(Questo pezzo l'ho scritto per La Nuova Sardegna di oggi)

Guai.
Guai a cadere nella tentazione di credere che oggi le donne vadano in piazza contro altre donne. Lo avrete letto su certi giornali, comprensibilmente preoccupati di disinnescare il potenziale mediatico di cento piazze gremite di donne: difficile farle passare per facinorosi spaccavetrine, come si è provato a fare con le proteste studentesche dei mesi scorsi. Lo avrete sentito dire anche da qualche comodo divano televisivo, più o meno in questi termini: “ma come, quarant’anni fa andavate in piazza a gridare che l’utero era vostro, e ora che ci sono donne che dell’utero fanno quel che vogliono voi tornate in piazza a protestare? Volevate l’amore libero e ora fate le moraliste.” A questa gente non bisogna avere paura di rispondere che libertà fa rima con consapevolezza, ed esiste solo quando ci sono le condizioni culturali per esercitarla. Gli schiavi che nell’America del Sud al tempo della guerra di secessione lottavano accanto ai loro padroni non stavano esercitando la libertà di scelta di restare schiavi: stavano vivendo dentro una visione di mondo culturalmente vincolante di cui non erano consapevoli, e infatti gli altri li hanno soprannominati “Zio Tom”.

Siamo veramente libere di scegliere che donne essere, se cresciamo sentendoci dire che essere vistosa è più redditizio che non esserlo, che essere furbe è meglio che preparate e che dove non esiste la meritocrazia l’unico modo per emergere è compiacere il potente? Le donne che scendono in piazza oggi credono che questa non si possa chiamare libertà, e difendono il diritto di tutti, uomini e donne, di vivere in un contesto sociale e culturale dove gli unici modelli di realizzazione non passino per la vendita della propria dignità. La lotta è la stessa di quarant’anni fa, e va fatta anche per quelli che non hanno ancora capito che i mostri che le nostre nonne hanno combattuto sono lì, ancora rozzi, ma più furbi: ora cercano di farci credere che la massima libertà che abbiamo a disposizione sia quella di venderci.

Per questo, anche se non sarete tra quelli che andranno in piazza, la fandonia delle donne perbene contro le donnacce non bevetevela: non è la verità. Oggi si va in piazza perché questo paese ha bisogno di vedere le donne, di vederle sul serio: guardare i loro volti, ascoltare il suono dei loro passi e la complessa pluralità delle loro voci, capaci di convergere in un unico dissenso quando si cerca di ridurle a una rappresentazione strumentale a due dimensioni. Oggi si va in piazza per rivendicare cittadinanza piena nella realtà e nell’immaginario che la genera. Per affermare che vogliamo vivere in un posto dove le donne abbiano lo stesso diritto di lavorare che hanno gli uomini. Per dire che vogliamo smettere di essere considerate ammortizzatori sociali da un governo che taglia gli investimenti ai servizi di base. E per gridare che amiamo la bellezza autentica, che è una cosa molto diversa dall’estetica caricaturale televisiva, creata per compiacere i sogni erotici di uomini che vogliono giocare alle bambole.

I nostri figli e le nostre figlie hanno urgenza di assistere allo spettacolo sano e civile di queste donne, perché altrimenti non avranno alternative davanti all’altro spettacolo, quello in corso da anni, che vede in scena un modello femminile unico che sembra essersi impossessato dei sogni di tutti. Le donne e gli uomini che vanno in piazza oggi sanno che ci sono solo due scelte: o diventiamo capaci di raccontare noi stessi in un’altra storia, oppure siamo tutti Ruby, tutti Noemi, tutti Zio Tom.

