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generiamo persone invisibiliQualche giorno fa Chicco Gallus poneva su Corona de Logu la questione dell’ingiustizia di fondare la cittadinanza italiana sullo ius sanguinis (nascere da genitori italiani) e non sullo ius soli (nascere in Italia). Poteva sembrare un dibattito sui massimi sistemi, invece è un tema scottante e concreto, direttamente collegato a quello che sta succendo in Italia in questo momento verso gli stranieri, e di cui nessuno praticamente si è accorto (fatta eccezione per i soliti attenti).
Il ddl cosiddetto "sulla sicurezza", lo stesso che autorizza le ronde e la denuncia del clandestino da parte del medico, contiene anche una normetta (art.45, comma 1, lettera f) che impone agli stranieri in Italia di presentare il permesso di soggiorno per poter accedere a qualunque servizio di stato civile.
Il prevedibile risultato sarà che - tra le altre cose gravi che si comincerà ad occultare, morti e malattie comprese - tutti i clandestini presenti sul territorio nazionale non registreranno più i loro figli all’anagrafe, per non rischiare di essere scoperti e rimpatriati. I bambini che così nasceranno non solo non avranno diritto alla cittadinanza italiana, in forza del fatto che qui conta il sangue e non il suolo, ma non avranno nemmeno quella dei loro genitori: semplicemente non risulteranno nati. Saranno apolidi, senza documenti né diritti, cittadini di nessun dove. La loro invisibilità giuridica li renderà esposti a ogni abuso e all’abbandono, senza che sia possibile risalire al loro nome e ai loro genitori. In che modo questa negazione del diritto all'identità dovrebbe aumentare la sicurezza in Italia lo sa solo Roberto Maroni, il peggiore in assoluto tra le teste di serie di quella banda di xenofobi che si fa chiamare Lega.
La migliore risposta possibile, oltre all'indignazione attiva delle migliaia di persone che non sono ancora diventate fasciste a forza di speciali di Porta a Porta sulle tristi infanzie da indifesi squadristi di Alemanno e Gasparri, l'hanno data i pediatri aderenti alla FIMP. La riporto così come l'ha diffusa l'AGI, e se come me conoscete stranieri irregolari, rendeteglielo noto.

 "Rinunciate alla cittadinanza d'origine".

E' questo il provocatorio suggerimento lanciato dai pediatri italiani della Fimp agli immigrati irregolari. Un 'consiglio' che consentirebbe di aggirare la norma che da' la possibilita' al medico di segnalare all'autorita' giudiziaria i clandestini che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche. "Secondo l'attuale ordinamento italiano - spiega in una nota Giuseppe Mele, il presidente della Fimp (Federazione italiana medici pediatri) - il bambino nato in Italia da cittadini apolidi ha diritto di cittadinanza, ragion per cui suggeriamo a tutti i genitori immigrati non regolari di rinunciare alla propria cittadinanza di origine ponendosi in tal modo sotto la protezione dell'Alto Commissariato Onu per i rifugiati. E questo a prescindere da qualsiasi motivazione li abbia spinti nel nostro Paese e, soprattutto, a prescindere da qualsiasi motivo abbiano per non voler rientrare nel loro Paese di origine". Una proposta provocatoria, che segue la durissima presa di posizione dei pediatri di famiglia italiani contro una provvedimento ritenuto "odioso, deontologicamente inammissibile, inefficace e pericoloso per la salute di migliaia di persone". E che, aggiunge Mele, alimenta il rischio dei cosiddetti 'bambini invisibili', "figli di immigrati che per paura non vedranno mai un pediatra ne' accederanno ad alcuna prestazione o vaccinazione".

