
Le pupattole nipponiche sono tutte studentesse e, oltre che trastullo dei cripto-pedofili di ogni dove, incarnano pienamente il diktat estetico che vuole la squinzia magra e adolescente come unico modello proponibile della femminilità. Non è un caso che siano le più efficaci testimonial della filosofia pro-ana, dove la donna comincia mangiando sushi e finisce divorando sé stessa. Ma più che l’iconografia femminile, è la rappresentazione del rapporto sessuale l’aspetto più interessante del porno made in japan.
Tutte le protagoniste degli hentai durante l’accoppiamento hanno le bocche spalancate in un grido collettivo di disperazione, l’equivalente nipponico del nostro OSSIGNUR BENEDET CHE RANDELL. Anche in contesti dove non si evince la costrizione, l’impressione di star guardando uno stupro è chiaramente indotta dal fatto che la protagonista è sempre passiva e palesemente sofferente, cosa comprensibile perché - qualunque cosa ne pensino i maschi di ogni latitudine - nessuna donna neurostabile accetterebbe senza protestare un accoppiamento con un arnese taglia estintore. Gli uomini giapponesi hanno infatti il complesso della dimensione e per compensazione si raffigurano con dotazioni che destabilizzerebbero le certezze dell’andrologo di John Holmes.
Sarebbe grande ignoranza culturale farsi però l’idea che ogni accoppiamento in Giappone sia frutto della violenza fisica: infatti il rossore che appare sempre sul viso della fanciulla, lungi dal sottintendere timidezza o imbarazzo, nel linguaggio iconografico nipponico indica chiaramente che la giovane vittima non avrebbe saputo immaginare trastullo migliore per il suo pomeriggio di quella simpatica brutalizzazione, e che in realtà si stia lamentando al solo scopo di consolidare nel partner la convinzione di avere un Eurostar in ritardo al posto del pene. In pratica le donne orientali fingono esattamente come le occidentali, solo che mentre noi simuliamo che ci piaccia, in Giappone fanno finta che gli dispiaccia: esotismi.
Ma i meandri veramente oscuri delle fantasie erotiche del sol levante non sono stati ancora nemmeno sfiorati. Per capirsi: solo in Giappone esiste un filone pornografico che vede donne smaniose di accoppiarsi lietamente con mostri meccanici tentacolari. Non è affatto anormale che la sceneggiatura di un manga di genere preveda che una creatura efebica con la gonnellina e i libri sottobraccio venga fatta prigioniera a scopo sessuale dalla versione multiproboscidata di un gigantesco vaporetto Polti innestato sl telaio messo a nudo di una toyota Yaris; la studentessa, manco a dirlo, non vedeva l'ora di afferrare il cambio robotizzato con le timide manine, nonostante una opportunissima espressione terrorizzata. L’unica persona che conosco che potrebbe condividere questa fantasia è il tizio con la volkswagen nera metallizzata sotto casa mia, quello che ogni sabato mattina l’accarezza teneramente con la spugna morbida, l’asciuga con il daino e poi le lucida l’alluminio delle pattane, guardando fisso nel tubo di scappamento, cavallo goloso.
A proposito di animali, mi risparmierò l’excursus sulle pur interessantissime fantasie zoofile di provenienza orientale; lo ha già fatto Bucknasty in maniera scientifica e non c’è molto altro da dire, se non che – tanto per non farsi mancare niente di demenziale – è giusto rivelare che il tutto trova fondamento nella mitologia religiosa giapponese, che pare abbia un pantheon molto simile a un caravanserraglio: capisco che per noi sarebbe un po' come immaginare Nathan Never che fa sesso con santa Rita, ma considerato che in Italia c'è anche chi vota Borghezio, non mi sento di escludere che comunque qualcuno possa trovarlo eccitante.
Lascerei alla commissione il sospetto che questa enciclopedia del famolostrano all'orientale possa in qualche modo dare frutti curiosi, se innestata in un contesto pornoculturale a cui mancano i codici per leggerla correttamente. Non sono così ottimista da credere che il maschio occidentale sia in grado di distinguere tra una simulazione di diniego femminile e un diniego vero, e i fatti mi cosano. Del resto, in un paese in cui Gianni Boncompagni è considerato un grande autore televisivo, solo un ottimista darebbe per scontato che tutti i maschi abbiano gli strumenti neurologici per capire l'inconsistenza del seguente sillogismo: le bamboline vogliose dei manga dimostrano tredici anni = le tredicenni che si incontrano per via sono bamboline vogliose.
Come del resto non sono mica sicura che mia nipote quattordicenne che legge i manga sia consapevole che l'estetica femminile degli anime giapponesi è una iperbole, specialmente davanti a domande tipo: "zia, ma anche a me diventeranno così?". Come no, tesoro, basta che metti l'uranio14 nel latte la mattina. Non distruggerò precocemente le sue illusioni di adolescente rivelandole che non esistono maschi che hanno trivelle per estrazione petrolifera dentro i jeans, nonostante quello che gli ipodotati disegnatori di manga le hanno fatto credere.


Con questo non voglio aprire la triste sezione "Ai miei tempi", sostenendo che gli uomini della mia età siano venuti su meglio solo perchè anzichè sui manga facevano chiropratica su Postalmarket. Basta guardare Gigi D'alessio per dimostrare che i nati in quel decennio non hanno proprio niente di cui vantarsi. Anche in ambito femminile mi rendo conto che posso dar poche lezioni: sono anni che cerco di rimuovere il fatto che Boy George negli anni 80 era considerato un sex symbol dalle piccole like-a-virgin della mia infornata. Però nemmeno negli anni più glitterati della mia adolescenza avrei mai immaginato che sarebbe venuto con furore dall'oriente qualcosa di tanto oscuro da dar vita a una generazione di genitalmente complessati che si sarebbero esaltati sessualmente al pensiero di essere frullatori giganti con il pene o leoni ermafroditi pronti ad appostarsi all'uscita delle scuole medie nella speranza di zomparsi Mila, Shiro o Mila&Shiro insieme, mentre Hello Kitty guarda.
Se avessi supposto questo, mi sarei iscritta a Comunione e Liberazione quando ero ancora in tempo, e ora vivrei anch'io in beata ignoranza.
Dai, Giusè, dimmelo ancora che dobbiamo prendere esempio dalla cultura giapponese.
10.02.2012 11:00 -
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Data privata
11.02.2012 18:30 -
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Nurachi - Ananti de sa ziminera
18.02.2012 16:00 -
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27.02.2012 21:00 - 28.02.2012
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