
Questo articolo l'ho scritto per Il Fatto Quotidiano del 7 settembre
Se siete donne o uomini non ha importanza, perché il gioco di ruolo che vi propongo si può fare comunque con profitto. Provate a immaginare di essere un giovane scrittore talentuoso e di aver scritto un bel libro. Il vostro valore letterario è tale che vi assegnano addirittura un premio Campiello. Immaginate di mettervi un bellissimo smoking per andarlo a ritirare e di sedervi composto in prima fila insieme alla vostra compagna nella cornice strepitosa del teatro della Fenice, gremita da centinaia di persone eleganti. Per ultimo immaginate che a quel punto la presentatrice vi chiami a salire sul palco per premiarvi e, mentre voi emozionatissimo fate le scale dando ancora le spalle alla platea, costei vi tenda la mano esclamando giuliva: “Ecco il vincitore, e prego la regia di inquadrargli la strepitosa patta dei calzoni.” In quel momento, dopo quella frase volgare, voi dovrete voltarvi e offrirvi al pubblico con la consapevolezza che quelle centinaia di persone punteranno i loro occhi ormai avidi e curiosi all’altezza del vostro inguine, del tutto dimentiche che il motivo per cui vi trovate su quel palco nulla c’entra con la patta dei vostri calzoni. Se questa scena vi sembra surreale, è perché lo è, ma è esattamente questo che Bruno Vespa ha fatto a Silvia Avallone sabato scorso al premio Campiello.
Sui giornali la sua scivolata poco signorile è stata rubricata con definizioni come “pesante apprezzamento” o “complimento di troppo”, come a dire che “sei bellissima” e “inquadratele il decollétè” siano due frasi che esprimono lo stesso concetto. Non è così, è una menzogna: Vespa non ha fatto un complimento alla bellezza di Silvia, perché invitare un cameraman a inquadrarle la scollatura non è un modo per dire che quello che c’è dentro è apprezzabile: è prima di tutto un modo per dire che è fruibile, che è a disposizione di chiunque voglia guardarselo, sia che si trovi seduto nella poltrona di velluto del teatro della Fenice sia che si trovi sdraiato davanti alla televisione sul salotto di casa sua. Fatta salva la sensibilità di Silvia Avallone, in un caso come questo non è solo la persona che subisce l’esposizione a stabilire se si tratti o meno di una cosa offensiva: l’uso del corpo femminile come pubblico demanio, come pascolo aperto allo sguardo gratuito di chiunque, è un atto offensivo verso tutti e tutte per il contenuto di violenza che si porta dietro. La violenza non è solo nello schiaffo, è soprattutto nel pensiero di sopraffazione, nell’uso di un potere per disporre dell’altro a proprio gusto, nel zittire la sua lamentela invocando il senso dell’umorismo, nel cercare di far passare per complimento la riduzione di una persona intera al suo corpo o a parte di esso, piegata a decoro televisivamente strumentale. Ho letto anche che quello che ha fatto Vespa sarebbe stato scorretto perché Silvia Avallone è una scrittrice brava e intelligente e non stava bene spostare l’attenzione del pubblico sulla sua avvenenza fisica. Io non sono sicura che la gravità di quella frase stia solo nello svilimento dell’indubbio valore intellettuale di Silvia. Sono anzi convinta del contrario: quello che Vespa ha fatto sarebbe stato scorretto anche e soprattutto se avesse avuto accanto una donna sciocca e senza nessun altro talento che quello contenuto nella sua scollatura. Sbaglieremmo a legittimare l’idea che una donna intelligente abbia più diritto al rispetto di una donna stupida: daremmo licenza a chiunque di considerarla a sua disposizione o a quella invasiva della telecamera, che simbolicamente è la stessa cosa.