Commenti  

 
#1 Stefania 2009-03-18 10:51
Questa gente spara cazzate propagandistiche senza pensare alle conseguenze, a dir poco sconcertante!
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#2 Bomboi Adriano 2009-03-18 17:35
Non condivido Michela. Fin da ieri gli stranieri non regolari non registravano e non registrano all'anagrafe i nascituri per il semplice fatto che all'atto della registrazione dopo (a meno che il neonato non si presenti da solo ed in piedi all'anagrafe) vengono chieste le generalità degli eventuali genitori che accompagnano il piccolo. Oggi basta aprire un qualsiasi container diretto in Asia a Gioia Tauro e ad esempio ci troverete dentro cataste di cinesi morti....Il fatto dello jus sanguinis è solo un pretesto ideologico che è stato usato per fare chiasso contro il governo (come al solito). Lo jus soli nel diritto italiano contempla -come sempre- tutti i casi di nascituri privi di genitori e quest'ultimo problema è stato parzialmente risolto con il famoso CENSIMENTO nei campi (su cui tanti hanno parlato di classificazione da lager) e per cui l'UE non ha riscontrato reali discriminazioni. Tra l'altro il censimento esiste in molti stati e serve anche a coprire le deficienze dello jus soli rispetto al sanguinis. Se io sono lo stato devo sapere (attraverso il sanguinis ed il soli) dove dare i diritti, perché i fantasmi non possono ricevere diritti. Lo jus sanguinis deve esistere (bilanciato dallo jus soli) perché senza tale fattore verrebbe meno il criterio della nazionalità su cui si fonda buona parte dell'istituto della cittadinanza. E senza questo presupposto fondamentale, non avremo più un mondo come lo conosciamo oggi ma solo confederazioni di stati sorretti da comunità cittadine multiculturali e miscelate. Ad esempio, il non-nazionalismo di IRS in quest'ottica non avrebbe (e non ha) alcun senso compiuto perché senza il criterio della nazionalità (fondata esclusivamente sul sanguinis, da cui si genera la cittadinanza poi), il movimento non dovrebbe propugnare la liberazione della minoranza etnica sarda ma una generica e fumosa liberazione dei popoli e di nessuno in particolare, sardo incluso. E' vero che lo stato-nazione centralista oggi è in crisi, ma è altrettanto vero che dalla fine della guerra ad oggi le minoranze etniche hanno ripreso vigore nella rivendicazione dei loro diritti identitari (e civili) e questo fenomeno non può prescindere dallo jus sanguinis. A questo concetto ci sono arrivati in tutto il mondo e tutti i nazionalisti moderni e moderati, tranne quelli di IRS (se mi si consente la provocazione) poiché costoro troppo ideologizzati. La proposta di revisione costituzionale per la Sardegna (ad esempio) presentata da Cossiga nel 2006 per la Sardegna includeva infatti l'istituto della cittadinanza Sarda come base per il riconoscimento della Nazionalità Sarda. Aspetto su cui più volte ho ripreso (anche in privato) i sardisti che sono in ritardo sul concetto. La repubblica ed i diritti delle minoranze possono esistere se si riconosce il loro jus sanguinis (e per gli altri i diritti vengono assicurati dal Soli), se questo viene meno, allora che lo facciamo a fare l'indipendentismo in Sardegna? Identità è sinonimo di sanguinis. Niente sanguinis? Niente indipendentismo. Se si nega la Nazione (con riferimento alla propria etnia), si nega anche la sedia su cui si sta seduti. Ecco perché quello di IRS è un finto 'non-nazionalismo'. Il solo fatto di riconoscersi in una comunità dai tratti abbastanza definiti è nazionalismo. Da quì parte anche il concetto di patria, che non è affatto obsoleto.
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#3 Michela Murgia 2009-03-18 18:13
:
[...]il movimento non dovrebbe propugnare la liberazione della minoranza etnica sarda ma una generica e fumosa liberazione dei popoli e di nessuno in particolare, sardo incluso.


Infatti il movimento non propugna la liberazione di nessuna minoranza etnica sarda, anche perché l'etnìa sarda non esiste. Dovresti informarti meglio, perché questo non è affatto un tema caro ad IRS, non lo è a me nel modo più assoluto, ma in compenso è molto caro alla Lega, e vedo anche a te. Questo non stupisce, ma certo illumina.

Quanto al resto, sono sicura che non ti sfugge la differenza tra andare all'anagrafe per registrare un figlio dicendo 'mi chiamo Mohamed Alì' e andare all'anagrafe per registrare un figlio dicendo "mi chiamo Mohamed Alì" e sentirsi chiedere il permesso di soggiorno. La clandestinità non implica il non avere generalità definite, è solo una decisione unilaterale presa da un governo xenofobo per equiparare lo status di straniero a quello di fuorilegge.
Sullo ius sanguinis nemmeno discuto. L'unico sangue che dovrebbe dar diritti è quello umano.
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#4 dorian 2009-03-18 21:21
A proposito della possibilità di denuncia leggo adesso di una lettera di 100 deputati capeggiati da Alessandra Mussolini (non riesco a trovarla, sorry). Lì sostengono che la possibilità di denuncia + introduzione del reato penale di clandestinità si traforma in un obbligo di denuncia (e non solo per i medici).
Già è terrificante così, ma qualche giurista che gironzola in questo blog ne sa di più?
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#5 manuel 2009-03-18 21:22
quest'uomo si nutre ogni giorno a colazione di pizza e fichi
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#6 Michela Murgia 2009-03-18 21:39
Ha ragione la Mussolini, Dorian. I legali dei sindacati medici hanno spiegato che non è vero che la denuncia è facoltativa, perché essendo l'immigrazione un reato e il sanitario un pubblico ufficiale, non denunciando il clandestino, ne sarà penalmente responsabile. Epifani e Podda hanno mandato ai deputati una lettera che lo spiega bene: www.fpcgil.it/.../BLOB%3AID%3D9833
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#7 Bomboi Adriano 2009-03-18 21:45
Questa è bella...adesso non esiste il Popolo Sardo ed IRS propugna l'indipendentismo della nazione fantasma! Il concetto di nazionalità inoltre non giunge certo tanto dal codice genetico e non bisogna fare confusione tra razza ed etnia. E' vero che non esiste una definita etnia Sarda, ma una nazionalità esiste (nel mondo in diversi casi tali elementi si fondono). La differenza di Mohamed Alì che hai riportato è irrilevante perché come ti ho detto risulta a pochi che un clandestino si presenti a dare le sue generalità per registrare all'anagrafe un figlio e chi è in età adulta raramente lo fa autonomamente (se magari è un giocatore dell'Inter ed ha un babbo adottivo con il portafoglio). E se anche fosse lo jus soli vale comunque, non è che è sparito. Il censimento come dicevo prima è stato fatto anche per questo, perché spesso non si sa chi c'è e se non si sa chi c'è ad un signor nessuno non gli si possono attribuire dei diritti. Questa del governo 'xenofobo' è solo pura ideologia e non corrisponde al vero. Io critico il governo Berlusconi per i problemi reali e non per quelli fasulli ideologici. Sono d'accordo sul fatto che è il sangue a dover dare i diritti, infatti attraverso la formula sanguinis e soli è quello che avviene, il resto è solo moralismo spicciolo. Se poi il governo su questo tema farà veri provvedimenti iniqui, il mondo se ne accorgerà e ti dò ragione per certa brutta propaganda Leghista, ma nei fatti a livello legislativo non è stato ancora fatto alcun reale provvedimento iniquo. Ad esempio in altri stati quando si va dal medico e non si è della Nazione ospitante la cosa si dichiara, c'è lo sportello con l'agente. Giusto oppure nò, se lo ritiene opportuno, uno stato ha il diritto di sapere chi entra nel suo servizio sanitario. Quello che non mi piace della vostra visione giacobina è che pretendete di avere ragione su tutto e se gli elettori in una democrazia scelgono in un senso allora sono 'stupidi'. Cercate di levarvi questa cosa perché non è piacevole e non fa di voi dei grandi intellettuali. Se vi lasciassero fare arrivereste all'eugenetica prima di quanto c'è arrivato Hitler sentenziando cosa è giusto e cosa nò. Quello che è ripugnante è l'aver etichettato come fascisti dei cittadini che seguono Porta a Porta. Una pessima caduta di stile.
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#8 Michela Murgia 2009-03-18 21:54
:
La migliore risposta possibile, oltre all'indignazione attiva delle migliaia di persone che non sono ancora diventate fasciste a forza di speciali di Porta a Porta sulle tristi infanzie da indifesi squadristi di Alemanno e Gasparri, l'hanno data i pediatri aderenti alla FIMP.


