Parzialmente nuvoloso

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Parzialmente nuvoloso

Sa Filonzana - figura tradizionale del carnevale sardo che rappresenta Atropo, la parca che recide la vita umana
Eluana Englaro.
Ogni giorno ho guardato i tg, letto i giornali, le interviste, gli approfondimenti, le dichiarazioni e le sentenze. Ho comprato perfino il libro di Beppino, per capire. Ma non ho detto mai una parola su Eluana, non sono andata con Ferrara a bottigliare il Duomo, nè ho aderito alle isteriche petizioni qui e per fare di questa vicenda una battaglia ideologica o istituzionale. Adesso che Eluana è all’atto finale della sua vicenda, una riflessione mi si impone. Dal suo punto di vista Beppino Englaro ha fatto la cosa che riteneva giusta. Non lo giudico per questo,  ma sono convinta che l’ambito su cui si può sospendere il giudizio debba finire nel punto esatto in cui il suo dramma diventa paradigma del nostro.
Quello che Beppino Englaro ha fatto è di una gravità assoluta, e cambierà inevitabilmente il rapporto di ciascuno di noi con la propria fine, perché è il concetto stesso di fine che è stato cambiato dal suo gesto: Eluana sarà uno spartiacque, dopo di lei sarà molto più difficile sostenere che la vita umana non è solo attività consapevole. Che questa vicenda sia stato un catalizzatore delle nostre ossessioni è evidente: nell’ultima settimana ben tre persone amiche mi hanno consegnato una specie di testamento biologico, pregandomi di sopprimerle, piuttosto che far loro fare “la fine di Eluana” (ironico, quando la fine di Eluana invece è proprio quella). Sull'onda dell'emotività, a qualcuno ho anche promesso che lo farò, come Mina Welby promise a Piergiorgio. Al momento giusto però Mina non c’è riuscita a mantenere la promessa, e credo che non ci riuscirei nemmeno io. Mi dicono che su YouTube si moltiplicano analoghe dichiarazioni filmate, e questo non fa che confermare che quello che è successo alla figlia di Englaro non è solo un caso privato, ma innanzitutto uno psicodramma nazionale. La paura che ciascuno ha della malattia e del dolore fisico si è proiettata su questa ragazza ad un punto tale che molti si sono dimenticati che Eluana non era affatto malata, e non aveva alcun dolore fisico. Il terrore di sopravvivere grazie a una macchina come Welby ci ossessiona tutti, ma forse non tutti gli ossessionati sanno che Eluana in realtà non era attaccata a nessuna macchina. Non era un’agonizzante, né era quello che si può definire vita terminale: apriva gli occhi ogni giorno, poteva stare seduta e il corpo seguiva i suoi ritmi biologici senza forzatura. La sua sopravvivenza dipendeva solo - attraverso un comune sondino applicato giusto il tempo della sua funzione - dall’idratazione e dall’alimentazione, esattamente come quella di ognuno di noi. Mi rendo conto che per molti di noi quella sarebbe già una morte, e non lo contesto, perché non sono una fautrice della vita a tutti i costi; sono anzi convinta che ciascuno debba avere il diritto di decidere liberamente fino a che punto può o non può sopportare. Ma questo caso mi atterrisce proprio perché rappresenta la negazione di questo sperabile diritto. Non è stato il dolore di Eluana a fare la differenza. Non è stata la sua inequivocabile ed esplicita richiesta, che era e resta presunta. Non è Eluana che ha deciso, ma suo padre e i giudici sulla base di una presunzione di volontà, peraltro non contestuale. Questo è un fatto nuovo nel nostro ordinamento, ed è un fatto nuovo anche per le nostre coscienze. Con motivazioni di volontà presunta un soggetto che non era il diretto interessato ha chiesto e ottenuto l’interruzione di un’esistenza umana, e questo, per quanto il singolo caso sia straziante nella sua tragicità, costituisce un precedente pesante con cui rischiamo di fare i conti tutti, volenti o più probabilmente nolenti.
Colgo l’occasione, visto che va di moda, di chiedere la cortesia, casomai si verificasse il caso, di non sospendermi l’assistenza vitale se non sono io a chiederlo. Grazie.

Commenti  

 
#1 guglielma 2009-02-08 13:34
Ogni visione è legittima,però unpunto è sacrosanto: c'è una sentenza definitiva passata in giudicato che all'ultimo momento il governo non vuole riconoscere.
Io non voglio che si giochi con me stessa.
Se sono in mezzo al guado, preferisco mi si lasci andare.
E' vero, in questi giorni si parla di tabù per lo più rimossi: il dolore, la malattia e la morte,ma fanno parte di noi.
Un 'ultima cosa: al di là delle convizioni personali di ciascuni, tutta la vicenda si è svolta in modo LEGALE.
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#2 Michela Murgia 2009-02-08 13:45
Guglielma, sul piano meramente giuridico quello che si contesta è proprio la legittimità di una sentenza proclamata in uno stato di vuoto normativo in tema di testamento biologico; in questo vuoto i giudici hanno accostato per analogia il rifiuto delle cure garantito dalla Costituzione alla volontà - passata, generica e non scritta - di Eluana di rifiutarle. Ma il nostro ordinamento non è quello britannico della common law, non sono i giudici con le loro sentenze a fare la giurisprudenza, ma il Parlamento. In questo specifico caso il Parlamento credo possa eccepire di essere stato preceduto, e la questione che le motivazioni per cui lo fa mi facciano schifo non cambia il dato che questo è quello che è successo. La realtà è che sulla base di una volontà presunta è stata interrotta l'alimentazione, quindi NON la cura, tecnicamente parlando, a meno che non si voglia considerare la sopravvivenza stessa in quello stato una malattia, ma qui si spalancano abissi.
E' interessante leggere la sentenza, credo.
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#3 dorian 2009-02-08 13:57
Poi prometto che leggerò la sentenza.
Concordo che una ricostruzione post hoc di una volontà presunta sia molto problematica. Poi vedrò come si sia riuscito a dare validità giuridica a tale ricostruzione. Scientificamente, a mio modesto parere, non vedo come ci si possa arrivare.