Commenti  

 
#1 pier 2011-02-13 15:05
Cara Michela,
(scusi se mi prendo la confidenza del «cara», ma da quando ha fatto quel felice intervento con Vespa ha guadagnato la mia stima; molti l’hanno accusata di eccessiva seriosità, ma dal mio punto di vista ha fatto benissimo [anzi doveva anche dargli qualche randellata], perché è anche e soprattutto da queste “piccole cose” che si deve partire per cambiare le “grandi cose”, e io tante volte dò più importanza alle piccole cose che alle grandi), ho letto oggi il suo intervento sulla «Nuova Sardegna», convinto di trovare una sintonia di vedute. Non è, in questo caso successo. Arrivo subito al dunque, senza disperderci: non sono per niente – lo sottolineo, questo “per niente”, ma senza fini polemici – col concetto che lei vuole comunicarci con questo pezzo; soprattutto mi ha procurato perplessità il paragone che lei fa con gli schiavi d’America (curiosamente qualche tempo fa una mia amica ha fatto esattamente lo stesso esempio, e ne abbiamo discusso a lungo): è, secondo me, un paragone fuori luogo: vuoi per una condizione (lo schiavismo), che a prescindere dai contesti culturali e dell’epoca in cui viene inquadrato non è neanche per un aspetto raffrontabile a quella delle “orgettine”, vuoi per un eccesso di de-responsabilizzazione individuale che appare anacronistica. Per quanto riguarda la condizione degli schiavi, anche se la sua fosse una provocazione, penso che il paragone sia troppo forte, e neanche centrato: lo dico perché gli schiavi non avevano alternative alla loro condizione, e se tentavano di trovarle si paravano loro davanti i fucili: e a prescindere dai contesti e dalle epoche storiche, i fucili non sono raffrontabili alle costrizioni culturali delle “orgettine”: soffrivano gli schiavi forse della stessa sindrome che fa affezionare a volte il sequestrato al sequestratore, ben diversa dalla sindrome delle “femmine orgettine” (scusando il termine “femmine”, ma in questo caso non me ne vengono altri): lo schiavo voleva libertà e poi, di conseguenza, affermazione sociale, ma ne veniva privato; queste ragazze cercano affermazione sociale, e la vogliono con le classiche scorciatoie italiane del tutto e subito: niente di diverso dalla furberie (evasione fiscale et similia) che i cittadini comuni attuano per raggiungere gli stessi scopi, solo che loro scelgono per “scorciare” la loro unica arma: la bellezza, o chiama mola avvenenza, o chissà come. È vero che per avere la libertà occorre consapevolezza, ma non è vero che questa ragazze non hanno consapevolezza: loro sanno benissimo cosa vogliono, e sanno benissimo come ottenerlo: ha letto le intercettazioni? In cui esce fuori il ritratto delle “vergini al Drago” di cui parlò la Lario? Che usano Berlusconi & co. come bancomat, sapendo bene cosa fare per ottenere i soldi e gli agi dell’alta società? Pensa che vadano a letto col “culo flaccido” di Berlusconi (come disse una di loro) perché sono vittime dei nostri modelli culturali o perché sono scaltre? Sono furbe, non sprovvedute inconsapevoli vittime della società e della cultura odierne: in questo “vittimismo” torna in auge, come dicevo sopra, il concetto di de-responsabilizzazione individuale: sono un ladro? È colpa della società. Sono un assassino? È colpa degli abusi che ho subito da piccolo. Sono evasore? È colpa della mia famiglia, mio padre l’ha sempre fatto. Sono corrotto? È colpa della società corrotta in cui vivo. La corruzione è una scorciatoia per ottenere vantaggi sociali: la “prostituzione” di queste ragazze è anch’essa una scorciatoia per ottenere vantaggi sociali. Qual è la differenza? L’inconsapevolezza nasce quando ciò che si fa non è percepito come reato (o qualcosa di moralmente criticabile), ma come condizione ineludibile: invece i ladri sanno che fanno qualcosa contro la legge, come gli evasori, come gli assassini: e anche queste ragazze sanno che fanno qualcosa, se non contro la legge, almeno di scorretto nei confronti di tante ragazze che magari tentano la via dello spettacolo o della politica per le giuste vie, ossia con le loro teste e non con i loro culi. Con ciò non voglio cadere nell’opposto errore: ossia dire che è tutta colpa delle decisioni individuali e che la società e l’ambiente non contino: c’è la sinergia tra i diversi fattori che porta a tutto ciò, ma mai al punto di dire che è la società a determinare in tutto e per tutto la mia vita e le mie scelte: io ho ancora la mia libertà e il mio pensiero, e posso decidere se delinquere o meno; sono tantissimi i casi di chi, esercitando la propria libertà, si ribella ai contesti culturali e ambientali in cui vive: il mafioso si pente, il politico non si fa corrompere, il ragazzo di una famiglia di evasori rifiuta l’evasione, o il ragazzo che si ribella, per esempio nel contesto avvolgente e difficile da rifiutare, al fascismo, allo status quo; e gli esempi sono tantissimi, di chi non accetta passivamente lo status quo. Le colpe non sono mai solo da una parte: se ragionassimo in questo modo, allora diverrebbe valida l’opposizione dei nazisti che dicevano di non avere colpe in quanto “esecutori di ordini”, e che non potevano fare altro perché il contesto culturale e sociale dell’epoca li obbligava a essere nazisti: e allora chi si ribellò al nazismo, era un santo? No (o sì, da certi punti di vista), ma “solo” uno che aveva “scelto” di non piegarsi a un contesto culturale e ambientale dominante. Le colpe più gravi le hanno Berlusconi & co., in questo caso, che creano la domanda: ma le hanno anche le orgettine, che creano l’offerta: c’è la domanda? C’è anche l’offerta? E viceversa. Queste ragazze non sono le povere indigenti che sono spinte e obbligate coi fucili a fare ciò: loro hanno scelto di prendere le scorciatoia usando il loro corpo; loro hanno alternative e la libertà di rifiutare e denunciare, hanno le strade corrette e sudate per arrivare all’obiettivo, con lo studio, la fatica, la serietà e la professionalità: ma loro non vogliono la fatica, vogliono la scorciatoia: lo schiavo ha i fucili puntati, non sceglie di essere schiavo, non ha l’alternativa, non può raggiungere un obiettivo con la strada della fatica e dell’onesta, perché vive in un ambiente di subordinazione e privativo; queste ragazze non vivono in un ambiente privativo e di subordinazione, vogliono soldi, fama, successo e lusso. Alcuni schiavi si ribellavano e venivano uccisi. Queste ragazze a cosa devono ribellarsi, se stanno ottenendo ciò che vogliono? Non posso ribellarmi a ciò che io scelgo. Vi ribellate voi, le donne che hanno dignità, serietà e valori (anche se “valori” sembra una parola fuori moda): ma loro, a cosa si ribellano? Se oggi in Italia c’è la donna che è vista come corpo e come oggetto, la colpa non è di certo vostra, ma di alcuni “maschi”, e delle “femmine” come le orgettine: per cui si fa bene a manifestare sia “contro” questi uomini che “contro” queste donne: voi per prima, come donne, dovete manifestare contro queste altre donne, senza aver paura: esattamente come si manifesta contro altre persone, a prescindere dal sesso: se alcune persone fanno cose con cui non siamo d’accordo, ci manifestiamo contro, siano maschi o femmine: e allora perché lei ha remore, e non vuole dire che si manifesta contro “queste” donne orgettine? Penso sia un dovere morale manifestare contro di loro. È sbagliato paragonare queste ragazze agli schiavi d’America: andrebbero paragonate a evasori, corrotti, e ladri. E è giusto manifestarci “contro”.
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#2 imeria 2011-02-13 16:56
concordo totalmente col pensiero di pier,davvero non mi pare il caso di paragonare la vergogna dello schiavismo con le vicende attuali,all'epoca c'era il diritto di cercare la propria libertà a qualunque mezzo,ora esiste solo il "qualunque mezzo".
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#3 Alessandra Corsi 2011-02-13 17:53
Grazie per le belle parole dette a Verona in questo illuminante 13 febbraio ...
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#4 Marco 2011-02-13 18:37
Io invece non ho condiviso lo spirito di questa manifestazione, strumentale, controversa, portatrice di un messaggio confuso e per certi versi fuorviante. Bisognrebbe pure allargare lo sguardo e rendersi conto che il problema di fondo non è berlusconi e la televisione italiana che avrebbe assunto a modello il "modello berlusconi". Il modello è culturale e pervade la società occidentale tutta.
Suggerisco un esercizio: ripercorriamo nella nostra mente i videoclip delle popstar americane dagli anni 80 ad oggi, da kate bush, cindy louper, la prima Kylie Minogue, passando per madonna sino a britney spears, shakira, lady gaga ecc. Un crescendo nell'ostentazione di parti del corpo, sempre più scoperte, e riferimenti sessuali sempre più espiliciti. Sono questi i modelli che influenzano le adolescenti molto più dei programmini televisivi che seguono le nonne in misura maggiore delle nipoti. E in ogni caso la causa è a monte. E' il modello "globale" non il "berlusconismo" sic et simpliciter.
In italia la società è ciclicamente tentata di ricercare il capro espiatorio salvifico, a cui addossare i nostri mali, nell'illusione di lavare col suo "sangue" le nostre coscienze, per una rinascenza collettiva e salvifica. Starò esagerando? Non mi pare, a leggere gli isterismi di questi giorni.
E certe donne superino l' atteggiamento vittimista e giustificazionista. Riflettano piuttosto sulle derive prodotte dalle conquiste femministe a loro in primo luogo imputabili o alla società nel suo complesso, ma mai cadere nella tentazione di scaricare sulla società maschilista rsponsabilità derivanti da scelte consapevoli, libere, personali o quantomeno complici.
In ogni caso, non mi pare questa, che risente di palese strumentalità politica, l'occasione migliore per una serena riflessione collettiva sul tema.
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#5 Gabriele Murgia 2011-02-13 18:54
@Pier