Traduzione semplificata per Adriano Bomboi:

'La migliore risposta possibile è stata quella dei pediatri della FIMP, insieme all'indignazione di tutte le persone che non si sono ancora convinte a diventare fasciste nonostante Porta a Porta insista a fare dibattiti-spot dove Alemanno e Gasparri affermano che la loro è stata una gioventù missina da vittime indifese.'

Sul resto, mi scuserai, dibatterò quando il CEPU mi passerà uno stipendio.
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#9 Bomboi Adriano 2009-03-18 22:03
Vabbè Michè, se vogliamo andare avanti per slogan allora non c'è nessun dibattito da fare. Mi limito a dire che non condivido l'impostazione con cui hai affrontato la materia. Un saluto.
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#10 Bomboi Adriano 2009-03-18 22:36
Dimenticavo sulla FIMP: E' demagogia, nessun clandestino in genere si presenta (da sempre) nelle strutture pubbliche per timore di essere identificato o subire chissàchè, da ben prima del provvedimento di Maroni. C'è una vasta letteratura di casi nelle prefetture di madri morte di parto in scantinati e di cinesini morti di polmonite dentro qualche fabbrichetta occultata. Per non parlare di africani trovati in sacchi dell'immondizia pieni di pallottole...Il clandestino genericamente ha paura da sempre a recarsi in un luogo pubblico se ha qualcosa da nascondere. Nei fatti non cambierà molto rispetto al presente, chi ha paura non si presentava prima in ospedale e non si presenterà domani, chi vuole vivere si presenterà e verrà curato lo stesso, con o senza permesso di soggiorno. E' solo propaganda che potrà urlare Borghezio in qualche comizio per dire che adesso spazzeranno via 'negri e musulmani'...Adesso sembra che sono state emanate le nuove 'leggi razziali' e che ci saranno chissà quanti casi clandestini di pericolo pubblico per la salute! I medici poi si ricordino che sono stipendiati dallo stato ed allo stato devono rendere contro di ciò che fanno. Se la cosa urta la loro sensibilità possono andare in qualche ONG all'estero e non rompere (a/i) Maroni.....Un saluto (2).
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#11 Leo Vacca 2009-03-19 12:49
Scusa, Adriano:

-a parte che, pure se i dati che riporti fossero veri (ne siamo certi? ci sono atti del ministro degli interni che riportano i dati che citi? Io vivo in un quartiere di Milano che è stracolmo di sirranieri, da cinesi sottopagati ad armeni e quant'altro, tutte queste nefandezze non le ho mia incrociate, eppure ci cammino in lungo e in largo), dicevo, anche se fosse, invece di legiferare in modo da evitare questa ritrosia del clandestino, legiferiamo in modo di sancirla, sdoganarla come dato accettabile, ué, lo dice anche la legge che devono morire di raffreddore?

-che in tutto il mondo civile esista l'obbligo di dichiarare la nazionalità, la provenienza, nelle sedi sanitarie, anche questa mi sembra una bufala bella e buona (negli USA so per certo che non esiste simile obbligo), e anche se non lo fosse, direi che chidere la nazionalità ci sta, ma chiedere la nazionalità e poi chiamare la pula, ci sta solo se siamo quel peletto xenofobi, inutile attaccarsi al mito 'io critico il governo sui fatti', che secondo me chi ha questa adorazione dei fatti come te, li pone così tanto sull'altare della devozione che trasfigurano in Divinità d'Accatto, che se NON è un fatto che una legge spedisce dei nascituri nel limbo degli inesistenti, però è un fatto, un FATTONE via, che il governo sta facendo bene con la crisi.

