(Questo pezzo, più o meno così, è uscito il 12 dicembre 2011 su Repubblica)

Una ragazzina torinese ha detto di essere stata violentata da due rom. La fiaccolata a suo sostegno però è finita in rogo ieri sera, con un campo nomadi bruciato alla periferia di Torino. Poi la ragazzina ha detto che non era vero niente, che non l'ha stuprata nessuno, tantomeno i rom. Era stata con un ragazzo italiano ed era forse la sua prima volta.
La notizia grossa è quella del pogrom, ennesimo frutto di una cultura dove si cresce imparando a temere il diverso e lo straniero, a prescindere dal fatto che sia colpevole di qualcosa. Immagino che si troverà senza difficoltà qualcuno pronto a dire che se non era vero stavolta lo sarebbe stato comunque la prossima. Il fatto che questa cultura negli ultimi vent'anni sia riuscita a generare sindaci, assessori, presidenti di provincia e di regione, europarlamentari e persino ministri a vario titolo ha aiutato molto a farla passare dal bancone del bar al senso comune. È anche grazie a questo se oggi in Italia c'è chi ha smesso di vergognarsi di essere razzista.

La notizia che invece appare come secondaria è che una ragazzina di sedici anni ha creduto che fosse meno pericoloso e grave per lei dire che era stata violentata da due “stranieri” piuttosto che ammettere di aver fatto l'amore volontariamente con un ragazzo del posto. Non voglio pensare che una ragazza dica una calunnia simile per gioco. È assai più credibile che lo abbia fatto perché avvertiva che se avesse detto la verità, cioè se avesse dichiarato di aver fatto l'amore perché voleva farlo, sarebbe stata percepita e trattata come "colpevole" di qualcosa e sarebbe andata incontro a qualche tipo di sanzione, sociale o familiare, morale o fisica. Del resto sono di questi giorni altri di casi in cui dire "sono io che lo voglio" non conviene.

Qualche articolo ieri riportava l'abitudine della famiglia a farla periodicamente controllare da un ginecologo per verificarne l'illibatezza, un uso tribale che, se confermato, direbbe molte cose sul clima in cui la ragazzina deve aver concepito la sua irresponsabile e protettiva bugia. Ma è marginale. Resta comunque l'immagine di una ragazzina che nell'Italia del 2011 fatica di più ad ammettere di essere stata consenziente che a farsi passare per vittima di stupro indicando il primo colpevole credibile, magari quello la cui etnia è già in sé una sentenza: rom.

Quella ragazza non poteva prevedere che molti nel quartiere avrebbero strumentalizzato la sua falsa condizione di vittima come innesco della loro rabbia e dell'antica voglia razzista di dar fuoco ai campi rom di ogni latitudine. L'incendio dell'accampamento non è in nessun modo colpa sua. Ma è accaduto e i vigili del fuoco si sono trovati davanti non solo le fiamme, ma anche una folla decisa a impedire che l'incendio venisse spento prima di aver bruciato tutto. Qualcuno, solidale con chi ha appiccato il fuoco a prescindere dalle responsabilità nello stupro, mi ha scritto su Facebook che era ora, che gli abitanti del quartiere sono spaventati e che se anche adesso non gli è passata la paura di uscire di casa in mezzo a tutti quegli zingari, almeno la rabbia si è sfogata.

Davanti alla cenere e alle bugie ora si parlerà di razzismo, ed è sacrosanto che avvenga. Ci si chiederà pure cosa sta succedendo nella civile e solidale Torino, ed è giusto che ce lo si chieda. Ma spero che qualcuno si faccia domande anche su quale tipo di italianissima cultura è quello che induce una giovane donna a credere che la condizione di stuprata sia per lei socialmente più vivibile di quella di chi fa l'amore perché lo ha scelto.

Commenti  

 
#1 Claudia 2011-12-11 14:10
non c'è parola che non condivida.

avere la vergogna per quanto più naturale esista.

e la colpa la diamo agli uomini.

anche se sono sempre più convinta che il vero problema della società sia la donna.

perché se è vero che saremmo la soluzione a tutto, è vero che se non ci sono soluzioni è perché siamo le prime a creare problemi.

educazione sbagliata: razzista piuttosto che sessuale, maschilista piuttosto che equa, modaiola piuttosto che pragmatica.

parte tutto dalle madri.

e se qualcuno dice che sia la "società" ad insegnare, ricordo che la "società" è donna: le maestre sono maggiormente donne (proprio nella fase educativa primaria) e gli uomini che danno l'esempio di trattarle come oggetti, hanno delle donne con cui farlo.

se ci amassimo di più forse sarebbe vero che possiamo cambiare il mondo, per ora siamo grandi complici dello sfacelo.

ed una ragazzina che accusa "l'uomo nero" di una sua "colpa" è certo il risultato di una società sbagliata, ma è la figlia di una madre, che certo non l'ha aiutata a viverci bene in questa società.
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#2 lafra 2011-12-11 14:39
Grazie Michela, analisi lucida e diretta. ho già sentito critiche di chi accusa del rogo al campo rom la ragazzina stessa perché ha detto una bugia, eliminando qualsiasi margine di riflessione sui risvolti di odio, razzismo e sessismo di cui è impregnata questa vicenda.
@Claudia la tua riflessione non mi piace e non la condivido, soprattutto non capisco come tu possa dare ragione a Michela e poi sviare il discorso su tutt'altri toni, altrettanto sessisti, imho. Seguendo il tuo filo logico la colpa di questa vicenda sarebbe della madre della ragazzina...Anche i padri esistono e i tabù sessuali generalmente si creano proprio tra padre e figlia, non sempre e senza voler generalizzare. Cosa che invece te fai arrivando a dire che la società è costruita sull'educazione delle donne. Non mi pare di vivere in un matriarcato, considerando anche l'alto tasso di violenza domestica, arrivando al numero spropositato di femminici (+ di 130 quest'anno).
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#3 rita 2011-12-11 14:53
condivido pienamente.
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#4 Tony 2011-12-11 15:25
Buongiorno

Il suo intervento mi ha fatto molto riflettere e vorrei esprimere anche qui quello che ho scritto su facebook in qualità di studente di medicina