Da tempi immemori, fino all'inizio delle lotte femministe, la donna è stata considerata alla stregua di una schiava nel mondo occidentale e orientale. Nei paesi governati dall'islam è ancora così purtroppo nella maggioranza dei casi.
La donna era vista esclusivamente come femmina, generatrice di eredi alla famiglia, niente più che uno strumento, alle donne era vietato partecipare alle assemblee, votare, parlare in presenza di uomini, da sempre sottopagate e subordinate ad un maschio.
Col femminismo qualcosa è cambiato, con l'emancipazione delle donne nella società si è scoperto che non sono solo femmine ma anche donne, solo che al potere ci sono ancora i maschi, ai quali spesso e volentieri da fastidio una donna con capacità d'azione e di pensiero. La società attuale è ancora maschiocentrica, la donna è ancora spalla, subordinata. Dai tempi delle polis è cambiato poco.
Certo che le ragazze che decidono di vendersi come corpo e non come mente lo fanno per propria scelta, ma che altra scelta hanno? Spendere migliaia di euro per studiare, laurearsi e non trovare lavoro e dover abbandonare le famiglie per andare lontano a cercare qualcuno che forse le valorizzerà. Provare a mettere su famiglia, cercando case che costano quanto decenni di stipendio, avere dei figli che non potranno mantenere se non privandoli di moltissimi piccoli agi come una pizza una volta al mese. Invecchiare e prendere una pensione da fame per 40 anni di lavoro spaccaschiena.
A questo punto se hai un bel corpo decidi di fare un sacrificio che permetterà a te e alla tua famiglia di poter vivere decentemente. Questa è anche una degenerazione data dal fatto che i media ci propinano ogni giorno messaggi che demoliscono anche i minimi valori etici che stabiliscono la nostra appartenenza ad un gruppo, siamo sempre più individui e mai società, sempre più soli, mai solidali e mai contenti perché qualcosa ci manca, mai felici perché siamo peccatori. C'è chi si ribella ovviamente, ma non si può sfuggire del tutto dal sistema.
Le donne sono in questo momento ancora sottovalutate, il perchè francamente non me lo spiego, non devono essere suore, e non devono essere puttane, ma sono esattamente queste le due categorie in cui le suddividiamo a prima vista.
É schiavismo, della peggior specie, perchè è uno schiavismo inconsapevole che da al maschio il potere di decidere se una donna è troppo o troppo poco adatta ad affiancarlo come mente e non come femmina generatrice di eredi, la donna è ancora merce di scambio.
Alla donna non è dato decidere, non è dato pensare. Come ladri, evasori e corrotti, anche questo schiavismo è espressione della nostra società degenerata, una società capitalista dove guadagni solo se vendi o ti vendi. Dove non sei una persona, non sei il membro di un gruppo, non sei un uomo, sei solo potenziale guadagno o potenziale merce.
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#6 roberta 2011-02-13 19:21
Sono in tanti ad avere frainteso, come Pier, la distinzione tra la libertà di scelta propriamente esercitata e la libertà di scelta in un regime di pesantissimo condizionamento culturale che nn è meno coercitivo rispetto alle frustate degli schiavi della Virginia dell'800 ma è solo + invisibile. Nessuno sta sollevando dalle proprie responsbilità Nicole Minetti e le altre sacerdotesse delle notti proibite di Arcore e nemmeno le stesse partecipanti, ma qui il discorso è davvero un altro.La condanna è ferma, ma il tribunale ha voglia di guardare anche il contesto.
La piazza di oggi si chiede se davvero c'è la possibilità di scelta per donne con una bassa consapevolezza di sè in una società sanguinosamente discriminatoria nei confronti di chi non ha 18-20 anni e non ha i requisiti richiesti ai casting di canale 5.
Io ce li ho ben presenti i dati sull'occupazione femminile e la rappresentanza politica in Italia: non gliene frega nulla a nessuno se sei brava, la disoccupazione colpisce e colpisce duro.Qui si fanno le rate x il chirurgo e quasi non si spende una lira su libri e formazione personale, specie da quando chi è colto/a è perennemente sbertcciato in tv e fuori.Io ho capito solo da poco quanto faccia paura una donna istruita ad un uomo e conosco mamme angosciate xchè la figlia si appassiona d'arte/musica classica e meno allo shopping.Non poco tempo fa un ricercatore si è ucciso perchè non vedeva futuro, d'altra parte in alto loco lo si dice chiaro e tondo che la cultura non dà da mangiare.
Ci vorrebbe un paese meritocratico, aperto ai giovani capaci, ma lo spazio d'azione è davvero ridotto per persone preparate ma sprovviste di calcio nel sedere o il coraggio di andare a letto con vecchi (im)potenti.
Caro Pier, chi scrive è precaria da 11 anni, non ha mai finto una lobotomia x essere + simpatica, non è per niente brutta, ma non si è mai sognata di usare questo in qualche dopocena col capo, sebbene invitata. Insomma, nonostante ne vada fiera, l'ho pagata cara la mia "scelta".Non approvo, faccio fatica, ma nn mi sosprende che ci sia qlc (che certo non mi sta simpatica)che cerca la scorciatoia se dall'altra parte c'è un destino come il mio,ben poco attraeante, lo ammetto.
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#7 roberta 2011-02-13 20:31
Marco i video anni 80 che citi sono stati visti in tutto il mondo, ma il gender gap italiano non ha eguali nel mondo occidentale, è dunque necessario individuare uno specifico nazionale. Fai tu quale.
Quali sarebbero queste famose conquiste femminili tanto esiziali per l'altrimenti vivibilissima ed egualitarissima società italiana? Si stava meglio quando si stava peggio? O meglio ancora: non è che ciò di cui parliamo forse forse non c'entra nulla con il movimento femminista storico?
Last but not least: non prendersela direttamente con ruby e le altre e non giocare a puttane contro spose non significa giustificare, significa non guardare il dito anzichè la luna.
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#8 pier 2011-02-14 00:22
@ Gabriele Murgia:
Lei dice: “Certo che le ragazze che decidono di vendersi come corpo e non come mente lo fanno per propria scelta, ma che altra scelta hanno? Spendere migliaia di euro per studiare, laurearsi e non trovare lavoro e dover abbandonare le famiglie per andare lontano a cercare qualcuno che forse le valorizzerà. Provare a mettere su famiglia, cercando case che costano quanto decenni di stipendio, avere dei figli che non potranno mantenere se non privandoli di moltissimi piccoli agi come una pizza una volta al mese. Invecchiare e prendere una pensione da fame per 40 anni di lavoro spaccaschiena. A questo punto se hai un bel corpo decidi di fare un sacrificio che permetterà a te e alla tua famiglia di poter vivere decentemente.”