Al barsport, siamo tutti epistemologhi della nazionale, via.
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#12 Bomboi Adriano 2009-03-19 14:51
Per Leo: E' normale che da Ministro mi sarei occupato di verificare se esiste un fondato rischio per la salute pubblica e certamente al Viminale non c'è solo Maroni...E chiaramente da Ministro non avrei ritenuto attendibile a prescindere il comunicato di un sindacato medico ideologizzato ma l'avrei fatto valutare e certamente non avrei preso in considerazione una lettera di protesta di settori ben precisi del PDL in Parlamento che si avviano ad un Congresso e non vogliono delegare alla Lega alcune materie su cui in passato hanno avuto il monopolio....Altrimenti perdono quel poco di identità che gli resta e al nord perdono pure elettorato....Negli Usa se sei un messicano senza permesso di soggiorno e fai il far west in un bar con dei tuoi compaesani, dopo non ti presenti con una ferita d'arma da fuoco al pronto soccorso, cerchi qualcuno che ti aiuti o se vai in ospedale dopo partono accertamenti. Ma questo succede anche in Italia da prima del DDL Maroni. La questione delle malattie: se entra una clandestina in ospedale negli USA, anche se in stato di incoscienza...non è che sta lì perché è in villeggiatura...viene curata lo stesso ma se e quando sarà in grado di parlare gli si fa un questionario e si fanno verifiche sulla sua identità..se poi salta fuori che non ha un permesso di soggiorno dopo le cure viene espatriata (non ti so dire però se questo varia a livello federale, ovvero stato per stato). Ma tutto ciò non ha mai creato epidemie sanitarie su vasta scala o violente polemiche condite di fascismo. Il Popolo Italiano vive tutto come un tifo tra squadre, fa parte della sottocultura popolare, adesso c'è questa cosa..dopo un po ce ne sarà un'altra...è il solito teatrino di destra contro sinistra in cui gli intellettuali nel maldestro tentativo di dare il loro contributo si allineano a cose che spesso non sono del tutto fondate...Per il raffreddore basta andare in farmacia e lì non ti mettono le manette...Per il resto, secondo me se un medico rende conto allo stato di quello che fa non è sbagliato in linea di principio. E se ciò soprattutto non costituisce un elemento reale di pericolo per la salute pubblica riguardo la galassia della clandestinità. Comunque vediamo...il mondo osserva...
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#13 michelaT 2009-03-19 18:55
a me sembra che bomboi adriano dia per scontato che l'immigrato che non ha permesso di soggiorno debba anche essere per forza un delinquente o giù di lì...se non è qualunquismo questo, mi domando cosa lo sia. il punto nodale è il fatto che il governo smentisce una realtà di fatto, è cioè che un operatore in veste di pubblico ufficiale non può, di fatto, evitare di delazionare riguardo a un clandestino. E' piuttosto semlplice da capire. Il resto sono solo diversivi.
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#14 Bomboi Adriano 2009-03-19 19:18
Io non ho detto che chi è clandestino sia giocoforza delinquente, ma il trovarsi su un territorio dello stato e viverci senza permesso può essere una forma di reato (lo dico questo al di là della legge). Si presuppone che se un individuo entra in uno stato e ci vive senza preventivamente allinearsi ai regolamenti che quella democrazia si è data, vuol dire che c'è un problema di base. Ma il problema di base apre un discorso molto più ampio che è quello della povertà globale e va oltre il singolo stato. In questo senso ritengo che la materia debba essere affrontata da organismi sovranazionali come l'UE (nel nostro caso) e non dai singoli stati (con i loro blandi trattati bilaterali con i paesi d'origine). Ma finché l'Europa politica rimane un sogno, i singoli stati per quel principio suddetto possono regolarsi come meglio credono. Anche se queste misure possono rivelarsi inadeguate. A parte che poi spesso chi viene espulso se vuole tornare in Italia non trova molte difficoltà a farlo....
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#15 manuel 2009-03-20 00:41
caro adriano, l'argomento principale del post erano i bambini, i 'figli di nessuno' e tu hai dato sfoggio del tuo migliore nazionalismo negativo un pelino xenofobo forse, o quantomeno spaventato.. il problema non è che chi entra deve sottostare alle leggi e non lo fa (come supponi tu), ma che entrano anche dei disperati che nonostante rispettino la legge tu li vuoi cacciare perché sono poveri e hai paura
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#16 Bomboi Adriano 2009-03-20 04:07
Ti rispondo Manuel dicendoti che da laico sono fidanzato con una donna mediorientale, sebbene lei abbia uno stile di vita (ed anche di abbigliamento) completamente occidentale. Ti garantisco che conosco benissimo i problemi relativi ai permessi di soggiorno ma questo non mi impedisce di guardare la natura degli stati in maniera meno ideologica di quanto non facciano chi i problemi li legge solo nel giornale. La verità è triste ma sappiamo che un singolo stato non può fare molto, sarebbero le Nazioni Unite a doversene occupare ma non hanno il potere per farlo ed un singolo stato deve solo mantenere l'equilibrio della sua popolazione in base al mandato politico che riceve dai suoi elettori. Sarà una logica cinica, ma non si può salvare tutto il mondo da soli. Se dovete prendervela con qualcuno, bisogna prendersela prima di tutto con i regimi, le potenze dei G8 e quindi l'ONU.
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#17 manuel 2009-03-20 08:44
@Bomboi

Sembra quasi che tu ce l'abbia con 'lo stile di vita' straniero, come se ognuno non potesse fare quel che vuole nel rispetto delle regole vigenti nello Stato in cui si trova.

Un singolo stato non potrà fare molto da solo per risolvere i problemi che costringono molta gente a migrare, ma non si deve e non si può permettere che riesca a peggiorare la situazione.

La verità è spesso triste per queste persone e noi contribuiamo a peggiorare ancora un pò questa condizione? Impediamo anche a chi ha ottime intenzioni di avere un'occasione?

Se devo prendermela con qualcuno inizio con il vicino di casa leghista, le potenze del G8 saranno le ultime.

