Parigi è offensivamente simile alla sua rappresentazione in cartolina. La parte di città dove mi sto muovendo da giorni sembra essersi messa d'accordo per replicare con fedeltà ogni singolo stereotipo che qualunque non francese associa in automatico alla Francia. C'è tutto: baguette, bistrot, croissant e sopra ogni cosa quell'atmosfera retrò da vecchio cinematografo, unita al gusto per le cose vecchie disposte in apparente casualità sui davanzali di certe case dalla facciata di legno. Speri che la città ti risparmi almeno l'organetto e invece giri l'angolo di rue de Seine ed eccolo lì, pronto a spararti Edit Piaf tra i tonfi dei passi della gente che viene via dalla visita a Notre Dame.

Però sono le donne il vero mistero magico di Parigi. Le parigine hanno un modo di camminare talmente caratteristico che ne riconoscerei una ovunque la incontrassi. Non è tanto il movimento, ma il fatto che esprime grazia, assoluta naturalezza, sicurezza di sé e noncuranza insieme. E' il passo libero di chi non ha niente da dimostrare. Mi fanno venire in mentre quello che Antonio Gurrado scrisse due anni fa sul Foglio a proposito di certe studentesse inglesi che avevano fatto un calendario nude, commentando che le inglesi sembrano vestite anche quando si spogliano, a differenza delle francesi che camminano come se fossero nude qualunque cosa indossino. In qualche modo riconosco che questo paradosso è vero, almeno per quanto riguarda le francesi.

Ieri sera ero a cena con la mia amica Martine e gliel'ho fatto notare. Mi ha risposto che ad essere diversa non è la donna, ma lo sguardo dell'uomo francese. La serata era piovosa e un po' fredda, ma l'esterno del bistrot era riscaldato dalle lampade a infrarossi e quindi siamo rimaste a parlarne per un po'. Lei, che ha sposato un italiano e ci vive da anni per buona parte del suo tempo, è in grado di fare un confronto che a me sfugge.

Dopo qualche anno passato in Italia, Martine mi ha detto che quando è tornata in Francia in un primo momento si è sentita invisibile: nessun uomo la gratificava di uno sguardo e qualunque cosa indossasse nessuno sembrava farci caso. Bella e straniera, a Roma aveva vissuto continuamente sotto sguardi maschili molto invasivi che giorno dopo giorno erano arrivati a sembrarle la normalità. Al suo rientro ha dovuto fare i conti con altri codici e con la propria apparente scomparsa dall'orizzonte del desiderio dell'altro sesso, ma quel piccolo choc culturale le ha permesso anche di realizzare quanto debba essere terribile sentire di esistere nella misura in cui un altro ti posa gli occhi addosso.

Iaia Caputo nel suo saggio Le donne non invecchiano mai rivelò di aver capito di star invecchiando quando, entrando in una stanza con tante persone di ambo i sessi, si rese conto che nessun uomo aveva guardato nella sua direzione con un interesse anche solo vagamente sessuale. Percepì di colpo il baratro dell'inesistenza sociale determinato proprio da quello contro cui, femminista e culturalmente iperstrutturata, aveva combattuto tutta la vita: l'idea che una donna esista solo se esiste per un uomo.

Nel passo delle parigine non c'è traccia di questo dubbio. Mentre sfiorando la terra con i piedi infilati dentro le ballerine capisci con assoluta certezza che nessuna di loro in Francia ha mai avuto bisogno di essere guardata con desiderio per sapere di esserci.

Commenti  

 
#1 Piera 2011-09-19 09:05
Fu una delle prime cose che mi colpi quando 10 anni fà lascia la sardegna per tornare a vivere in Francia. Il fatto che si potesse circolare libere e da sole senza che un uomo intervenisse. In Italia una donna da sola è quasi automaticamente una preda da molestare. Ora che non sono più abituata a certi atteggiamenti li vivo ancora più male quando mi capitano.
Anche se poi penso che questo non vuol dire che le francesi siano capaci di esistere al di fuori dello sguardo del maschio. Basta guardare un po alla cultura giovanile, per esempio la canzone che ha reso celebre la cantante hip hop Diam's o le contradizioni intorno alla vicenda DSK.
Il patriarcato qui sembra meno violento, ma sempre patriarcato è...
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#2 Giacomo 2011-09-19 09:40
stesso commento riguardo all'Irlanda

