immigrazione

(scritto per l'Arborense - contiene elementi di sociologia urbanistica, ed è sconsigliato a chi crede che Calatrava sia l'erede di Gaudì)

Non c'è speranza: se uno non si fa un giro per un certo nord Italia, alcune cose non arriverà a capirle mai. Il mio primo vero impatto con quella che si autodefinisce “la parte sana del Paese” risale a quattro anni fa, quando mi fermai per sei mesi nella ricca Valtellina delle località sciistiche al confine con l’Austria. Il primo elemento per capire qualcosa me lo diede l’architettura. Abituata all’anarchia urbanistica sarda, nemmeno l’incantevole paesaggio montano del parco dello Stelvio riusciva a farmi sentire meno oppressa dalla sequenza chilometrica delle casette fatte in serie, con i piccoli balconi di legno tutti uguali, pieni degli stessi gerani rossi e bianchi. Ogni paese sfoggiava con orgoglio copie del medesimo campanile, e dove non c’erano abitazioni si estendevano ettari di prati verdi tosati ad altezza standard. Nessuna variazione sul tema, nessuna individualità distinguibile: era come se quel luogo e quella gente esprimessero dovunque un insopprimibile bisogno di somiglianza. Mi sembrava di essere finita in una scatola di Lego, dentro un presepe laico montato da un geometra senza troppa fantasia. In molti comportamenti persino le persone sembravano obbedire a quel diktat di impermeabile uniformità: per esempio, nonostante i continui scambi commerciali con paesi germanofoni, i valtellinesi raramente imparano il tedesco, ed è una scelta precisa.

(Scritto per l'Arborense)
Tra i miei amici sembra scoppiata una epidemia. In barba alle statistiche che vogliono il tasso di natalità fermo da anni alla triste media di uno-virgola-due, praticamente tutti quelli che conosco in età fertile hanno un figlio in arrivo. Non c’è precariato che tenga: sono circondata da spiriti impavidi che sfidano l’incertezza del domani con quella sana incoscienza che un tempo era norma e ora è stupore, quando c’è. Parlando in continuazione di bimbi in arrivo, è naturale essere portati a riflettere sul linguaggio che si usa a loro riguardo. In sardo il bimbo atteso si chiama in un modo molto particolare: ho udito più di un genitore riferirsi a lui definendolo “s’istrangiu”, lo straniero. Alla sensibilità attuale questa parola, segnando una estraneità di fondo, sembra non solo inusuale, ma anche offensiva e inquietante. Verrebbe voglia di dire che non è uno straniero quello che arriva, è carne nostra, è nostro figlio.

circa 4 ore fa @valeriafioranti @concitadeg Sono foto bellissime! Complimenti! (ci sono pochi scatti di Gifuni, però... che era un gran bel vedere!)
circa 8 ore fa @xelenaledda Auguri, sa sposa!
circa 12 ore fa E domani me ne vado a Napoli dalla Parrella e dalla sua Galassia! 18,30, Chiostro maiolicato dei Girolomini, con Rossella Milone.
circa 12 ore fa @ElenaTwitta Capretta rossa trionferà.
circa 12 ore fa @ElenaTwitta Il mio editor quello con i capelli scuri e la barbetta rossa? O quello con i capelli rossi e senza barba, in quanto femmina?
circa 13 ore fa Breve stralcio da Presente (Einaudi): Alemanno giustiziere mascherato e le trame scomposte di Renato Soru. http://t.co/NlXm6ccu
circa 13 ore fa Gisella, la donna che ha dato ai matti una casa vera. http://t.co/e34wOG93
circa 22 ore fa @SfigataMente @CarmenI2 ehm... declino ogni responsabilità per amicizie infrante o cose analoghe.
circa 22 ore fa @GiuseppeTaras Nel cinema lo chiamano "cammeo", volendo variare. ;) In ogni caso, truffa secondo me è molto più adatto.
circa 22 ore fa @GiuseppeTaras Quando succede in letteratura lo chiamano "omaggio". Se proprio proprio, "citazione".
circa 22 ore fa Come ti uso Cala Goloritzè dentro a un manifesto croceristico, anche se non c'entra niente. http://t.co/o8OTOYb6
circa 23 ore fa http://t.co/A0lf0CCj E' stato bello parlare di "Presente" - il nostro diario a 8 mani - con Giorgio Vasta su BooksWeb. @Casellabooksweb
circa 23 ore fa Tornare dalla Svezia e scoprire che il cellulare che avevi dimenticato su un taxi a Stoccolma ti ha preceduto per posta #nonhaprezzo .
circa 23 ore fa Libri da liberare? Bukenemeri (libri senza padrone) è un'iniziativa fantastica. Grandi ragazzi! https://t.co/wBBuZikA
circa 23 ore fa @Nicolasjaillard Merci, je la regarderais!
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"Gramsci è intellettualmente sexy" (Salone del libro 2011, Odio gli indifferenti)

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