critica è stato valicato oltremodo in numerose situazioni (tutto corredato da prove documentali). Come posso garantirle che Writer’s Dream ha dichiarato il falso, cancellato e distorto informazioni, ecc. ecc. ecc.
Pertanto quando lei dice “nel caso qualcuno la ravvisasse (la materia di querela), sarò molto contenta di andare in tribunale a dimostrargli il contrario”, mi chiedo se lei sappia come effettivamente stanno le cose. Lei conosce la genesi del Writer’s Dream, la sua storia e la validità delle liste in rapporto a TUTTE le case editrici menzionate? Basta un errore per dichiarare falso, e la legge non ammette ignoranza. Soprattutto, tanto per farle un esempio, lei sa che la lista a gennaio 2009 è stata stilata sul forum Writer’s Dream dalla Las Vegas Edizioni, e che quindi queste liste sono state stilate da un editore (che tra l’altro almeno fino al 2010 non pagava i diritti d’autore agli esordienti)? Conosce tutto? Perché le cose bisogna saperle e saperle motivare, come io faccio sempre. Se poi ritiene di avere ragione, prosegua giustamente su quella che crede la giusta via. Mi chiedo perché, pur ritenendo di avere ragione, Linda Rando abbia rimosso le liste. Chi ha ragione non si nasconde mai.
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#5 Michela Murgia 2011-12-14 17:22
Gentile Antonio, la pubblicazione di questa lista nel mio sito non è abbinata a nessun giudizio di merito che possa qualificarsi come insulto. Nessuno è stato definito truffatore e ho anzi più volte specificato che l'EAP è legale. Desidero solo che si chiamino le cose con il loro nome e che chi si affaccia con ignoranza, entusiasmo e buona fede al mondo dell'editoria sappia a cosa può andare incontro, cioè che esistono editori che ti pagano per pubblicarti e editori che per pubblicarti fanno pagare te. Poi ciascuno fa le sue scelte.

Se una casa editrice ravvisasse impropriamente il suo nome nella lista che ho riportato, non ha che da segnalarmelo e io verificherò. Per il resto, Linda Rando è una giovanissima blogger che vive con i suoi genitori: per spaventare una persona senza coperture economiche non serve avere ragione, basta avere i soldi per gli avvocati.
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#6 Linda Rando 2011-12-14 17:45
Citazione Antonio:
Buonasera. Se le informazioni fossero tutte verificate e le cose stessero come dicono le liste, certamente non vi sarebbe materiale di querela. D’altronde, come dicono in molti, non c’è niente di male a definire qualcuno “editore a pagamento” se è effettivamente tale. Inoltre, a ragionarci, perché un editore a pagamento dovrebbe minacciare querela per esser definito tale, quando basterebbe un contratto a smentirlo e perderebbe una causa e dei soldi? Non sarebbe un fesso? Le cose non stanno così. La verità è che bisogna distinguere questo punto dal qualificare qualcuno come “truffatore”, “falso” ecc., che poi sono gli epiteti che Linda Rando utilizzò per identificare gli editori della cosiddetta “black list”, poi “Inferno/Purgatorio”, poi “A Pagamento/Doppio Binario” (che tra l’altro, a parte - volendo - l’ultima, non sono certo terminologie neutre, spero ne converrà). Altra distinzione che va fatta è quella tra il diritto di critica e la diffamazione, altro punto su cui Writer’s Dream zoppica, visto che posso garantirle che il limite del diritto di critica è stato valicato oltremodo in numerose situazioni (tutto corredato da prove documentali). Come posso garantirle che Writer’s Dream ha dichiarato il falso, cancellato e distorto informazioni, ecc. ecc. ecc.
Pertanto quando lei dice “nel caso qualcuno la ravvisasse (la materia di querela), sarò molto contenta di andare in tribunale a dimostrargli il contrario”, mi chiedo se lei sappia come effettivamente stanno le cose. Lei conosce la genesi del Writer’s Dream, la sua storia e la validità delle liste in rapporto a TUTTE le case editrici menzionate? Basta un errore per dichiarare falso, e la legge non ammette ignoranza. Soprattutto, tanto per farle un esempio, lei sa che la lista a gennaio 2009 è stata stilata sul forum Writer’s Dream dalla Las Vegas Edizioni, e che quindi queste liste sono state stilate da un editore (che tra l’altro almeno fino al 2010 non pagava i diritti d’autore agli esordienti)? Conosce tutto? Perché le cose bisogna saperle e saperle motivare, come io faccio sempre. Se poi ritiene di avere ragione, prosegua giustamente su quella che crede la giusta via. Mi chiedo perché, pur ritenendo di avere ragione, Linda Rando abbia rimosso le liste. Chi ha ragione non si nasconde mai.



Quando ho aperto Writer's Dream avevo 16 anni. Ed ero fermamente convinta che dire "sei un autore magnifico, scrivi benissimo, però ci devi dare un contributo perché non ce la facciamo/tutti lo chiedono" fosse un modo legalizzato di truffare. Sì, per qualche tempo ho usato la terminologia "truffa", per meno di un anno però - e cache di Google e WayBack Machine lo testimoniano. Anche la terminologia "Inferno", "Purgatorio" e "Paradiso" è stata temporanea, e una volta convenuto che poteva essere fraintesa è stata eliminata.

Non ho intenzione di ribattere sul presunto "distorcimento di informazioni", perché sono una persona onesta e quando ho sbagliato l'ho sempre ammesso.

Inoltre: tu continui da anni a dire che è stata Las Vegas a occuparsi delle liste. E questo è falso - e hai appena scritto "basta un errore per dichiarare il falso, e la legge non ammette ignoranza": a occuparsene, inizialmente, era Carlotta Borasio, che ora sì fa parte di Las Vegas Edizioni, ma non ai tempi. Ed è uscita dal ruolo di responsabile delle liste poco dopo essere entrata a far parte di Las Vegas.

Infine, perché ho rimosso le liste? Perché vivo con i miei genitori, che per anni hanno sopportato diffide, minacce, lettere di avvocati, telefonate e convocazioni della Polizia Postale e perché né io, che lavoro come telefonista per tre ore alla settimana, né i miei genitori - uno disoccupato, l'altro operaio per uno stipendio da fame - abbiamo i soldi per star dietro a cause, avvocati, tribunali, viaggi in città lontane per rispondere di colpe che non ho. E anche perché oltre che ai soldi ci stiamo rimettendo tutti la salute.

Chiedo a Michela, che non so se esaudirà la mia richiesta, di non permettere altri commenti ad Antonio - che è una persona che anni fa mi stava col fiato sul collo e registra ogni mio singolo movimento, e conosce e diffonde anche dati sulla mia vita scolastica - di cui non mi vergogno affatto, l'anno che ho perso e che Antonio continua a sbandierare come un vessillo per definirmi incompetente l'ho perso per motivi di salute.
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#7 Linda Rando 2011-12-14 18:03
Perdonate i refusi, ma come ho detto sono stanca. Davvero tanto stanca. Spero mi perdonerete se non parteciperò oltre alla discussione.
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#8 Antonio 2011-12-14 18:59
1. +++++++++++MODERAZIONE++++++++ ++++++++++

Antonio, basta stalking.
Le questioni di Linda Rando non riguardano me nè questo topic. Io non conosco nessuna casa editrice in questione e non mi occupo di altra attività se non dei miei libri e di quelli di persone edite da editori non a pagamento. E' mio diritto pubblicare liste di editori che non rientrano in questo range. Se qualcuno ritenesse di essere in questa lista ingiustamente non ha che da segnalarmelo e verificherò. Ogni altro post contenente il nome di Linda Rando sarà censurato senza il minimo scrupolo: internet è il luogo della libertà, non della democrazia, e io nel mio sito mi muovo con la massima libertà.