In merito alle barbarie contro un campo rom a Torino, vorrei porre l'attenzione su due aspetti.
Sono temi molto delicati da affrontare, ma credo che le circostanze richiedano una riflessione sul piano deontologico e non solo.
Il primo aspetto è che "la famiglia (era) ossessionata dalla verginità della ragazza, con frequenti visite dal ginecologo". Può un medico prestarsi a questo genere di accertamenti? Come deve comportarsi per tutelare il minore?
Il secondo è che La Stampa ieri aveva comunque messo al centro della questione i medici, scrivendo: "La giovane è stata portata all’ospedale Sant’Anna. I primi accertamenti medici confermano la violenza. Una violenza brutale."
I giornalisti che scendono nei particolari della violenza: trovo sia lesivo della dignità della donna. Ma poi, quale dev'essere anche in questa circostanza il ruolo del medico? In che modo sono trapelati fuori dalla riservatezza della circostanza, elementi per cui il giornale potesse "confermare la violenza" e definirla "brutale?". Alla luce dei fatti, per cui nessuna violenza è realmente avvenuta, una profonda riflessione è obbligatoria.
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#5 Giulia Morris 2011-12-11 15:43
CLAUDIA, la tua autostima è a 32 gradi Fahrenheit...
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#6 Piera 2011-12-11 15:59
Trovo il tuo articolo giusto e molto interessante. C'è veramente da rabbrividire a pensare che ancora oggi si nega il diritto alla sessualità alle giovani donne... Pensa che più di 15 anni fà quando avevo fondato il collettivo femminista oristanese si parlava di questo e del fatto che se un ragazzo ha raporti sessuali è un motivo di orgoglio e se li ha una donna diventa una vergogna. Per quanto riguarda il commento di Claudia penso che abbia in aprte ragione, ci sono donne che sono maschiliste e complici del patriarcato ma tende a dimmenticare che le donne ne sono anche vittime.
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#7 Flavia 2011-12-11 16:14
Buongiorno,
mi allaccio al commento puntuale scritto dallo studente di medicina Tony, aggiungendo un punto di riflessione: non trovate assurdo che sia ritenuto un comportamento legale ma soprattutto "normale" e "plausibile" che "la famiglia (era) ossessionata dalla verginità della ragazza, con frequenti visite dal ginecologo"? Sul giornale non c'è cenno ad un provvedimento futuro, ne ad uno sdegno velato.
Questo episodio è molto grave e ci ricorda che la situazione dell'educazione sessuale e emozionale dei ragazzi è la base di una società sana. SE NON ORA QUANDO
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#8 Claudia 2011-12-11 17:19
Rispondo ad alcune risposte:
Citazione lafra:

@Claudia la tua riflessione non mi piace e non la condivido, soprattutto non capisco come tu possa dare ragione a Michela e poi sviare il discorso su tutt'altri toni, altrettanto sessisti, imho.
io mi riferisco a questo pezzo dell'articolo di Michela "La notizia secondaria, ma per me rilevantissima in questo giorno in cui le donne scendono in piazza per dire che la differenza la facciamo noi, è che una ragazzina di sedici anni crede che sia meno pericoloso e grave per lei dire che è stata violentata da due stranieri piuttosto che ammettere di aver fatto l'amore volontariamente con un ragazzo del posto."

Io ho preso spunto perchè mi chiedo se chi scende in piazza sia davvero consapevole su che cosa debba fare la differenza. Spesso si punta il dito sull'altro per ovviare a delle proprie mancanze, e la donna lo fa più spesso dell'uomo. non metto in dubbio ci siano situazioni maschiliste e di sopruso sulla donna, ma sono sempre più convinta che il cambiamento se non c'è è proprio perchè la donna non lo voglia realmente. non mi fraintenda, io lo voglio e cerco di cambiare le cose, ma mi guardo intorno e vedo amiche (e noi donne ci conosciamo) che piuttosto che stare sole stanno con uomini che non rispettano, piuttosto che cercare la vita morale si scollacciano agli esami, ai colloqui di lavoro. possiamo aver avuto delle educazioni pudiche e bigotte, ma oggi studiamo sino all'università, andiamo in giro per il mondo, abbiamo degli esempi di emancipazione e di successo di donne che sono rimaste in piedi nonostante il resto del mondo, che si fanno forti del loro essere madri per improntare una nuova società, un nuovo modo di essere.
nello specifico della questione: la madre dovrebbe educare sessualmente la figlia e possibilmente anche i figli per insegnar loro non solo "cosa si faccia" e a "cosa serva" ma soprattutto quanto sia "un'arma" in testa a uomini e donne con poco buon senso (la ragazzina e la sua falsa denuncia ne sono un esempio)

Citazione Giulia Morris:
CLAUDIA, la tua autostima è a 32 gradi Fahrenheit...


ahaha io parlo in prima persona perché non mi sembra giusto generalizzare "colpe" solo sugli altri, sono consapevole di aver subito gli "uomini" per un certo periodo della mia vita, e di aver lasciato che la società maschilista facesse di me un'altra vittima, ed è per questo che dico che se tutto questo succede è perché lo permettiamo. non viviamo in società di sottomissione all'uomo (non in genere e almeno non per i diritti essenziali della persona -non veniamo lapidate, possiamo lavorare, guidare le macchine, divorziare, denunciare-) viviamo in una società che ci rende difficile far valere i nostri diritti (è vero) ma quei diritti su carta li abbiamo, ci manca il coraggio spesso. è per questo non possiamo dare la colpa agli altri.

Citazione Piera:
Per quanto riguarda il commento di Claudia penso che abbia in aprte ragione, ci sono donne che sono maschiliste e complici del patriarcato ma tende a dimmenticare che le donne ne sono anche vittime.


forse ho risposto rispondendo agli altri commenti :)
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#9 alias 2011-12-11 17:52
Condivido tutto. Il sesso consenziente fa molta paura se determina scelte così assurde. Mi fa paura questa violenza repressa e sempre pronta a scattare. Il confronto diventa subito scontro. terribile. Un abbraccio algherese.
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#10 Monsieur en rouge 2011-12-11 21:02
Citazione:
Ora. Giustissima la critica al razzismo. Giustissimo chiedersi che cosa sta succedendo a Torino.
Ma spero che qualcuno si faccia domande anche su che tipo di società è quella che induce una giovane donna a credere che la condizione di stuprata sia per lei socialmente più vivibile di quella di chi fa sesso perché lo ha deciso.


Hai ragione. È davvero tutto marcio, e per di più sembra non esserci un'uscita da questo stato di cose dietro l'angolo. Purtroppo questo è uno di quei casi di analfabetismo emotivo di cui parla Galimberti. Come i ragazzi del cavalcavia.
Tuttavia, non credo che interrogarsi sul fenomeno del razzismo voglia dire occuparsi di qualcosa tanto differente dal problema sociale che tu poni, ovvero: come l'individuo si relazione al gruppo?

Cheers,
Monsieur en rouge
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#11 Hassan Bogdan Pautàs 2011-12-11 22:51
Ciao Michela,

io penso che di fronte alla drammaticità di questo pogrom le spiegazioni siano molte. Non c'è soltanto una dimensione psicologica, familiare e culturale. C'è, prima di tutto, il contesto di un quartiere - le Vallette - in cui il razzismo trova un fertile brodo di cultura. A chi non conosce Torino vorrei dire che in quel quartiere, insieme alla Falchera, si è concentrato per generazioni il disagio degli immigrati meridionali, oggi divenuti razzisti. Lì sorge il carcere di Torino. Lì ha sede lo stadio della Juventus, le cui tifoserie sembrerebbero implicate nel rogo. Lì, ad aprile, si volevano confinare in un vero e proprio campo i 1500 rifugiati della primavera araba che Torino avrebbe dovuto accogliere. Oggi non possiamo fermarci alla pagliuzza di un episodio esecrabile e sconsiderato: noi dobbiamo rimuovere il trave di un'amministrazione che ha perso il controllo della periferia Nord della Città a suon di varianti al piano regolatore, abbandonandola alle corse clandestine in auto, alla prostituzione slava e nigeriana, agli orti abusivi e al vuoto alienante dei centri commerciali. E' lì che il razzismo cresce verde come la gramigna. E' lì che la città operaia sprofonda in un fiume carsico e invisibile. Riemerge all'alba nel rumore di questi giorni, ma scivolerà presto nell'indifferenza di una ecatombe che ricorda tristemente le pagine di Pier Paolo Pasolini.