Penso che si debba avere la possibilità di dare un consenso informato. Cioè: se dico che voglio che si stacchi tutto sono consapevole del fatto che se poi dovessi cambiare idea non potrò farlo. Con questa consapevolezza do l'ok o non lo do. D'altronde mi sembra però francamente che la maggiore età (18 anni) sia ancora poco per avere una lucidità simile. A 18 anni stiamo appena iniziando l'università e oggi troppo spesso siamo tutto fuorché adulti. Farei in modo che la possibilità di prendere una decisione così estrema sia data diciamo dai 25 in su (poi sull'età minima si potrebbe discutere, ma non certo dai 18 in my opinion).

Resta secondo me un'ultima considerazione. Noi magari non sapevamo di questa vicenda englaro. Ma chi fa politica sì. C'è stato tutto il tempo per fare una legge, mentre le varie sentenze andavano avanti. Perché svegliarsi solo ora? Si faccia pure la legge, ma secondo me ormai si lasci in pace il padre della ragazza, non ci si accanisca contro di lui. Ha voluto rendere questo suo gesto pubblico, un atto politico. Non c'è mai stata alcuna azione concreta. Ciò che sta accadendo ora mi sembra quasi (ma non ne sono certo, da qui il verbo 'sembra' e il 'quasi') sciacallaggio.
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#4 Francesco 2009-02-08 14:02
Scusa, Michela, ma non capisco la tua riflessione. Rimanendo sul piano giuridico, quello che tu poni (non tocchiamo gli altri...), i giudici hanno dovuto decidere sulla base di un vuoto normativo e per associazione ad altre leggi e situazioni analoghe. Perchè questo dovrebbe ora creare uno spartiacque? Se finalmente il Parlamento farà una legge su questo tema, sarà questa vincolante e a fare giurispudenza, o no?
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#5 Michela Murgia 2009-02-08 14:19
Lo spartiacque infatti non è giuridico, Fra, ma emotivo, culturale, sociale. Diciamo che è uno spartiacque 'di consenso'. Se cinque anni fa avessi fatto per strada a chiunque la domanda 'Vorresti che qualcuno ti sospendesse l'acqua e il cibo quando non puoi decidere?', la maggioranza ti avrebbe detto sicuramente di no. Oggi invece tantissime persone che probabilmente prima non si erano poste il problema, o non l'avrebbero affrontato così, sono state obbligate dalla spettacolarizzazione ideologica di questa vicenda a considerare lo stato vegetativo permanente come un'agonia insostenibile a cui permettere addirittura che sia un altro a porre "legalmente" termine.
Da questo punto in poi ogni confronto serio da cui avrebbe potuto partire l'elaborazione normativa sarà fortemente condizionato dallo tzunami emotivo che nella testa della gente ha distorto la realtà dei fatti. Li ha distorti tanto chi ha lasciato credere che Eluana sia attaccata a una macchina che la tiene in vita, mentre non è vero, e li distorce con estremo cattivo gusto chi afferma che Eluana può addirittura fare figli, probabilmente senza sapere che diverse donne morte mentre erano in gravidanza l'hanno comunque portata a termine, e non per questo erano da considerarsi vive.
Lo spartiacque è di senso, perché se oggi chiedessi per strada a qualcuno 'se fossi come Eluana, vorresti che ti sospendessero l'alimentazione?', il 61% risponderebbe di sì. Eppure è la stessa identica domanda di prima.
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#6 Giulia 2009-02-08 14:58
Io ho, ho sempre avuto e avrò sempre un terrore cieco della morte, perché non essendo credente temo il momento in cui si spegnerà la luce. Ma temo molto di più (MOLTO) l'idea che la luce rimanga mezza accesa e mezza spenta, e che io - o quello che resta di me - sia ridotta a un cactus.
Mia madre mi racconta spesso di come gli anziani in demenza che cura arrivino al punto di serrare i denti per rifiutare il cibo. Vogliono morire, non perché siano malati, ma perché sono stanchi, vecchi, e non hanno più la forza di vivere. E sono vigili, se non lucidi. A quel punto: sondino nasogastrico, PEG, alimentazione forzata a oltranza, piaghe, e poi finalmente un giorno l'ultima lampadina si spegne.
Posso avere il diritto di chiedere che questo non mi venga fatto, né ora che sono giovane, né più avanti quando giovane non lo sarò più? Posso avere il diritto di chiedere che, ad esaurimento del mio cervello cosciente, io venga lasciata andare senza drammi, perché me ne ritorni da dove sono venuta?
Io credo di sì. Ma altri credono di no. Questi altri, sfortunatamente, stanno usando questa assenza di scelta come un grimaldello per scardinare il Presidente della Repubblica, e instaurare una bella repubblica teocratica fondata sul partorirai con dolore, preferibilmente quando sei priva di coscienza.
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#7 Francesco 2009-02-08 15:05
Ok, ho capito la distinzione, ma non condivido le tue conclusioni. Sarò cinico, ma non mi pare che il caso Welby, ad esempio, abbia spostato più di tanto la percezione degli italiani su questo tema, così come non credo lo farà il caso Englaro. Sì, lo so, ci sono i sondaggi, ma vogliamo discutere a partire da questi? Una delle questioni mi pare la mancanza di riferimenti legislativi, fare ora una legge in fretta e furia, su temi così delicati, proprio sull'emotività della soluzione, questo mi sembrerebbe la cosa peggiore.
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#8 Michela Murgia 2009-02-08 15:08
Ju, io sto dicendo che considero un diritto il tuo affermare che non ce la fai più, e bada che questa posizione è quanto di più lontano da quella della Chiesa ci possa attualmente essere.
Ho sostenuto e continuo a sostenere che quello di Welby fosse un caso molto chiaro dal punto di vista etico.

Ma Eluana è tutt'altro. Non c'è lucidità, non c'è espressione contestuale, non c'è volontà esplicita. E io francamente, per quanto mi possa far paura finire in quella medesima condizione, non posso proiettare questo terrore (e conseguente volontà di farla finita) addosso a lei. Beppino Englaro a mio parere sta compiendo un arbitrio notevole. Sul piano morale riguarda lui, sul piano legislativo ci riguarda tutti, perché è pericolosissimo aver portato un giudice a dire che un altro può decidere per te sulla base di una frase detta anni e anni prima in un contesto completamente diverso dal presente.
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#9 Michela Murgia 2009-02-08 15:23
Magari, Fra. Io resto convinta che il concetto di vita stia cambiando, perché anche a causa di casi come quello di Englaro sempre di più i discorsi si spostano dal piano ontologico alle sue opinabilissime sfumature qualitative. Anche il giornalaio oggi ti parla di vita 'degna di essere vissuta', o di 'qualità della vita'. Lo stesso Englaro non afferma Eluana come morta, ma che non avrebbe mai voluto 'vivere così', e perciò va 'liberata'. Sono parole forti, lasciano impronte profonde nell'immaginario, e fanno sì che concetti che fino a ieri appartenevano ai dibattiti filosofici, oggi siano sulla bocca di persone con molti meno strumenti per organizzarsi un'etica che non abbia radici in pancia.
Per questo spero che una normativa in questo campo non passi mai per un referendum.
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#10 dorian 2009-02-08 16:50
Appunto, non è stata contestato nel ricorso alla cassazione (forse perché non si poteva? boh) la ricostruzione della volontà della donna ('La procura di Milano non ha, per altro, più investito la condizione relativa alla ricostruzione della volontà presunta di Eluana Englaro (di cui non ha quindi contestato la conformità all'istanza del tutore, condivisa dal curatore speciale, nel senso della contrarietà ad una sua sopravvivenza meramente biologica)' - pag. 13.