«Questo è un problema comune a donne e uomini; non penso che l’unica – dico unica – alternativa alle difficoltà della vita sia di vendere il proprio corpo; è una delle tante, ma non l’unica. Lei dice: “Ma che altra scelta hanno?” Questa è una giustificazione per de-responsabilizzare la “scelta” di andare a letto con il presidente del consiglio di turno: ma non perché si è alla fame, ma per avere lusso, fama, soldi. Queste ragazze non sono “alla fame”, vengono da famiglie benestanti, non penso che in un modo o nell’altro possano mai avere problemi di “fame”. Non è che vogliono vivere “decentemente”: vogliono il lusso e la ricchezza e la fama, lo ripeto. Penso che una cosa offensiva per le donne l’abbia detta lei, involontariamente: ossia che l’unica scelta che possa fare una donna per non morire di fame sia di vendere il proprio corpo [sue parole: “Certo che le ragazze che decidono di vendersi come corpo e non come mente lo fanno per propria scelta, ma che altra scelta hanno?”]. È lei in questo modo, certo in buona fede, a dire che le donne hanno tra le loro “risorse” quella di vendersi e “fare un sacrificio se hai un bel corpo”. Fossi stato una donna, nel leggere la frase “Ma che altra scelta hanno?”, mi sarei offesa e arrabbiata»
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#9 pier 2011-02-14 00:23
@ Roberta
Lei dice: “Sono in tanti ad avere frainteso, come Pier, la distinzione tra la libertà di scelta propriamente esercitata e la libertà di scelta in un regime di pesantissimo condizionamento culturale che non è meno coercitivo rispetto alle frustate degli schiavi della Virginia dell’800 ma è solo più invisibile.”

«Relativamente al precariato, Roberta, sono d’accordo con lei. Anche io sono precario e so cosa voglia dire non avere sbocchi e prospettive: ma continuo a insistere in tutte le cose che faccio, convinto che tanta fatica e impegno saranno premiati; se poi non dovesse succedere, mi ritirerò sconfitto, ma a posto con la mia coscienza, come lo è lei. Qui il discorso è però diverso, e non secondario: nel suo articolo Michela, con il provocatorio paragone con gli schiavi, ha messo l’accento sul fatto che la società e il contesto culturale sono ciò che spinge queste ragazze a vendersi, perché sono inconsapevoli; quello che dico io – a parte l’infelice paragone con gli schiavi, di cui ho già parlato – è che non è vero che sono inconsapevoli, e che non è vero che siano “solo” vittime del contesto culturale: o meglio, da un certo punto di vista lo sono, ma la colpa per la loro situazione è primariamente la loro: loro sono consapevolissime di quello che fanno (ripeto: avete letto solo qualcuna delle intercettazioni?), loro scelgono di fare quello che fanno, loro avrebbero altre alternative per affacciarsi alla vita, ma non ci provano nemmeno: scelgono la scorciatoia tipica italica; come per le tangenti: perché per i tangentisti non si invoca il contesto culturale che li spinge a dare/prendere tangenti, e li si responsabilizza (giustamente) al massimo? E perché per queste ragazze benestanti, di buona famiglia, si dà più peso al contesto culturale rispetto alla loro (grande) responsabilità? È un femminismo al contrario, è un ghettizzarsi da soli. Mi pare un po’ distaccato dalla realtà dire che sono “inconsapevoli” di quello che fanno. Sono furbe, opportuniste, ambiziose e arriviste. Chiamiamo le cose col loro nome, per chiarezza.
Trovo disagevole anche leggere la sua frase di esordio, che ho copiato appena su: come può dire che il regime “di pesantissimo condizionamento culturale” odierno non è meno coercitivo rispetto alle frustate della Virginia? Si rende conto che il paragone è un poco blasfemo,e anche offensivo per persone che sotto schiavitù sono morte – dico morte – e che per liberarsi sono morte? Paragonare la nostra condizione di vita con la loro? Noi non abbiamo fruste, abbiamo sedie comode per sederci davanti al pc e dialogare a distanza tra noi dicendo quello che ci pare. Lei dice che la nostra coercizione è invisibile ma paragonabile alla loro? Penso che sia agghiacciante fare questi paragoni. Roberta, credo che una frase del genere la possa dire solo chi può vivere entrambe le epoche: paragona le fruste alla nostra situazione culturale? Andando meno lontano, io sono grato al caso di avermi fatto nascere durante il ventennio di Berlusconi, piuttosto che in quello di Mussolini o negli anni di Hitler, per stare ai paragoni. Gli schiavi pagherebbero per vivere come lei e come me.