La verità è che questo provvedimento del governo è soltanto l'ultimo in ordine di tempo di un insieme di obrobri che servono soltanto a dire allo straniero 'noi qui non vi vogliamo'.
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#18 Leo Vacca 2009-03-20 11:39
Caro Adriano:

1- Inutile giocare a 'chi ce l'ha più lungo' esperienzialmente: a che serve? Tu dici che stai isnieme a una mediorientale occidentalizzata, io che vivo in un quartiere ad alto tasso di emdiorientali, e che di donne ne vedo pochissime, nessuna occidentalizzata, pari e patta?

2- Inutile parlare di 'non vedete i fatti, siete troppo accecati dalle idee', dato che ANCHE questa posizione è un'idea preconcetta, un modo per deprezzare degli argomenti con osservazioni che non c'entrano nulla (quanto siamo accecati o meno... anche qui, potremmo vedere chi cel'ha più kungo, secondo me quelli di destra sono i più bendati sulle loro convinzionucole da possidente tenutario anni 30, svegliatevi, il mondo viaggia via web, ma secondo te che senso ha discutere uin quetso modo? Non lo faccio, non farlo manco tu, al limite incontriamoci dal vivo e meniamoci, più sintetico, hegelianamente parlando)

3 - Considerare qualcuno fuori legge perché vuola la legge è una tautologia, ma sappi che, se poi ci mconvinci che è vero, potremmo convincerti che per farlo diventare falso basti cambiare la legge: sei sicuro di vuoer intraprendere la strada dell'assioma a sorpresa?
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#19 dorian 2009-03-20 13:55
io poi da anni ho ancora un pallino. ce l'ho a morte con la metafora della 'cultura ospitante', sono 'ospiti' eccetera. che cavolo c'entra la metafora della casa con uno stato. uno stato ha una costituzione e delle leggi che riconosce (o dovrebbe) la dignità degli esseri umani in quanto esseri umani.
una casa ha la legge che, nel rispetto delle leggi esterne, qui comando io e segui le mie abitudini, che di solito sono più restrittive delle leggi.
la metafora host-guest si porta dietro quindi secondo me vari impliciti. li elenco senza far ricorso alla politeness che userei in un articolo sul tema:
- tu sei uno schiavo, qui comando io, fai quello che dico io o vai a quel paese (al tuo);
- integrati. cioè diventa come me. vedete a tal proposito un articolo di giuseppe mantovani sul numero di marzo di psicologia contemporanea, e se volete commentatelo qui: tinyurl.com/dhwvl8
- integrati in molte retoriche venete, ad esempio, non prendiamoci in giro su questo, vuol dire impara la lingua e la cultura veneta. ovvio che se voglio relazionarmi con molte signore anziane devo capirle, ma da qui a doverla parlare ce ne passa. e poi ritorna il discorso di sempre: chi ha il diritto di definire cosa sia cultura veneta, sarda, etc.

last but not least, altro implicito: sei ospite, fai quello che dico io, perché - anche se non lo si dice - quello che dico e faccio io è migliore di quello che dici e fai tu, quindi non penso manco lontanamente alla possibilità di cambiare uno iota, e che caspio!

continuo a leggere interessato la discussione e torno al lavoro sulla politeness, una pausa da questo argomento ci stava bene :-)
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#20 Bomboi Adriano 2009-03-20 16:54
Per Leo Vacca: Ma che c'entra se vivi in un quartiere in cui gli stranieri non sono tutti occidentalizzati? Se molti non hanno superato alcune cose nei loro paesi ciò è dovuto in realtà al fatto che i regimi hanno volontariamente indottrinato tradizioni ed integralismi religiosi per consolidare il loro potere regionalistico. Ad esempio l'Iran che combattè lo Scià di Persia, prima dell'affermazione del Khomeinismo era ben avviato sulla strada della modernità... In questo senso, vi propongo un'altra lettura della situazione: Se talvolta lo straniero non si adatta, non è perché noi non vogliamo rispettare la sua cultura, ma perché è il suo stato di partenza che li indottrina a non rispettarci. Per il resto, ti garantisco che ci sono (ad esempio) mediorientali molto più emancipati di noi grandi 'italiani', che sanno parlare 4 lingue ed hanno molta più cultura di tanti babbioni occidentali che pretendono di classificarli in una maniera o nell'altra. Lo dico anche a Dorian: Stavo semplicemente affermando che se una democrazia si da delle regole in base alla scelta degli elettori che la compongono..non è che dopo bisogna gridare allo scandalo o al fascismo...lo stato è un insieme di istituzioni, non un qualcosa su cui si può fare filosofia. Le istituzioni sono composte da regole e le regole servono a bilanciare le sue componenti sociali interne. Se lo stato non facesse più questo lavoro sarebbe anarchia. Il Leghista (quelli razzisti) in sè non sono il vero problema per quanto non ci piacciano, quelli fanno solo propaganda rispetto ad un problema territoriale che avvertono come loro (al nord il problema è più sentito). Il vero problema sono l'insieme degli stati che per ragioni geostrategiche generano questi fenomeni di massa, i quali poi si riversano nel piccolo (il singolo stato) che può solo mettere toppe temporanee al problema. Bisogna capire che con il buonismo non si risolvono i problemi ma bisogna andare direttamente alla fonte, non al piccolo leghista idiota di turno che neppure fa veramente danno.
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#21 Michela Murgia 2009-03-20 17:02
Faccio mio le considerazioni di Dorian, e riporto il discorso alla questione sarda. Non esiste una etnia sarda, (e Adriano prima lo dice e poi lo smentisce), ma non esiste nemmeno una identità sarda definibile attraverso un elenco spuntabile di segni marcatori; quali mai sarebbero? La lingua? Non sei sardo se non parli il sardo? La religione? Non sei sardo se non sei... cristiano, dionisiaco, seguace del culto della dea? Mah. O magari l'architettura? Nuraghe, blocchetto, muretto a secco? O forse la musica, fatta di mille incroci culturali, di assalti che si sono innestati alle resistenze, di lamenti arabi in filigrana ai belati armonici delle cantanti folk?

