Pubblico qui tre recensioni di fiction che ho visto oggi che non avevo niente da fare. L'ozio è una bruttabbestia.
Medici con frontiere - genere drammatico - Canale 5. Trama: Uno Stato vara una legge che rende la clandestinità reato e obbliga i medici alla denuncia. I clandestini hanno paura di curarsi e muoiono. Finale scontato, cambiate sceneggiatori. Giudizio critico:
Distrutto di Polizia - genere poliziesco - Italia 1 Trama:
Un governo corrotto in calo di consensi inscena una retata di fantomatici anarcoinsurrezionalisti per riguadagnare la fiducia popolare. Ne fa le spese un gruppo di incensurati accusati di tramare attentati ad un summit internazionale in un’isoletta del Mediterraneo. Il fatto che nella trama si specifichi che per anni il luogo è stato la sicurissima sede di una base di sommergibili nucleari smonta però l’ipotetica pericolosità di un gruppo di attentatori caserecci. Sviluppo surreale, cambiate sceneggiatori. Giudizio critico:
Le ultime parole fumose - genere commedia, Rete 4 Trama: Sulla facciata di un palazzo amministrativo viene apposta una targa in metallo con sopra una frase che celebra i sessant’anni dell’autonomia di un popolo: “Le nostre radici affondano nel cuore di questa terra dalla quale l'Assemblea trae ispirazione e forza per guidare il Popolo”. Dopo averla criticata come una delle più retoriche fesserie mai sentite, si scopre con imbarazzo che la massima è del presidente della giunta in carica. Si ride, ma non si capisce bene perché. Licenziate gli sceneggiatori.
Giudizio critico:
Certo però che i palinsesti appena si avvicina l’estate fanno veramente schifo.
Qualcuno mi ha detto: “sei sempre puntuale nella critica con la Chiesa, ma non altrettanto nella lode. Non hai detto una parola sul fatto che la CEI ha criticato i respingimenti degli immigrati”. È vero, non ho detto una parola, ma non perché sia restia alla lode; semplicemente non c’è nulla da lodare. La CEI non ha affatto criticato i respingimenti, e le parole severe di monsignor Marchetto, vox clamantis in deserto in più di una occasione (sui rom aveva parlato – lui solo tra i presuli - di razzismo e xenofobia), sono state prontamente declassate a “opinione personale” dalla Segreteria di Stato vaticana. Il resto dei commenti - Crociata, Sigalini e Gnesotto – sono stati pronunciati tutti fuori dal contesto delle dichiarazioni ufficiali CEI, ma anche se lo fossero stati, sono di una cautela tale che definirli critiche è un’erezione semantica. Marchetto è totalmente solo, esautorato di ogni rilievo e – vogliamo scommettere? – in profumo di sostituzione proprio per le sue posizioni critiche sulla politica governativa della linea dura. Da tempo i vertici ecclesiali sui migranti non hanno più parole di Vangelo: forestiero in Vaticano adesso si dice irregolare, e giustamente Gesù non ha mai detto “ero irregolare e mi avete accolto”.
Ma se in Vaticano c’è poco da lodare, nemmeno in Sardegna c’è consolazione possibile.
Qualche giorno fa Chicco Gallus poneva su Corona de Logu la questione dell’ingiustizia di fondare la cittadinanza italiana sullo ius sanguinis (nascere da genitori italiani) e non sullo ius soli (nascere in Italia). Poteva sembrare un dibattito sui massimi sistemi, invece è un tema scottante e concreto, direttamente collegato a quello che sta succendo in Italia in questo momento verso gli stranieri, e di cui nessuno praticamente si è accorto (fatta eccezione per i solitiattenti).
Il ddl cosiddetto "sulla sicurezza", lo stesso che autorizza le ronde e la denuncia del clandestino da parte del medico, contiene anche una normetta (art.45, comma 1, lettera f) che impone agli stranieri in Italia di presentare il permesso di soggiorno per poter accedere a qualunque servizio di stato civile. Il prevedibile risultato sarà che - tra le altre cose gravi che si comincerà ad occultare, morti e malattie comprese - tutti i clandestini presenti sul territorio nazionale non registreranno più i loro figli all’anagrafe, per non rischiare di essere scoperti e rimpatriati. I bambini che così nasceranno non solo non avranno diritto alla cittadinanza italiana, in forza del fatto che qui conta il sangue e non il suolo, ma non avranno nemmeno quella dei loro genitori: semplicemente non risulteranno nati. Saranno apolidi, senza documenti né diritti, cittadini di nessun dove. La loro invisibilità giuridica li renderà esposti a ogni abuso e all’abbandono, senza che sia possibile risalire al loro nome e ai loro genitori. In che modo questa negazione del diritto all'identità dovrebbe aumentare la sicurezza in Italia lo sa solo Roberto Maroni, il peggiore in assoluto tra le teste di serie di quella banda di xenofobi che si fa chiamare Lega.
La proprietà commutativa non vale per i concetti, decisamente. Anche comprando entrambi i giornali, resta il dubbio dilaniante: il papa avrà parlato veramente di discriminazione come dice il titolo di Repubblica, o avrà fatto piuttosto un bel discorsone sulla legalità, come lascia intendere il Corriere? Mah. Per i pervertiti della precisione, il discorso reale è qui.