Il discorso finale, comunque è: cosa ho detto di tanto strano, alla fin fine, col mio primo intervento? Ho solo detto che queste ragazze hanno le loro colpe, hanno fatto ciò che hanno fatto per scelta, e che si devono prendere le loro responsabilità: una società sana è quella in cui tutti si prendono le proprie responsabilità, senza cercare attenuanti e giustificazioni. Ho solo detto che queste ragazze non sono vittime inconsapevoli della nostra società machista e sessista, ma che hanno anch’esse la loro parte di responsabilità. L’entità misteriosa della società cattiva è spesso un alibi: tutti parliamo poi di società corrotta e alla deriva e che va cambiata: ma tutti poi ci dimentichiamo che la società non è un’entità a parte, ma siamo noi: siamo sempre d’accordo nel dire queste cose, siamo sempre d’accordo nel denunciare i problemi, siamo sempre d’accordo sul mondo che fa schifo: ma se siamo sempre tutti d’accordo, com’è che questo mondo non cambia? Perché parlando, nella teoria, siamo tutti d’accordo, ma poi quando si tratta di vivere e di passare alla pratica, tutti noi facciamo quello che ci pare e pensiamo prima a noi stessi: e approfittiamo dei favori degli amici dottori per saltare le file, evadiamo le tasse, cerchiamo raccomandazioni per il lavoro, infiliamo i nostri parenti nelle pubbliche amministrazioni e nelle università e negli ospedali etc. E ovviamente mi ci metto anche io, tra questi noi, perché nessuno è immacolato: sarebbe ora di parlare di meno e fare di più. Tutti abbiamo la doppia morale e gli scheletri nell’armadio: per cui non diamo (sempre) la colpa alle entità.»
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#10 Vera 2011-02-14 09:05
Come fai spesso Michela, i tuoi Post sono un concentrato di buone idee per la nostra riflessione. Grazie.
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#11 roberta 2011-02-14 14:07
Lo ripeto e lo sottolineo: qui nessuno de-responsabilizza nessuno,al servizio escort della Minetti (profumatamente pagato con le mie imposte di contribuente in Lombardia) ci penserà il codice penale, visto che quello meritocratico e morale è un po' silente nonostante la solitamente sobrissima Cl formigoniana.La piazza, sono costretta a ripetermi, ha giustamente inserito il fenomeno festini in un più ampio discorso sul malessere femminile dove tutto si tiene: dalla disoccupazine alla scarsa rappresentanza politica fino ai licenziamenti x maternità.
Il paragone con lo schiavismo è ovviamente, fin dall'articolo di Michela, provocatorio,se poi ti interessano i morti puoi prendere in considerazione anche le centinaia di decessi dovuti all'anoressia, prima causa di morte per le ragazze tra i 12 e i 25 anni. Giusto per avere un'idea di cosa può combinare un condizionamento culturale (di genere).
Circa il presunto giustificazionismo, la condotta di vita onesta,dignitosa, scomoda e precaria di tante donne ieri in giro x l'Italia basta e avanza.Ieri abbiamo detto in tante "ciò che non siamo e ciò che non vogliamo" ripeto, senza giocare a puttane vs spose.
Non riuscite a spiegarvelo, abbiamo rotto uno a uno antichi schemi, meglio così.
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#12 Giacomo 2011-02-14 15:05
mah...capisco la riflessione di Pier, e posso anche essere daccordo: ognuno deve prendersi la sua parte di responsabilità, e "la società che ci condiziona" è sempre stato un punto su cui capisco gli articoli di Michela ma spesso non li condivido (benchè li legga con piacere)

detto ciò, Pier, basta che ci troviamo daccordo anche sul fatto che
- anche chiunque sfrutti una posizione di potere per andare a letto con un'altra persona, garantendole poi una posizione che altrimenti non le avrebbe garantito, deve prendersi le sue responsabilità;
- anche chiunque, in un contesto lavorativo, faccia passare un culo davanti a un cervello deve prendersi le sue responsabilità;

al momento, invece, mi pare che lo stigma sociale corra il rischio di concentrarsi solo sulle responsabilità di alcuni (alcunE in questo caso): come quando avevo 16 anni, uno che si faceva un sacco di ragazze era (ed è) un grande, una che si fa un sacco di ragazzi è una puttana?