La politica deve intervenire, altrimenti finirà per uccidere un'intera Città.
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#12 Su Teraccu 2011-12-12 08:48
Dove avranno dormito quellli che hanno avuto le baracche bruciate?
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#13 Giacomo Petrella 2011-12-12 10:16
Gentile Murgia,

mi ha colpito una cosa in particolare del suo editoriale: il riferimento "tribale" alla famiglia (cattolica) della ragazza. Buffo non trova? Certo non è tribale vivere per strada, senza fissa dimora, di espedienti e sfruttamento. Lo è, invece, avere alcune pratiche religiose. Una bella lotta fra stereotipi e pregiudizi.

Le consiglio di aggiornare i suoi studi sociologici.

Cordialità
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#14 Franziska 2011-12-12 12:00
Citazione Giacomo Petrella:
Gentile Murgia,

mi ha colpito una cosa in particolare del suo editoriale: il riferimento "tribale" alla famiglia (cattolica) della ragazza. Buffo non trova? Certo non è tribale vivere per strada, senza fissa dimora, di espedienti e sfruttamento. Lo è, invece, avere alcune pratiche religiose. Una bella lotta fra stereotipi e pregiudizi.

Le consiglio di aggiornare i suoi studi sociologici.

Cordialità


Sig. Petrella, più strano é da parte sua leggere nella frase di Michela Murgia, una condanna esplicita verso le pratiche della religione cattolica, non mi sembra di aver letto nulla di simile. O forse ci sta dicendo che é una pratica cattolica quella di sottoporre una giovane donna a visite ginecologiche per verificarne l'illibatezza? Se la risposta é si, mi spiace deluderla ma si tratta -senza dubbio- di una pratica tribale, per di più contro i diritti della donna! Per questo dev'essere cancellata subito. Il resto del suo discorso é puro razzismo...
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#15 jona 2011-12-12 12:55
Immancabilmente, è arrivato il commento di un probo difensore della fede, tanto per sviare il discorso dal tema principale e avviare una polemica gratuita giocando arbitrariamente sul senso di una frase estrapolata dal contesto, concludendo con l'immancabile (ma garbata) messa in dubbio della competenza dell'autrice. Vediamo:
"...l'abitudine della famiglia a farla periodicamente controllare da un ginecologo per verificarne l'illibatezza, un uso tribale che, se confermato, direbbe molte cose sul clima in cui la ragazzina deve aver concepito la sua irresponsabile e protettiva bugia..." - sarebbero questo le 'pratiche religiose' tanto care al signor Petrella? Perché non l'infibulazione, allora, così ci leviamo il pensiero! Immagini per un momento il gentile Petrella cosa si provi a venire periodicamente 'frugati' (come in prigione)tanto per controllare che la 'merce' sia ancora buona...lei fa notare che la famiglia è cattolica (ah, sì?li conosce?o considera certe perquisizioni una sorta di prescrizione evangelica?a mia sorella il parroco non l'ha detto, e comunque se così fosse dovremmo ben guardarci dal fare commenti sui genitori mussulmani...) mentre la signora Murgia nel suo post non accenna minimamente a questo aspetto, concentrando l'attenzione (e concedendo sempre il beneficio del dubbio) su un contesto SOCIALE E CULTURALE che stronca il dialogo tra genitori e figli e inculca nei giovani pregiudizi e paure da scaricare sui bersagli più comodi e 'facili', col valido aiuto di ULTRAS e teppisti vari lieti di poter esercitare un pò di 'legittima' violenza organizzata (non lo dico io, lo racconta un prete di quella zona, uno che conosce forse meglio di noi la situazione) benedetta e strumentalizzata da politici (non solo leghisti) del tutto incapaci di comprendere e aiutare realtà così conflittuali. Signor Petrella, si potrà pure definire tribale anche il 'vivere per strada, senza fissa dimora, di espedienti e sfruttamento' ma se riesce ad andare per un momento oltre alle sue sociologiche certezze si renderà pure conto che le sue parole descrivono sostanzialmente una situazione di grave disagio: i rom non stanno meglio degli altri abitanti delle Vallette, ci si scontra perché il contesto è difficile per tutti; la loro collocazione precaria è di certo un annoso problema di Torino (e non solo) ma dargli fuoco per risolverlo non è altro che uno sfogo per menti già eccitate di loro. I quali dopo ritornano a coltivare la loro cosiddetta 'tradizione' creando altri soggetti a rischio e altro odio represso. Signor Petrella, il vero problema è che in troppi contesti permane una sotto-cultura fondata su condizionamenti sociali (efficaci magari in passato, in comunità di villaggio, ma deleteri nelle metropoli moderne) per cui alle figlie viene tuttora fatto giurare davanti alla nonna morente che 'arriveranno pure al matrimonio' mentre i loro fratelli girano già sul controviale a guardare le prostitute, chiamano 'troie' le amiche più disinvolte e organizzano spedizioni punitive per difendere l'onore delle femmine di famiglia minacciato dai 'pericoli esterni' (magari un fidanzatino, come in questo caso); nei casi più evoluti si chiede al giudice di intervenire (come per la ragazza di Treviso) ma comunque si dimostra soprattutto di temere il giudizio della comunità e l'assalto del mondo esterno (l'UOMO NERO! africano, romeno, albanese, ecc.), a scapito del benessere dei figli, i quali si dimostrano sì spregiudicati nei comportamenti ma messi alle strette si fan prendere dal panico e combinano pasticci come quello di Torino (con il fratello della ragazza che capisce tutto ma 'copre' la menzogna e poi tenta invano di arginare l'orda vendicatrice, ormai pronta ad agire a prescindere dalle motivazioni iniziali - velo pietoso sull'ottuso protagonismo della massa di Facebook che ormai si appropria sistematicamente dei drammi privati con la scusa dell''Amicizia'). Signor Petrella, si tolga dunque le fette della sua 'cordialità' dalla mente e dal cuore, dimentichi l'inesistente minaccia alle sue convinzioni religiose e provi anche lei a riflettere sulla domanda che chiude questo post: "...quale tipo di italianissima cultura è quella che induce una giovane donna a credere che la condizione di stuprata sia per lei socialmente più vivibile di quella di chi fa l'amore perché lo ha scelto ...?"
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#16 Nadia 2011-12-12 13:30
Condivido le riflessioni di Michela Murgia e colgo l'occasione per condividere con lei le mie, una cosa mi permetto di evidenziare: il ruolo dei media che non hanno giocato un ruolo marginale in questa vicenda...
community.donnepensanti.net/
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#17 raffaele montillo 2011-12-12 13:49
sono d'accordo con tutto quello che dici anzi, ad essere sincero fino in fondo, le tue parole hanno stimolato qualche riflessione in più anche in me.

Dissento solamente su un aggettivo che hai attribuito a quella che credo sia la tua città: hai parlato di una Torino solidale..

Ti spiego, io sono napoletano e vivo da molti anni a Bologna. Prima che io partissi ho sentito di tantissimi casi di napoletani a cui i Torinesi (negli anni d'oro della FIAT) non volevano fittare casa.
Ecco, in quest'ottica io non mi sentirei di parlare di una Torino solidale:

non so se c'è stato un periodo storico in cui lo sia stata, ma da 30 anni a questa parte, il dito puntato contro il "diverso" ha solo cambiato bersaglio ed oggi, colpa di una disinformazione mirata ad aumentar eil consenso di un partito politico ben specifico, il "diverso" è diventato sempre più pericoloso..
e queste sono le conseguenze..