Impossibile non vedere le analogie tra la naturalezza con cui Vespa ha domandato l’ostensione fisica della Avallone all’occhio della telecamera e le frasi di Silvio Berlusconi a Rosy Bindi, in quel caso giustamente rintuzzate con la negazione di una disponibilità, che non va però intesa nel becero senso di mancanza di compiacenza verso la sedicente galanteria, ma in quello ben più profondo di esercizio del diritto di non essere usate: né per compiacere il maschio dominante, né per decorare un palco, né per fare audience televisiva. Chi rivendica questo diritto non è una beghina né un perbenista, ma una persona che si rifiuta di considerare normale, spiritosa o addirittura lusinghiera la riduzione di un altro a oggetto d’uso a servizio di un potere.
Al servizio di questa mentalità Bruno Vespa non è il bersaglio principe della critica, anzi direi che è l’ultimo arrivato, ma di sicuro è completamente stonato nell'ambito di un premio prestigioso come il Campiello, che oltre tutto nelle ultime quattro edizioni ha dato la preferenza principale a una donna. Per me e per chi fa questa battaglia da mesi la sua frase infelice non è che l’ennesima occasione per guardare alle parole come cose importanti, come veicoli di senso, pesarle per quello che trasportano e rispettarle o temerle per quello che costruiscono.
p.s.
Un particolare ringraziamento a Loredana Lipperini e a Lidia Ravera per le loro rispettive riflessioni in merito.
Cara sig.ra Murgia, io non vedo alcun problema negli apprezzamenti di Vespa. Se una si veste in quel modo è perchè li cerca e li vuole. Cordiali saluti
Cara sig.ra Murgia, io non vedo alcun problema negli apprezzamenti di Vespa. Se una si veste in quel modo è perchè li cerca e li vuole. Cordiali saluti
Cara sig.ra Murgia, io non vedo alcun problema negli apprezzamenti di Vespa. Se una si veste in quel modo è perchè li cerca e li vuole. Cordiali saluti
.Povera Italia,
popolata anche e purtroppo di donne chiassose, presuntuose e soprattutto politically correct come voi ( che chiaramente detestano lo specchio e si sfogano come possono verso Matrigna Natura ).
Cara sig.ra Murgia, io non vedo alcun problema negli apprezzamenti di Vespa. Se una si veste in quel modo è perchè li cerca e li vuole. Cordiali saluti
Io sono d'accordo con Michela. Ma ho anche due considerazioni da fare:
1) Gli apprezzamenti di Vespa sono purtroppo da vecchio e sono tipici di un'Italia bacucca che stenta a rinnovarsi. Forse questo giustifica il Vespa uomo, che appartenendo ad una generazione educata nel dopoguerra, non vede nulla di male a fare commenti alla Alberto Sordi su una donna. Ma il Vespa giornalista non e' giustificato: se fa televisione nel 2010 (ed e' anche a mio parere un bravo giornalista), che si rinnovi, che capisca che aria tira nel mondo. Gli strumenti e la cultura ce li ha, molti di più' di mio zio Giovannino che passa sabato e domenica alla bocciofila e il resto della settimana al circolo anziani. (E mio zio sti' commenti da osteria non li fa).
2) Ma le donne la vogliono capire che a sbandierare chiappe e tette fanno si colpo (e magari carriera) per un anno, ma poi si rendono ridicole, che a trent'anni vengono considerate fatiscenti? E pure sceme, anche se non lo sono? Per carità', non sto parlando della povera Silvia Avallone, ma delle varie stelline, letterine, numerine, zoccoline ecc. che traboccano dal teleschermo. E basta! Non dico di vestirsi da monache , un po' di eleganza e seduzione sono piacevoli, ma la vogliamo capire che c'e' dell'altro? SVEGLIAMOCI! Tutti, donne e uomini.
Cara sig.ra Murgia, io non vedo alcun problema negli apprezzamenti di Vespa. Se una si veste in quel modo è perchè li cerca e li vuole. Cordiali saluti
10.02.2012 11:00 -
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Data privata
11.02.2012 18:30 -
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Nurachi - Ananti de sa ziminera
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