Non esiste nessuna identità sarda in questi termini. Spero che possa esistere invece una cittadinanza sarda, e che sia fondata su qualcosa di ben diverso dallo ius sanguinis, a meno che non vogliamo metterci a chiedere a tutti gli aspiranti sardi di tirar fuori il certificato di nascita per verificare se hanno la madre del sangue giusto come fanno gli israeliani, sempre per stare in tema di nazionalismi.
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#22 manuel 2009-03-20 17:51
'Il Leghista (quelli razzisti) in sè non sono il vero problema per quanto non ci piacciano, quelli fanno solo propaganda rispetto ad un problema territoriale che avvertono come loro (al nord il problema è più sentito). '

> il leghista sta dettando legge il tempo della propaganda è finito da tempo!! e lo sta facendo a livello nazionale!

'Il vero problema sono l'insieme degli stati che per ragioni geostrategiche generano questi fenomeni di massa, i quali poi si riversano nel piccolo (il singolo stato) che può solo mettere toppe temporanee al problema. Bisogna capire che con il buonismo non si risolvono i problemi ma bisogna andare direttamente alla fonte, non al piccolo leghista idiota di turno che neppure fa veramente danno.'

guardati www.storyofstuff.com/ ! è solo un esempio per capire chi veramente (leggi capitalismo occidentale) sta generando povertà (x la propria ricchezza e comodamente fuori dai propri confini) con relativa migrazione

...'con il buonismo non si risolvono i problemi' lo sento dire un pò troppo spesso x i miei gusti ultimamente.. si si andiamo alla fonte
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#23 Bomboi Adriano 2009-03-20 17:55
Michela, sull'etnia non riapro il discorso. Quando fecero uno studio sull'incidenza di alcune malattie come il tiroidismo e l'anemia mediterranea (oltre che sulla longevità) fecero scoperte sul profilo genetico a mio avviso da approfondire. Ma questo ormai lascia il tempo che trova e non ci serve a molto per il nazionalismo che ci interessa. Anzi, meglio non aprire pagine relative all'etnicità. Ormai la storia ci insegna che le Nazioni possono essere artificiali o naturali, non tutte hanno tratti in comune tra la popolazione, chi più e chi meno. Il nazionalismo nasce nel momento in cui (sangue o non sangue) delle persone si riconoscono in una serie di elementi e li promuovono al fine di avere più sovranità o una sovranità completa. E' il lavoro che anche IRS sta facendo. Dal tuo discorso ne deduco quindi che non hai le idee ben chiare su quale sia il ruolo dell'indipendentismo e quindi ti domando: Per quale motivo vorresti fare una Repubblica con IRS se ritieni che non esistano elementi solidi per farlo? Se come dice W. Connor il nazionalismo è anche un sentimento e spesso non necessita di elementi, la VARIEGATA realtà dei nazionalismi ed indipendentismi moderni da ragione a quell'impostazione. Quindi, per cosa hai aderito ad IRS se non vedi una Nazione? Possiamo capire che buona parte della popolazione sarda oggi non veda una nazione sarda distinta da quella italiana e che questa debba anche svincolarsi sul piano istituzionale, ma esistono migliaia di persone in Sardegna tra PSD'AZ, SNI ed IRS che lo vogliono. E' un fenomeno che esiste. Cosa ti attira del progetto di IRS? Mi interessa inquadrare questo concetto.
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#24 Bomboi Adriano 2009-03-20 17:59
Per Manuel: Il 'capitalismo occidentale' non esiste. Esiste solo il mercato e nel mercato ci sono sia le potenze occidentali che i regimi, i quali per ragioni di mutua assistenza devono mantenere le cose come stanno, anche attraverso morte e miseria.
La verità è che si conoscono tutti, non esiste il tiranno occidentale che maltratta quello orientale, anche quello orientale fa parte del gioco ma nel gioco c'è una parte di popolazione mondiale che soccombe.
L'umanità è ancora molto indietro rispetto al progresso civile.
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#25 dorian 2009-03-20 17:59
Adriano, se con:

> Lo dico anche a Dorian: Stavo semplicemente affermando che se una
> democrazia si da delle regole in base alla scelta degli elettori che la
> compongono..non è che dopo bisogna gridare allo scandalo o al fascismo

intendi dire: 'occorre rispettare le leggi', allora sono d'accordo. Fermo restando il mio diritto di criticarle democraticamente per cambiarle, magari urlando pure al fascismo se ho abbastanza argomenti per sostenere tale tesi (di solito non lo faccio perché odio le reductiones ad hitlerum di ogni tipo).

Ma dici anche prima che:

> Ad esempio l'Iran che combattè lo Scià di Persia, prima dell'affermazione
> del Khomeinismo era ben avviato sulla strada della modernità

hic sunt leones. se lasciamo la cosa così fin dove ci possiamo spingere? la modernità è vestire all'occidentale? o avere dei sistemi democratici? e sistemi democratici implica soltanto il nostro sistema di voto proprio proprio come il nostro (quindi esportiamo pure la democrazia a forza di bombe) o si possono trovare altre incarnazioni di democrazia in altri sistemi totalmente diversi dal nostro (v. ad es. amartya sen, la democrazia degli altri: perché la libertà non è un'invenzione dell'occidente, milano, 2004, mondadori)?