Ribadisco che su tutto il resto che hai scritto mi trovi assolutamente d'accordo

rafa
;)
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#18 Cingar 2011-12-12 14:31
Michela, le tue parole sono una ventata d'aria fresca, e le condivido pienamente.

Ovviamente, la cosa più grave di questa vicenda è l'incredibile episodio di violenza razzista, ma questo non deve nascondere la pazzesca motivazione di fondo da cui è nato tutto ciò.

E' incredibile che nel 2011 una giovane donna, che sarà maggiorenne fra poco più di due anni, non si senta libera di avere le sue prime, legittime, normalissime esperienze sessuali! Che sia terrorizzata di dover confessare alla propria famiglia di aver fatto qualcosa che, alla sua età, dovrebbe essere assolutamente normale, talmente terrorizzata da inventarsi una panzana grande come una casa...

Ti ringrazio soprattutto per aver accostato questa vicenda a quella, di pochi giorni fa, della sedicenne di Trento che è stata di fatto costretta ad abortire perché la sua famiglia non totterava l'idea che pensasse di mettere su famiglia con un giovane extracomunitario.

Può darsi che ai miei tempi (ho quasi 50 anni) ci dessimo un cicinino troppo dentro con la liberazione sessuale ma adesso, porca miseria, stiamo veramente arrivando all'eccesso opposto! Si respira un'aria di puritanesimo e di repressione sessuale che, se non gli si dà un freno, rischia di rovinare la vita a un'intera generazione di giovani. Giovani che, fra l'altro, per come si stanno mettendo le cose, avranno già tanto da soffrire nelle loro vite per altre ragioni. Giovani che stanno facendo una scuola e un'università di merda, che si ritroveranno disoccupati o precari per buona parte della loro vita, che prenderanno manganellate e non sapranno neanche il significato della parola "ferie"... E lasciamoli almeno scopare, cazzo, che è l'unica soddisfazione che resta ai poveri!

Piuttosto, come genitori, assicuriamoci che abbiano i soldi per i preservativi e che sappiano come si usano...

Ciao.
Marco
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#19 Sergio_Mff 2011-12-12 14:33
Emerge, nelle varie considerazioni e commenti, il disperato affanno del cercare a tutti i costi il perchè la ragazzina abbia dichiarato quella finta violenza sessuale, la quale ha conseguentemente generato l'assalto popolare al campo nomadi, senza però notare che entrambi gli accadimenti hanno un comune generatore. Sono figli di quello che, secondo me (e secondo molti) é l'unico vero nemico da combattere.
 Le donne che hanno commentato la notizia su questo forum hanno provato a dare la colpa alla società, al "maschio dominante"  e addirittura alle donne-madri stesse. D'altro canto, la causa più naturale del rogo degli zingari, é stata naturalmente attribuita al razzismo e all'intolleranza dei nostri tempi.
Tra tutti i libri che hanno risvegliato in me  una coscienza illuminata per comprendere i motivi dell'insoddisfazione sociale e spirituale (e chiunque scelga il significo da dare alla parola "spirito") e della confusione-frustrazione sessuale, ne spiccano tre in particolare: "Il codice da Vinci" di Dan Brown ( e vi prego di non sorridere beffardamente), "Trattato di Ateologia" di Michel Onfray e "Ave Mary" di Michela Murgia, senza citare tutto il pensiero e le esternazioni extra-letterarie del grande Aldo Busi. Dal mix di sacro, profano ed accademico nel citare questi testi, ho elaborato ed individuato precisamente il mio obbiettivo da sconfiggere, il mio vero nemico: I TRE MONOTEISMI, e nello specifico della società occidentale, LA DOTTRINA GIUDAICO-CRISTIANA che da secoli condiziona le nostre vite, i nostri pensieri, ogni singolo campo dove spazia la società moderna, persino nella Giurisprudenza, nell'Istruzione e nell'approccio tra medico e paziente. Ovunque troviamo senso di colpa,condanna o regolamentazione specifica degli atti sessuali, giudizio, pulsione della Morte, inferiorità del femminino e quindi del femminile ma anche tolleranza e benevolenza per tutti e tutto, altrimenti niente Paradiso, niente fiumi di latte e miele, niente vergini e fanciulli nell'Aldilà, zero Luce Eterna ( e che noia 'sta Luce per l'eternità).
Care signore, non azzannatevi tra di voi, sconfiggete il vero "nemico", che spero abbiate capito chi sia. Così facendo questo mondo riacquisterà la Bellezza perduta, quelle vera, quella che avete sacrificato al vostro dio, non quella targata Somatoline o al botulino, poichè certo é che la Bellezza non potrà mai essere condizione o qualità del maschio. E, va da sé, che così facendo, fare all'amore sarà la cosa più naturale e sublime che possa esistere, per tutti i sessi e tutti i generi (esclusi i bambini e persone non consenzienti) ed anche per una ragazza di 16 anni, che personalmente, con le giuste precauzioni per i tempi che viviamo, ritengo possa essere abbastanza donna per essere pronta a fare l'amore.
Per quanto riguarda l'odio per gli zingari, e così concludo il mio post, ritengo, certo che esso vada condannato in quanto atto indiscriminato di violenza verso una categoria di persone, ma è anche conseguenza estrema generata da quella indiscriminata filosofia buonista del "facciamo entrare tutti nella casa di dio" del "volemose bene" cristiano a tutti i costi. No! Non può funzionare sempre così, la tolleranza eccessiva a volte sconfina con l'indifferenza, con quel sentimento di comodità spirituale che ci fa sentire buoni, a posto con la coscienza e quindi a non prendere posizione nei confronti di chi, siccome è disagiato, fa i propri porci comodi perchè verrà compatito. E non parlo solo dei nomadi.
Le regole  e le leggi devono essere "temporali", terrene, e non trascese da quelle divine o metafisiche. E devono essere rispettate da tutti! E non sempre i Rom e gli zingari in generale lo fanno. 
La mia sintesi ironica del tutto? O si fa l'amore, come Madre Natura ci ha insegnato, o si fa la guerra, come nei Testi Sacri è piu volte sollecitato sotto varie forme subdole e subliminali. 
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#20 Giacomo Petrella 2011-12-12 15:04
Citazione Franziska:
Citazione Giacomo Petrella:
Gentile Murgia,

mi ha colpito una cosa in particolare del suo editoriale: il riferimento "tribale" alla famiglia (cattolica) della ragazza. Buffo non trova? Certo non è tribale vivere per strada, senza fissa dimora, di espedienti e sfruttamento. Lo è, invece, avere alcune pratiche religiose. Una bella lotta fra stereotipi e pregiudizi.

Le consiglio di aggiornare i suoi studi sociologici.

Cordialità


Sig. Petrella, più strano é da parte sua leggere nella frase di Michela Murgia, una condanna esplicita verso le pratiche della religione cattolica, non mi sembra di aver letto nulla di simile. O forse ci sta dicendo che é una pratica cattolica quella di sottoporre una giovane donna a visite ginecologiche per verificarne l'illibatezza? Se la risposta é si, mi spiace deluderla ma si tratta -senza dubbio- di una pratica tribale, per di più contro i diritti della donna! Per questo dev'essere cancellata subito. Il resto del suo discorso é puro razzismo...