occorrerebbe vedere la ricostruzione di questa volontà nella sentenza della corte d'appello, la quale immagino però sia un po' più lunga delle 21 pagine di quella della cassazione.
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#11 Michela Murgia 2009-02-08 17:01
Dorian, non si può non vedere nella sentenza un tentativo di venire incontro alla sofferenza del singolo padre Beppino Englaro. Questo si può pure capire, ma fino a un certo punto, perché si è trascurato del tutto il fatto che questo caso, essendo capofila su un tema etico rovente, sarebbe stato trattato come icona.
Di fatto la sentenza stabilisce anche qualcosa di più della validità di una volontà trascorsa e non scritta; facendo riferimento alle norme contro l'accanimento terapeutico, afferma di fatto che anche acqua e cibo sono 'terapie'. A me questo sembra molto grave, perché il passo successivo è dire che le persone in stato vegetativo senza speranza di miglioramento possono essere soppresse con o senza la loro volontà esplicita, dato che il solo fatto di dar loro cibo e acqua costituisce accanimento terapeutico.
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#12 don Marco 2009-02-08 17:04
Michela, per analogia, ammesso e non concesso che ciò che succede ad Eluana si possa definire un caso di accanimento e di prolungamento artificiale della vita, per analogia, questo è ciò che dice la Comgregazione per la Dottrina della Fede in merito all'eutanasia.
Non spetta solo al malato, ma anche al tutore e ai familiari, nel caso in cui egli non abbia lasciato detto nulla.
Il Magistero sembra essere persino più largo delle leggi civili.

L’USO PROPORZIONATO DEI MEZZI TERAPEUTICI

È molto importante oggi proteggere, nel momento della morte, la dignità della persona umana e la concezione cristiana della vita contro un tecnicismo che rischia di divenire abusivo. Di fatto, alcuni parlano di “diritto alla morte”, espressione che non designa il diritto di procurarsi o farsi procurare la morte come si vuole, ma il diritto di morire in tutta serenità, con dignità umana e cristiana. Da questo punto di vista, l’uso dei mezzi terapeutici talvolta può sollevare dei problemi.

In molti casi la complessità delle situazioni può essere tale da far sorgere dei dubbi sul modo di applicare i principii della morale. Prendere delle decisioni spetterà in ultima analisi alla coscienza del malato o delle persone qualificate per parlare a nome suo, oppure anche dei medici, alla luce degli obblighi morali e dei diversi aspetti del caso.

Ciascuno ha il dovere di curarsi e di farsi curare. Coloro che hanno in cura gli ammalati devono prestare la loro opera con ogni diligenza e somministrare quei rimedi che riterranno necessari o utili.

Si dovrà però, in tutte le circostanze, ricorrere ad ogni rimedio possibile? Finora i moralisti rispondevano che non si è mai obbligati all’uso dei mezzi “straordinari”. Oggi però tale risposta, sempre valida in linea di principio, può forse sembrare meno chiara, sia per l’imprecisione del termine che per i rapidi progressi della terapia. Perciò alcuni preferiscono parlare di mezzi “proporzionati” e “sproporzionati”. In ogni caso, si potranno valutare bene i mezzi mettendo a confronto il tipo di terapia, il grado di difficoltà e di rischio che comporta, le spese necessarie e le possibilità di applicazione, con il risultato che ci si può aspettare, tenuto conto delle condizioni dell’ammalato e delle sue forze fisiche e morali.

Per facilitare l’applicazione di questi principii generali si possono aggiungere le seguenti precisazioni:

- In mancanza di altri rimedi, è lecito ricorrere, con il consenso dell’ammalato, ai mezzi messi a disposizione dalla medicina più avanzata, anche se sono ancora allo stadio sperimentale e non sono esenti da qualche rischio. Accettandoli, l’ammalato potrà anche dare esempio di generosità per il bene dell’umanità.

- È anche lecito interrompere l’applicazione di tali mezzi, quando i risultati deludono le speranze riposte in essi. Ma nel prendere una decisione del genere, si dovrà tener conto del giusto desiderio dell’ammalato e dei suoi familiari, nonché del parere di medici veramente competenti; costoro potranno senza dubbio giudicare meglio di ogni altro se l’investimento di strumenti e di personale è sproporzionato ai risultati prevedibili e se le tecniche messe in opera impongono al paziente sofferenze e disagi maggiori dei benefici che se ne possono trarre.

- È sempre lecito accontentarsi dei mezzi normali che la medicina può offrire. Non si può, quindi, imporre a nessuno l’obbligo di ricorrere ad un tipo di cura che, per quanto già in uso, tuttavia non è ancora esente da pericoli o è troppo oneroso. Il suo rifiuto non equivale al suicidio: significa piuttosto o semplice accettazione della condizione umana, o desiderio di evitare la messa in opera di un dispositivo medico sproporzionato ai risultati che si potrebbero sperare, oppure volontà di non imporre oneri troppo gravi alla famiglia o alla collettività.

- Nell’imminenza di una morte inevitabile nonostante i mezzi usati, è lecito in coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all’ammalato in simili casi. Perciò il medico non ha motivo di angustiarsi, quasi che non avesse prestato assistenza ad una persona in pericolo.

ecco la norma
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#13 Michela Murgia 2009-02-08 17:12
Don Marco, grazie di aver postato la norma della Chiesa in merito. La conoscevo, e la condivido in ogni riga, cosa che con i documenti ufficiali non è che mi succeda con tutta questa frequenza :P
L'avrei anche citata se pensassi che il caso di Eluana rientra in quello specifico, ma secondo me non ci rientra per niente, a meno che non vogliamo appunto far rientrare l'alimentazione nell'elenco delle terapie (sarebbe interessante chiedersi cosa cura, a quel punto).