Michela Murgia
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#9 Linda Rando 2011-12-14 19:43
Citazione Antonio:
Carlotta Borasio fa parte dello staff di Las Vegas Edizioni dal 2008, come si può leggere sul sito della casa editrice (www.lasvegasedizioni.com/home/chi-siamo); quindi a gennaio 2009 lavorava già per la Las Vegas Edizioni. Per l’esattezza, ha stilato le liste con l’aiuto di tale Daniela Bianchi, in seguito divenuta moderatrice del forum, e lo ha fatto anche servendosi come avatar del logo della casa editrice per cui lavora. E non parliamo degli interventi in numerose discussioni sul forum, a scopo denigratorio ecc. (su cui non vorrei neanche dilungarmi). Naturalmente posso dimostrarlo, io non dico balle.

“Non ho intenzione di ribattere sul presunto “distorcimento di informazioni”, perché sono una persona onesta e quando ho sbagliato l’ho sempre ammesso”. Anche questo è falso. Esistono interventi distorti, censurati, manipolati, rimossi. Anche questo può essere dimostrato.

Per il resto, vorrei ripetere che questo non è un attacco personale contro nessuno, per cui accuse di “persecuzione” e quant’altro se le risparmi perché sono offensive alla mia persona e alla mia reputazione, a meno che “stare col fiato sul collo” significhi aver inserito un post di informazione riguardante il Writer’s Dream. Posso comprendere che lei sia allergica al contraddittorio, ma deve accettare anche le opinioni degli altri, specie quando non sono opinioni ma dati di fatto.
Il post è contestuale alla discussione dal momento che le liste di Writer’s Dream sono il risultato di una politica “opaca” e fuorviante che non produce informazione al panorama della piccola editoria italiana, bensì gli nuoce. Ed è questo il motivo per cui mi sono sentito di intervenire.

Gradirei infine non si tirassero in ballo problemi personali economici o di salute e non si facesse vittimismo, perché tutti abbiamo dei problemi; lei con le sue liste ne ha creati gratuitamente di nuovi a numerose piccole aziende che fanno onestamente il loro mestiere con ammirevole energia e che tirano a campare a causa di problemi che si chiamano “distribuzione”, e “colossi editoriali” (e parlo di problemi comuni ad editori a pagamento e non).

Inoltre non mi venga a dire che le diffide le hanno creato stati d’ansia, perché lei se ne è vantata a più riprese e ha supplicato di essere denunciata, in svariate occasioni, con toni di sfida e derisione. Ma non sono io che devo ricordarle cose che sa benissimo. Sui problemi economici, non vorrei doverle ricordare che il suo sito è diventato a scopo di lucro un’agenzia letteraria, il nome di una collana editoriale, ecc. ecc., ma lo faccio visto che lei abilmente neanche ne fa menzione. Lei è perfettamente consapevole dei danni che ha fatto, ci ha goduto, e anche tutto questo è dimostrabile.



1. Carlotta Borasio non faceva parte di Las Vegas per la maggior parte del periodo in cui se ne è occupata; oltre a Daniela Bianchi se n'è occupato anche Massimo Junior D'Auria, se è per questo;

2. Io non faccio nessun vittimismo: dico le cose come stanno. Insinui dubbi sul motivo per cui ho cancellato le liste dal forum? Eccoti servita la risposta: problemi di denaro e problemi di salute. Ho portato avanti il mio lavoro per pura passione, perché i soldi che ricavo da Writer's Dream bastano a coprire le spese dell'hosting e a dare due centesimi ai collaboratori, altro che "scopo di lucro". Stessa cosa per la collana editoriale: parli tanto di fatti, ma non dici che ci occupiamo di editing, delle copertine, della distribuzione e che diamo il 60% dei guadagni all'autore, e che anticipiamo tutto di tasca nostra.

3. "Esistono interventi distorti, censurati, manipolati, rimossi. Anche questo può essere dimostrato." Si chiama moderazione, ed è stata applicata sempre e solo quando c'erano insulti, offese e altro.

4. Quello che tu chiami "vantarsi" e "sfidare" è semplicemente convenzione delle proprie ragioni. Dato che tu non vivi con me e non mi conosci non permetterti per un solo istante di dire una parola sulla mia vita e sulla mia salute. Ci sono certificati medici di specialisti. Non che siano affari tuoi, ma dato che parli tanto di "verità" forse è il caso di dirla tutta.

Ho detto che non sarei intervenuta oltre, e questo sarà davvero il mio ultimo post. Sputate pure su di me, non è un problema.
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#10 Ice* 2011-12-14 19:50
"L'art. 124 c.p. prescrive che la querela sia presentata nel termine perentorio di tre mesi dalla notizia del fatto costituente reato."

Questo tanto per dire che è assolutamente inutile rivangare cose successe tre anni fa quando Linda era ancora minorenne.
Il suo continuo inseguirla per i siti e ricoprirla di infamia invece sembra un bel tentativo di stalking. Per cortesia, la smetta.
O lei è un paladino della giustizia senza macchia e l'avvocato difensore dei poveri editori danneggiati dal WD?
Siamo stanchi di questi atteggiamenti distruttivi verso tutte le nostre iniziative.
Le liste sono state tolte, i contenuti "offensivi" sono stati rimossi, si può sapere cosa vuole ancora? Le testimonianze che ha con tanta maniacale cura raccolto valgono meno di carta straccia. E mi dispiace che lei non abbia di meglio da fare che perseguitare una diciannovenne che ha aperto un sito amatoriale sulla scrittura.
Così come mi fa specie che ci si possa sentire minacciati dal suddetto sito amatoriale. Non siamo nessuno, non abbiamo mai avuto nessun potere, se qualcuno ha ricevuto dei danni probabilmente se li è causati con le sue stesse mani per la sua infelice politica editoriale.
Esiste ancora la libertà di parola in questo paese, o no? Be' penso che abbiamo ancora il diritto di dire agli autori di non pagare per pubblicare.
Ma si vede che lei non sa cosa significhi il rispetto per il prossimo visto che non si fa problemi a spargere calunnie a destra e sinistra, pensa davvero di stare facendo una bella figura?
Far star male una ragazzina la fa sentire tanto potente?
Mi scuso con Michela Murgia per il mio tono e per essere intervenuta, ma davvero questo signore ha superato il limite già da un pezzo e siamo tutti molto stanchi.
Perché che che se ne creda, dietro al WD ci sono altre persone, che si danno da fare per creare qualcosa di buono e costruttivo nel panorama editoriale agonizzante della microeditoria. E per fortuna ci sono tante persone che ci hanno ringraziato per questo.
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#11 Antonio 2011-12-14 21:32
1. +++++++++++MODERAZIONE++++++++ ++++++++++

Antonio, basta stalking.
Le questioni di Linda Rando non riguardano me nè questo topic. Io non conosco nessuna casa editrice in questione e non mi occupo di altra attività se non dei miei libri e di quelli di persone edite da editori non a pagamento. E' mio diritto pubblicare liste di editori che non rientrano in questo range. Se qualcuno ritenesse di essere in questa lista ingiustamente non ha che da segnalarmelo e verificherò. Ogni altro post contenente il nome di Linda Rando sarà censurato senza il minimo scrupolo: internet è il luogo della libertà, non della democrazia, e io nel mio sito mi muovo con la massima libertà.

Michela Murgia
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#12 Ice* 2011-12-14 22:23
Embè?
Se ci tiene tanto vada avanti a sparlare.
L'operato di Writer's Dream è davanti agli occhi di chiunque sia dotato di una connessione internet, non solo ai suoi.
Buona vita.
Ovviamente io non starò ad ascoltare ulteriormente, che ho di meglio da fare.