Potrà anche essere una pratica tribale, non lo metto in dubbio. Però occorre mettersi d'accordo, scientificamente, su cosa sia tribale. Altrimenti qui si rischia di decidere ideologicamente e statualmente cosa possa o non possa esserlo. Lo stesso vale per la sua accusa di puro razzismo...del tutto pregiudizievole.

Saluti.
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#21 Giacomo Petrella 2011-12-12 15:11
Citazione jona:
Immancabilmente, è arrivato il commento di un probo difensore della fede, tanto per sviare il discorso dal tema principale e avviare una polemica gratuita giocando arbitrariamente sul senso di una frase estrapolata dal contesto, concludendo con l'immancabile (ma garbata) messa in dubbio della competenza dell'autrice. Vediamo:
"...l'abitudine della famiglia a farla periodicamente controllare da un ginecologo per verificarne l'illibatezza, un uso tribale che, se confermato, direbbe molte cose sul clima in cui la ragazzina deve aver concepito la sua irresponsabile e protettiva bugia..." - sarebbero questo le 'pratiche religiose' tanto care al signor Petrella? Perché non l'infibulazione, allora, così ci leviamo il pensiero! Immagini per un momento il gentile Petrella cosa si provi a venire periodicamente 'frugati' (come in prigione)tanto per controllare che la 'merce' sia ancora buona...lei fa notare che la famiglia è cattolica (ah, sì?li conosce?o considera certe perquisizioni una sorta di prescrizione evangelica?a mia sorella il parroco non l'ha detto, e comunque se così fosse dovremmo ben guardarci dal fare commenti sui genitori mussulmani...) mentre la signora Murgia nel suo post non accenna minimamente a questo aspetto, concentrando l'attenzione (e concedendo sempre il beneficio del dubbio) su un contesto SOCIALE E CULTURALE che stronca il dialogo tra genitori e figli e inculca nei giovani pregiudizi e paure da scaricare sui bersagli più comodi e 'facili', col valido aiuto di ULTRAS e teppisti vari lieti di poter esercitare un pò di 'legittima' violenza organizzata (non lo dico io, lo racconta un prete di quella zona, uno che conosce forse meglio di noi la situazione) benedetta e strumentalizzata da politici (non solo leghisti) del tutto incapaci di comprendere e aiutare realtà così conflittuali. Signor Petrella, si potrà pure definire tribale anche il 'vivere per strada, senza fissa dimora, di espedienti e sfruttamento' ma se riesce ad andare per un momento oltre alle sue sociologiche certezze si renderà pure conto che le sue parole descrivono sostanzialmente una situazione di grave disagio: i rom non stanno meglio degli altri abitanti delle Vallette, ci si scontra perché il contesto è difficile per tutti; la loro collocazione precaria è di certo un annoso problema di Torino (e non solo) ma dargli fuoco per risolverlo non è altro che uno sfogo per menti già eccitate di loro. I quali dopo ritornano a coltivare la loro cosiddetta 'tradizione' creando altri soggetti a rischio e altro odio represso. Signor Petrella, il vero problema è che in troppi contesti permane una sotto-cultura fondata su condizionamenti sociali (efficaci magari in passato, in comunità di villaggio, ma deleteri nelle metropoli moderne) per cui alle figlie viene tuttora fatto giurare davanti alla nonna morente che 'arriveranno pure al matrimonio' mentre i loro fratelli girano già sul controviale a guardare le prostitute, chiamano 'troie' le amiche più disinvolte e organizzano spedizioni punitive per difendere l'onore delle femmine di famiglia minacciato dai 'pericoli esterni' (magari un fidanzatino, come in questo caso); nei casi più evoluti si chiede al giudice di intervenire (come per la ragazza di Treviso) ma comunque si dimostra soprattutto di temere il giudizio della comunità e l'assalto del mondo esterno (l'UOMO NERO! africano, romeno, albanese, ecc.), a scapito del benessere dei figli, i quali si dimostrano sì spregiudicati nei comportamenti ma messi alle strette si fan prendere dal panico e combinano pasticci come quello di Torino (con il fratello della ragazza che capisce tutto ma 'copre' la menzogna e poi tenta invano di arginare l'orda vendicatrice, ormai pronta ad agire a prescindere dalle motivazioni iniziali - velo pietoso sull'ottuso protagonismo della massa di Facebook che ormai si appropria sistematicamente dei drammi privati con la scusa dell''Amicizia'). Signor Petrella, si tolga dunque le fette della sua 'cordialità' dalla mente e dal cuore, dimentichi l'inesistente minaccia alle sue convinzioni religiose e provi anche lei a riflettere sulla domanda che chiude questo post: "...quale tipo di italianissima cultura è quella che induce una giovane donna a credere che la condizione di stuprata sia per lei socialmente più vivibile di quella di chi fa l'amore perché lo ha scelto ...?"


Caro/a Jona, lei pensa che io sia un fervente cattolico. Da cosa l'ha dedotto? Il mio intervento voleva giusto sottolineare come certo relativismo culturale (pluralismo sarebbe meglio) possa degenerare in spirito di totalitario, tipico di certa sociologia post-marxista. Di chi cioè guarda più alle strutture che agli individui e il loro ambiente. Allora categorie come razzismo e tribalismo diventano drammaticamente pericolose, perchè usate a prori:la Sig.Ra Murgia ha, nei fatti, condannato un comportamento e ne ha salvato un altro.
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#22 jona 2011-12-12 16:05
Egregio signor Petrella, l'ho dedotto dalle sue stesse parole: se si tira in ballo l'appartenenza religiosa di una famiglia (di cui non si stava parlando) per introdurre un discorso sul 'relativismo' (ci avrei giurato, ormai è un classico) ci si può aspettare di essere accostati a quella stessa fede, anche perchè il paragone che Lei ha proposto (le diverse concezioni di tribalismo), il tono generale e l'invito finale 'ad andarsi ad aggiornare gli studi sociologici' non contribuivano a dissipare il dubbio...se non è un cattolico o un credente di qualsivoglia religione La prego di scusare la frettolosa categorizzazione, ma quanto al resto del suo discorso direi che chi sta parlando per strutture e concetti astratti sia proprio lei: io le ho citato dei casi individuali calati nel proprio contesto, degli stati di disagio comuni tra le due parti di cui si stava parlando, mentre Lei dall'inizio va avanti a spiegarci che non bisogna usare certi termini senza definirli scientificamente: mi perdoni, ma codeste tattiche alla 'Dottor Sottile' mi hanno stancato da tempo, è solo un modo per delegittimare senza proporre alcunché di concreto...scusi, terminologia a parte la sua tesi quale sarebbe? Che tanto un comportamento vale l'altro? Di drammaticamente pericoloso qui vedo solo la sua (anch'essa tipica) volontà di non confrontarsi, di nascondersi dietro il tono distaccato ed erudito per non approfondire un discorso sul quale mi pare lei abbia in fondo idee abbastanza comode e scontate (non è così? mi smentisca). Invece di stringate e asettiche repliche vorrei provasse a spiegare sul serio la sua posizione riguardo alla vicenda, possibilmente senza impalcature retoriche che servono solo a lei per darci dei relativisti solo perché non facciamo di tutta l'erba un fascio. A meno che non sia in grado di dimostrare che è vero, ma almeno mi risparmi le teorie sociologiche pre o post marxiste, siamo nel 2011 e si spera che si sia andati oltre.
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#23 Giacomo Petrella 2011-12-12 16:45
Citazione jona:
Egregio signor Petrella, l'ho dedotto dalle sue stesse parole: se si tira in ballo l'appartenenza religiosa di una famiglia (di cui non si stava parlando) per introdurre un discorso sul 'relativismo' (ci avrei giurato, ormai è un classico) ci si può aspettare di essere accostati a quella stessa fede, anche perchè il paragone che Lei ha proposto (le diverse concezioni di tribalismo), il tono generale e l'invito finale 'ad andarsi ad aggiornare gli studi sociologici' non contribuivano a dissipare il dubbio...se non è un cattolico o un credente di qualsivoglia religione La prego di scusare la frettolosa categorizzazione, ma quanto al resto del suo discorso direi che chi sta parlando per strutture e concetti astratti sia proprio lei: io le ho citato dei casi individuali calati nel proprio contesto, degli stati di disagio comuni tra le due parti di cui si stava parlando, mentre Lei dall'inizio va avanti a spiegarci che non bisogna usare certi termini senza definirli scientificamente: mi perdoni, ma codeste tattiche alla 'Dottor Sottile' mi hanno stancato da tempo, è solo un modo per delegittimare senza proporre alcunché di concreto...scusi, terminologia a parte la sua tesi quale sarebbe? Che tanto un comportamento vale l'altro? Di drammaticamente pericoloso qui vedo solo la sua (anch'essa tipica) volontà di non confrontarsi, di nascondersi dietro il tono distaccato ed erudito per non approfondire un discorso sul quale mi pare lei abbia in fondo idee abbastanza comode e scontate (non è così? mi smentisca). Invece di stringate e asettiche repliche vorrei provasse a spiegare sul serio la sua posizione riguardo alla vicenda, possibilmente senza impalcature retoriche che servono solo a lei per darci dei relativisti solo perché non facciamo di tutta l'erba un fascio. A meno che non sia in grado di dimostrare che è vero, ma almeno mi risparmi le teorie sociologiche pre o post marxiste, siamo nel 2011 e si spera che si sia andati oltre.