è qui che si rischia (anche se ho citato te non sto accusando te, dato che non ti conosco) di dire: o diventano come noi in tutto e proprio in tutto, perché in fondo, anche se non lo diciamo, tutti i loro modi sono solo puttanate, mentre i nostri, dal glorioso impero romano fino alle atrocità del colonialismo nell'epoca fascista e fino alla shoa (qui uso la reductio ad hitlerum, ma non è retorica credo) sono dei paradisi in cui tutti si devono integrare?
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#26 Bomboi Adriano 2009-03-20 18:16
Sto dicendo Dorian che gli altri sistemi in realtà non sono diversi veramente e laddove lo sono, sono tali per interessi di potere, non perché effettivamente la popolazione sta a suo agio nel vivere in quella maniera. Dove la popolazione ha conosciuto il progresso, in ogni angolo del globo, qualsiasi cultura l'ha accettato e non ci sono stati veri conflitti di civiltà. Basta guardare l'Africa, l'Asia ed il Medioriente. Questa cosa che alcune culture sono imcompatibili con altre è solo un prodotto del mercato, il quale spesso per ragioni di predominanza deve trovarsi un nemico da combattere e se non c'è, se lo inventa...Nel mondo siamo tutti uguali e possiamo convivere anche con culture diverse, ma ogni stato deve mantenere il suo equilibrio interno. Spesso però il potere esterno (o viceversa quello interno a seconda dell'area geografica) si paga a caro prezzo da parte delle popolazioni civili.
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#27 manuel 2009-03-20 18:22
'Il 'capitalismo occidentale' non esiste.'

> esiste, traducilo come 'luogo dove ha avuto origine e si è espanso' e poi leggi: multinazionali

'Esiste solo il mercato e nel mercato ci sono sia le potenze occidentali che i regimi, i quali per ragioni di mutua assistenza devono mantenere le cose come stanno, anche attraverso morte e miseria.'

> esatto esiste solo il mercato, un mercato che avvantaggia 'noi' alle spese di altri, pagando il pizzo ai regimi di turno

ma sei tu che hai detto che ci sono stati 'cattivoni' che generano questi flussi per ragioni geostrategiche e supponi che noi dovremmo prendere misure cautelative. ti contraddici proprio quando invece confessi che entrambi sarebbero d'accordo. io la vedo diversamente, la rovina ha origine dal sistema economico attuale più che dai rapporti che relazionano gli stati (infatti contano solo le relazioni economiche ed indovina chi si avvantaggia alla fine)
spero che tu abbia visto il filmato, su youtube c'è con i sottotitoli in italiano: www.youtube.com/watch?v=TNRdMDpFipE
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#28 Bomboi Adriano 2009-03-20 18:42
Sì sì lo so, gli USA sono responsabili anche del maltempo....Ma per piacere. Noi Europei passando per il mondo antico abbiamo creato questo sistema. Gli USA nel 900 hanno affinato la tecnica, ma i responsabili non sono solo loro, in Africa c'è anche Belgio, Francia, Cina, Olanda, etc. In Medio Oriente c'è Cina, Francia, USA, Russia, Italia, Germania, etc. Tutti sono dappertutto. Oriente ed occidente così come i concetti di morale ed etica nel mercato moderno non esistono. Specie dopo la guerra fredda. E' solo un intrico di affari a volte convergenti, a volte divergenti. E le democrazie minori, così come i regimi, non ricevono alcun pizzo, fanno parte del sistema che contribuiscono ad alimentare. Non si tratta tanto di leaders o multinazionali, è un organismo impersonale che si muove dove può respirare. E' l'intrico di questi interessi che decide dove deve esserci la democrazia e la civiltà. E' normale che ci sia una polarizzazione di interessi che non sta nel terzo mondo, ma quel potere non è in realtà detenuto solo dagli USA. Nel mondo globale tutti dipendo da tutto e tutti. Io inizierei da una riforma dell'ONU e del WTO....
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#29 Michela Murgia 2009-03-20 18:45
Adriano, a me pare che tu tenda spesso alla confusione dei termini: 'nazione' sta a 'nazionalismo' come 'morale' sta a 'moralismo'. Nessuna persona intelligente direbbe che chi coltiva una visione morale è un moralista, perché non è moralità la riduzione della norma a feticcio, che svuota l'etica dal suo senso e la appiattisce sulla bidimensionalità di un 'fare' o di un 'non fare'. Anche il nazionalismo è la nazione (scusa se io lo scrivo minuscolo) ridotta a feticcio, decomposta (sì, come le cose morte) in segni tangibili attraverso i quali poterla ancora riconoscere ed eccitarsi, come in tutti i feticismi che si rispettino. E' nazionalismo il tentativo di trasformare le nostre abitudini (linguistiche, alimentari, religiose, economiche, persino sessuali) in marcatori inflessibili di identità. Chiudano i kebab (strano, nessuno ha mai pensato di chiudere i mc donald's), non si mettano il velo, non si sposino due donne, predichino in italiano, non costruiscano posti specifici dove pregare... Io sono sicura che tu riconosci quella dinamica, e se non la contesti è solo perché la condividi, quindi non ho discorsi da sostenere con te in merito. Il nazionalismo tende all'uniformità di tutti i codici, ed espelle qualunque cosa non si uniformi. Io invece non credo alle purezze di alcun genere; credo nel meticciato, e difendo la fecondità che nasce nei letti sfatti delle culture. E vorrei capire dove tu vedi in iRS i tentativi di uniformazione che io chiamo nazionalismo; c'è uno solo ambito - da me peraltro contestatissimo - dove si dibatte di un aspetto vicino a questo tema, ed è quello della lingua, ma non è certo una questione strutturale del movimento, tant'è che in merito una linea definita ancora non c'è, a differenza di temi come l'energia, l'ambiente o i trasporti.
Sei tu che sei poco informato, temo.
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#30 manuel 2009-03-20 18:53
ci rinuncio adriano, non fai altro che mettere in bocca frasi non dette, fare supposizioni e trattare il prossimo come ingenuo ignorante.. e in tutto questo hai sviato le risposte a tutte le mie varie repliche
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#31 Bomboi Adriano 2009-03-20 18:54
Se non sapevi di cosa trattava l'indipendentismo perché aderirvi se hai scoperto che non è al 100% come pensavi? Michela hai detto tante belle cose, ma perché con IRS vuoi uniformare in una Repubblica la Sardegna? In base a cosa? Continuo ad attendere una risposta, nel mentre mi faccio un panino dal frigo.
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#32 Michela Murgia 2009-03-21 00:29
Adriano, se io non fossi quella che sono, le tue domande le lascerei cadere, ma siccome credo che anche le minchiate vadano contraddette, ti rispondo a botta secca.

