atrapaloQuella di Atrapalo è per me la migliore campagna pubblicitaria di sempre.

Tutta giocata sull'equivoco fantascientifico, l'azienda propone un fantomatico impianto di ricordi meravigliosi che rimanda furbamente alla trama di Total Recall.
Inquietante, se non fosse un'agenzia di viaggi.
E' davvero geniale, ma poiché non c'è neanche un culo di donna né una "originale provocazione" di Toscani temo che molti in Italia non capiranno che si tratta di una campagna pubblicitaria.

Commenti  

 
#1 ScarWeld 2011-07-26 18:49
Notevole esercizio di decontestualizzazione strategica.
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#2 Michela Murgia 2011-07-26 22:48
E' vero, è notevole. Ma anche molto rischioso. Con il livello di comunicazione pubblicitaria che esiste in Italia il rischio è non colpire alcun target perché non molti sono in grado di capire, anche con le dovute ricerche, che si tratta di un gioco di specchi.

Tre anni fa con Alberto Masala facemmo un reading insieme a Sassari nella cripta di tufo della libreria Odradek. Anziché il solito comunicato stampa, inviammo ai giornali locali l'avviso che ci sarebbe stata la seduta congiunta di due famosi medium dotati del potere di evocare presenze e altri mondi con l'uso della sola parola. Ci sembrava chiaro il gioco di senso sul ruolo del narratore.

Non lo era.
All'incontro si presentarono i pochi che avevano capito e i molti che avevano frainteso, i quali si lamentarono perché la serata non aveva avuto lo svolgimento "esoterico" che il comunicato annunciava. E vagli a spiegare che era un esercizio di decontestualizzazione strategica.
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#3 ScarWeld 2011-07-27 07:10
A volte il fraintendimento fa parte del "gioco"; diviene anch'esso espediente strategico ma, come accade per le reti sociali, la reazione a certi "input" risulta imprevedibile...
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#4 bruno 2011-07-27 12:25
Michela volevo ringraziarti per il bell'articolo e il tuo commento successivo che descrive lo spirito con cui abbiamo lanciato questa campagna e i nostri dubbi e perplessità sulla facilità di ricezione del messaggio...
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#5 Michela Murgia 2011-07-27 12:34
Bruno, sul fatto che se ne stia parlando non dovete avere il minimo dubbio. Vi faccio io i complimenti per la comunicazione coraggiosa, di alta qualità creativa, ironica e assolutamente controcorrente. Ad avercene!
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#6 Alberto Masala 2011-07-27 14:47
Esatto Michela, ad avercene! Considero questa una non sottovalutabile battaglia culturale che agisce in un settore dove domina la becera volgarità: la comunicazione basilare, la pubblicità.
Chi, come me, non ne è attratto, anzi... subisce e ne è fortemente infastidito, si sente spesso una vittima senza speranza. Ti attaccano fin dentro casa. Sono arrivato al paradosso di RIFIUTARE tutti quei prodotti che mi vengono proposti con la pubblicità. Anche se potrebbero forse convenirmi.
Se invece la pubblicità, come in questo caso, stimolasse la mia intellettività, ne sarei certamente attratto e penserei che quei signori è proprio me che stanno cercando...
Come quella sera da Odradek (bellissima, commovente, uno dei miei migliori ricordi con te). Chi rimase non si pentì di averlo fatto.

Ergo: chi lancia un messaggio sa in partenza di operare in modo selettivo.

Ma la lotta è durissima:
È ciò che cercavo di spiegare a mia figlia quando, quindicenne carina e nel fiore del suo big-bang ormonale, usciva di casa (per andare a prendere un treno, dunque in stazione! non so se mi spiego...) s-vestita in maniera molto provocante. Era senz'altro la sua sfida al mondo, la sua gratificante ricerca di rassicurazioni nel sentirsi improvvisamente al centro dell'attenzione, e così via... Le spiegavo il rapporto fra messaggio e risposta, fra fiore ed ape, vespa ed orchidea, ecc... Nemmeno col terzo principio della dinamica (ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria) ottenni grandi risultati. La mia traduzione era: se ti vesti in modo volgare, attiri l'aggressività di persone volgari (cosa che, conoscendola, lei non gradiva). Ma rischiavo di essere preso per moralista. E di dover combattere contro un mondo che invece chiede alle adolescenti di essere lolite senza cervello. Stava misurando le proprie forze. Infatti mi diceva: “So difendermi”.
L'unico argomento con cui ottenni un risultato fu quando pronunciai la magica frase:"Perché vuoi sembrare una velina?". Un colpo basso al suo orgoglio ed alla sua intelligenza. Una vera operazione di contro-informazione.
Ma che fatica! Uff...
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#7 don Marco 2011-07-27 22:38
Citazione Alberto Masala:
Esatto Michela, ad avercene! Considero questa una non sottovalutabile battaglia culturale che agisce in un settore dove domina la becera volgarità: la comunicazione basilare, la pubblicità.
Chi, come me, non ne è attratto, anzi... subisce e ne è fortemente infastidito, si sente spesso una vittima senza speranza. Ti attaccano fin dentro casa. Sono arrivato al paradosso di RIFIUTARE tutti quei prodotti che mi vengono proposti con la pubblicità. Anche se potrebbero forse convenirmi.
Se invece la pubblicità, come in questo caso, stimolasse la mia intellettività, ne sarei certamente attratto e penserei che quei signori è proprio me che stanno cercando...
Come quella sera da Odradek (bellissima, commovente, uno dei miei migliori ricordi con te). Chi rimase non si pentì di averlo fatto.