Lo è? Nel caso di Eluana lo era?
Affermare di sì, come ha fatto la Cassazione, significa mettere un mattone nuovo nella costruzione del tema, e apre parecchi orizzonti, molti dei quali inquietanti.
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#14 Francesca 2009-02-08 17:14
Cioè, il punto sarebbe che Eluana non ha lasciato scritto e depositato da un notaio la sua volontà su come comportarsi con lei in un caso analogo. Ebbene, è una vergogna che quest'uomo ci abbia messo 17 anni a riuscire a rispettare la volontà di sua figlia, che ama, e che persone e istituzioni che non la conoscono e certo non la amano ancora cerchino di impedirglielo. Questo non è un paese civile, la vita è mia, è un dono dei miei genitori, non di un dio, e se e quando non sarò più in grado di comunicare cosa, voglio, vorrei almeno che fossero le persone che meno mi conoscono e più mi amano a decidere per me, non la chiesa della maggioranza. Perché, Michi, per quanto ci giriamo intorno di questo si tratta. Altrimenti chiediamoci Perché ancora non abbiamo una legge sul testamento biologico. Perché?
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#15 Michela Murgia 2009-02-08 17:18
Hai perfettamente ragione, Francesca: perché se la volontà della figlia era quella, e la legge l'ha considerata l'argomento principe della sentenza a favore, il padre ha aspettato 17 anni per farla rispettare?
La risposta è: la sua speranza è stata più forte della volontà della figlia, ma adesso il rapporto di forza si è invertito. La chiave di comprensione di questa vicenda non è mai stata la volontà di Eluana, quanto quella di suo padre.
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#16 dorian 2009-02-08 17:19
Miche', pardon, ho letto solo ora il tuo commento al mio, nel frattempo ti scrivevo un'email in privato (dove credo si capisca che stavolta siamo abbastanza d'accordo)

ciao
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#17 Michela Murgia 2009-02-08 17:56
Fra, stavo ripensando alla cosa che hai scritto... perché ti ho dato ragione su una cosa, ma non ti ho smentito su un'altra, su cui invece non sono assolutamente d'accordo.
:
Questo non è un paese civile, la vita è mia, è un dono dei miei genitori, non di un dio, e se e quando non sarò più in grado di comunicare cosa, voglio, vorrei almeno che fossero le persone che meno mi conoscono e più mi amano a decidere per me, non la chiesa della maggioranza.


Mi tocca evidenziarti che c'è contraddizione in questa frase. Questo è un paese civile perché esiste una democrazia che, per citare Pericle, 'si chiama democrazia, poiché nell’amministrare si qualifica non rispetto ai pochi, ma alla maggioranza.'
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#18 dorian 2009-02-08 18:02
ho trovato una copia del decreto della corte d'appello (62 pagine) su:
www.personaedanno.it/.../011119_resource1_orig.pdf

adesso cerco dove viene ricostruita la volontà presunta preventivamente mi sembra interessante (poi lo rileggo meglio) pag. 31, ultimo capoverso + seguito a pag. 32

insomma, mi pare ammettano la possibilità del tutore di interrompere il trattamento anche in caso di impossibilità della ricostruzione della volontà quando tale trattamento possa essere considerato (cioè: è provato che sia) 'oggettivamente contrario alla dignità di qualunque uomo e quindi anche di qualunque malato incapace, o che sia aliunde non proporzionato, e come tale una forma di non consentito accanimento terapeutico, e quindi un trattamento in ogni caso contrario al 'best interest' del rappresentato' (pag. 33 terzultimo capoverso) in questo caso la Suprema Corte ha chiarito che l'alimentazione forzata non è accanimento, quindi si devono vedere le volontà.

potrebbe essere considerato tale nel caso ad esempio l'organismo non sia in grado di assimilare le sostanze oppure sopraggiunga uno stato di intolleranza rispetto a tale forma di alimentazione (pag. 34, penultimo capoverso)

ok si inizia la ricostruzione della volontà presunta da pag. 35, poi me lo leggo

qui si rischia secondo me di superare il segno

quasi letto. mi sembra che siano considerati importanti:

1 - la convergenza con b. englaro e sua moglie della curatrice speciale

2 - la constatazione che englaro non avesse alcun interesse egoistico nei confronti di sua figlia, constatazione confermata pure dalla curatrice speciale

per poter dire meglio dovrei rileggermi la sentenza precedente cassata dalla cassazione, perché molta ricostruzione della volontà viene fatta citando quella sentenza. adesso non so se ne avrò il tempo. comunque mi pare che:

1. che c'entra se englaro avesse interessi egoistici o no? poteva essere totalmente in buona fede, non avere alcun interesse, cercare di fare meglio che poteva. ma non capirci niente lo stesso ed essere mosso dalle sue paure ed aspettative.

personalmente (metto le mani avanti, lo dico pure da persona che appena troverà i soldi si iscriverà all'albo degli psicologi) non avrei il coraggio di basarmi sulla mia/sua buona fede per interpretare la volontà presunta. non potendo parlare con la persona in questione, dovendo fare riferimento a frasi dette in altre circostanze per quanto simili o dovendo basarmi sulla ricostruzione della sua personalità, in coscienza al massimo direi: 'boh!' oppure: 'può darsi'. ma da qui al considerare il tutto sufficiente per una intenzione chiara...

il decreto della corte d'appello dice (pag. 50, terzultimo capoverso): 'Sarebbe davvero poco coerente con la realtà dei fatti non riconoscere che le indicazioni testimoniali su questo punto sono di una tale chiarezza, univocità e concordanza e ricchezza di dettagli da non poter dare adito a dubbi'.

