tv & spot

illogico

Vorrei conoscere il copy che ha pensato la campagna pubblicitaria anti-Dio che viaggerà sugli autobus di Genova (non a caso la città di Bagnasco). Lo slogan recita "La cattiva notizia è che Dio non esiste. La buona è che non ne hai bisogno". L'ha pagata la UAAR, l'Associazione Atei Agnostici Razionalisti di cui fanno parte Margherita Hack e Piergiorgio Odifreddi. Una cosa però non l'ho capita: se non ho bisogno di Dio, perché il fatto che non esista dovrebbe essere una cattiva notizia?
Quando qualcuno scomoda la Ratio per infilarsela nella ragione sociale, il minimo che gli si chiede è la coerenza logica.

(scritto per l'Arborense)

Vado sempre volentieri al supermercato, anche quando non devo comprare niente. Guardare come si comporta la gente con un carrello in mano è una scuola di antropologia formidabile, e aiuta a capire un sacco di cose utili anche fuori dal supermercato. Per esempio io fino a un certo punto della mia vita sono stata convinta che per tutti gli oggetti in vendita esistesse una specie di torta chiamata “mercato”, e che ciascun prodotto in questo mercato avesse una piccola fetta costituito dai gusti di qualcuno. Il compito delle aziende nella mia ricostruzione era quello di scoprire dove stesse nascosta questa fetta di mercato abitata da potenziali clienti, e poi sparargli la pubblicità per sollecitarli all’acquisto. Tutto scorrevole.
Ma tra gli scaffali del supermercato ci si accorge che questa cosa non è sempre vera, specialmente per i prodotti di prima necessità, come passata di pomodoro, carta igienica o acqua. Su ogni scaffale ci sono tante marche di questi prodotti, alcune pubblicizzate e altre ignote, che hanno tra di loro prezzi anche piuttosto diversi. Uno potrebbe pensare che siano di qualità differente, però andando a leggere le etichette piccole si scopre con facilità che non solo non ci sono differenze, ma che più salse sono prodotte spesso dalla stessa ditta, che le infila in confezioni differenti e le mette in vendita a prezzi diversi.
Sembra suicida, farsi concorrenza da soli sullo stesso scaffale.
La nuova Unità di Concita de Gregorio esce in edicola il 25 ottobre.
Faccio gli auguri, con la speranza che il formato della testata non sia stato ridotto solo per venire incontro alle capacità creative di Oliviero Toscani.
trentanni fa oggi
cani di altre dimensioni
(scritto per Epolis del 16 ottobre 2008)

Negli anni ottanta impazzivo per una serie tv che si chiamava “Ai confini della realtà”, e raccontava di un mondo parallelo al nostro, analogo ma non proprio uguale, dove i protagonisti a volte finivano per sconfinare, scoprendo a proprie spese il  volto alieno e misterioso del verosimile. Era ottima fantascienza,  e mi rammaricai quando la serie ebbe termine. Poi per fortuna ha cominciato ad andare in onda il Tg4, un programma delle reti Mediaset ispirato allo stesso format. Dopo averlo inizialmente confuso per un telegiornale, molti orfani del telefilm americano hanno capito che si trattava in realtà di un seguito della vecchia serie televisiva, ambientato però in Italia. Nella nuova versione il protagonista, un giornalista dal significativo cognome di Fede, finge di trasmettere da una dimensione parallela alla nostra, da un mondo analogo, ma non proprio uguale, dove succedono cose del tutto verosimili, ma diverse.  Per esempio, mentre da noi le borse mandano in fumo milioni di risparmi, il servizio di apertura del Tg4 parla invece per venti minuti dell’amicizia fraterna tra Berlusconi e Bush. Nel mondo parallelo da cui trasmette il protagonista della serie, Vittorio Feltri è l’unico opinionista disponibile, il razzismo non è altro che l’invenzione di una certa sinistra, e c’è sempre una cagnetta che fa qualcosa di commovente da raccontare in chiusura dell’edizione. Delle molte cose che succedono da noi, il Tg4 non racconta niente, oppure le presenta in modo che sembrino successe in modo diverso, tanto che a volte è difficile accorgersi del confine tra la fiction e la realtà. La bravura degli sceneggiatori della serie consiste proprio in questo: far capire a chi guarda che basta poco per vivere in una dimensione essendo convinti di stare vivendo nell’altra.
Twitter non risponde in questo momento
Twit twit... ops! Qualcosa è andato storto, prova più tardi!
1 Jan 1970
1 Jan 1970
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"Gramsci è intellettualmente sexy" (Salone del libro 2011, Odio gli indifferenti)

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