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tv & spot

«Caro Enzo Biagi, caro Montanelli, so che siete molto in apprensione per me, so che siamo molto diversi ma che ci state seguendo in questo momento».

Al di là dell'effetto retorico sempre stonato di attribuire opinioni ai morti, non so se Michele Santoro si sia reso conto di aver iniziato la sua trasmissione secondo un registro liturgico esplicitamente religioso. Quella con cui ha aperto la prima puntata di Servizio Pubblico è a tutti gli effetti una preghiera invocativa al patrono, la sua traduzione laica della realtà mistica della comunione dei santi. Santoro colloca San Biagi e San Montanelli in quel paradiso dei giornalisti liberi a cui ritiene a sua volta di essere destinato e da dove - con apprezzabile umiltà - li immagina ansiosi a seguire il suo programma. Attraverso la loro canonizzazione verbale Michele Santoro realizza sul piano simbolico anche la propria, componendo una trinità giornalistica dove l'unione spirituale dei due illustri defunti, dichiarati implicitamente martiri (ovvero testimoni) della religione dell'antiberlusconismo, produce in automatico la rivelazione di sè stesso come loro erede. Generato e non creato.

Nemmeno Vieni via con me - che pure tra liste come preghiere dei fedeli e monologhi come omelie era stato una Messa a tutti gli effetti - aveva esplicitato tanto bene la sua natura liturgica. A differenza del programma di Saviano e Fazio, Servizio Pubblico non è però una celebrazione domenicale, sofisticato prodotto della Chiesa più evoluta. Appartiene invece alla narrazione evangelica popolare, con la quale mostra sconcertanti analogie di trama.

Marco Travaglio è Giovanni Battista il profeta precursore, la vox clamantis in deserto che da il via alla predicazione dell'Unto stigmatizzando le opere dei nemici farisei, proprio come da sempre siamo abitutati a vederlo fare in tutte le puntate di Anno Zero. A questo giro appare più rilassato del solito, anche perché non ci sono Erode e Salomè a chiedere la sua testa sul piatto d'argento. Lavitola è Zaccheo, il pubblicano tutt'altro che pentito che illustra alla lavagna il suo personalissimo meccanismo di esazione delle imposte. Mr Tod's Diego Della Valle nel paese del lifting per tutti è il giovane ricco, misteriosa figura evangelica che vuole lasciare i suoi molti averi per entrare nel Regno dei Cieli che si avvicina. I poveri veri presenti in studio, gente che come lui è abituata a diffidare dalle imitazioni dei prodotti originali, non sembrano credergli più di tanto, ma bisogna riconoscere che lui la parte del ricco che cerca di passare per la cruna dell'ago la recita con convinzione fino in fondo. In questo quadro agiografico Sandro Ruotolo interpreta San Pietro, sulla cui pietra la Chiesa Santoriana è saldamente edificata. Pescatore di uomini fuori studio da far parlare al microfono, viene mandato in giro per il mondo sotto le vesti mimetiche dell'inchiestista d'assalto. In tarda serata appare sul video persino una Peccatrice Perdonata, sconvolta dal fatto che il casto e innocente desiderio di divenire meteorina l'abbia condotta in luoghi di perdizione dove, novella Susanna, ha trovato due vecchioni che hanno cercato di insidiarla. La pubblica confessione da Santoro per lei è un lavacro: ha lo scopo di interrompere l'immeritata lapidazione mediatica di una fanciulla ingenua che ha agito credendo davvero che il Direttore e il Presidente la invitassero a cena ad Arcore per parlare del suo talento con il meteo. Il discorso della montagna santoriano si è sviluppato a lungo, ma si è retto interamente sulla forza di questi archetipi evangelici.

Gli osannatori con le palme in mano parlano di innovazione, di rivoluzione della televisione, di pietra miliare del talk show. Non lasciatevi ingannare: le parabole sullo schermo in dialogo con le parabole sui tetti sono sì tecno-teologia, ma il format è antico di duemila anni.

