
(Questo pezzo l'ho scritto per La Nuova Sardegna di oggi)
Guai.
Guai a cadere nella tentazione di credere che oggi le donne vadano in piazza contro altre donne. Lo avrete letto su certi giornali, comprensibilmente preoccupati di disinnescare il potenziale mediatico di cento piazze gremite di donne: difficile farle passare per facinorosi spaccavetrine, come si è provato a fare con le proteste studentesche dei mesi scorsi. Lo avrete sentito dire anche da qualche comodo divano televisivo, più o meno in questi termini: “ma come, quarant’anni fa andavate in piazza a gridare che l’utero era vostro, e ora che ci sono donne che dell’utero fanno quel che vogliono voi tornate in piazza a protestare? Volevate l’amore libero e ora fate le moraliste.” A questa gente non bisogna avere paura di rispondere che libertà fa rima con consapevolezza, ed esiste solo quando ci sono le condizioni culturali per esercitarla. Gli schiavi che nell’America del Sud al tempo della guerra di secessione lottavano accanto ai loro padroni non stavano esercitando la libertà di scelta di restare schiavi: stavano vivendo dentro una visione di mondo culturalmente vincolante di cui non erano consapevoli, e infatti gli altri li hanno soprannominati “Zio Tom”.
Siamo veramente libere di scegliere che donne essere, se cresciamo sentendoci dire che essere vistosa è più redditizio che non esserlo, che essere furbe è meglio che preparate e che dove non esiste la meritocrazia l’unico modo per emergere è compiacere il potente? Le donne che scendono in piazza oggi credono che questa non si possa chiamare libertà, e difendono il diritto di tutti, uomini e donne, di vivere in un contesto sociale e culturale dove gli unici modelli di realizzazione non passino per la vendita della propria dignità. La lotta è la stessa di quarant’anni fa, e va fatta anche per quelli che non hanno ancora capito che i mostri che le nostre nonne hanno combattuto sono lì, ancora rozzi, ma più furbi: ora cercano di farci credere che la massima libertà che abbiamo a disposizione sia quella di venderci.
Per questo, anche se non sarete tra quelli che andranno in piazza, la fandonia delle donne perbene contro le donnacce non bevetevela: non è la verità. Oggi si va in piazza perché questo paese ha bisogno di vedere le donne, di vederle sul serio: guardare i loro volti, ascoltare il suono dei loro passi e la complessa pluralità delle loro voci, capaci di convergere in un unico dissenso quando si cerca di ridurle a una rappresentazione strumentale a due dimensioni. Oggi si va in piazza per rivendicare cittadinanza piena nella realtà e nell’immaginario che la genera. Per affermare che vogliamo vivere in un posto dove le donne abbiano lo stesso diritto di lavorare che hanno gli uomini. Per dire che vogliamo smettere di essere considerate ammortizzatori sociali da un governo che taglia gli investimenti ai servizi di base. E per gridare che amiamo la bellezza autentica, che è una cosa molto diversa dall’estetica caricaturale televisiva, creata per compiacere i sogni erotici di uomini che vogliono giocare alle bambole.
I nostri figli e le nostre figlie hanno urgenza di assistere allo spettacolo sano e civile di queste donne, perché altrimenti non avranno alternative davanti all’altro spettacolo, quello in corso da anni, che vede in scena un modello femminile unico che sembra essersi impossessato dei sogni di tutti. Le donne e gli uomini che vanno in piazza oggi sanno che ci sono solo due scelte: o diventiamo capaci di raccontare noi stessi in un’altra storia, oppure siamo tutti Ruby, tutti Noemi, tutti Zio Tom.