Sarò pure rompipalle, ma siccome tra due settimane vado in scozia a studiare analisi del discorso critica un po' il critico lo faccio pure ora. a me sembra che tutta la sentenza sia dubitabile. fa riferimento a concetti tipo: personalità, vero essere (come se ce ne sia uno vero e uno falso: riferimento implicito sono le teorie psicodinamiche o comunque quelle basate su una superficie e su un inconscio). tutti questi concetti non sono univoci nella psicologia, molti criticano sia il concetto di personalità sia la distinzione tra un sé vero e profondo e quello falso. puoi dire: per me le teorie più fighe sono queste e su questo mi baso, ma certamente mi sembra troppo fare finta che questo tipo di linguaggio sia neutro e chiaro e univoco. è un rischio molto grosso, solo che in questo caso la scelta è irreversibile.

eccetera, la smetto se no è davvero spam. però si è corso troppo. non è secondo me un problema di englaro però, ma di chi in tutti questi anni non ha fatto una legge, sinistracentrodestra che sia.
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#19 luca 2009-02-08 21:15
michela devi sapere che il padre ha detto basta da più di 10 anni (ne parlavano solo i radicali..), sta rispettando le 'leggi' italiane e ha combattuto da solo per tutto questo tempo e più si avvicinava al suo obiettivo (rendere effettiva la volontà della figlia) più la politica gli metteva i bastoni tra le ruote. tutti si sono occupati di lui, si sono affannati a dire la loro a dirgli continuamente che doveva avere una figlia non morta per sempre, che doveva morire con negli occhi sua figlia agonizzante. il vuoto legislativo c'è, ci sarà anche domani, si faranno decreti ma non si affronterà il problema perchè il parlamento tutto a vari livelli baciapilista. amen
per il resto sono sinceramente raccapricciato dalla gestione mediatica dell'evento e non escludo nessuno neppure per le posizioni che condivido pienamente, vedo solo una tragedia trasformata in un reality e la cosa al netto di tutto mette tristezza.
a parer mio rispettare il padre e il suo dolore con il silenzio sarebbe l'unica cosa sensata da fare
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#20 AnnaMaria 2009-02-08 21:29
Luca, ti dico una cosa forse un po' cinica, ma molto realistica.
La gente ha continuamente a che fare con vegetativi permanenti, o con malati terminali le cui sofferenze non sembrano avere fine. Tutti sanno che non esiste una legge, e risolvono la situazione come possono, come sempre si è fatto negli anni: aiutando la persona a smettere di soffrire e, crudamente, a smettere di far soffrire, perché un vegetativo permanente in casa non è uno scherzo, condiziona una famiglia intera, e spesso è un martirio multiplo dove lo Stato non ha alcun ruolo di sostegno. A volte (più spesso di quanto si creda) ti aiuta un medico, a volte ti aiuti da solo, e finisce così.
Perchè scegliere di fare l'iter pubblico, quando sai che non ci sono strade giuridiche che ti potranno autorizzare? Perchè scegli di diventare simbolo, se veramente quello che ti importa è solo mettere fine alle sofferenze di tua figlia?
il signor Englaro ha scelto la strada della legittimazione, e spero sapesse che questa era più lunga, non solo perché non esiste una legge, ma anche perché l'italia non è affatto pronta a parlare di morte procurata.
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#21 guglielma 2009-02-08 21:39
Io non so quanto consapevolmente, ma il signor Englaro ha scelto di percorrere fino in fondo la strada legale.

La sentenza definitiva gli ha dato ragione, e possiamo contestarne i principi giuridici.
Bene, per chè il Parlamento legifera ora in fretta e furia? E' un anno che la questione è entrata nel vivo.
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#22 seralf 2009-02-08 21:42
ciao,
repubblica ha pubblicato il testo della lettera del 2004 dei coniugi Englaro, che spiega abbastanza bene e senza malintesi sul perchè abbiano dovuto aspettare certi tempi e in che modo stiano cercando di far rispettare legalmente la volontà della figlia:
[www.repubblica.it]