Certo qualcuno dovrebbe chiedersi perché le trasmissioni televisive cult della sinistra oscillino come un pendolo tra i toni autocelebrativi del rito religioso e la mimica predicatoria di un annuncio senza manco contraltare.

p.s.
Ho volutamente sorvolato su Savonarola-Vauro e sull'offertorio significato dall'obolo dei 10 euro. Troppo facile.

atrapaloQuella di Atrapalo è per me la migliore campagna pubblicitaria di sempre.

Tutta giocata sull'equivoco fantascientifico, l'azienda propone un fantomatico impianto di ricordi meravigliosi che rimanda furbamente alla trama di Total Recall.
Inquietante, se non fosse un'agenzia di viaggi.
E' davvero geniale, ma poiché non c'è neanche un culo di donna né una "originale provocazione" di Toscani temo che molti in Italia non capiranno che si tratta di una campagna pubblicitaria.

Ieri sera ho partecipato all'ultima puntata della stagione dell'Infedele, la trasmissione di Gad Lerner che l'anno prossimo compirà dieci anni. Se non l'avete vista e non avete voglia di rivedervi lo streaming per intero sul sito di La7, ecco chi e cosa vi siete persi.

mantica

Alfredo Mantica, missino e fiero sottosegretario del governo più pregiudicato di sempre, che ha nelle sue fila diversi condannati per amicizie mafiose, senatori collusi, parlamentari corrotti, avvocati compratori di giudici, politici ladri, evasori fiscali, manipolatori di appalti, troie a stipendio fisso o anche free lance, dichiarati cocainomani e finanche un presidente del consiglio che cerca di continuo di farsi le leggi per sfuggire ai suoi numerosi processi, afferma serafico senza il minimo segno di imbarazzo: "Questo paese ha un problema di legalità". Di questa monumentale faccia di palta potete ammirare la carriera di voto in parlamento cliccando qui: c'è da imparare. 

 

 

boniDavide Boni, leghista e presidente del consiglio della regione Lombardia, afferma che l'uomo maschilista non è il suo modello, perché lui "capisce bene" sia la fatica di sua moglie "a lavorare e tirar su i figli" sia le sue segretarie laureate che si fanno un mazzo tanto per tenere insieme i loro impegni di famiglia e i suoi impegni di politico. Comprensibile che debba essere la moglie a lavorare e crescergli i figli e che gli servano donne laureate per far le fotocopie in vece sua alla regione: Boni non potrebbe altrimenti dedicarsi a fondamentali battaglie di popolo come difendere il fallocentrismo del linguaggio leghista con argomenti schiaccianti tipo "beh, perchè no?". Se non dovesse bastare la sobria maglietta qui fotografata per avere la comprova di come Boni non sia per niente maschilista, consiglio di visitare il suo gradevole sito internet cliccando qui.

 

 

khalifa Khaled Khalifa, un grandissimo: mi ha commossa alle lacrime (sì, ho pianto mentre parlava, non mi vergogno) quando Gad Lerner gli ha chiesto se intende tornare a Damasco nonostante il regime lo conosca ormai come dissidente antagonista e lui ha risposto: "Tornerò a Damasco, la mia presenza in Siria è importante per chi è lì e sta combattendo; se rischio la vita non importa, per fare questo cambiamento la mia gente ha già pagato col sangue". Tutti siamo sembrati più piccoli. Il leghista Boni, che lo era già di suo, è proprio scomparso.