Porgo i miei più sinceri saluti a Michela Murgia, auguri di buone feste e grazie per lo spazio concessoci.
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#13 bruno lai 2011-12-15 00:25
Non mi pare che si stiano appiccicando etichette di buono, cattivo, giusto o sbagliato. Una lista è una lista, poi ognuno si fa le valutazioni del caso. Il succo, per me è il seguente: pubblicare a pagamento, si avvicina all'idea di andare all'università, e pagare per un misero 18! Se sei persona seria, non c'è gusto, non c'è soddisfazione. Non si capisce il TUO reale valore. Nella scrittura è molto simile. Posso accettare l'ipotesi di pagare la correzione della bozza, di avere un supporto alla rielaborazione del testo e dell'idea; ma solo se ne vale la pena. Trovo atroce e veramente POCO PROFESSIONALE, dare spazio agli incapaci! La scrittura, non è bigiotteria, ergo, si deve promuovere solo il capace come SCRITTORE, il resto, non lo puoi chiamare così. Tra scrittore e scrivere un libro c'è differenza e non mi va di chiamare SCRITTORE chi ha scritto un libro, che poi ha portato dallo STAMPATORE di turno! STAMPATORE, esatto, non EDITORE, STAMPATORE! Per rendere più sodo il discorso, non mi è ancora capitato di leggere un best seller nato a pagamento, magari non sono aggiornato, ma per ora è così. Ricapitolando, il succo del discorso è: occhio a pubblicare a pagamento, perchè rischi sempre di non conoscere il tuo reale valore ... anche se poi lo capirai ben presto, dopo aver avuto coscienza di massimo 300 copie vendute. Forse sarebbe opportuno un consorzio di questi editori, così che possano crescere, avere minori costi fissi, e lanciare sul serio qualche nuovo scrittore. Diversamente, meglio farsi correggere le bozze, ricevere suggerimenti su come migliorare, e se proprio uno non ce la fa... andare in copisteria e farsi fare un po di copie per gli amici. Se invece si crede in questo non proprio mestiere, dico "lo scrivere" o non solo mestiere, piuttosto che non farsi pubblicare a quel modo, meglio stracciare la bozza, seguire dei corsi, leggere tanto e ricominciare per l'ennesima volta da zero... ma questa è solo una mia opinione.
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#14 Daniele P. 2011-12-15 08:59
AIE ed ALI devono prendere nettamente posizioni contro l'editoria a pagamento, se no vengono meno al loro stesso ruolo. Chi ha voglia si legga lo statuto dell'AIE in merito a quale deve essere il ruolo di un editore. I fatti contraddicono lo statuto.
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#15 claudio nobbio 2011-12-15 10:08
Chi vuole pubblicare un libro per scrivere il quale ha impiegato anni, prova a mandarlo a editori che pubblicano pagando diritti d'autore, ma se non li trova come è molto probabile data la mole di manoscritti che arrivano ai grandi editori, si affida a editori che pubblicano si a pagamento, ma anche pagando loro , il che vuol dire che almeno conoscono il mondo dell'editoria ed hanno qualche probabilità di distribuzione.
Non quindi una stamperia che stampa 500 copie e le consegna contro pagamento all'autore che potrà distribuirli ai suoi parenti, amici, condomini, concittadini.
Claudio Nobbio
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#16 Michela Murgia 2011-12-15 11:00
Claudio, se bussi alla porta di un ristorante dicendo che vuoi fare il cuoco perché adori cucinare e tua moglie ritiene che le tue uova strappazzate siano le migliori del mondo, non è che per questo ti daranno davvero il posto da cuoco. Ti immagini uno che dice: "se mi fate fare il cuoco, vi pago"? O uno che grida in strada "Perché è così difficile farsi assumere come cuoco? Perché chi ama cucinare non dovrebbe fare il cuoco?"

Se suona assurdo è perché lo è, eppure chi si rivolge a un editore a pagamento fa esattamente questo.
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#17 Antonio 2011-12-15 12:04
**********MODERAZIONE********* *****

Come ho già detto, basta parlare di Linda Rando qui.