la posizione del padre non mi sembra quella di un uomo che si sostituisce alla volontà della figlia, nè di un uomo che vuole effettuare scelte al di fuori delle leggi, del buon senso o del rispetto della Vita umana.
Dal punto di vista di un credente probabilmente la cosa è leggermente più complicata, però mi sembra che qui l'elemento principale sia anche il dolore di questi coniugi che vivono la tragedia della figlia, forse persino loro due più di lei. Ammettendo lo 'sbaglio' nel senso della fede, la cosa che personalmente mi dispiace è la mancanza di compassione da parte della Chiesa sulla vicenda, che pure dovrebbe essere la prima a tentare di difendere la Vita -vero- ma anche a rispettare amorevolmente un gesto di profondissima umanità e sofferenza personale. Invece da più parti la vicenda è diventa uno strumento politico, papa compreso, e questo è francamente molto spiacevole per quanto mi riguarda.
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#23 luca 2009-02-08 22:21
annamaria non sei cinica affatto. anzi la tua domanda è sensata e per certi versi illuminante sulla vicenda tutta. ecco mi viene da risponderti che il sig. englaro sapeva bene a cosa andava incontro. sapeva che tutti avrebbero usato la sua tragedia individuale per tirarla ognuno dalla propria parte ideologica. chiesa in primis, destra e sinistra poi.nonostante ciò ha continuato a fare le cose 'legalmente' senza andare in qualche clinica all'estero come 2000 italiani fanno ogni anno. questo però è il risultato del suo agire secondo la legge (in italia). forse ora è pentito. è pentito di essere andato da gentaglia come vespa e mentana, credo. vorrebbe solo un pò di rispetto e di silenzio.a me sembra che ne abbia pieno diritto.
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#24 Su Teraccu 2009-02-08 23:01
La nutrizione tramite un tubo che entra nel naso e porta direttamente nella pancia di una persona un intruglio idro-proteico-glucidico-salino non è esattamente come mangiare, viene fatto sotto stretto controllo medico e quindi è un trattamento sanitario vero e proprio, ovvero non saprei come definirlo altrimenti.
Ma perché specialmente i credenti hanno così paura della morte? Capirei i non credenti che oltre la vita non intravedono nulla, ma loro perché son così angosciati e perché scaricare le proprie angosce sugli altri?
La morte per credenti e non credenti è la fine naturale della vita, Eluana senza questo trattamento sarebbe morta naturalmente da tanti anni, è stata ingozzata come un oca aspettando chissà cosa, perché non gli si consente di terminare dignitosamente la sua esperienza terrestre, che record gli si vuol far battere?
Ma tutte queste sante persone perché non dicono nulla per le centinaia di persone che muoiono in mare per raggiungere le nostre coste, perché non fermano i militari che partono per ammazzare la gente accompagnati dai cappellani, perché i preti e suore che accompagnano al boia i condannati non gli tolgono di mano la siringa? Eppure trattasi di gente che non ha nessuna intenzione di morire, mica larve o embrioni.
Forza Eluana, un ultimo sforzo, e finalmente riposerai lontana da corvi e cornacchie, ti ricorderemo.
Mi scuso per il linguaggio ma questa campagna pro-vita/anti-morte è veramente disgustosa.
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#25 roseau 2009-02-08 23:37
Mah, veramente l’iter di Beppino Englaro affinché la volontà della figlia dia rispettata, va avanti dal 2000.
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Il fatto che lui solo sia rimasto a proseguire quest’ iter è comprensibile: la madre stessa di Eluana è gravemente malata.
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Personalmente, credo che sia comprensibile, in queste difficilissime circostanze, desiderare, per stanchezza, la fine della vita vegetativa di una persona gravemente ammalata. Perché Eluana è gravemente malata, ha un trauma permanente al cervello che ha ne ridotto quasi del tutto le funzionalità corporee. La scienza, progredendo, non ha aiutato a chiarire i limiti dell’ inizio e della fine della vita: anzi, ogni giorno sono passibili di ridiscussione. Fondante deve, a mio parere, essere invece la volontà del singolo di rifiutare o meno determinate prassi mediche.Diciassette anni fa era assai poco probabile che una donna nel fiore degli anni mettesse per iscritto le proprie volontà sulla prassi medica da seguire in caso di coma irreversibile, se non a botta calda, sulla spinta dell’ emozione che suscitano casi analoghi capitati a persone care.
Così è stato per Eluana, che ha espresso la sua volontà verbalmente, poco prima del suo incidente, in un caso analogo capitato ad un suo amico. Non è molto, ma è meglio di nulla. E non ho il minimo dubbio che suo padre e i suoi amici, interpellati in merito, siano in buona fede.
Pensiamo al caso, frequente, in cui ci si trova nelle stesse circostanze privi di una dichiarazione in merito della persona coinvolta.
In quel caso, ritengo che ci si dovrebbe astenere da qualsiasi sospensione dell’ alimentazione e della idratazione.
Credo che Beppino Englaro abbia fatto bene a porre pubblicamente la sua vicenda: se avesse voluto veramente perpetrare un arbitrio, avrebbe potuto attuare una delle tante “procedure” di fine vita che si svolgono tra quattro mura domestiche, in silenzio, spesso col tacito avallo del medico curante.
Il fatto è che la sentenza è stata emessa nel clima politico meno propenso ad accoglierla. Paradossalmente, si arriverà ad una legiferazione contraria ad essa, che, temo, darà luogo ad un lugubre turismo bioetico, come già avviene per la bioetica, verso paesi dove magari persino l’eutanasia –che ritengo moralmente inaccettabile- è consentita.
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#26 dorian 2009-02-09 00:08
Roseau, forse stiamo dicendo la stessa cosa ma secondo me in tribunale dovrebbero prescindere dal fatto che Beppino Englaro fosse o meno in buona fede.
Il fare un processo alle intenzioni in questo caso mi sembra fuori luogo. Forse sono relitti di un certo tipo di religiosità che dovrebbero sparire almeno dal tribunale: l'ho fatto ma non volevo, l'ho fatto ma ero buono, l'ho fatto in buona volontà.

La domanda da porre sarebbe: nel caso che Beppino Englaro e tutte le amiche di Eluana Englaro fossero in buona fede, ciò basterebbe ad avere prove sulla volontà di Eluana Englaro che siano 'attendibili, univoche, efficaci e conferenti'?

Secondo la mia opinabile opinione no. Semplicemente perché ciascuno, anche quando è al massimo, costruisce la propria esperienza del mondo con le sue paure e le sue speranze e con i suoi filtri culturali. Ogni testimonianza riportata è comunque viziata da questo problema. Chiamalo inconscio, chiamali schemi cognitivi, chiamali repertori interpretativi, chiamali costrutti personali, chiamali come vuoi. Non sono la stessa cosa, le differenze sono tante, ma comunque questi concetti hanno in comune il dire che c'è qualcosa tra 'noi' e 'la nostra esperienza', la quale è sempre mediata.

Per me quindi non sarebbe possibile giungere, senza che degli esperti abbiano almeno parlato con Eluana Englaro, a quel grado di rigorosità di cui nel processo si ha bisogno.

In questo caso la scienza avrebbe dovuto dire, al tribunale che chiedeva risposte attendibili, univoche, efficaci etc: boh, non te le posso dare.
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#27 Logico 2009-02-09 01:25
Straquoto 'Su Terraccu'. Si legge tantissimo su questo caso in Internet, e anche sui motivi intrenseci ed estrinseci alla sua crescente importanza. Quanta strumentalizzazione!!! Quanto cattivo gusto e quanto arrogante analfabetismo scientifico (parlo di chi 'tira ad indovinare' su concetti da scuola media superiore e tuttavia senza conoscerli).

Due minime considerazioni però me le permetto anche io:
-Giovanni Paolo II, se ben ricordo, rifiutò la alimentazione assistita ('Lasciatemi tornare alla Casa del Padre'), con la fortuna di poter ancora parlare e farsi ascoltare;
-mi piacerebbe vedere nel Governo Italiano tanto impegno e dinamismo nel 'difendere la vita' anche dalle morti bianche e dalla lupara bianca.
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#28 Logico 2009-02-09 01:27
P.S.: complimenti per la foto, molto bella! Potremmo iniziare un discorso altrettanto complesso proprio iniziando con 'giù la maschera!'....
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#29 Adriano Bomboi 2009-02-09 05:19
Concordo totalmente con quanto affermato da Michela. Giocare a fare i progressisti con la vita di una persona sulla quale vige il dubbio circa la scelta che nel 2009 avrebbe fatto...è un'abominio. Non è pensabile che dei giudici possano stabilire sulla base di dichiarazioni passate (e non certificate da alcuna normativa pertinente) la volontà di staccare la spina. Il Parlamento deve regolamentare la materia attraverso il testamento biologico ed in tutti i casi in cui il paziente non ha potuto esprimere le sue volontà, deve essere trattato secondo il principio dell'intangibilità della vita: Ovvero lo Stato deve occuparsi di tenere in vita coloro i quali non hanno potuto scegliere che cosa fare. Una linea che dovrebbe valere anche quando nascerà eventualmente una normativa al riguardo. Purtroppo il vulnus istituzionale di competenze su specifiche tematiche come questa ha posto in capo ai giudici la potestà di poter decidere su questa vicenda. Il fatto che la situazione sia attorniata da questo alone di legalità non significa che sia la scelta opportuna. Come non ha diritto la Chiesa ad intromettersi nella legislazione dello stato, lo stato stesso non dovrebbe intromettersi nella cessazione di una esistenza nel momento in cui quest'ultima non ha mai espresso una sua certificata volontà sul da farsi. In base a questo concetto, neppure un padre dovrebbe essere autorizzato a spingere verso l'eutanasia senza il riconoscimento formale di una volontà in tal senso.
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#30 Daniele P. 2009-02-09 16:12
Credo che ci sia un problema di fondo.
Sono pochissimi quelli che sanno esattamente quale è la condizione esatta in cui si trova Eluana. I medici hanno sciolto la prognosi diversi anni fa dicendo una cosa chiara ovvero che lo stato vegetativo in cui versa non è reversibile.
Umanamente mi fa più paura che lo Stato possa decidere che io devo per forza rimanere in quello stato piuttosto che l'affidamento di quel che resta della mia vita nella mani chi di mi ha amato.
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#31 Su Teraccu 2009-02-09 17:14
Quoto Daniele, è un concetto semplice, umano, naturale, ma forse è per questo che viene rigettato, poiché veniamo schiacciati dalle sovrastrutture ipocrite e bigotte della chiesa, del peccato, della morale e dell'ipocrisia perbenista.
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#32 manuel 2009-02-09 17:46
la posizione della chiesa come è stata spiegata da don Marco fa già capire quanto sia molto + tollerante e aperta di quanto questa situazione non voglia far passsare.
la stessa scelta di giovanni paolo ii la dice lunga (purtroppo ora abbiamo ratzinger però).