ed è un fenomeno squisitamente italiano perchè in US Madonna prima e Lady Gaga oggi spopolano. Fossero nate in italia al massimo gli toccava un posto da parlamentare
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#13 Pier 2011-02-14 15:39
cara roberta, io capisco cosa stai dicendo, e riesco benissimo a spiegarmi come rompete gli schemi: ciò che io sto dicendo è che non ci sto a far passare come vittime (di che?) queste ragazze: gli schiavi erano vittime, le ragazze anoressiche (che è un caso a parte, su cui concordo con te, ma che sono ben diverse dalle orgettine). vanno messo allo stesso livello degli evasori e dei ladri (visto che alcune vengono addirittura elette e gli stipendi glieli paghiamo noi), mentre vedo che nell'articolo di Michela o in altre correnti di pensiero sono vittime (continuo a chiedere: di che? della società? non siamo nel 68), secondo questi ragionamenti. contunuo allora a chiedere, magari qualcuno risponde: che differenza c'è tra queste ragazze rispetto a evasori e ladri? perché per gli evasori e i ladri non si tira in ballo il regime di oppressione culturale? (anche qua c'è l'influenza culturale, visto che oggi non pagare le tasse e rubare sembra quasi un vanto). però per evasori e ladri la condanna è "senza se e senza ma": mentre per queste ragazze è pieno di "se" e "ma". forse l'equivoco, roberta, è che prendi il mio intervento come fosse contro le donne tutte: ma non è così (in questi casi la malizia è in chi legge, non in chi scrive), è solo rivolto a queste ragazze, e sarebbe uguale se lo rivolgessi a uomini, senza per questo dire che tutte le donne sono così.
sono d'accordo con giacomo, l'ho anche scritto nel primo intervento: i maggiori colpevoli sono Berlusconi & co., gli uomini, e loro debbono prendersi anche il doppio della responsabilità, visto che sono anche uomini pubblici: questo è fuori discussione. il mio discorso partiva dall'articolo di Michela che, col suo paragone, dice che queste ragazze sono vittime, e pure inconsapevoli. secondo me, così non è: anzi, è il contrario: consapevolissime. io le paragono ai ladri, lo ripeto, non agli schiavi: poi, se il tuo approccio, roberta, ai mie interventi verte sul fatto che secondo te io parlo di tutte le donne, beh, non so più come spiegarmi. manifestiamo contro i politici ladri? e manifestiamo anche contro queste ragazze: cosa c'è di strano? ma Michela scrive che voi donne manifestanti non state manifestando contro queste altre ragazzette; contro tutto il resto ma non contro queste: mi chiedevo solo il perché.
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#14 Gabriele Murgia 2011-02-14 18:56
@pier

Certo che il corpo è una risorsa, noi stessi nella nostra completezza siamo interamente risorse, mentali e fisiche, solo che un uomo che è in crisi può fare il muratore, una donna che è in crisi ha ben poca scelta di lavoro.
E il fatto che preferiamo discuterne davanti ad un pc significa solo che siamo rammolliti scoialmente.
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#15 Grazia Pintori 2011-02-14 19:41
Io trovo molto pertinente il paragone di Michela Murgia non avendo mai visto come oggi tanta gente pronta ad appoggiare questa visione aberrante delle donne. In questi tempi disgraziati sono visibili solo le donne che, anche loro, aderiscono ad un modello (che chiamare culturale è troppo) di un certo tipo di donna : se giovane, mignottiforme, se anziana, tutta tesa a mimare - orribilmente - un'adolescenza finta, di plastica e silicone. In Italia, pare che solo la procacissima-disponibilissima pronta a mascherarsi da sexy-qualcosa possa fare strada. Chi dimentica la rabbia fredda di Michela verso Vespa che si complimentava - con una scrittrice ! - per i prosperosi seni ? Io ne ho abbastanza di questo clima, ne ho abbastanza che le donne e i loro veri, terribili problemi siano messi fra parentesi "perché ci sono cose più importanti". Ne ho abbastanza che bimbi e anziani e malati e disabili siano affidati alle esclusive cure delle donne. Ne ho abbastanza di chi fa l'ipocrita amalgama fra l'utero che è mio, e lo gestisco io, e quindi una maternità libera e una sessualità responsabile e la supposta fortuna su cui son sedute le aspiranti veline pronte a noleggiarla al sultano. Ne ho abbastanza che "er mutanda" Ferrara insulti i genitori di Eluana Englaro e poi difenda cosí grottescamente la miserabile e squallida privacy del suo datore di lavoro. Ne ho abbastanza di vedere donne licenziate perché gravide e di sentire di donne uccise da ex-congiunti malgrado le numerosissime denunce presentate a polizia e magistratura. D'ora in avanti ESIGO di essere presa in conto in ogni decisione ed azione, politica, commerciale e culturale. Perché ne ho abbastanza di questo paese dove sembra che le donne possano avanzare solo a forza di moine. Non sono contro queste donne, ma voglio il diritto di essere diversa e poter vivere ed esistere.
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#16 Pier 2011-02-14 20:04
@ gabriele murgia:
"solo che un uomo che è in crisi può fare il muratore, una donna che è in crisi ha ben poca scelta di lavoro."
mah. sono un po' basito. un uomo in crisi può fare il muratore o lo spazzino, certo. una donna in crisi idem, o la spazzina o la camionista o un callcenter. se lei dice che l'unica alternativa per una donna sia quella di "vendere" il proprio corpo, ci vedo un poco di sessismo - forse inconsapevole? - in questa frase. e resto sorpreso che le donne che la leggono non se ne abbiano a male. mah, che mondo strano. ok, comunque vedo che tutti pensano che le "orgettine" siano schiave e vittime, e gli evasori fiscali delinquenti. allora dovremmo essere contenti di fare beneficenza pagando con le nostre tasse lo stipendio della schiava minetti.
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#17 manuel 2011-02-15 09:56
io non sono del tutto sicuro, come dice Pier, che queste ragazze siano consapevoli del ruolo che hanno assunto.
sono più propenso a pensare che l'ambiente dove sono cresciute le abbia condizionate a pensare che quella sia la *normalità*, o altrimenti il vero successo nella vita. poi noi le vediamo e ci rendiamo conto che non è vera né l'una né l'altra cosa.
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#18 Giacomo 2011-02-15 12:00
Citazione Grazia Pintori:
Io trovo molto pertinente il paragone di Michela Murgia non avendo mai visto come oggi tanta gente pronta ad appoggiare questa visione aberrante delle donne. In questi tempi disgraziati sono visibili solo le donne che, anche loro, aderiscono ad un modello (che chiamare culturale è troppo) di un certo tipo di donna : se giovane, mignottiforme, se anziana, tutta tesa a mimare - orribilmente - un'adolescenza finta, di plastica e silicone. In Italia, pare che solo la procacissima-disponibilissima pronta a mascherarsi da sexy-qualcosa possa fare strada. Chi dimentica la rabbia fredda di Michela verso Vespa che si complimentava - con una scrittrice ! - per i prosperosi seni ? Io ne ho abbastanza di questo clima, ne ho abbastanza che le donne e i loro veri, terribili problemi siano messi fra parentesi "perché ci sono cose più importanti". Ne ho abbastanza che bimbi e anziani e malati e disabili siano affidati alle esclusive cure delle donne. Ne ho abbastanza di chi fa l'ipocrita amalgama fra l'utero che è mio, e lo gestisco io, e quindi una maternità libera e una sessualità responsabile e la supposta fortuna su cui son sedute le aspiranti veline pronte a noleggiarla al sultano. Ne ho abbastanza che "er mutanda" Ferrara insulti i genitori di Eluana Englaro e poi difenda cosí grottescamente la miserabile e squallida privacy del suo datore di lavoro. Ne ho abbastanza di vedere donne licenziate perché gravide e di sentire di donne uccise da ex-congiunti malgrado le numerosissime denunce presentate a polizia e magistratura. D'ora in avanti ESIGO di essere presa in conto in ogni decisione ed azione, politica, commerciale e culturale. Perché ne ho abbastanza di questo paese dove sembra che le donne possano avanzare solo a forza di moine. Non sono contro queste donne, ma voglio il diritto di essere diversa e poter vivere ed esistere.