Michela Murgia
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#18 Giuliana 2011-12-15 12:43
Ho saputo dell'eliminazione della lista degli editori a pagamento e a doppio binario dal sito di Writer's Dream da Loredana Lipperini e poi da questo post di Michela Murgia. Poiché trovo che non ci siano motivi legali validi per chiedere l'eliminazione di una lista o per procedere a querele contro chicchessia solo perché si limita a scrivere nero su bianco quali sono le modalità di pubblicazione di questi editori a pagamento (aggiungo un 'purtroppo', essendo convinta che quello di editore sia un mestiere in cui esiste un'impresa e un rischio di impresa che si deve accollare l'editore, anziché scaricarlo di fatto sull'autore, ma questa è la mia personale convinzione e su questa baso le mie scelte, sia come aspirante pubblicatrice che come lettrice, rifiutandomi anche di leggere libri di autori a pagamento perché mi sembra di essere presa in giro), ho a mia volta contribuito sul mio blog alla diffusione delle liste, linkandovi le liste sia dal post di Loredana Lipperini che da questo.
Inoltre trovo i commenti di Antonio sgradevoli e piuttosto inquietanti. Dimostra un po' troppa ossessione per Linda Rando e dovrebbe peritarsi di dimostrare quanto affermato circa persone terze che non collaborano più con Writer's Dream. La calunnia, la diffamazione e lo stalking attualmente sono rintracciabili come reati, sul codice civile e su quello penale.
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#19 bruno lai 2011-12-15 13:38
E' importante osservare che lo scrivere appartiente un po a tutti: editore, distributore, scrittore. Si pensa e si valuta con sempre maggior peso il rischio imprenditoriale lato EDITORE. Qualcuno ha mai valutato quello dello scrittore? Non è che lui/lei sia esule da questo fardello. Se ci metti un anno a realizzare un'opera e di dicono no! ... non ci piace! Ciao, hai finito; hai fallito anche tu. Quello che non si dice è l'entita pressochè ridicola che viene offerta allo scrittore per copia venduta. Alla fine, inutile fare i jolly, se ti danno in media il 10% del prezzo di copertina, come scrittore ti chiedi: ma se ci ho messo 1 anno, e mo vado in copisteria e per 5 giorni di lavoro mi chiedono 5 euro a copia? Il resto va nelle mani di Editori, librai, etc, etc. A me pare che il mondo della scrittura sia come una grande famiglia... a tratti anche un po bastarda. Si tratta ora di chiarire chi in questo giro sta facendo il doppio gioco e come si dice in sardo "sa parti manna" ... traduco "colui o colei che vuole tutto per se". Marchinne "che io ripudio come essere umano" ha fatto capire che se la cosa costa troppo, lui va altrove a produrla. Ora, se stampare un libro costa il 50% del prezzo di copertina, finiremo per far stampare tutto nei paesi in via di sviluppo. Così quei 5 euro a copia, possono diventare 1. E' questo il problema che non si vuole affrontare. L'atto mentale di scrivere un libro è remunerato ben POCO, rispetto al lavoro riconosciuto a chi lo stampa e forse anche a chi lo promuove. Non voglio sembrare fuori luogo, però a me attrae molto il libro di Cazzullo... poi quando lo ho preso in mano, ho letto 17 euro e mi sono reso conto che erano solo 120 pagine... sono stato morso dall'ombra del dubbio. Quest'ombra sta poco alla volta, assalendo molti scrittori, ma anche lettori. Il sistema va riequilibrato e rifocillato. Ergo, ma perchè il piccoli editori a pagamento, non si lanciano a capofitto nel mondo degli e-book, così tagliano fuori tutta la parte fisica e riescono a stare meglio sul mercato. Dico così, perchè uno scrittore in erba, per quanto FESSO possa essere, ha capito che sta cedendo i diritti del suo ingegno a 4 soldi! A quel punto, poi non lamentiamoci se arriva AMAZON e miete centinaia di vittime. Lo scrittore, anche il più scarso, può andare in rete, sottoscrivere l'accordo di pubblicazione, prendere forse qualche soldino, ma avere di fatto una maggiore visibilità che non con un editore a pagamento. Anzi, dirò di più; i soldi che avrebbe dovuto dare all'editore "es. 500€" se li può investire, sui canali online per auto promuoversi. Lo so che non è un discorso facile, ma l'editoria, a mio avviso, è arrivata molto lunga sul formato elettronico e sul taglio dei costi di stampa e sempre più lunga sta arrivando sui contratti con gli scrittori. A quel punto, a mio avviso, arriveranno poi a manifestarsi storture inaudite in cui, l'editore dirà allo scrittore al volo, di ultimo grido: siccome ti do due anni o tre di vita, pompiamo soldi sul tuo personaggi. Tu occupati di scrivere e di metterci l'IMMAGINE e forse i CONTENUTI... ti diamo 100 mila euro e zitto... e fu così che storielle banali vennero stampate in centiania di migliaia di copie; creando una stortura editoriale IMMANE. Io nei libri, voglio vederci contenuti, non EROI DI LATTA! .... voglio leggere storie alla "PAESE D'OMBRE" alla "IL BUIO OLTRE LA SIEPE" ... per i fumetti raccontati, resta l'EDICOLA. La mia paura è proprio questa: che i grossi editori, subissati dalla loro elefantiaca lentezza e dalla crisi, smettano di fare il loro mestiere di forte selezione, prendendo a divenire EDICOLE multimediali. A quel punto non varrebbe più la pena di acquistare libri... amen!
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#20 Buddy Cianci 2011-12-15 14:03
Non capisco perché non si tolga la potestà di querela per diffamazione a quei signori che, pur di trasformare il legittimo insulto in una rendita, si spingono ad azioni immonde e profondamente immorali. Sapere qual è la categoria professionale che più indulge nella pratica sarebbe interessante proprio perché – una probabilità statistica, nient'altro – vi si potrebbe trovare la maggior quantità di uomini avvezzi a correre dietro l'immondo e l'immorale. La prima categoria professionale da purificare, probabilmente.
Ho come la sensazione – una sensazione, nient'altro – di conoscere la risposta che dovrebbero conoscere tutti, e penso che non mi si troverà nulla da dire se ho spezzato una penna, questa, a favore dell'editoria a pagamento.
Ciò detto.
Possono essere tanti i motivi che spingono a editare se stessi, ma nessuno di questi ha davvero importanza: necessità imposte non soltanto dalla voglia, comunissima e impellente, di soddisfare la vanità propria, ma anche dalle circostanze e da moti dell'anima, quali la sensibilità artistica e il masochistico spirito pratico. Come già detto, nessuno di questi dice molto sulla capacità dei singoli autori che scelgono la strada dell'editoria a pagamento (classico esempio: Moravia).
C'è una sostanziale differenza fra le motivazioni che spingono gli autori che pubblicano a pagamento e, più interessante, fra chi cerca di pubblicare a pagamento poesia e chi prosa. Stando solo all'ultima, supponendo che sia una metafora non provocatoria ma che tiene conto del fattore obiettività (è più semplice giudicare concordemente sulle capacità dei poeti che dei prosatori), su chi scrive grandi cose che hanno poco pubblico e chi scrive cose di cui siamo certi soltanto che hanno un grande pubblico, risulta evidente che per la categoria dei poeti è più difficile trovare spazio. Sappiamo che un poeta non vive di versi e che può anche permettersi di non avere un editore, almeno per liberarsi dal pericolo di ulcere da bollino e per liberare l'editore dal rischio di un investimento sicuramente non redditizio. Dal punto di vista del poeta è normale considerare la possibilità di auto editarsi, quando gli editori sono incapaci di considerare le contraddizione dell'economia. Eh, sì, perché questa è una delle non rare cose in economia per cui è vero anche il contrario: se l'editore sapesse davvero qualcosa di economia (che non comprende soltanto bilancini e avanzi primari, come purtroppo sappiamo) capirebbe che non c'è alcuna ragione per non pubblicare un poeta. Perché ammettendo che il ragionamento si fa soltanto sull'accumulo di denaro diretto, vuol dire che il poeta ha tutte le altre qualità per essere pubblicato, secondo l'editore. Il problema che non si risolve, o che non vuole essere affrontato, è come farle fruttare.
Usciamo dalla metafora non provocatoria e torniamo alla realtà. Non tutte le grandi opere sono scritte in versi, e quindi non è così chiaro se quella che si ha di fronte è davvero una grande opera, perché non lo sarà concordemente. Quindi, dobbiamo tenere conto degli editori che, se da una parte si fidano già troppo dei conti spicci dello spirito pratico, ora devono affrontare il problema della fiducia nella loro capacità di giudizio.
Dunque si tratta di capire cosa fare e cosa non fare, perché non tutti gli editori possono permettersi la lungimiranza, e purtroppo a volte quelli che non se la possono permettere, triste scherzo, sono quelli che ne hanno più in dote. E, triste scherzo di nuovo, anche se l'hanno in dote, rischiano di non essere i grandi critici, grandi lettori, che pensano (anche qui, abbiamo un classico esempio: Vittorini). E allora le probabilità che venga pubblicata un'opera d'arte, diventano davvero minime, almeno per chi non crede alla provvidenza e che la divinità sia mossa dalla preferenza e dalla simpatia (io ci credo).
Ora, ci sono molti modi per fare investimenti senza ricorrere alla pubblicazione di libri o, anche, pubblicando libri sostanzialmente non redditizi. Bisogna soltanto capire quali fra i libri non redditizi possano diventare un investimento, e come. Sarà più facile, per esempio, che prendano la forma di un investimento per il settore, per una compagnia di piccole case editrici, piuttosto che per una sola. Infatti, come ho detto, c'è il problema del sostegno economico alla lungimiranza, quello dei conti spicci e le capacità di giudizio dell'editore. Cose a cui si può rimediare soltanto in compagnia, stipendiando economisti e lettori, allargando le maglie della collaborazione. Si tratta soltanto di avere la visione.
Senz'altro grattare l'oro, tutto e a tutti i costi, senza prevedere che la vena, che sono i lettori, senza ricambio, senza orientamento, di questo passo si esaurirà, è andare incontro al proprio tragico destino, alla disfatta. Sarebbe anche giusto, e potremmo anche lavarcene le mani, se questo fallimento, questo esaurimento, non portasse verso altre disgrazie. Ma ho detto troppo.
Ritornando all'autore, non si capisce per quale motivo se un'artista ha ricevuto una critica costruttiva e buona da chi di dovere, non abbia già trovato qualcosa di analogo a quello che cerca in una casa editrice, ossia la garanzia di qualità che dovrebbe fornire una casa editrice. Qualsiasi artista, infatti, si misura con l'altro, e misura l'opera, sottoponendola al giudizio di una dozzina di conoscenti, e se fra questi non vi è nessuno in grado di dare un giudizio degno, lo va a cercare da altre parti, senza il bisogno di scomodare un redattore. Purtroppo l'arte della parola non funziona come la pittura, la musica, la filmografia, il vestiario, il vino: ha bisogno di tempo, di una grande disponibilità, di una grande fatica, del monopolio dell'attenzione da parte di chi ne usufruisce. Se rappresentassimo la cosa economicamente, come se si trattasse di un paniere - e potremmo dire che la maggior parte delle persone, per non dire tutte, tende, pensa di preferire un godimento più libero rispetto ai piaceri più vincolanti – colloca i libri di narrativa, di poesia, drammaturgia a parità di prezzo fra i meno appetibili tra i beni definibili come superflui, benché (o proprio perché) più di tutti gli altri hanno le caratteristiche del bene durevole, cioè quello che non è frutto del godimento totale, vano ed estemporaneo, di una sera o di un minuto.
Per finire vorrei ricordare che l'artista, anche il più immondo, non si accontenta mai di sedurre, punta sempre, sempre, al cuore. E il cuore è ragione pura e non ragioneria. Molti editori, dei redattori, dei giornalisti di oggi, non lo vogliono capire, o se lo capiscono, pensano sia soltanto una romanticheria. Forse non sanno che i poeti sono orrende creature proprio perché, tutt'altro che romantici, mirano al cuore che è ragione che non ammette altro che la verità. Se dunque tutto il loro esercizio sta in quel mirare alla verità, essi sono per la disgrazia loro e di molti, profetici. Se dicono che quella che l'editoria sta percorrendo è la strada più veloce per la dannazione eterna, gli editori farebbero bene ad ascoltarli. E pur tacciandoli di ingenuità e follia, che almeno, per la salvezza della loro anima, versassero l'obolo di nascosto! Infatti non c'è peggior superbo dell'imbecille che non conosce limiti.
In conclusione, spero che la strada che stanno percorrendo le case editrici non sia quella che aveva profetizzato Ungaretti ridendo sul tentativo da parte degli autori-redattori-editori di inseguire la velocità. Cercare di trasformare il libro, cioè qualcosa che necessità dell'innamoramento, in una cosa che non potrà mai essere, è una disgrazia per il genere umano prima ancora che per l'editoria. E gli editori farebbero meglio a fare bene i conti, perché se non vanno al cuore del problema, se lo rimandano, si troveranno tutti senza mutande. E anche noi. Qui mi fermo.
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#21 Ralph Ruben 2011-12-16 10:35
Lascio la mia piccola testimonianza.
Ho firmato di recente un contratto con Onirica Edizioni, non mi è stato chiesto alcun "compenso" o acquisto di copie. Non la considero in lista "EAP".
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#22 natàlia castaldi 2011-12-16 11:19
Non leggo tutti i commenti per mancanza di tempo, ho pubblicato con le Edizioni Smasher lo scorso maggo 2011, non mi è stato richiesto alcun compenso, non ho dovuto acquistare compie del libro, anzi, ne ho ricevute un considerevole numero in omaggio.
Ci tenevo a dirlo per correttezza verso il mio editore.
cordiali saluti
nc
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#23 Paolo Alberti 2011-12-16 13:11
Loredana Lipperini dopo una verifica ha tolto Edizioni Socrates dalla lista "a doppio binario" perché l'unica presunta prova era un fraintendimento. Qui compare ancora. Credo che se si tengono delle liste occorra assumersene la responsabilità e quindi verificarle di persona (come ha fatto la brava giornalista) e tenerle aggiornate.
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#24 Antonella Taravella 2011-12-16 13:17
Ho atteso che un po' mi sbollisse la rabbia, le Edizioni Smasher qua in mezzo non ci dovrebbero essere, parlo in primis da autrice e poi da direttore della collana editoriale "orme di poeti" della Smasher.
La Smasher è una Associazione Culturale senza scopo di lucro, in primis, e le Edizioni nascono dopo con lo stesso statuto.
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#25 Michela Murgia 2011-12-16 13:28
Per Paolo Alberti e Antonella Taravella: non capisco il senso del vostro intervento. Benché mi sia detta più che disponibile ad effettuare le verifiche del caso, nessuno delle due case editrici in questione mi ha contattata per chiedermi di farle. Provvederò non appena si faranno vivi, magari motivando gentilmente la ragione della rimozione e sempre tenendo conto del fatto che non vivo al pc 24 ore su 24.
Saluti dall'aeroporto di Linate.
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#26 Giulia Carmen Fasolo 2011-12-16 17:19
Citazione Michela Murgia:
Per Paolo Alberti e Antonella Taravella: non capisco il senso del vostro intervento. Benché mi sia detta più che disponibile ad effettuare le verifiche del caso, nessuno delle due case editrici in questione mi ha contattata per chiedermi di farle. Provvederò non appena si faranno vivi, magari motivando gentilmente la ragione della rimozione e sempre tenendo conto del fatto che non vivo al pc 24 ore su 24.
Saluti dall'aeroporto di Linate.