Per il resto: belli, bellissimi i ragazzi siriani con la bandiera, le ragazze siriane con il velo che mi hanno parlato in privato dopo la trasmissione, Ouejdane Mejri con la parlata agile come il pensiero, Imma Vitielli con la sua lucidissima analisi geopolitica e soprattutto il giovanissimo scrittore Shady Hamadi: la Siria che verrà avrà i suoi occhi lucenti. Grazie a Gad per avermeli fatti incontrare: l'altra sponda del mediterraneo ha da insegnarmi molto più di tutte le altre presunte patrie che vorrebbero rifilarmi tra una fanfara e l'altra. In nessuno studio televisivo gli ospiti imparano l'uno dall'altro come me questa sera da questi ragazzi e ragazze.

ballando22

(Questo l'ho scritto per Saturno, l'inserto culturale del Fatto Quotidiano)

È proprio da finale di carriera accompagnarsi sempre e solo a gente di cultura; lo cantava Fossati e lo penso un po’ anche io in certi sabati sera, quando mi prende la voglia di abbassare la guardia, inventare una scusa per mancare all’ennesimo happening letterario e restare a casa a godermi in segreto la mia più inconfessabile passione televisiva: Ballando con le Stelle. Amo l’idea un po’ sadica che si cimentino con il ballo anche persone che vengono dai più disparati campi professionali. Mi piace veder sciogliere le loro rigidità e osservarle sfidare il timore di apparire buffe davanti a milioni di persone. E’ bello scorgere sui loro visi la soddisfazione reale di essere riuscite in una cosa che prima di iniziare non credevano di poter fare davvero. Per godermi questa piccola escalation psicologica sono disposta a subire anche l’altrimenti indigeribile giuria tecnica della trasmissione.

Sabato scorso Ballando con le Stelle mi ha offerto però qualcosa di più della solita casereccia gara di merengue: la ramanzina subìta dalla bella giornalista del TG1 Barbara Capponi, colpevole di essere troppo vestita e di non muoversi nel ballo in modo abbastanza provocante. La concorrente aveva il torto artistico di essere abbigliata “come un’Orsolina”, cioè con un abitino sobriamente scollato e corto appena sopra il ginocchio. In un paese dove è considerata normale l’inquadratura ginecologica di una donna in perizoma, la scelta della Capponi di tenersi le cosce coperte deve essere sembrata un inaccettabile affronto al sistema. Nell’ordine, la sovversiva giornalista ha dovuto subire una lezione sulla “sensualità” tenuta da Fabio Canino, un fervorino della coreografa Carolyn Smith sulla necessità di “lasciarsi andare” e infine la predica di un Guillermo Mariotto in vena di concessioni, per il quale se proprio la Capponi non riusciva a essere sensuale, almeno provasse a fare un po’ la “simpatica”. Anche i modi composti della giornalista sono stati ridicolizzati come un suo problema psicologico: Mariotto l’ha invitata a sciogliere le mani che teneva graziosamente intrecciate e ad assumere una posa “da donna normale”, lasciando alla nostra fantasia il compito d’indovinare la postura della “donna normale” secondo Mariotto. Barbara Capponi, anche se messa a disagio da quel fuoco di fila contro il suo modo di essere femminile, ha comunque trovato lo spirito per rispondere: “Io credo che ci siano altre cose, il sorriso, l’autoironia, si può essere sensuali anche così…” Cara Barbara, hai ragione, ma non nella televisione italiana. Persino nella prima serata di Rai 1 non c'è donna che possa pretendere di essere sensuale solo sorridendo. Come minimo deve mostrare le cosce, altrimenti passa per frigida, antipatica, psicologicamente rivedibile e pure scadente nel ballo.

Per chi volesse gustarsi il video della reprimenda, eccolo.

Non abbiamo ancora girato l'angolo dell'anno che già ci incalza la retorica dei 150 dell'unità d'Italia. La Rai ha deciso di compiacere quella parte di governo che ancora ne serba il feticcio lanciando una serie di cinque spot fastidiosissimi in cui le parlate locali vengono rappresentate ai limiti del macchiettistico, incomprensibili e buffe, suscitando negli interlocutori un "Eeeeh?!?" sguaiato e incredulo. Come a dire: santo Iddio, ma che versi fai. Peccato che quelli, per quanto caricaturalmente rappresentati, non siano versi, ma lingue.