credo che tutti ne abbiamo abbastanza

Il motivo per cui ho un dubbio sulla tua riflessione, e per cui appoggio (in parte) il fatto che ci sia una differenza sostanziale tra lo schiavo e la velina-parlamentare è proprio nella frase del tuo intervento che ho evidenziato in grassetto: io me lo ricordo l'intervento di Michela con Vespa.

E tu te la ricordi la reazione di quella scrittrice? Perchè io me la ricordo molto bene: quella scrittrice sorrise e minimizzò, così che Michela si prese gli insulti di una serie di animali ignoranti che gliene hanno dette di tutti i colori (vedi proprio qui nel blog) e la scrittrice in questione, la cui dignità Michela stava coraggiosamente rivendicando, è risultata la simpaticona-piaciona-che-in-fondo-era-uno-scherzo-daaaai

dunque tutti ne abbiamo abbastanza di situazioni come quella di Vespa, anche io che sono un uomo, e certo che il primo a doversi prendere le responsabilità è il Vespa di turno, ma anche chi sceglie di accettare quel tipo di opportunità perchè in futuro può aprire delle porte / evitare di chiuderle lo fa in maniera consapevole, non è uno "schiavo del sistema" come invece lo erano gli schiavi in america.

Questo credo il senso dell'intervento di Pier, e non è sbagliato: è un'opinione.

nel resto del tuo intervento metti assieme la decadenza di alcuni "giornalisti" (quando si parla di er mutanda le virgolette sono d'obbligo) con l'inefficienza delle forze dell'ordine e del sistema legislativo, con l'egoismo e l'ignoranza dei datori di lavoro, ed è difficile non darti ragione su ognuno di questi punti ma se li sollevi tutti assieme temo non otterrai molto (parlo da persona che appoggia la tua causa)
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#19 raffa carta 2011-02-15 12:09
C'e'sempre qualcuno che spinge nella direzione giusta. Un filo di speranza
www.ansa.it/.../visualizza_new.html_1587717675.html
cui aggrapparsi adesso che c'e' gia' cosi tanto da ricostruire.
take care
raffa
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#20 pier 2011-02-15 20:34
Citazione Giacomo:
io me lo ricordo l'intervento di Michela con Vespa.

E tu te la ricordi la reazione di quella scrittrice? Perchè io me la ricordo molto bene: quella scrittrice sorrise e minimizzò, così che Michela si prese gli insulti di una serie di animali ignoranti che gliene hanno dette di tutti i colori (vedi proprio qui nel blog) e la scrittrice in questione, la cui dignità Michela stava coraggiosamente rivendicando, è risultata la simpaticona-piaciona-che-in-fondo-era-uno-scherzo-daaaai


sì giacomo, sono d'accordo. lo ricordo benissimo quell'intervento, e l'ho scritto proprio all'inizio del primo post. non so che dei due abbia fatto la figura peggiore, se vespa o la avallone.
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#21 Grazia Pintori 2011-02-15 20:46
E non viene il dubbio che la reazione della Avallone sia proprio quello di cui sta parlando Michela Murgia ? Che in questo clima non viene spontaneo tirare un bel calcione nelle balle quando un laido vecchiaccio ti sbava sulla scollatura ? Ora io non dico che le volenterose fanciulle di cui si circonda B siano vittime, ma sono convinta che sono figlie di un clima in cui è una bella cosa andare in TV a mostrare le natiche fra gli applausi di familiari in prima fila, che per il denaro si puù fare di tutto e di più. Io forse non sono realistica, ma voglio tutto perché mi son rotta di aprire il giornale e leggere quasi tutti i giorni di donne ammazzate, di sentire storie di colloqui di lavoro in cui bisogna giurare di cauterizzarsi le ovaie o di licenziate per gravidanza, o di bambini che non si sa dove lasciare quando si lavora. Sono proprio arrabbiata ora. Voglio prima di tutto tornare ad un sistema elettorale dove si possa scegliere la propria candidata/o e voglio essere rispettata in tutto e per tutto.
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#22 Cesare Galbiati 2011-02-15 23:20
La cittadinanza della parola e delle opinioni, il sale della democrazia. I fatti contano meno delle parole che li descrivono. Così, se un automobilista passa con il rosso e travolge una persona, rilievi e testimonianze saranno superati dalla dialettica dei contendenti. Forse non era proprio rosso, forse il pedone attraversava distrattamente di corsa, forse aveva deciso di suicidarsi. Mille motivi e argomenti per armare la difesa accorata e passionale dei congiunti dell'automobilista, di certo disposti a credere ciecamente alla migliore versione possibile a favore del loro sfortunato parente. Il presidente del consiglio vede donne minorenni a casa sua. Le paga. Vede anche altre giovani donne e le mantiene in alcuni appartamenti di cui ha disponibilità. Una di queste è addirittura eletta per sua espressa volontà in un consiglio regionale. Un'altra viene sottratta illegalmente alla giustizia per sua stessa intercessione presso la Pubblica Autorità. Questi fatti che ho elencato sono inoppugnabili in quanto ammessi dagli stessi protagonisti. Eppure qualcuno è disposto a credere che: non sapesse che erano minorenni; le mantenesse perchè desiderava fare del bene; le facesse eleggere per le loro indubbie capacità personali; fosse davvero convinto di intercedere a favore della nipote di uno statista straniero. Solo considerando questi fatti, un qualsiasi politico sarebbe stato costretto alle dimissioni e all'oblio (come fu costretto Marrazzo pur in assenza di reato). Ma in democrazia i fatti non contano. Contano le opinioni.
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#23 Giacomo 2011-02-16 10:48
Citazione Cesare Galbiati:
La cittadinanza della parola e delle opinioni, il sale della democrazia. I fatti contano meno delle parole che li descrivono. Così, se un automobilista passa con il rosso e travolge una persona, rilievi e testimonianze saranno superati dalla dialettica dei contendenti. Forse non era proprio rosso, forse il pedone attraversava distrattamente di corsa, forse aveva deciso di suicidarsi. Mille motivi e argomenti per armare la difesa accorata e passionale dei congiunti dell'automobilista, di certo disposti a credere ciecamente alla migliore versione possibile a favore del loro sfortunato parente. Il presidente del consiglio vede donne minorenni a casa sua. Le paga. Vede anche altre giovani donne e le mantiene in alcuni appartamenti di cui ha disponibilità. Una di queste è addirittura eletta per sua espressa volontà in un consiglio regionale. Un'altra viene sottratta illegalmente alla giustizia per sua stessa intercessione presso la Pubblica Autorità. Questi fatti che ho elencato sono inoppugnabili in quanto ammessi dagli stessi protagonisti. Eppure qualcuno è disposto a credere che: non sapesse che erano minorenni; le mantenesse perchè desiderava fare del bene; le facesse eleggere per le loro indubbie capacità personali; fosse davvero convinto di intercedere a favore della nipote di uno statista straniero. Solo considerando questi fatti, un qualsiasi politico sarebbe stato costretto alle dimissioni e all'oblio (come fu costretto Marrazzo pur in assenza di reato). Ma in democrazia i fatti non contano. Contano le opinioni.