Io trovo molto pertinente il paragone di Michela Murgia non avendo mai visto come oggi tanta gente pronta ad appoggiare questa visione aberrante delle donne. In questi tempi disgraziati sono visibili solo le donne che, anche loro, aderiscono ad un modello (che chiamare culturale è troppo) di un certo tipo di donna : se giovane, mignottiforme, se anziana, tutta tesa a mimare - orribilmente - un'adolescenza finta, di plastica e silicone. In Italia, pare che solo la procacissima-disponibilissima pronta a mascherarsi da sexy-qualcosa possa fare strada. Chi dimentica la rabbia fredda di Michela verso Vespa che si complimentava - con una scrittrice ! - per i prosperosi seni ? Io ne ho abbastanza di questo clima, ne ho abbastanza che le donne e i loro veri, terribili problemi siano messi fra parentesi "perché ci sono cose più importanti". Ne ho abbastanza che bimbi e anziani e malati e disabili siano affidati alle esclusive cure delle donne. Ne ho abbastanza di chi fa l'ipocrita amalgama fra l'utero che è mio, e lo gestisco io, e quindi una maternità libera e una sessualità responsabile e la supposta fortuna su cui son sedute le aspiranti veline pronte a noleggiarla al sultano. Ne ho abbastanza che "er mutanda" Ferrara insulti i genitori di Eluana Englaro e poi difenda cosí grottescamente la miserabile e squallida privacy del suo datore di lavoro. Ne ho abbastanza di vedere donne licenziate perché gravide e di sentire di donne uccise da ex-congiunti malgrado le numerosissime denunce presentate a polizia e magistratura. D'ora in avanti ESIGO di essere presa in conto in ogni decisione ed azione, politica, commerciale e culturale. Perché ne ho abbastanza di questo paese dove sembra che le donne possano avanzare solo a forza di moine. Non sono contro queste donne, ma voglio il diritto di essere diversa e poter vivere ed esistere.
io me lo ricordo l'intervento di Michela con Vespa.
E tu te la ricordi la reazione di quella scrittrice? Perchè io me la ricordo molto bene: quella scrittrice sorrise e minimizzò, così che Michela si prese gli insulti di una serie di animali ignoranti che gliene hanno dette di tutti i colori (vedi proprio qui nel blog) e la scrittrice in questione, la cui dignità Michela stava coraggiosamente rivendicando, è risultata la simpaticona-piaciona-che-in-fondo-era-uno-scherzo-daaaai
La cittadinanza della parola e delle opinioni, il sale della democrazia. I fatti contano meno delle parole che li descrivono. Così, se un automobilista passa con il rosso e travolge una persona, rilievi e testimonianze saranno superati dalla dialettica dei contendenti. Forse non era proprio rosso, forse il pedone attraversava distrattamente di corsa, forse aveva deciso di suicidarsi. Mille motivi e argomenti per armare la difesa accorata e passionale dei congiunti dell'automobilista, di certo disposti a credere ciecamente alla migliore versione possibile a favore del loro sfortunato parente. Il presidente del consiglio vede donne minorenni a casa sua. Le paga. Vede anche altre giovani donne e le mantiene in alcuni appartamenti di cui ha disponibilità. Una di queste è addirittura eletta per sua espressa volontà in un consiglio regionale. Un'altra viene sottratta illegalmente alla giustizia per sua stessa intercessione presso la Pubblica Autorità. Questi fatti che ho elencato sono inoppugnabili in quanto ammessi dagli stessi protagonisti. Eppure qualcuno è disposto a credere che: non sapesse che erano minorenni; le mantenesse perchè desiderava fare del bene; le facesse eleggere per le loro indubbie capacità personali; fosse davvero convinto di intercedere a favore della nipote di uno statista straniero. Solo considerando questi fatti, un qualsiasi politico sarebbe stato costretto alle dimissioni e all'oblio (come fu costretto Marrazzo pur in assenza di reato). Ma in democrazia i fatti non contano. Contano le opinioni.
E non viene il dubbio che la reazione della Avallone sia proprio quello di cui sta parlando Michela Murgia ? Che in questo clima non viene spontaneo tirare un bel calcione nelle balle quando un laido vecchiaccio ti sbava sulla scollatura ? Ora io non dico che le volenterose fanciulle di cui si circonda B siano vittime, ma sono convinta che sono figlie di un clima in cui è una bella cosa andare in TV a mostrare le natiche fra gli applausi di familiari in prima fila, che per il denaro si puù fare di tutto e di più. Io forse non sono realistica, ma voglio tutto perché mi son rotta di aprire il giornale e leggere quasi tutti i giorni di donne ammazzate, di sentire storie di colloqui di lavoro in cui bisogna giurare di cauterizzarsi le ovaie o di licenziate per gravidanza, o di bambini che non si sa dove lasciare quando si lavora. Sono proprio arrabbiata ora. Voglio prima di tutto tornare ad un sistema elettorale dove si possa scegliere la propria candidata/o e voglio essere rispettata in tutto e per tutto.
18.05.2012 18:30 -
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