La voce fuori campo annuncia che "se gli italiani fossero quelli di centocinquant'anni fa, comunicherebbero ancora così", cioè con tante lingue differenti. Un vero orrore, no? Una malattia sociale che per fortuna abbiamo debellato a suon di bacchettate nelle scuole degli anni 50. "Da allora abbiamo fatto un cammino molto importante", aggiunge la voce maschile che ci guida nello spot, suggerendo quanto centrale sia stato per l'unità del Belpaese il cammino di perdita delle proprie lingue madri. Ma non siamo stati soli in questa selva oscura che ci ha condotto a essere tutti più ignoranti, partiti con più lingue e arrivati solo con una: infatti "La RAI è sempre stata con noi!" ad omologarci la comunicazione, confondendo l'unità con l'omologazione secondo la migliore tradizione fascista: una lingua, una nazione.

Senza sapere che sarebbe stata un'ottima vendetta contro questa operazione razzista ed etnocentrica, due settimane fa ho fatto una scelta che sembra una risposta anticipata a questo scenario nazionalfanfaronico. Il numero di febbraio 2011 del mensile Velvet conterrà uno speciale in cui quattordici scrittori di altrettante nazioni sono stati invitati a salvare una parola della propria lingua madre e a spiegarne il perché. Per l'Italia sono stata chiamata io, ma ho chiesto e ottenuto, visto che la mia lingua madre è il sardo e non l'italiano, di salvare una parola sarda. Qualcosa mi dice che il MinCulPop che governa la Rai non apprezzerebbe, ma ce ne si farà una ragione.

circa 1 ora fa ahi si ti pigu, ahi ahi si ti pigu... #sardiniaconnection
circa 13 ore fa http://t.co/Na8GB979 (Sui rimpianti in punto di morte, in Inghilterra e anche in Italia. Traduzione approssimativa.)
circa 19 ore fa @FrancescoAbate @insopportabile Fill'e anima. Voleva dire fill'e anima.
circa 20 ore fa @alepallo @MelogNicoletti Mellon amin, sei un provocatore nato.
circa 20 ore fa A chi non vorrebbe mai che suo figlio vedesse bambini handicappati. http://t.co/gcOzsQsr @MelogNicoletti
circa 1 giorno fa @paolaturci "Il sud di Marcello Murru attraversa il cuore e lascia tracce calde. Lo vorrei a Gavoi." :*
circa 1 giorno fa Biancaneve e altre brutte storie di donne (al cinema e non). @LaLipperini http://t.co/QYitJT9y
circa 1 giorno fa http://t.co/lI3UyEqq Farsi del bene con Marcello Murru è un ottimo antidoto al freddo. Meraviglioso il suo sud.
circa 1 giorno fa @AntonioBachis Ti chiameranno 5 bravi ragazzi, li mando io. Avranno un'offerta che non potrai rifiutare. Non aggiungo altro.
circa 2 giorni fa Se Obama balla in tv è disinvolto e pop, se lo facesse Monti penseremo che è impazzito. L'American way certe volte va preso con le molle.
circa 2 giorni fa @R_De_Santis Io uno come Pili preferirei parlasse e basta. E' quando comincia a fare che mi preoccupo. L'elenco delle leggi che ha votato!
circa 2 giorni fa @arcanavera Il mio problema è che non mi possopiù nemmeno permettere una battutaccia su FB senza che uno di questi esca di testa. :D
circa 2 giorni fa @arcanavera Io sono senza parole. Non dico più niente, che qui è sparare sulla croce rossa.
circa 2 giorni fa @giuseppepala88 Confesso: stamattina non sto combinando niente, non riesco a smettere di ridere. Adesso esco e mi compro l'Unione sarda.
circa 3 giorni fa Svegliarsi e scoprire di essere protagonista di un combattimento interstellare. http://t.co/XUqhy3ku Grazie, onorevole Mauro Pili!
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"Gramsci è intellettualmente sexy" (Salone del libro 2011, Odio gli indifferenti)

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