anche qui lo sguardo invadente, il sorriso lumacone o l' "Abbella!" portano l'uomo bruscamente nell'ambito della compagnia di se stesso

da uomo posso dire anche un'altra cosa che mi ha colpito di dove vivo: molto spesso in Italia ho visto il "gioco di sguardi", che però si farma lì. Cioè l'uomo fa il gioco di sguardi (o più precisamente lo sguardo invadente), magari il commento, ma sempre a distanza. La modalità sociale che ho osservato qui, invece, è l'opposto: sguardo per più di due minuti? Battuta a distanza? non esistono. Se vedono un gruppo di ragazze al pub si avvicinano, e fanno commenti normali, salutano, sorridono, come va la serata?, questo tipo di interazione normale. Dall'altra parte c'è un'interazione altrettanto normale tipo, tutto bene, un sorriso, una battuta, e ci sono modi normali di far notare l'interesse ed il non-interesse.

Il paragone tra le due modalità di interazione a me ha dato questa sensazione: temo ci sia molta insicurezza dietro alla spavalderia del primo, mentre non riesco a non vedere come più sicuro di se (meno senso di inadeguatezza) il secondo.
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#3 Tommy 2011-09-19 10:04
Mah...a me pare che stavolta ci si stia un pò allargando...si parte offesi in quanto "la parte di città dove mi sto muovendo da giorni sembra essersi messa d'accordo per replicare con fedeltà ogni singolo stereotipo che qualunque non francese (appunto, NON francese) associa in automatico alla Francia" (cosa ci sarebbe di male ad aspettarsi baguette ecc? Se chiedesse ad un parigino/a vero e per vero intendo parigino da generazioni, si sentirebbe rispondere che forse che di boulangeries ce ne son sempre meno e non viceversa...) per poi finirla con uno stereotipo grande come una casa, tipico dell'italiano/a diciamo un pò distratto (mmm...superficialotto): confondere le donne francesi con quelle parigine...confondere i maschi parigini che abitano in una delle metropoli più particolari al mondo con tutti i maschi francesi...consiglio di farsi un giretto nel resto della Francia eppoi ne riparliamo...:D
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#4 Piera 2011-09-19 10:11
Io ho la fortuna di essere cresciuta nelle due culture. Sono nata in Francia vicino a Lione dove sono stata fino all'étà di 11 anni, poi ho vissuto in Sardegna fino a 29 anni, poi a Paris fino a quest'estate per poi tornare vicino a Lione, dunque non mi considero italiana (anche perché sono SARDA e italiana non lo sono mai stata). E penso che proprio questa storia particolare mi permette un visione particolare di Paris e della Francia. E pensare che esista una "donna parigina" distinta dalla "donna francese" mi fà veramente ridere. Quanto al parigino di "souche" è una specie quasi estinta, forse adirittura un mito mai esistito!
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#5 Stefano 2011-09-19 11:41
personalmente non sono mai stato a Parigi, ma certo sono curioso e spero di andarci prima o poi
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#6 Antonio Gurrado 2011-09-20 09:06
Ringrazio per la citazione e, in barba al politicamente corretto, segnalo un mio istruttivo dialogo con una professionista locale: antoniogurrado.blogspot.com/.../...