Jona non bisogna essere dei geni per capire le finalità del pezzo: un comportamento è tribale e vessatorio, l'altro è una libera espressione etnico-culturale oppressa dal razzismo. E' una dicotomia semplicemente falsa. Vuole sapere come la penso da laico e libertario? Che nessuno stato, nessun moralismo, nessun sociologismo dovrebbe nel 2012 pretendere di insegnare, erga omnes, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Un atteggiamento degno di Robespierre.Speculare su di una ragazzina che ha avuto la sfiga di nascere in un quartiere periferico, da famiglia fondamentalista, con gli zingari per vicini...beh, è una pazzia che solo chi vive ad Utopia poteva avere il coraggio di mettere in piedi.

Saluti.
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#24 Sergio_Mff 2011-12-12 17:46
Citazione Giacomo Petrella:
[quote name="jona"]
Jona non bisogna essere dei geni per capire le finalità del pezzo: un comportamento è tribale e vessatorio, l'altro è una libera espressione etnico-culturale oppressa dal razzismo. E' una dicotomia semplicemente falsa. Vuole sapere come la penso da laico e libertario? Che nessuno stato, nessun moralismo, nessun sociologismo dovrebbe nel 2012 pretendere di insegnare, erga omnes, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Un atteggiamento degno di Robespierre.Speculare su di una ragazzina che ha avuto la sfiga di nascere in un quartiere periferico, da famiglia fondamentalista, con gli zingari per vicini...beh, è una pazzia che solo chi vive ad Utopia poteva avere il coraggio di mettere in piedi.

Saluti.


Nonostante l'appartenenza politico-culturale di Giacomo, alla quale io non aderisco e che non apprezzo, dedotta sia dalle sue spiegazioni ed interventi su questo forum, sia dai vari suoi articoli giornalistici e recensioni trovati googlando il suo nome e cognome che lui molto onestamente e apertamente pubblica (mi corregga se non è Lei), mi ritrovo con mia piacevole sorpresa ad essere d'accordo con lui. Soprattutto dopo che nel suo ultimo post ci dà una sintesi ben precisa dello spiegare la sua critica al pezzo di Michela Murgia.
Una parte del motivo di tale approvazione sta nella seconda parte del post che ho pubblicato in precedenza riguardante la "questione Rom", l'altra va riconosciuto nella sua "laica e libertaria" espressione Perciò, chapeau!
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#25 Sergio_Mff 2011-12-12 17:55
Citazione Sergio_Mff:
[quote name="Giacomo Petrella"][quote name="jona"]
Che nessuno stato, nessun moralismo, nessun sociologismo dovrebbe nel 2012 pretendere di insegnare, erga omnes, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Un atteggiamento degno di Robespierre.