Ci fosse un indirizzo e-mail, vi contatteremmo volentieri. Nella pagina contatti ci sono solo tre opzioni e nessuna di esse mi sembra quella giusta.

Mi piacerebbe contattarvi, anche solo per farvi conoscere la nostra realtà, che non è un'Azienda, ma una comunità di persone. Qui nessuno deposita soldi, ma fa incontrare e dialogare talenti. In soldoni: non siamo una Casa Editrice a pagamento.

Cordialmente,
Giulia Carmen Fasolo
Amministratore Edizioni Smasher per l'Associazione Smasher

P.S. "edizioni smasher" rappresenta - per noi - un po' il "nome proprio" della nostra Comunità. Non ci dispiacerebbe affatto vederlo con le iniziali maiuscole, come gli altri... Grazie! :)
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#27 read 2011-12-16 17:26
Per favore ci tolga dalla lista doppio binario. La lipperini ci ha già tolto perche abbiamo dimostrato che nella mail che vi serve come prova non c'è richiesta di contributo economico ma solo di una lettura di un libro ( cosa che si può fare in biblioteca)
cito la mail che avete voi:
noi siamo veri editori e non chiediamo contributi agli
autori.
la condizione per leggere i manoscritti è quella di
leggere prima un libro socrates.
legga Il suono della mia voce, faccia un commento originale
che possa pubblicare e poi noi le leggiamo il suo
manoscritto
cordiali saluti
grazie Read
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#28 bruno lai 2011-12-17 12:30
La cosa simpatica di questo provocatorio post, è che alla fine, volenti o nolenti, gli editori non ci tengono proprio a far parte di certe liste. Così facendo, arriviamo a dimostrare infine il senso del comunicato ... gli editori non a pagamento, ci tengono a distinguersi da quelli a pagamento. Resto comunque dell'idea, che un servizio si deve pur pagare. Sono decisamente contrario a quello legato alla pubblicazione! Sono invece a favore di un contributo, quota fissa o quanto altro per la correzione bozze, etc. Tuttavia, tale servizio dovrebbe essere gratuito nei confronti degli scrittori di razza e degli esordienti potenziali tali. Quello che voglio affermare, è a mio avviso un importante principio INESISTENTe in ITALIA, di cui tutti si riempiono la bocca: MERITOCRAZIA. Uno scrittore che merita, per quanto acerbo, se ha del potenziale, deve trovare anche nella più piccola casa editrice, un terreno fertile dove proseguire il suo cammino. Per i più incerti, deve crearsi un indotto culturale della seconda possibilità, magari con appositi corsi, indirizzamenti, insegnamenti. Per gli SCRASI, non deve esserci PIETA'. Così come non c'è pietà per un medico incapace; non la si deve avere per uno SCRITTORE INCAPACE. Per questi cocciuti esseri, sono a favore dell'editoria a pagamento che come tale, dovrebbe quindi disporre del bollino della mediocrità. Attenzione che delle volte, non è necessariamente mediocre la pubblicazione, bensì l'approccio demenziale di tutta la baracca. No all'editoria a pagamento, si all'editoria dei servizi a pagamento. Il pre mercato deve essere ben distinto dal post. Se uno scrittore vale, ha diritto di andare avanti, sennò cambi mestiere. La liberalizzazione selvaggia fa sempre danno!
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#29 Elle 2011-12-17 20:35
L’unica cosa che mi è rimasta è scrivere i miei racconti sulle zampe dei piccioni, per liberarli durante la stagione di caccia nella speranza che un cacciatore gentile apprezzi le mie parole. Non è molto, mi rendo conto, perché il mio editore diventa la morte. Ma nonostante questo, lo preferisco all’idea di dover pagare per pubblicare.
Non essere all’altezza delle proprie ambizioni fa parte del gioco. Si chiama selezione naturale, perché quando compro un libro pretendo che sia stato pubblicato sui cadaveri dei suoi avversari. I libri brutti e orrendi è giusto che stiano nel silenzio della storia. Liberi tutti, significa avvelenare la letteratura (che già di suo non gode di buona salute).

Per questo motivo ti ringrazio per la lista che hai reso nuovamente visibile, risparmiandomi così una inutile serie di perdite di tempo e rotture di coglioni.
Di sentire che il mio libro è perfetto e che merita una pubblicazione con aiutino proprio non ne ho voglia. Ho già sofferto abbastanza, fanno i carini con me, e poi si scopano il mio portafoglio.