quel che secondo me è + importante è che non deve (dovrebbe) esistere nessuna norma che obblighi qualcuno (i medici) ad agire in un senso o nell'altro. bisogna piuttosto spingere verso la piena adozione del testamento biologico
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#33 Adriano Bomboi 2009-02-09 18:18
Quello che dice la Chiesa è un'altra cosa. Da un punto di vista laico ci sono anche quelli che non vorrebbero fosse mai tolta loro la spina. Ecco perché niente e nessuno fuori dal diretto interessato può decidere in sua vece della vita. Se non c'è il testamento biologico, nulla può stabilire che quella vita deve cessare. Purtroppo è diventata anche questa una guerra tra bande: Tra una certa visione del cattolicesimo ed una certa visione della laicità, anch'essa non meno pericolosa ed invadente della prima.
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#34 Omar 2009-02-09 18:26
Occhio, ragazzi, che la legge che Berlusca ha commissionato ai suoi dipendenti parlamentari ha poco o nulla a che fare con Eluana, testamenti più o meno biologici, ecc. È solo il tentativo di far passare il principio aberrante che una sentenza passata in giudicato possa essere rimossa nei suoi effetti da una legge (o magari da un decreto del governo, un domani) successiva. E indovinate chi se ne potrebbe avvantaggiare?
Sarò OT, ma mi premeva sottolinearlo, giusto per ricordare a tutti in che mondo viviamo.
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#35 manuel 2009-02-09 18:49
quoto omar, ormai l'argomento lo ritengo esaurito e che da qui si sfora nello scontro tra questo governo e la magistratura

..speriamo verran tempi migliori..
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#36 manuel 2009-02-09 20:04
sto seguendo il tg4 sono masochista e penso 'è ora di sospendere l'alimentazione a questi politici del cazzo (partendo da berlusconi ed emilio fede)'
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#37 guglielma 2009-02-09 21:39
E' finita.
Consentitemi una riflessione: forse non era il cibo a tenerla in vita, non doveva durare 15 giorni almeno?

Senza polemiche.
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#38 Su Teraccu 2009-02-09 21:48
Ma il punto è proprio questo, stuzzicando l'inconscio cristiano che c'è dentro la pancia della gente si porta il parlamento su una china pericolosissima, praticamente la maggioranza parlamentare azzera il lavoro del supremo organo di giustizia.
Teoricamente con questo precedente si da al governo la possibilità di annullare o comminare condanne ignorando il potere giudiziario e di fatto cambiando le leggi a seconda della propria convenienza.
Sono fiducioso che la cosa non passi poiché in tal caso sarebbe veramente tremendo e sancirebbe il tonfo definitivo dei partiti del centro-sinistra che per un loro 'stupidissimo problema di coscienza' spianano la strada alla dittatura dei lestofanti.
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#39 manuel 2009-02-09 21:54
è finita e questi qui non sanno cosa sia il pudore... quanta amarezza...
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#40 Adriano Bomboi 2009-02-09 23:11
Su Teraccu, in una democrazia il potere dovrebbe essere del Parlamento e non certo dei giudici. Mi fa rabbrividire il contrario. Non spetta a noi stabilire cosa è umano e cosa nò, ma solo Eluana poteva stabilirlo, dato che non l'ha potuto fare, non si doveva staccare la spina. Dovresti lasciare la foga anticlericale ed antiberlusconiana per osservare con maggiore obiettività gli eventi. Quello che è successo stasera possiamo paragonarlo ad una esecuzione, curiosamente avvenuta all'alba della decisione Parlamentare e non certo per l'interruzione alimentare di 3 giorni. E lo dice un laico come il sottoscritto. Ci sarebbero gli estremi per un'inchiesta sulle cause (o le modalità?) della morte avvenuta con una tempistica più che sospetta.
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#41 Michele 2009-02-10 00:45
Carissima Michela,
mi sconvolge la tua teologica sicurezza di condanna nei confronti di chi ha scelto questa decsione di far finire la vita di REluana. Io non condivido questa scelta, ma non m i sogno neppure di stigmatizzare questo difficile rapporto...
Cara Michela, la vita è più complessa di una sentrnza scritta da un blog
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#42 Su Teraccu 2009-02-10 01:04
Bombò la mia non è foga anticlericale, semplicemente mi fanno schifo questi che per loro becero tornaconto di colpo diventano più papisti del papa. Cosa è stato in grado di fare questo governo per i poveri, gli emarginati e i morti di fame l'ha scritto Michela nell'altro post, e mi pare che adesso che Eluana non c'è più se vogliono hanno ampii margini di miglioramento e tanto lavoro da fare.
Berlusconi che è per la vita a tutti-i-costi, ma perché non ha fermato la moglie quando ha abortito il loro feto malato? E gia brutta cosa il perbenismo.
A me invece fa rabbrividire che le sentenze vengano emesse dal parlamento per alzata di mano sotto lo sguardo corrucciato di un piccolo duce e il popolino in piazza con le candele (magari pronte ad accendere un falò) e non da giudici indipendenti in punta di diritto.
Questione di democrazia, appunto.
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#43 manuel 2009-02-10 01:09
@MichelE > guarda che MichelA non ha emesso nessuna sentenza di condanna, rileggi bene:
:
Michela
Mi rendo conto che per molti di noi quella sarebbe già una morte, e non lo contesto, perché non sono una fautrice della vita a tutti i costi; sono anzi convinta che ciascuno debba avere il diritto di decidere liberamente fino a che punto può o non può sopportare. Ma questo caso mi atterrisce proprio perché rappresenta la negazione di questo sperabile diritto. Non è stato il dolore di Eluana a fare la differenza. Non è stata la sua inequivocabile ed esplicita richiesta, che era e resta presunta. Non è Eluana che ha deciso, ma suo padre e i giudici sulla base di una presunzione di volontà, peraltro non contestuale. Questo è un fatto nuovo nel nostro ordinamento, ed è un fatto nuovo anche per le nostre coscienze.