L'espressione era appunto questa.
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#26 jona 2011-12-12 20:15
Non bisognerà essere dei geni ma dei prevenuti certamente sì: la sua interpretazione, signor Petrella, è appunto ls SUA interpretazione. Il fatto di riconoscere gli aspetti deleteri e controproducenti di una delle parti in questione non spinge automaticamente a esaltare l'altra. Quella è la logica del 'o con me contro di me' tanto cara ai sedicenti libertari come lei che, ripeto, nascondono la carenza di argomenti dietro facili definizioni prese di peso dai dizionari o dai comizi elettorali. La logica del "nessuno stato, nessun moralismo, nessun sociologismo dovrebbe nel 2012 pretendere di insegnare, erga omnes, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Un atteggiamento degno di Robespierre (addirittura?! Occhio alla testa, ragazzi!)" - comodo, eh? ognuno si coltiva il proprio orticello - tanto l'uomo di natura è buono e socievole - e se ogni tanto se ne combina qualcuna i panni laviamoceli in famiglia perchè 'nessuno mi può giudicare e il più pulito ha la rogna' e comunque un bel capro espiatorio si trova sempre - si è dimenticato dei magistrati politicizzati, non vogliamo citarli? La cosa la stupirà, ma uno Stato ha anche compiti educativi e a volte deve opporsi a derive populiste che ne minacciano la stabilità (così come la tutela della nostra Costituzione viene prima anche del voto popolare) senza paura del malcontento dei 'perseguitati'. E non si tratta davvero di instaurare il Terrore ma di ricordarci sempre che si fa parte di un unico corpo sociale le cui parti devono agire per il bene comune e non solo per i propri interessi. Guardi, signor Petrella, io spero che fuori da questo post lei sfoggi una dialettica migliore di questa: oltre a non capire affatto il senso dell'articolo - la critica era rivolta al contesto familiare della 'sfigata' (complimenti, molto elegante) e alle strumentalizzazioni (pesanti, bilaterali) che hanno portato degli ultras violenti a ergersi a 'giustizieri' (gente che spesso la legge non la rispetta affatto , proprio come quei brutti zingaracci disonesti che il buonismo della sinistra ci ha praticamente messo in casa - quindi, mano alle fiaccole perché così fanno le società evolute dell'Occidente colto!) - l'invito (per ora da Lei inascoltato) era quello di interrogarsi ancora una volta sulla rappresentazione ideologica e strumentale che viene tuttora fatta della sessualità femminile (meglio fingersi vittima che affermare la propria libertà): questo era il punto, altro che moralismo oppure inviti a fare l'amore in libertà! Sa perché si fanno queste discussioni, signor Petrella? Non tanto per affermare la propria visione del mondo, ma per sforzarsi di capire se si possono trovare nuovi metodi per migliorare la società in cui viviamo, in cui ci tocca convivere con tante realtà nuove e difficili da conciliare, e questo non è vivere su Utopia ma solo essere cittadini e non sociologi da strapazzo. Riconoscere che il degrado di una famiglia italiana ha punti in comune con quello di una comunità 'irregolare' può essere un punto di partenza per provare a educare, a far incontrare realtà che altrimenti si divoreranno a vicenda a danno dell'intera società...qui non si tratta di demonizzare chi ha bruciato il campo, nè di assolverli 'perchè esasperati dagli zinagari', non si tratta di stabilire chi ha più ragione o torto, si tratta di cercare delle soluzioni valide per tutti. Si tratta di mutare mentalità da una parte e dall'altra, agendo sulle nuove generazioni e farle incontrare, perché saranno loro a dover spezzare i retaggi del passato che ancora li imprigionano in comportamenti antisociali deleteri per loro e per tutti. Ci vogliono tempo, pazienza e programmazione, ci vuole la VERA politica, non quella delle libertà fasulle o degli slogan che creano solo ignoranza e separazione. Ci vuole soprattutto un profondo rispetto per gli esseri umani coinvolti, al di là di etnie, generi, cittadinanze, religioni, ideologie, partiti e fedi calcistiche. Per non diventare tutti, sul serio, tribali.
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#27 Samuele 2011-12-12 20:44
Analisi perfetta. Condivido in pieno la chiosa finale.
Bisognerebbe però capire le condizioni della ragazza, conoscere la famiglia e tante altre cose. Mi sembra che abbia prevalso la paura, figlia di una mentalità chiusa e di un paio di secoli. Prima del razzismo bisogna combattere l'ignoranza che è la causa di quasi tutti i mali.
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#28 jona 2011-12-12 22:04
La ragazza ha ammesso di essere terrorizzata dall'idea che i genitori scoprissero che non era più illibata (ipotesi non peregrina dati i controlli cui era sottoposta), anche perché la sua relazione col ragazzo era alquanto malvista (analogamente al caso della ragazza incinta in Veneto), e a quell'età se ci si sente il mondo contro si rischia sempre di peggiorare la situazione inventandosi espedienti disastrosi. La vera 'colpa' della famiglia è quella di non essere stata capace di rappresentare un rifugio per lei, un referente sicuro che la sottraesse anche all'eventuale precocità del rapporto con uno più vecchio o almeno le permettesse di viverlo consapevolmente e senza sensi di colpa: ora vorrebbero solo fuggire via, nascondere la vergogna agli occhi della comunità o spedirne la causa lontano, via da tutto e tutti. Più che ignoranza, si tratta di condizionamenti atavici, di comportamenti tramandati tra generazioni attraverso cui la famiglia crede di preservarsi dalla disgregazione di fronte all'ignoto dei tempi nuovi, e purtroppo attraverso cui si codifica la subalternità della parte femminile più debole. Si pensa forse troppo all'onore ferito, invece di tentare di capire il perché di una bugia così clamorosa...ma essere genitori non è facile per nessuno, così come non lo è essere figli. Il razzismo però è un'altra cosa, un'ideologia che pretende di avere basi scientifiche, mentre la (legittima) diffidenza verso lo straniero rientra nel campo del pregiudizio e del risentimento legato anche ad eventuali esperienze negative vissute dagli interessati: i veri razzisti se ne stanno ben nascosti altrove, cercando di manipolare i soggetti maggiormente influenzabili, fingendosi fini intellettuali e usando toni pacati e ragionevoli. A Torino si sono visti i soliti professionisti del teppismo, e qualche sprovveduto politicante (di entrambi i fronti) che ha tentato di tirare acqua al proprio inceppato mulino. Mancava solo un divo della tv in cerca di pubblicità e il teatrino sarebbe stato completo. Temo però che, passata la sbornia mediatica, il quartiere verrà lasciato di nuovo solo, con gli stessi problemi e in più la minaccia di una ritorsione già ventilata da qualcuno tra le file degli aggrediti. Tanto per ricominciare da capo...
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#29 Marcello 2011-12-12 23:40
Trovo agghiacciante l'idea che questa poveretta fosse sottoposta a continui controlli ginecologici sulla sua verginità. Spero si tratti di un'esagerazione giornalistica.
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#30 Marcello 2011-12-12 23:47
@jona #28

bellissimo commento.

Permettimi di aggiungere, al tuo elenco finale di "cose che ci vogliono", l'istruzione.