L.
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#30 eric 2011-12-18 10:03
Per Bruno Lai: in linea di principio ciò che propone è condivisibile (magari più che 'non avere pietà' (dopo il danno) per coloro che non posseggono requisiti idonei a ricoprire i propri ruoli e funzioni preferirei che venissero selezionati meglio fin da subito e non investiti di certe responsabilità, cosa che invece avviene con una certa frequenza, e non sempre per semplice ignavia) ma trattandosi di letteratura non so quanto sia possibile separare il 'vero' talento dal gusto personale: chi dovrebbe decidere se un romanzo o un saggio sono 'validi' e altri delle ciofeche? Un editore deve anche ragionare in prospettiva e ciò che oggi sembra ottimo domani cadrà nel dimenticatoio, e viceversa. I criteri qualitativi tendono ad alzarsi o abbassarsi a seconda dei tempi e le tendenze (anche intellettuali) dei tempi: son certo che i capolavori dureranno nel tempo e torneranno a galla periodicamente sfruttando propri percorsi sotterranei di sopravvivenza, ma trarre una regola da questa convinzione è improbabile e gli editori odierni restano legati a ottiche giocoforza più contingenti e commerciali. Il problema è sempre quello: lo scrivere non è una tecnica oggettiva (o almeno lo è solo in parte) così anche la sua economia dipende da fattori fin troppo contingenti e, come in questi casi, pericolosamente arbitrari. Oltretutto, in generale, tra gli scrittori stessi sembra mancare l'unità d'intenti e la solidarietà 'di classe' neccessari per opporre alle (eventuali) scorrettezze delle case editrici un'azione tutelare realmente efficace (almeno, così mi è parso leggendo anche i precedenti interventi).
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#31 bruno lai 2011-12-18 13:04
Elle, mi hai fatto morire dal ridere: sembri il personaggio del mio scrivere. Brava! Eric, lo so, lo so, anche io mi sono posto la domanda. Non ci sono risposte facili è vero. Ieri mi sono per caso "non ne conosco il motivo" ritrovato a guardare X FACTOR SUD korea. Un pazzo? Macchè "un fortunello" ... sung bong choi ... questo non credo che come scrittore, potrò mai avere la stessa "SFIGA SOCIALE"... lui ha fatto tutto da solo. Cercatevi la sua selezione... quel ragazzo è stato salvato dalla musica.... la cosa che più mi ha emozionato e non mi vergogno di dire che mi son commosso al punto da mettermi praticamente a piangere è che era un certo tipo di musica. Non voglio togliere nulla a chi non lo conosce ancora. Dico solo, che ritengo che la scrittura, per me, deve essere come quella musica: deve regalare speranza, consapevolezza, voglia di andare avanti. E' vero che lui non aveva alcunchè, e che forse noi oggi non rivolgiamo il nostro scrivere a reietti. Però, scrivendo, io quella domanda me la son posta. Per chi devo scrivere, oltre me stesso? Quante pagine? A quale prezzo? Sto scrivendo bene o male? Sarò gradito? Sono arrivato a fulminarmi la testa con 1000 dubbi e alla fine, proprio con quella paura, ho iniziato a smetterla di fare il banale. Solo che oggi non so se la mia banalità e quella "omologata" sono la stessa cosa. Magari mi sbaglio, però alla fine, scrivere un libro è un po come sostenere un esame all'università: ci sono quelli che se la tentano e ci sono i perfettini. Non sempre i perfettini sono competitivi; sono tuttavia molto più affidabili nel tempo degli improvvisati. A voler essere buono, proporrei un sistema a livelli; quasi un patentino, sia per gli scrittori che per gli editori. Si passa di livello, solo con certi requisiti. Solo che poi, chi lo dice che davvero tu sei bravo o no? Tutto sommato, Michela non ha torto, anzi... perchè non provare, soprattutto per gli esordienti, un approccio con agenzia. Costa, certo, però alla fine, io sono del parere che le cose serie e fatte in un certo modo, non possono essere a gratis. E' un mondo difficile, ma anche fare il manovale e il panettiere lo è: proprio al pari dello scrivere. Quindi, lo scrittore è classe eletta, ma anche dannata, al pari di altri.
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#32 manuel 2011-12-18 21:32
bruno quello che proponi esiste già: la meritocrazia la dà la valutazione della casa editrice che decide o meno se pubblicare la tua opera (e in seguito il successo oppure no) dopo averla valutata più che attentamente, idem per l'agente che ti assume e che tu paghi per farti sapere se sei bravo, mediocre o peggio.
la valutazione va fatta libro per libro non in base a un "patentino" perché, anche se è meno probabile, può darsi che un premio nobel con passati gloriosi ad un certo punto scriva una cagata che mi rifiuterei di pubblicare
(ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale)
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#33 bruno lai 2011-12-19 00:43
:lol: Si, Manuel, ne sono convinto anche io, però, non possiamo evitare di dire che c'è stata una sorta di pseudo liberalizzazione nel mercato. Mi riferisco a decine di centinaia di persone che amano scrivere, e che, a mio avviso, giustamente tentano questa strada. Spesso lo fanno perchè l'idea che l'editoria da di se, è anche quello di un simil sogno americano: coraggio ce la puoi fare. In realtà, sappiamo tutti che non è così e in fondo in fodo, più ci rifletto, e quasi quasi dico EVVIVA L'EDITORIA a pagamento. Pensiamoci bene. In mi giravo perchè la considero decisamente di serie B. E se invece fosse, di seria A, per scrittori di serie B? Di fatto, fuori da mezzo ai piedi gli invendibili, e lasciamo che le case storiche abbiano più spazio per i veramente capaci. Questo, sotto il profilo etico è forse brutto a sentirsi, però, è giusto creare un mercato parallelo per i dilettanti. In questa chiave intendo il patentino. La cosa interessante è che tu dici che c'è già tutto. Ma allora, perchè ci si lamenta. Magari c'è tutto, ma questo tutto pare non vada molto bene. Io la vedo un pochino come una giungla... però già parlarne offre innumerevoli spunti di personale riflessione, oltre che una immane quantità di utili suggerimenti
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#34 bruno lai 2011-12-19 00:48
Citazione manuel:
bruno quello che proponi esiste già: la meritocrazia la dà la valutazione della casa editrice che decide o meno se pubblicare la tua opera (e in seguito il successo oppure no) dopo averla valutata più che attentamente, idem per l'agente che ti assume e che tu paghi per farti sapere se sei bravo, mediocre o peggio.
la valutazione va fatta libro per libro non in base a un "patentino" perché, anche se è meno probabile, può darsi che un premio nobel con passati gloriosi ad un certo punto scriva una cagata che mi rifiuterei di pubblicare
(ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale)

Però permettimi di dubitare su alcuni casi, in cui a me pare quasi evidente che ci siano i lanciati di turno, magari con scritture esordienti di dubbio spessore. Ma siccome fa BUSINESS, passano. Quella è meritocrazia di rimbalzo, e non certo quella a cui mi riferivo io. E' come dire che sei un personaggio che porta vendite e quello fa la differenza. Poi, che sappia scrivere o meglio, che sia scrittore ce ne passa. Però accettiamo anche questo. Con quei soldi l'editore può dare spazio ai manoscritti di esordienti meno, diciamo così visibili, che magari hanno anche più talento, studio e passione dietro. Ergo, la meritocrazia ha spesso binari anomali...
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#35 Daniele P. 2011-12-19 09:01
Coloro i quali si riolgono agli EAP non accettano il no, non accettano che qualcuno possa giudicare la loro opera non meritevole di essere pubblicata, non accettano l'idea che, uscendo in Italia circa 60 opere al giorno, forse la loro non è indispensabile.
Questo accade innanzitutto perché questi signori NON leggono e non hanno alcun senso della loro dimensione artistica. L'Editoria come strumento di selezione è infallibile? No, ma è sempre meglio di nessuna selezione che porta solo altre migliaia di titoli invenduti negli scaffali, carta da macero, libri che nessuno leggerà mai.
Sfatiamo un mito: ogni giorno in Italia escono libri di esordienti sia per merito dei piccoli e medi editori, sia per merito dei grandi.
Come? Queste persone hanno accettato il giudizio, si sono fatte guidare, hanno lavorato con le case editrici per migliorare il loro testo. Questo con gli EAP non succede.