G.
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#7 Concu Pissenti 2011-09-22 05:05
O Piera, na' ki se' sadra sceti ma sesi kistionendi in italianu. Mancai no kistionas su sadru. Cind'est differentzia intr'e unu francesu de Paris e unu de Marseille? Deu creu ki cind'est meda, e cind'è de prus intr'e unu sadru e unu romanu o milanesu...o napoletanu...E insaras, cai esti s'italianu de is quattru? Nemus? Una cosa est s'indipendentismu, un' atra su negazionismu culturali ;)
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#8 Piera 2011-09-23 12:43
happu iscritu in italianu ka s'articulu de Kelledda esti italianu... mi ki mi preguntasa de faeddare in limba, faeddo in limba. S'istadu francesu non tenidi sa matessi istoria de s'istadu italianu, anti tentu medda prusu tempu pro cancellai is differienzia de sas kulturas regionale. In una cittade commenti Paris non aggatasa pariginos... Montreuil accanta a Parigi esti sa cittade kun prusu cittadinos de su Mali a pustis de sa capitale...
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#9 Piera 2011-09-23 12:48
Communque è strano come molti si esprimano sulla questione di Parigi e nessuno invece parli della questione della molestia sessuale cosi diffusa in Italia e in Sardegna (e in maniera pesante... Era proprio questo che mi era piaciuto dell'articolo di Michela! Fradiles sardos depeisi imparare da sos francesos, aici sas sardas puru pointi camminai kummenti sas pariginas!
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#10 No Violence 2011-09-23 14:59
Da che mondo è mondo in ogni parte del globo gli uomini guardano le donne. A seconda delle culture possono cambiare i modi, per cui una donna italiana può avere l'impressione di esser poco considerata in Francia e viceversa una donna francese può sentirsi infastidita in Italia, ma queste sono questioni culturali. Le molestie sono un'altra cosa e non appartengono a una cultura piuttosto che all'altra. Peraltro, nelle tristi classifiche sulle violenze sessuali la Francia si trova davanti all'Italia
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#11 Pissenti Concu 2011-09-23 15:47
Io sono sardo e indipendentista, ma non negazionista. L'Italia non ha la stessa unità culturale della Francia, che a mio avviso non si ottiene con una volontà di cancellazione da parte del governo nazionale. Nello stato italiano si trovano popoli e culture molto diversi fra loro, la Sardegna è la più "diversa" di tutti. Tutti hanno in comune la lingua e la cultura italiana, oltre alle proprie. Spesso i diritti di un popolo vengono calpestati anche perché quel popolo non li conosce, perché non conosce se stesso. Non ce l'ho con te, Piera, ma con coloro che si riempiono la bocca di un sardismo iperideologico e non si accorgono che non abbiamo rappresentanza in Europa...
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#12 Stefano 2011-09-23 16:23
ma banalmente se uno svedese, che sia uomo donna omosessuale o bisessuale va a Parigi potrebbe incuriosirsi di qualcosa, osservare. Potrebbe vedere un abbigliamento o anche un modo di camminare diversi da quelli che vede di solito a casa. Apposta ci è andato. Poi certo ognuno ha la sua sensibilità, sia nel guardare che nel lasciarsi guardare. E d'altronde se la camminata sicura svanisce davanti ad uno sguardo differente dal solito non ci vedo grande sicurezza. Forse la sicurezza deriva dall'idea (giusta o presuntuosa che sia) di avere sotto controllo se stessi, le proprie paure ed i reali pericoli circostanti, comprese le persone importune
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#13 Piera 2011-09-25 11:15
Ritorniamo al senso di quest'articolo di Michela (o almeno quello che io ne ho tratto), cioé del fatto di sentirsi esistere attraverso lo sguardo dell'uomo.
Un certo tipo di sguardo per me è già molestia, proprio perché non è uno sguardo assesuato. L'uomo ti guarda perché sei oggetto sessuale. Questo tipo di sguardo non l'ho mai vissuto in Francia. L'uomo che mi guarda perché il mio aspetto gli piace mi stà molestando perché non è la mia persona che gli interessa (non mi conosce!) ma il fatto che sono una preda potenziale!
Per questo è triste che le donne si sentano esistere in questi sguardi, che in realtà per me negano la loro persona rilegandole ad oggetti ad uso e consumo degli uomini. E per questo che per una donna è cosi difficile invecchiare, è per questo che tanto donne si infligono delle vere e proprie torture per corrispondere ai criteri di bellezza per attirare questi sguardi (diete, chirugia ecc...) Ovviamente non parlo dello sguardo che ti scivola adosso, ma lo sguardo insistente, quello appunto che spesso è accompagnato dal commento più o meno volgare. Per me è insopportabile!