- se ti riferisci alle interviste fatte da Annozero ai cittadini di arcore sono daccordo con te: disgustoso
- se ti riferisci alla difesa TRASVERSALE che il parlamento ha fatto del premier, oppugnando un problema di competenza del tribunale, quasi fosse quello il problema, sono daccordo con te: disgustoso

se invece ti riferisci ad interventi fatti in questa discussione hai capito male: ti consiglio di rileggere
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#24 Giacomo 2011-02-16 10:57
Citazione Grazia Pintori:
E non viene il dubbio che la reazione della Avallone sia proprio quello di cui sta parlando Michela Murgia ? Che in questo clima non viene spontaneo tirare un bel calcione nelle balle quando un laido vecchiaccio ti sbava sulla scollatura ? Ora io non dico che le volenterose fanciulle di cui si circonda B siano vittime, ma sono convinta che sono figlie di un clima in cui è una bella cosa andare in TV a mostrare le natiche fra gli applausi di familiari in prima fila, che per il denaro si puù fare di tutto e di più. Io forse non sono realistica, ma voglio tutto perché mi son rotta di aprire il giornale e leggere quasi tutti i giorni di donne ammazzate, di sentire storie di colloqui di lavoro in cui bisogna giurare di cauterizzarsi le ovaie o di licenziate per gravidanza, o di bambini che non si sa dove lasciare quando si lavora. Sono proprio arrabbiata ora. Voglio prima di tutto tornare ad un sistema elettorale dove si possa scegliere la propria candidata/o e voglio essere rispettata in tutto e per tutto.


non è un dubbio Grazia, è una certezza, un'affermazione

il dubbio è il fatto che la Avallone sia stata COSTRETTA ad assumere quell'atteggiamento

tutto qui

e fermo restando (giusto per evitare fraintendimenti sulla difesa di macchine passate col rosso) che il primo responsabile che dovrebbe ricevere un pesante stigma sociale è il vecchiaccio che le ha sbavato sulla scollatura

e il motivo per il quale mi metto il DUBBIO (non certezza!) non è che sono un antifemminista maschilista bunga bunga, ma perchè su quell'episodio ho visto la rete veramente divisa, e a fronte di una serie di imbecilli ignoranti che hanno insultato Michela per la sua presa di posizione e le hanno dato della moralista, ho trovato tanti tanti tanti che hanno dato a Vespa del vecchio bavoso, e non erano solo donne e non erano solo femministe

e ribadisco che dico queste cose da persona che appoggia questa causa (pur non essendo donna)
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#25 Murizio Feo 2011-02-16 16:47
Qualcuno ha scritto che Pier "ha frainteso". Non sono d'accordo. Anzi, mi associo a tutto ciò che egli ha scritto, che condivido in pieno. Non ci si prostituisce perché si ha di fronte un futuro di fatiche, di lavoro onesto e sacrifici, che "pagheranno" poco. Non ci si prostituisce facendo un "sacrificio" (così qualcuno ha scritto!) per fare vivere meglio la famiglia ed i futuri figli. La valutazione di tutto ciò deve essere profondamente Etica e Morale, equidistante: non deve essere strumentale ad una tesi di moda del momento.
I corruttori, d'altronde, sono sempre esistiti, con altri nomi ed altre cariche, in tutti i tempi ed in tutti i luoghi.
Non è una mera questione di "femminismo". Mi dà anzi oltremodo fastidio il ridurla a così poca cosa. E' quasi come rifiutarsi di considerare Aristotele un pensatore, per il semplice fatto che credeva che la donna non possedesse un'anima! (credeva anche che la giraffa fosse un incrocio tra una gazzella ed un leopardo). E' totalmente fuori bersaglio. Si tratta di "vergogne" differenti. Lo schiavismo non è stata una delle nostre vergogne (e tra l'altro appartiene ad epoche fortunatamente passate). Questa vergogna, invece ci appartiene ed è vecchia quanto il mondo stesso. Insisto che si tratta di Dignità offesa dell'essere umano, non d'altro.
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