A margine: visto che Più Libri Più libri, ovvero la Fiera della piccola e media editoria, vede tra gli espositori decine di EAP, spero chiuda presto i battenti. Ciò infatti rende manifesto il legame tra l'AIE e questi editori di serie C.
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#36 Pasquale Giaquinto 2011-12-20 16:57
GRAZIE MICHELA!
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#37 Andrea Atzori 2011-12-24 17:39
Gentilissima Michela,

prima di tutto complimenti, per quello che dici e quello che scrivi, sia nei tuoi libri sia nel tuo sito di informazione militante, e per la ventata di freschezza che hai portato nel mondo dei libri e del dibattito editoriale dell'isola nostra.
Leggendo questa tua riflessione sull'editoria a pagamento non resisto, e nonostante sia il 24 sera mi siedo e decido di scrivere qualcosa, perché questa, di cosa, questa dell'editoria a pagamento, è un tarlo che mi mastica la testa da molto.
Sarà che questo è un ventiquattro sera da emigrante, e che scrivere emette calore, o sarà che di editoria un po' ne ho masticata, avendo conseguito un master, giustappunto in Publishing, a Oxford;
per una cosa o per l'altra mi sento di commentare con qualche riflessione che mi viene su così, dalla mia esperienza sia italiana che made in UK. Cercherò mio malgrado di essere breve.
Dunque, nel regno unito, Dio salvi la regina, l'editoria a pagamento è chiamata Vanity Press.
Basterebbe questo per finire il discorso prima di cominciarlo. Tradotto: 'editoria della vanità', 'stampa della vanagloria', and so on and so fort, per le vie dell'etimologia di tutto ciò che per radice ha 'vano', compreso il vano, quello del motore, che per molti scrittori è semplicemente un umano troppo umano smisurato ego, riposto nelle mani dei 'professionisti' di cui qui si parla.
Comunque, la Vanity Press, nel regno unito, sì esiste, ma il solo nominarla, negli ambienti del libro, provoca una sonora risata.
Attenzione, ricordiamo a zelanti professionisti con i piedi in due staffe che il Regno Unito non è proverbialmente un posto dove il business è condotto alla leggera. Qui si parla di Corporate Publishing da miliardi di pound che girano, si parla di case editrici storiche come Penguin e Random House, orgoglio della cultura britannica e gioia dei lettori. E non che di boiate non ce ne siano, negli scaffali, con quella valanga di trash mainstream che viene pubblicata per far rientrare il Profit&Loss Plan prima di fine anno; però ecco, sono tutte boiate su cui l'editore investe, di tasca propria.
Son mica pinzillacchere, l'editoria è un serious business, roba da gentlemen, che questi siano anche squali della finanza poco importa. Ciò che importa è dirsi 'Publishers', editori, e al solo nominare la Vanity Press, non si può che ridere, e cambiare interlocutore.
Qualcosa di molto simile all'editoria a pagamento c'è, perché in effetti il Business Model non è del tutto fallace, vediamo però la differenza.
Il BM in questione si chiama Open Access. Viene usato in maniera crescente dai così detti Journals, ovvero i giornali accademici, roba medica e chimica come il celebre The Lancet.
Questo BM prevede che il lettore non debba pagare penny alcuno per il proprio abbonamento, perché giustappunto il giornale è Open. Chi fa recuperare i costi all'editore sono gli autori degli articoli, che in cambio dello spazio nella celebre vetrina sborsano i quattrini che devono.
Quale è la differenza? Apparentemente non vi è alcuna, però c'è, ed è sostanziale: si sta parlando di editoria scientifica.
Questo vuol dire che l'articolo del ricercatore passerà attraverso un sistema di Peer Review, una sorta di forum in cui altri addetti ai lavori, scienziati, medici e ricercatori, leggono e valutano l'attendibilità e la coerenza dello scritto prima di pubblicarlo.
E secondo quali criteri li valutano? Il metodo scientifico.
In questo modo l'editore è contento, il lettore pure, e il ricercatore anche, perché trattandosi di Scientia la vanagloria non può bastargli – la comunità con cui interagisce non lo tollererebbe – e perché nell'affollatissimo mondo della ricerca ogni finestra, anche se autofinanziata, ha un valore intrinseco imprescindibile, senza considerare che la si può ottenere senza passare per i grandi giornali che spesso selezionano i contenuti solo in parte da liberi ricercatori, dove la maggior parte arriva invece da università convenzionate o, peggio, case farmaceutiche.
In questo caso la materia trattatasi salva sia il business che l'etica del mestiere.
Ma torniamo a noi. Cose succede ad applicare lo stesso Business Model a una materia che per natura non è soggetta a controprova tramite metodo scientifico? Cosa succede nel meraviglioso mondo delle lettere?
Nella saggistica, di nuovo nessun problema, che ancora ci si ricorda le lavate di capo del signor Eco Umberto nel suo pedagogico “Come si fa una tesi di laurea”. Se la si fa bene, con i necessari criteri filologico-bibliografici, la tesi riceve la dignità (e dringhilli), di stampa.
Nella narrativa però? Nella poesia?
E veniamo a bomba. Chi è il garante? Chi passa a setaccio la materia e con gli strumenti del mestiere separa la mera spinta dell'ego da quella sostanza ineffabile eppur terribilmente reale che invece perdurerà tramite stampa nel tempo creando cultura materiale?
Questi sono gli editori stessi.
E quanto, nelle lezioni di 'editorial', ci si è sbattuti la testa su cosa voglia dire essere editori.
A parte tutte le digressioni possibili, si può dire che l'editore è tale solo in quanto svolge una funzione di 'gatekeeping'.
Bella immagine no? Tipo un uomo nero grosso e cattivo che sta di fronte a una porta e impedisce ai bacarozzi di passare.
Perché? Perché sarebbe come mettere benzina in un motore diesel.
Senza gatekeeping l'editoria non è tale in sostanza. Senza gatekeeping l'editoria si riduce a un atto di stampa, o a un neutro esempio di web 2.0, ovvero quella meravigliosa libertà di cui ormai noi tutti usufruiamo, quella di produrre e divulgare liberamente i nostri contenuti scritti digitalmente.
Bellissimo, meraviglioso, questa però non è editoria.
E questo tu l'hai detto benissimo nel tuo articolo, e non so invero se sto aggiungendo qualcosa.
Voglio solo sottolinearla, questa cosa melmosa che è l'editoria a pagamento.
Cosa succede se si mette la benzina in un diesel?
I diesel carburano più lentamente, ci vuole tempo, però una volta che partono sono affidabili, longevi. La benzina invece brucia veloce, esplosiva, e finisce in fretta.
L'editoria, il mondo del libro sin da quando Gutenberg si è messo a giocare con le formine, è un motore diesel.
Il diesel è la materia letteraria, che bella-brutta-comica-tragica-piaciuta da uno-insultata da un altro- ergo e ancor più siccome non soggetta a metodo scientifico, ha bisogno tre volte di più di un'attenta e militante procedura di giudizio e scrematura.
La benzina è l'ego, sono le mere emozioni dell'uomo, che provandole, e potendole scrivere ticchettando su una tastiera, non fanno necessariamente del diesel-letteratura.
Ecco, un motore fatto per un carburante in cui se ne mette un altro, inizia a tossire. Come?
Piccole cose, cose di vita quotidiana, perché i libri fanno parte di quel sacro posto che è il nostro quotidiano.
Accade che una libreria indipendente, che organizza un presidio del libro, una di quelle gestite sin dagli anni settanta da martiri della cultura, ora sul lastrico, si veda arrivare in negozio un signore di mezza età andante, un signore bonario, porello, un brav'uomo, che con un libro in mano, chiede al proprietario: “Salve, guardi, questo libro l'ho scritto io, non è che si potrebbe organizzare una presentazione qua in libreria?”. Il librario è contentissimo, figuriamoci. Prende il libro, lo gira, ed ecco il magico marchio, uno dei tanti, trafficanti e sfruttatori di ego.
Il libraio si acciglia. La cultura è la sua vita, ha lottato da sempre, spesso solo e testardo, per la dignità del suo mestiere, e questo proprio no, non lo farà.
Poi alza gli occhi, e il signore bonario è là davanti, con gli occhi grandi e quasi lucidi, gonfio di felicità e orgoglio, che già si immagina il suo compare Giuanni e i suoi nipoti, che vanno a vedere la presentazione sua, che è diventato scrittore.
Come continua la storia? Bella domanda. Voi, nei panni del libraio, cosa fareste? Un favore a un brav'uomo, qualche vendita marginale a naso tappato e tutto dimenticato; o impuntereste i piedi a costo di essere considerati snob e pedanti?
Diavolo, siete una vita che rompete le balle con sta storia dei libri e dell'editoria, e non avete più voglia di fare i cattivi della situazione. Vada, firmato, il libro verrà presentato.
E la benzina inizia a girare... e accade che io, a cui mi è stato pubblicato un libro (cose che capitano, in vita, se si scrive con dedizione) – un libro pubblicato da un editore vero – nelle settimane in cui tutta la gente che hai conosciuto in vita, nella tua bidda natia, si avvicina per sapere un po' di te, di cosa stai combinando, 'oh su scrittori', accade che ti chiede: 'Be', ma come funziona? Tu hai pagato e te l'hanno pubblicato, no?”.
E tu guardi il tuo compare con sguardo offeso, sinceramente offeso, però ti accorgi che lui non capisce il perché. E tu allora cerchi di spiegargliela, la differenza tra l'editoria, quella che va avanti da Gutenberg e passa per la Penguin e per Einaudi, e quell'altra cosa, quel legalissimo – per carità – racket delle promesse chiamato editoria a pagamento.
Ecco, ci provi a spiegarglielo, ma lui c'è andato alla presentazione del libro di quel signore bonario, e il libro era di carta uguale, e anche la presentazione era uguale alle altre, dunque?
Ecco che la benzina inizia a far saltare il motore, e tu, meccanico con le mani sporche di olio tutta la vita, ti trovi nella situazione di essere messo al muro e quasi convinto del fatto che no, il motore gira benissimo, sei tu che sei un rompi coglioni il cui mestiere è destinato a estinguersi.
Be', ora che ho speso in questo sproloquio quasi tutta la sera di una vigilia di natale, che qua in Cermania si manCia anche presto e fra un po' vengono a maledirmi, mi vien solo da dire, a questi zelanti pseudo addetti ai lavori, di non mettere in gioco il business e la storia – vera ma fin troppo sbandierata da chi è a corto di argomenti – del fatto che l'editoria è un'industria e che deve perciò battere cassa. Certo, deve, ma c'è modo di fare soldi senza calpestare l'etica del mestiere, e se voi, editorucoli della false speranze del bel paese, non lo sapete fare, andate a imparare il Business oltre alpe o oltre manica, e lasciate i libri in pace.
Buone feste a tutti, a Lei signora Michela Murgia ancora complimenti.

