gototopgototop
Parzialmente nuvoloso

Cabras

28°C

Parzialmente nuvoloso

Umidità: 58%

Vento: NO a 14 km/h

di diritti

Edit

Amount of short articles:

Amount of articles links:

You can order sections with dragging on list bellow:

  • di diritti
Salva
Cancella
Reset

bioetica

Nell'ora della nostra vi

Image - Nell'ora della nostra vi

Eluana Englaro. Ogni giorno ho guardato i tg, letto i giornali, le interviste, gli approfondime

Domenica, 8 Febbraio 2009 Commenti

generi

La prima pietra

Image - La prima pietra

Questo articolo di Giulia Blasi è apparso sul sito sorelleditalia.net. Lo condivido fino all'ultim

Lunedì, 30 Agosto 2010 Commenti

lgbt

Fermo al tuo posto

Image - Fermo al tuo posto

scritto per Tiscali Roma, due gay aggrediti a bottigliate perché stavano mano nella mano; l’ag

Giovedì, 27 Agosto 2009 Commenti

di diritti

Questo articolo di Giulia Blasi è apparso sul sito sorelleditalia.net. Lo condivido fino all'ultima parola.

Sakineh Mohammadi Ashtiani è solo l’ultima di una lunga serie di donne che rischiano di morire a causa del sesso. Per averlo fatto, essere state sospettate di averlo fatto, avere ispirato pensieri sessuali, o semplicemente perché sono donne, e le donne servono a quello, punto. Nel caso specifico, il rischio per lei è di inserirsi nell’enorme archivio delle lapidate per adulterio. La pena, per chi non lo sapesse, funziona così: si viene interrate fino al collo, e poi colpite ripetutamente con sassi e pietre fino alla morte.

La comunità internazionale non è costante sulla questione, ma si muove se un caso specifico riesce ad arrivare all’attenzione dei media. L’obiettivo è mobilitare le coscienze contro gli abusi di un paese teocratico, dando ripetutamente segnali di solidarietà nei confronti di persone che rischiano di morire per qualcosa che in Occidente viene considerata una libertà personale inviolabile. Firmare l’appello di Amnesty International non costa nulla ed è un piccolo contributo a far sentire la propria voce.

Il rischio, in questi casi, è di scaricare la colpa sulla religione islamica tout court, piuttosto che sull’uso distorto che se ne fa a scopi politici. Un po’ come quando si scarica ogni responsabilità per quello che in Italia non funziona sul cattolicesimo, identificandolo nella Santa Alleanza fra governo e gerarchie vaticane. Prima ci rendiamo conto che il Vaticano agisce secondo politiche che non hanno nulla a che vedere con la fede cristiana, meglio è per tutti. Tuttavia, la questione è seria, e andrebbe discussa prima di tutto con chi, per cultura, discendenza o scelta personale, ha abbracciato la fede islamica. Le donne, in particolare.

Nelle foto che circolano di lei, Sakineh Mohammadi Ashtiani indossa il velo. Non voglio fare il discorso massimalista del velo come repressione della donna, Islam cattivo occidente buono buu. Vorrei che chi lo indossa, per prima, si rendesse conto che fra nascondersi all’occhio del maschio ed esibirsi per il maschio non c’è la minima differenza: sono due opposti che si toccano, è la relativizzazione del sé rispetto al giudizio dell’altro. Ieri ero in un centro commerciale, vicino a me da Zara una donna in niqab guardava i vestiti con interesse.

Ogni volta che mi succede provo un senso di vergogna, come se il mio stare scoperta fosse impudente. Allora mi fermo a riflettere sull’origine di questa insensata vergogna, che un uomo non prova mai: un uomo non si sentirà mai squadrato con desiderio o astio, non avrà mai la sensazione di essere troppo coperto o troppo poco, di esibire parti del corpo giudicate provocanti o di doverle coprire per non attirare l’attenzione. Il niqab è dentro di me nel momento in cui qualcuno mi fissa con insistenza, perché fissare le donne con insistenza è considerato normale, perfino complimentoso. Si dà per scontato che ogni centimetro di pelle esibito sia un invito esteso all’universo maschile nella sua interezza, prendete e mangiatene tutti. Per alcune lo è. Per altre, moltissime altre, no.

Ovviamente è più semplice cedere e coprirsi che vestirsi come si preferisce e rivendicare il proprio diritto a non essere considerate demanio pubblico. Chi porta il velo tratta il suo corpo come un territorio da difendere, recintato da un pezzo di stoffa che ne garantisce l’inviolabilità. Non mi scopro, quindi tu non hai il diritto di considerarmi provocante e di giudicarmi in quanto tale. Si pretende così di tagliare il sesso fuori dall’equazione dei rapporti sociali, con il risultato invece di vederlo incombere su tutto. Ogni contatto fra estranei diventa potenzialmente sessuale, o interpretabile come tale. L’idea stessa del sesso è condannata e condannabile. Figuriamoci la sua applicazione.