Sono felice d'aver scelto la Francia e di non aver bisogno dello sguardo degli uomini per esistere, sono contenta d'aver conservato in 20 anni di vita in Sardegna quest'idea di me stessa. Sono contenta che mia figlia cresca qui e sono già preoccupata dell'interesse che susciteranno i suoi occhi azzurri in Sardegna. Sono felice d'aver scelto per compagno un francese che non guarda le donne comme oggetto ma come persone, e che mi ha scelto in quanto persona e non per il mio aspetto.
La prova che si puo guardare qualcuno che ci piace senza che questo sguardo diventi invasivo ce lo danno le lesbiche, guardano le altre donne, anche spinte dal desiderio, ma questo sguardo non è cacciatore come quello dell'uomo.
Impariamo dal passo delle francesi ad amarci per noi stesse e non in funzione dello sguardo dell'uomo.
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#14 Stefano 2011-09-26 09:54
essendo l'articolo assai interessante e ricco di spunti provo a dire la mia opinione, ed ascoltare quelle degli altri. Ciò al fine di dare un punto di vista differente, non perché il mio sia il migliore o il più giusto a cui l'umanità si deve conformare (di questi giorni la notizia che Einstein non aveva capito nulla, e Gelmini non ha capito). Nemmeno l'unico possibile dato che è in funzione delle carezze che ho ricevuto da bambino e dei libri che ho letto, talvolta per puro caso e che ancora non ho nemmeno capito del tutto. Confrontandoci forse cresceremo tutti, forse capirò di essere un maniaco, che la cosa è fastidiosa ed è meglio che io cambio atteggiamento. Non ho nemmeno ancora capito le donne visto che certe mi sembrano proprio proprio esibizioniste, altre scendono a compromessi e si esibiscono per denaro (ma la più casta delle modelle o delle attrici vive comunque della sua immagine, di sguardi altrui).
Allora cerco innanzitutto di capire come piace a me camminare, in parte la cosa è cercata e studiata, in parte puro istinto che voglio e devo assecondare per non cadere in nevrosi ed anche perché è piacevole, senza che ci sia nell'istinto nulla da capire(non del tutto ovviamente, la finirei ad essere una bestia e ciò che mi piace sul momento potrebbe poi essere deleterio e spiacevole).
Scendo a compromessi con l'ambiente, se pure mi divertisse girare nudo in una via del centro a molti altri non piace e chino la testa. Ascolto anche dei pareri, qualcuno magari mi piace. Non tutti però, altrimenti ogni persona che incontro ha qualcosa da dire, spesso sono anche pareri del tutto opposti e la mia identità svanisce e vado in confusione.
A qualcuno la mia camminata piace, ad altri fa schifo. A me alcune camminate altrui piacciono, altre le trovo bizzarre ed altre mi fanno schifo. Possibile che io cammini più spesso con persone di cui ammiro la camminata e che magari apprezzano la mia, è facile e piacevole, ma se fossero identiche saremmo finti e ridicoli. Ma se non cammino per paura non lo saprò mai, ed il cattivo ci campa sulla mia paura. Cerco di non scontrarmi con le camminate diverse, ma senza rinunciare a qualche mio diritto fondamentale. Stabiliamo un codice della strada buono per tutti, la destra ha precedenza e sul viale non si corre. Sconosciuti mi guardano sulla via, non importa, ho basato la camminata su quanto detto prima. Nel momento in cui interagiamo la cosa inizia ad avere un peso, potrebbe essere cruciale per la mia vita o finire lì con un mi scusi. Sono aperto a dei pareri educati e rispettosi, ma senza farmi distruggere al primo sguardo sia esso di scherno, di apprezzamento, di un maniaco sessuale.
Ma se quello che mi guarda poi mi aggredisce? Lo prendo a calci.
Ma spero che nel mondo ci sia qualcuno che mi vuole bene, si affeziona, allora gli do il permesso di guardare la mia camminata, lodarmi e sgridarmi, andrò anche in parte in funzione del suo sguardo e dei suoi bisogni. E viceversa, altrimenti non dura o cado in nevrosi.
Ma non saremo mai identici e nemmeno ci capiremo del tutto, e nemmeno lo desidero non c'è gusto.
Ma se sei una modella nel mezzo della sfilata col pubblico (maniaci compresi) e le telecamere potrebbe essere differente, non so
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#15 Dante 2011-10-12 08:28
Se il Papato fosse rimasto ad Avignone, il nostro ideale di donna non sarebbe la Madonna ma una persona normale, magari come quella che i francesi hanno inserito nel retro dei franchi francesi. Il rapporto dei maschi italiani nei confronti delle donne è da manuale DSM, deisderio e tabù e quello delle donne è ancora da primo libro della Genesi; altro che "68", femminismo o uteri in libertà, le donne in Italia hanno votato a destra.
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