Andrea Atzori

P.S. Non vuole essere spam, però il libercolo che mi è stato pubblicato è l'ultimo 'fuori margine' CUEC, piccolo indipendente editore sardo che ha sempre tirato il suo carretto col sole o con la pioggia, ma che non ha chiesto soldi ai suoi autori.
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#38 Andythemirrorbreaker 2012-01-14 14:34
Io aggiungerei alla lista anche WLM (Walter Manzoni) edizioni, che propongono contratti assai discutibili a soli 10 giorni dall'invio del manoscritto e con obbligo di acquisto di almeno 100 copie.
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#39 Massimo 2012-02-04 12:31
Gentile Michela, io ho pubblicato con la casa editrice Emil un libro che rientra nella categoria "Libera la ricerca" gratuitamente, come del resto si legge nel loro sito cliccando sull'icona. Credo che la casa editrice in questione andrebbe segnalata a doppio binario.
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#40 Antonio Guerrieri 2012-02-14 18:03
Ciao. Brevemente vorrei raccontare la mia triste esperienza. A Dicembre ho pubblicato il mio primo romanzo con un EAP che è presente nella lista. Credevo ingenuamente che i soldi che mi chiedevano fossero per aiutare il lavoro della casa editrice, sapevo infatti che le piccole case editrici faticavano a sopravvivere. Però credevo che una volta pubblicato il libro facessero il loro lavoro, quindi pubblicità, distribuzione, ecc. Naturalmente non hanno fatto nulla di questo. Alle mie ripetute richieste non rispondono nulla. Ho capito come funziona il giochetto. Pubblicano più autori possibile, ognuno dei quali dà dai 2.080 Euro in su. Il mio editore da Marzo 2011 ha già pubblicato 100 autori!!!! E' tantissimo per un piccolo editore. Fate quindi una moltiplicazione e vedrete quanto incassano. Poi, ovviamente non investono per far conoscere l'autore, perchè per loro sarebbe controproducente, infatti il loro guadago l'hanno già avuto!!!! Uno schifo!!!! E' una truffa legalizzata!!! Ora ho dato tutto in mano al mio avvocato, contratti, ecc. e ho evidenziato tutti i punti segnati nel contratto che non hanno rispettato (sono molti). la mia richiesta è: se ci sono altri autori che come me si sentono presi in giro dalle EAP (io posso parlare per la mia, ma credo che funzionino tutte più o meno così), contattatemi e insieme potremo fare una class action o almeno denunciare la cosa ai media. Grazie per l'attenzione
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#41 Guido Mazzolini 2012-04-02 09:30
Caro editipografo
strana razza di editore-tipografo essere mitologico metà mecenate e metà stampatore che promuovi fantasmagorici concorsi di poesia e selezioni mirabili di testi quindi rispondi valutandoli con parole complimentose e ti congratuli pure e giudichi il nostro scrivere a un passo dal Nobel per poi inviarci un contratto di edizione parola altisonante visto che ci proponi l’acquisto di tot. copie dei nostri figli illegittimi come se oltre alla fatica al mal di vivere e allo stremo di avere partorito un’opera letteraria da te giudicata meravigliosa dovremmo anche comprarla…."per agevolare la distribuzione locale" dici…
e la domanda sorge spontanea... ma non sei tu che dovresti distribuire? allora ti rinfresco un po' la memoria... l’autore scrive l’editore edita e distribuisce di solito funziona così.
Rischia si certo…in un’ Italia dove non si legge più manco la Gazzetta dove “anche Moravia pubblicò il suo primo romanzo a proprie spese…” l’editore quello vero rischia l’invenduto il salto nel vuoto ma se così non fosse che razza di editore saresti?
Caro editipografo
che anche oggi mi hai inviato l'ennesimo contratto di edizione proponendo l'acquisto in "comode rate"come se dovessi comprare un divano o una lavatrice nuova con gli incentivi statali... rate comode si ma non ti sembra scomodissimo che io acquisti quello che ho scritto considerando che solitamente amo leggere ciò che non conosco e le mie parole credimi le conosco a memoria.
Anche per questo tornerò ad essere scrittore che prende appunti ovunque dal cellulare alla bustina dello zucchero che scrive e vomita sensazioni solo sue cercando la strada e la meta per scoprire poi che ciò che conta è il viaggio e non il punto d'arrivo.
Lo farò per me stesso come è giusto che sia.
Tornerò ad essere autore, tu però editopografo ridiventa editore.
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circa 22 ore fa @GiuseppeTaras Nel cinema lo chiamano "cammeo", volendo variare. ;) In ogni caso, truffa secondo me è molto più adatto.
circa 22 ore fa @GiuseppeTaras Quando succede in letteratura lo chiamano "omaggio". Se proprio proprio, "citazione".
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