Il brodo di coltura di queste tragedie è l'ignoranza, intesa come mancanza di strumenti culturali e nozioni di base.
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#31 jona 2011-12-13 10:50
Grazie Marcello, l'istruzione è un elemento basilare per edificare quei 'ponti' tra culture (ma soprattutto esperienze) diverse di cui il Paese avrebbe molto bisogno (e costerebbe molto meno che costruirne altri più simili a mausolei autocelebrativi che a opere pubbliche); un'istruzione vera, però, che fornisse una base nozionistica e pragmatica comune, che utilizzasse l'italiano come 'lingua franca' con cui unire le nuove generazioni senza costringerle a rinnegare le proprie radici(come fu fatto troppo drasticamente in passato dilapidando la ricchezza dei dialetti e minando irreparabilmente la nostra Memoria nazionale) e anzi promuovesse un continuo confronto e messa in discussione delle cosiddette 'tradizioni'; che fornisse delle autentiche prospettive di promozione sociale per coloro che avessero la volontà di affrontare un lungo percorso di studio, al contempo educando le loro famiglie a non vivere tale scelta come un tradimento o una perdita di tempo (e anche qui non parlo solo degli stranieri). In quest'ottica rientrerebbe anche il riconoscere ai figli di immigrati nati sul suolo italiano l'identità che essi si sentono, ovviamente con doveri annessi oltre che diritti, quindi avere il coraggio di applicare le leggi e punire chi le infrange (italiani e stranieri) in un'ottica altrettanto pedagogica, non distruttiva e definitivamente escludente: si sbaglia, si paga, si dovrebbe imparare dagli errori e avere la possibilità di ricominciare senza rimanere bollati a vita (la severità coerente ed equanime crea scontento all'inizio ma se resiste convince più dei discorsi nobili che non trovano riscontro nella durezza della realtà: non è vero che siamo tutti uguali, ma se almeno a scuola venissimo trattati come se lo fossimo sarebbe almeno un punto di partenza). Cose che di certo non si ottengono da un giorno all'altro, e che presuppongono in partenza cadute e fallimenti: molto più facile cavalcare l'onda dei conflitti e dirsi che non si cava sangue dalle rape, inventarsi fittizie identità monolitiche e 'valori insindacabili' giustificati solo dall'Ipse dixit; purtroppo funziona molto bene in un Paese come questo, in cui da secoli non si vedono politiche sociali di lungo periodo (cioè slegate dal destino dei governi del momento) e in cui la cultura è stata spolpata fino all'osso con programmatica voracità. Facile inneggiare a irrealizzabili autarchie, facile aizzare la rabbia di giovani senza memoria in cerca di nemici concreti da abbattere, e di meno giovani frustrati dal doversi continuamente far carico delle troppe cattive gestioni della cosa pubblica. Ma sbarrare le porte al mondo non ci salverà dai barbari, anche perché - parafrasando Giorgio Gaber - "i barbari? eccoci qua!"
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#32 Paolo1984 2011-12-13 22:16
a quanto ho letto la famiglia di lei era fissata con la verginità e la sottoponeva a ripetute visite ginecologiche per accertarne l'illibatezza..ora io mi chiedo come può un medico sottoporre ad esami invasivi una paziente per ragioni che non c'entrano nulla con la salute e la prevenzione?
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#33 jona 2011-12-13 23:12
Bel quesito. A meno che avessero un medico 'di fiducia' (che magari seguiva la ragazza sin da bambina) o che la ragazza avesse bisogno di fare controlli per altri motivi e ciò servisse come pretesto (bisognerebbe anche capire con quale frequenza effettiva avvenissero)... qualcuno ha anche ipotizzato che si tratti di un'esagerazione giornalistica (per ora non smentita), ma ho conosciuto persone che in età ancora più verde hanno dovuto subire situazioni analoghe e alquanto traumatizzanti. Su questo tema lascerei la parola alle donne, certo ipotizzare un medico che si presta consapevolmente a un abuso del genere costringerebbe ad allargare il discorso di partenza su (eventuali) connivenze e complicità che tali pratiche ricevono anche da ambienti in cui dovrebbero prevalere buon senso e obiettività. Senza fare processi a nessuno, la cosa più triste resta che una ragazzina abbia così paura delle persone che in teoria dovrebbero occuparsi del suo benessere, ovvero i genitori e il medico curante. Ma non ho il diritto di dare giudizi su una situazione che non conosco, per cui concludo il discorso.
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#34 jona 2011-12-14 12:46
Puntuale ad affossare tutta la mia pietosa dietrologia oggi su 'Repubblica' è uscita una lunga intervista alla ragazzina di Torino (la cui bugia ha acceso la miccia per l’incendio del campo nomadi delle Vallette) in cui la stessa nega tutto, visite ginecologiche coatte comprese, e si ritiene non responsabile per la degenerazione di quella che a lei è sembrata un'innocente bugia detta per non dare un dispiacere ai genitori ("sono religiosa, come i miei. Andiamo in chiesa, siamo credenti ... ma non sono bigotta (chissà cosa intende?) ... cerco di comportarmi onestamente, soprattutto per rispetto ai miei (affetto o solo onore da preservare?) ... non è vero che avevo paura delle botte e neppure che mia madre mi obbliga ad andar dal ginecologo (non chiarisce se dal medico non ci vada proprio o se si faccia visitare per sua scelta). Ma è vero che in famiglia siamo tutti d'accordo che certe cose non vanno bene ..."), aggiungendo dettagli sul suo aperto e sincero rapporto con gli stessi ("perfino quando ho iniziato a fumare sono andata da mio padre a dirglielo, anche se sapevo che non sarebbe stato contento”) e concludendo con l'immancabile invito a dimenticarla in fretta ("... ho fatto uno sbaglio, e lo sto già pagando caro" – bè, consolati: almeno hai ancora un tetto sulla testa). Un poco perplessi potrebbe forse lasciare la sua richiesta in apertura di intervista: "Mi sono scusata con una lettera e su Facebook (chissà quanti Rom le avranno chiesto l’Amicizia!) Ma non è vero che mi vergogno (e di che?!solo gli sfigati si vergognano, cosa fatta capo ha!), potete scriverlo per favore? (ci tiene)"- ma lei si spiega subito dopo: "lì per lì non ci ho pensato [alle conseguenze], non sono stata io a mandare la gente a bruciare le baracche [qui mi ricorda certe prese di distanza dagli effetti della propria propaganda d'odio fatta dai leader di tanti movimenti ideologici (di destra e di sinistra), ultimo in ordine di tempo quello di Casa Pound dopo gli omicidi a Firenze di ieri – insomma, io ho solo gettato un cerino sulla benzina, mica potevo sapere che avrebbe preso fuoco tutto!) … una volta detta la prima bugia ho dovuto andare avanti per un po’, era difficile fermarsi …(anche perché deludere tutta quella gente affettuosa che la chiamava ‘povero angioletto’ sarebbe stato triste). Un minimo di sospetto che la ‘bimba’ possa aver ricevuto un minimo condizionamento da parte del suo ambiente coglie leggendo la sua spiegazione riguardo le accuse rivolte agli abitanti del campo nomadi: “Ho sbagliato. Ma il mio non è razzismo. Chiedete a chiunque in quartiere (garanzia di imparzialità!), quasi tutti hanno avuto un furto in casa. E’ normale (certo, è tutto così NORMALE) che la gente sia esasperata, anche se non si può giustificare quello che è successo (appunto) … dove c’erano donne e bambini (ci fossero stati solo uomini nessun problema, tanto quelli si sa che son tutti ladri e stupratori): una formula che ricalca molto quelle ripetute prima e dopo l’assalto dai capetti ULTRAS locali (sempre più simili ai ‘sindaci’ eduardiani nella loro pretesa funzione di ordine pubblico), dai politicanti verdognoli e sempre più imposta come condivisa implicitamente all’italiano medio “che in fondo se potesse farebbe la stessa cosa” (solo che non la fa, il più delle volte); così come tutta l’enfasi nel ritrarre un quadro idilliaco di vita domestica rischia di ottenere l’effetto contrario e confermare i sospetti di plagio su una mente giovanissima ma già ristretta al punto da non riuscire neanche a concepire un futuro diverso da quello di barista in un bar o similia, il diploma visto come traguardo massimo degli studi e i sogni limitati magari a un matrimonio pasticciato con il suo attuale innamorato (in fondo vero elemento scatenante della tragedia, finora tenutosi a distanza di sicurezza dal casino suscitato dalla sua bella). Sono nato a Torino, conosco questi quartieri in cui vigono codici non detti ma rigorosi (l’autrice dell’intervista racconta bene l’atmosfera che vive un eventuale ‘forestiero’ che vi si avventura: “… ogni dieci metri qualcuno ti ferma, ti chiede chi sei – o meglio, ‘a chi appartieni’ – e che cosa vuoi …), abitati da persone per lo più oneste, dedite al lavoro e alla famiglia ma purtroppo chiuse nella difesa dei propri confini senza rendersi conto che la contaminazione ha già da tempo intaccato i loro geni (e proprio negli scoppi di violenza se ne ha la riprova), con figli che introiettano pregiudizi e separazioni identificandoli come valori fondanti, anche perché aiutano a legittimare l’unità del gruppo (o del branco). Mi permetto perciò di mantenere un minimo di scetticismo sull’attendibilità della ragazza (e del resto dopo quel che ha provocato, lei capirà) in attesa di altre versioni e smentite; ma se davvero l’educazione e i condizionamenti di familiari e ‘amici’ non è stato in alcun modo responsabile della sua irresponsabilità allora mi chiedo se, alla luce di tanti altri recenti fatti di cronaca, non sia venuta l’ora di accettare l’ipotesi che una buona fetta di adolescenti nostrani non siano soggetti deboli da capire e tutelare bensì, semplicemente, una massa di egoisti senza cervello incapaci ormai di ragionamenti individuali che esulino dalla scelta del proprio profilo su Facebook...e cominciare, purtroppo, a temerli.
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