ripeto: testamento biologico

@Adriano Bomboi > Ti prego di non venire a politicizzare anche un argomento come questo adesso. Hai ragione sull'anticlericalismo di Su Teraccu (non lo fa apposta è bravo in realtà :D ) ma vorrei capire come fai a paragonare quello che è successo starera (che succede tutti i giorni in altri casi non noti) ad un assassinio. Solo Eluana sa se era o no quella la decisione giusta, solo lei sa se è stata assassinata.

Sul fatto invece che una democrazia ha a potere il Parlamento e non i giudici vedo che invece sei tu ad avere una visione di parte. Forse non sai che sono costituzionalmente 2 poteri divisi e 'contrapposti' e non c'è nulla da contestare ai giudici che hanno soltanto applicato le leggi..ma bè...non continuo per non sforare io stesso in politica
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#44 manuel 2009-02-10 01:12
P.S.: quoto Su Teraccu... lo dicevo che era bravo :D :D
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#45 Alessandro 2009-02-10 02:28
Manuel, ti voglio bene. Sei serenamente opportuno come la marmellata di tua madre.
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#46 Adriano Bomboi 2009-02-10 03:02
Teraccu, io non metterò mai in discussione l'operato di un Parlamento, di qualsiasi stato si tratti. Il Parlamento è la democrazia e la democrazia non si discute, si applica. Può non piacerci da indipendentisti, ma Berlusconi è stato eletto dalla maggioranza del Popolo ed è pienamente legittimato ad esercitare la sua potestà maggioritaria. Per Manuel: Ci mancherebbe che i poteri siano tutti in capo ad una istituzione...Quello che stavo affermando è che in Italia un potere dello stato è subentrato a quello che doveva essere l'organo ideale per il dibattimento di questa materia (il Parlamento) adottando una soluzione che non rispecchia tuttavia un procedimento obiettivo che solo una normativa sul testamento biologico poteva offrire. In sintesi, da giudice, senza una legge al riguardo, mi sarei risparmiato la DISCUTIBILISSIMA operazione (sia sotto il profilo giuridico che morale) con cui è stata validata la dichiarazione verbale di Eluana fatta secoli fa ed avvalorata da un padre (ed altre persone) che si era evidentemente rotto le balle da tempo di assistere la figlia. Se uno non ha più lo stomaco per fare il tutor di una persona, figurarsi se può avere l'obiettività di decidere sulla morte in vece di quella persona...Se considerava un peso la figlia, doveva andarsene da prima a farsi una vita nuova e lasciare alla sola struttura ospedaliera il caso.
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#47 Giacomo 2009-02-10 03:35
:


che si era evidentemente rotto le balle da tempo di assistere la figlia.



PROVALO.

Provalo, oppure sta zitto.

La sentenza della cassazione ha vagliato questa possibilità, è l'ha esclusa.
I giudici possono sbagliare, ma sicuramente una sentenza ha un peso diverso rispetto ad un opinione.

Ma per te è 'evidente'.....

X Michela:

L'avvocato Tommanelli scrive un interessante articolo.


[www.difesadellinformazione.com]
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#48 Adriano Bomboi 2009-02-10 04:18
Giacomo, potrei risponderti con una richiesta che ha un peso superiore sotto il profilo etico rispetto alla mia personale opinione sul padre: Prova che nel 2009 Eluana avrebbe sul serio scelto di voler morire in questa maniera. Io dico che i veri corvi stavolta intorno alla vicenda sono stati tutti quelli che hanno pensato di avere la verità in tasca ed hanno proceduto in quella direzione senza ombra di 'ragionevole' dubbio. ('A conto loro' però...come diciamo da queste parti).
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#49 Adriano Bomboi 2009-02-10 04:34
Che credibilità ha una legge che pone in capo ad una persona il diritto di poter decidere sulla vita di un'altra? Ci sono forti similitudini col caso di Terri Schiavo. Bisognerebbe regolamentare a livello legislativo anche i limiti oltre i quali un tutor non può spingersi, SOPRATTUTTO come in quanto caso, in cui è manifestatamente coinvolto psicologicamente nel caso e non può avere una visione obiettiva. Il vuoto normativo esiste. Vi pare possibile che uno stato ribalti in più sedute simili decisioni in base a diverse interpretazioni che di volta in volta la Magistratura (tra Cassazione ed appello) ha dato? Nel caso di una normativa unica ciò non si sarebbe verificato e non si sarebbe determinato questo rimpallo istituzionale che è proseguito per diversi anni.
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#50 Giacomo 2009-02-10 04:56
Io non devo provare proprio niente, una sentenza della cassazione si esprime in tale senso, e non c'è bisogno di prove assolute.
Quante persone sono condannate ogni giorno sulla base di prove non schiaccianti? Basta sia sufficente ad escludere il ragionevole dubbio.
E non c'è nessun ragionevole dubbio nella tua ipotesi. I tuoi sono solo dubbi astratti, generici.
Certo esiste una probabilità che Eluana potrebbe avere cambiato idea. Ma non è una ragionevole probabilità. Ergo niente ragionevole dubbio.

Comunque Michela.. scusa se te lo dico, ma mi hai fatto tornare in mente quel tuo post sulla corrispondenza fra l'intellettuale ed il giornalista israeliano. Evidentemente, quando si ha la guerra in casa, non c'è levatura intellettuale che tenga.
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