Venerdì 28 Novembre 2008 01:32
(
il titolo del pezzo è un verso di Gino e l'Alfetta di Daniele Silvestri)
Mi rendo conto che gli orizzonti dell’extra parlamentarietà per una certa sinistra sono talmente angusti che da quella prospettiva anche un trionfo al torneo di boccette sembra la breccia di Porta Pia. Fosse questo il motivo
dell’esultanza di Liberazione per Luxuria regina dell’isola, lo troverei commovente, e umanamente anche comprensibile. Invece no. Per un inspiegabile equivoco mediatico, in Italia un transessuale che vince un reality diventa segno di apertura sociale alla diversità. Come se la TV non fosse da anni piena di omosessuali dichiarati, accettati, persino amati proprio in quanto tali. Come se lo straordinario televisivo non fosse da sempre il ghetto socialmente riconosciuto per i diversi di qualunque natura. Ballerini vistosamente froci, conduttori ermafroditi, divulgatori cripto gay, opinionisti travestiti: la tv è da sempre il caravanserraglio del pruriginoso, il non luogo in cui può avvenire la rappresentazione di qualunque legittimazione, purché resti oltre lo schermo e la si possa spegnere a tele-comando.
Miss Italia nera.
Platinette al talk show.
Eva Robbins che conduce un programma.
Malgioglio inviato speciale.
In questo scenario, Vladimir che vince l’isola esattamente di cosa sarebbe lo sdoganamento?
La risposta è: di niente, perché non è la straordinarietà che rende difficile la vita al diverso di ogni latitudine, ma la sua eventuale pretesa di normalità.
Copriti di piume di struzzo, fatti le tette, infilati una parrucca vistosa e parla con voce affettata: la mamma sarà felice di additare al figliolo il buffo animale che oltre lo schermo fa cose tanto insolite come esistere. Sviluppa gusto nel vestire, mostrati incongruamente sensibile, palesa una intelligenza brillante che ti distingua dal medio fruitore di campionati Sky, e le donne saranno estasiate di dire che hanno l’amico frocio che le capisce. Ma se per caso volessi omologarti alla massa, se per un desiderio insano di banalità volessi spegnere la telecamera e uscire dalla porta disegnata sul fondale per farti casa, famiglia o figli, scopriresti che l’apprezzamento per la tua straordinarietà è la lastra trasparente dell’acquario da cui non puoi uscire.
Puoi monopolizzare per mesi gli schermi del soggiorno, ma potresti accorgerti che affittare l’appartamento accanto non è altrettanto semplice, perché se sei diverso hai l’onere sociale di restarlo; se diventassi troppo uguale, come si potrebbe giustificare che non diventino uguali anche i diritti?
Vinca dunque l’isola, il fenomeno Vladimir. Meglio ancora, torni al Mucca Assassina con l’abitino zebrato a cantare Je t’adore, mentre Liberazione si cala le braghe davanti all’ennesima consacrazione del dovere della diversità a restare tale.
Per conto mio avrei trovato infinitamente più rivoluzionario se avessero assunto Luxuria a fare la commessa all'Iper, sotto gli occhi increduli delle stesse casalinghe che l’hanno incoronata regina di un mondo parallelo, quello dove la tolleranza è solo un altro elettrodomestico con il suo bravo tasto OFF.
Aggiungi commento