E crediamo davvero che questo non ci riguardi? Ogni volta che giudichiamo la condotta sessuale di una donna da quello che indossa, anche noi diamo il nostro contributo a una forma di repressione. Ogni volta che usiamo la condotta sessuale, effettiva o presunta, di una donna per disprezzarla. Ogni “troia” che ci scappa di bocca è una pietra.

Firmiamo per Sakineh Mohammadi Ashtiani. Rispettiamo la libertà delle nostre vicine.

C'è una giustissima polemica e relativa denuncia all'istituto per l'autodisciplina pubblicitaria sull'offensiva campagna di reclame dei pannelli solari che dalle strade di Milazzo strilla "montami a costo zero" giocando con l'equivoco di una fanciulla discinta messa a quattro zampe proprio sul pannello, casomai al passante fosse sfuggito il fine doppio senso.

Ieri però ne becco una esattamente speculare dove lo stesso equivoco, in versione leggermente più romantica, viene creato al maschile. Rivista femminile di grande diffusione, pubblicità della Harmony, bellissimo modello adagiato sul cuscino, bollino rosa che strilla TUO A SOLI € 6,40 e il testo in basso che specifica: "Lo incontri nei migliori supermercati, in edicola o navigando su internet. Lo prendi e lo porti a letto quando vuoi. E' il tuo romanzo Harmony."

Qualcuna ha sporto denuncia?

Strani giorni viviamo, se una giornalista brava come Federica Sgaggio può pensare una cosa come questa e non vederci nulla di stonato:

Nesso di causalità
Se nel caso di una violenza sessuale io scrivo nel pezzo che la donna violentata portava una gonna corta, mi sembra che – se effettivamente la portava, è chiaro – di dire semplicemente la verità.
Altra cosa – e mi sembra patente – sarebbe stato se avessi scritto che la donna violentata aveva provocato lo stupratore perché portava la gonna corta.

Poiché credo che nel caso di un incidente stradale nessun giornalista scriverebbe mai "investita donna sulle strisce, portava la gonna corta" - anche se effettivamente la portava, è chiaro -  il fatto di specificarlo dando una notizia di stupro sottintende una correlazione tra i due dati; se non è rilevante portare la gonna corta mentre si viene investite, in questo modo lo diventa se si viene violentate. Non c'è bisogno di esplicitarlo, l'accostamento tra le due informazioni genererà spontaneamente nel lettore l'associazione, e un giornalista lo sa.
Chiunque usa le parole per mestiere lo sa, ma sarebbe bene che lo sapessero anche gli altri.

Pensa a una ragazza banale da tutti i punti di vista, senza interessi, senso dell’umorismo o particolari talenti, se si esclude una rara propensione a fare cose stupide. Immagina che questa sintesi di ogni mediocrità attiri inspiegabilmente l’interesse di un uomo sopra la media, e che lei manifesti un'ombra di personalità solo nel ricambiarlo. Ipotizza che da quel momento lei viva in funzione di quell’uomo, in assenza del quale si limiti a guardare per mesi un punto fisso o tentare fantasiosi suicidi. Trastullati con l'idea che questa ragazza sia capace solo di ficcarsi in casini enormi, ma poi non riesca mai a tirarsene fuori se non arriva lui a salvarla. Fa in modo che questa relazione determini per lei un continuo stato di pericolo fisico, e che la minaccia principale sia costituita proprio dall'uomo che l'ha scelta, che la ferisce di continuo "ma non voleva". Considera come normale l'idea che per stargli accanto lei debba soffrire, ed enfatizza questo concetto disegnandola come un agnello sacrificale, talmente consapevole di essere priva di senso proprio da mostrarsi pronta a buttare a mare famiglia, affetti e la vita stessa pur di non separarsi da lui. E se ti va di immaginare che quest'uomo nel tempo possa anche non essere sempre lo stesso, fa comunque in modo che una presenza maschile con le stesse caratteristiche appaia indispensabile affinché la ragazza manifesti un qualunque stimolo alla vita.

Poi rifletti sul fatto che questo è il modello femminile di Twilight che sta facendo impazzire le ragazzine e le loro madri.

Blocco del traffico nel quadrato centrale di Parigi, probabilmente per un incidente. Dico al tassista che il mio volo è sul filo di lana e se non riesce a uscirne mi conviene la metro. Lui annuisce e scende dall'auto per andare a trattare con la giovane vigilessa bionda che governa con mollezza l'ingorgo davanti a noi. Evidentemente però la conversazione non va nel verso desiderato, perchè il tipo se ne torna in macchina e proclama rassegnato verso di me:

Rien a faire, madame: elle est blonde!