Ergo: chi lancia un messaggio sa in partenza di operare in modo selettivo.

Ma la lotta è durissima:
È ciò che cercavo di spiegare a mia figlia quando, quindicenne carina e nel fiore del suo big-bang ormonale, usciva di casa (per andare a prendere un treno, dunque in stazione! non so se mi spiego...) s-vestita in maniera molto provocante. Era senz'altro la sua sfida al mondo, la sua gratificante ricerca di rassicurazioni nel sentirsi improvvisamente al centro dell'attenzione, e così via... Le spiegavo il rapporto fra messaggio e risposta, fra fiore ed ape, vespa ed orchidea, ecc... Nemmeno col terzo principio della dinamica (ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria) ottenni grandi risultati. La mia traduzione era: se ti vesti in modo volgare, attiri l'aggressività di persone volgari (cosa che, conoscendola, lei non gradiva). Ma rischiavo di essere preso per moralista. E di dover combattere contro un mondo che invece chiede alle adolescenti di essere lolite senza cervello. Stava misurando le proprie forze. Infatti mi diceva: “So difendermi”.
L'unico argomento con cui ottenni un risultato fu quando pronunciai la magica frase:"Perché vuoi sembrare una velina?". Un colpo basso al suo orgoglio ed alla sua intelligenza. Una vera operazione di contro-informazione.
Ma che fatica! Uff...


ottimo questo post... piace anche a me decontestualizzare...
bella anche l'esperienza personale di Alberto Masala...
se le dico io, certe cose, mi dicono che sono un prete bacchettone, che la Chiesa è retrograda etc...
Valle a capire le persone...
Sarà il caso di decontestualizzare strategicamente anche la morale per riportarla nell'alveo del pensiero e non esclusivamente dell'azione?
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#8 Marcantonio 2011-07-28 10:22
molto bello il sistema di proposta del messaggio, peccato per randomaccesslife.blogspot.com/2011/07/dormire-sognare-forse.html#links l'errore ortografico
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#9 Fiammetta 2011-07-29 16:25
Non ho parole se non "geniale". Sarebbe bello poter pensare che il messaggio sia rivolto ad una stretta cerchia di eletti, e per questo manchi di culi femminili in bellavista, ma capisco che non sia così.
Riguardo a quella bellissima serata nella cripta di Odradek io c'ero, e l'unico elemento poco terreno era quell'extraterrestre di mio figlio, da me allattato a dismisura pur di sentire in pace Michela e Alberto.
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#10 Alberto Masala 2011-07-30 11:23
Citazione don Marco:
[quote name="Alberto Masala"]
ottimo questo post... piace anche a me decontestualizzare...
bella anche l'esperienza personale di Alberto Masala...
se le dico io, certe cose, mi dicono che sono un prete bacchettone, che la Chiesa è retrograda etc...
Valle a capire le persone...
Sarà il caso di decontestualizzare strategicamente anche la morale per riportarla nell'alveo del pensiero e non esclusivamente dell'azione?



ALT... don Marco! un momento...
partiamo da presupposti diversi:
io non ho alcuna morale e considero ogni forma morale (transitoria per sua definizione intrinseca) come appendice di un sistema di potere. La morale fa parte del sistema di tecniche del controllo sociale e della sua riproduzione. Ogni morale coincide col potere che la codifica.
Sono fiero di essere un AMORALE consapevole e convinto.
Ma ho un'Etica - ed è questa che mi conduce e che cerco di testimoniare con i miei comportamenti.
La differenza fra Morale ed Etica esiste:
l'etica è un processo in formazione che viene acquisito liberamente.
La morale si pone (come l'ideologia) nella falsa condizione di enunciare principi immanenti e, peggio, assoluti.
I peggiori crimini dell'umanità sono stati commessi in nome di principi morali-
IO COMBATTO CONTRO OGNI FORMA MORALE
(e non mi si venga fuori con quei bigotti di Kant ed Hegel... o Bergson e Schopenhauer... ecc...)
Né si dica che mos ed ethos significano la stessa cosa...il concerro astratto di libertà ed il gesto concreto di liberazione.
Fra questi due rwemini corre la stessa distanza che si frappon tra
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#11 Alberto Masala 2011-07-30 11:25
errata corrige

il computer salta e fa scherzi nel digitare
la frase era:

Né si dica che mos ed ethos significano la stessa cosa...
Fra questi due termini corre la stessa distanza che si frappone tra il concetto astratto di libertà ed il gesto concreto di liberazione.
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#12 don Marco 2011-07-30 16:15
Citazione Alberto Masala:
errata corrige

il computer salta e fa scherzi nel digitare
la frase era:

Né si dica che mos ed ethos significano la stessa cosa...
Fra questi due termini corre la stessa distanza che si frappone tra il concetto astratto di libertà ed il gesto concreto di liberazione.


Caro Alberto...
Quanto spavento ho generato in lei?
Checché ne dica, ho ragione di pensare che la sua etica, anche quella che vorrebbe insegnare e trasmettere (persino con sottili tattiche psicologiche che giocano sull'amor proprio, nelle quali casca la sua figlia quindicenne) alla sua figlia, ebbene la sua etica discende dalla sua morale...
Con rispetto e senza volerla spaventare ulteriormente tanto da tirar fuori un apparato critico degno non già di Hegel o Bergson, ma dico anche solo di Gadamer... la saluto!
don Marco
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