:
Se non sapevi di cosa trattava l'indipendentismo perché aderirvi se hai scoperto che non è al 100% come pensavi?

L'indipendentismo è variegato, l'unico che non lo ha capito sei tu, che vorresti il partito unico del pensiero unico. Io non aderisco a un partito perché tutti quelli che ci stanno dentro la pensano al 100% come me. La dialettica interna a un movimento si chiama anche democrazia, quella cosa che tutti dicono come la pensano e poi si contano le teste, hai presente. Quando in un consesso di più di tre persone tutti la pensano allo stesso modo, stai pur certo che qualcuno non sta pensando.
Oppure è un circolo del pdl.

:
Michela [...] perché con IRS vuoi uniformare in una Repubblica la Sardegna?

Perché l'autodeterminazione ci conviene. Non perché ci spetta, o perché lo chiama il sangue, o perché è il Nostro Destino Ultimo di Popolo, o qualche altra cretinata nazionalsocialista. Semplicemente perché la Sardegna sarà un posto migliore se viene gestita a loro misura dalle persone che ci vivono, con tutti gli strumenti attualmente negati dalla situazione di provincia del regno in cui siamo costretti a stare.

Qualunque progetto che miri all'ottenimento dell'autonomia e non dell'indipendenza mira al nulla assoluto: meno di due milioni di abitanti non bastano e mai basteranno a fare pressione di voto sull'interesse di 58 milioni, e tutti i giorni vediamo gli effetti del conflitto tra i bisogni dei sardi e quelli italiani (strade, servizi, militarizzazione, trasporti di continuità, economia...). Dobbiamo rompere questo rapporto di svantaggio, semplicemente spiegando alle persone che diventare grandi ci conviene di più.
iRS questo lo fa. Nessun comunicato del movimento mira a stabilire contrapposizioni di tipo etnico, culturale o ideologico tra l'isola e l'Italia. Nessuno scrive A FORAS SOS ITALIANOS, nessuno fomenta l'idea che dobbiamo essere indipendenti perché abbiamo il DNA diverso.

Tu invece lo fai. E lo fai in maniera sciocca, strumentale, mal informata e mal informante. Sei in mala fede sia quando vieni qui a portare ossessivamente off topic le mie riflessioni, sia quando vai in giro nei forum a dire che gli altri non sono preparati sul tema in cui tu, supremo guru, sei invece laureato con dottorato sul campo. La realtà che ti rode è che molti abbiano più argomenti di te in ambiti in cui tu non riesci nemmeno a farti prendere sul serio a causa della tua matrice ideologica sin troppo evidente; e soprattutto ti rode che quelle idee riescano a trasformarle in voti.
Io lo capisco che a te un movimento che scassi le uova nel paniere del tuo nazionalsardismo non può far piacere, ma per questo tipo di frustrazioni c'è anche lo psicologo, non solo internet.
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#33 Bomboi Adriano 2009-03-21 01:10
La tua risposta Michela mi conferma che hai le idee poco chiare. Io non ho mai detto nella mia vita 'a foras sos italianos' ed altre goliardate simili, non ho neppure mai preso in mano una bomboletta spray e non ho mai istigato all'odio razziale. Sei completamente presa da questa etichetta del nazionalismo tanto da dire più in alto che tale ideologia (magari propensa a far aprire solo dei McDonald's e chiudere dei Kebab) deve uniformare i codici. Se lo dici ad un nazionalista catalano, scozzese, irlandese, basco, etc, ti ridono in faccia. La dovete finire in IRS con questa stupidaggine, lo sanno tutti che la cosa è stata prodotta per dividere dagli altri indipendentisti e che deriva dal passato fortemente ideologizzato nella cultura italiana di sinistra di qualche dirigente. Il nazionalismo è quel semplice sentimento teso a promuovere la propria nazione, non a prevalicarne altre. Ti informo che il 1944 è finito, nel 2009 il nazionalismo forse è più vicino alle tue idee di quanto pensi ma è difficile ammetterlo quando si tutela la propria bottega e ci si sente feriti nell'orgoglio quando vi si fa notare la realtà. Vuoi l'autodeterminazione perché 'ci conviene'? Sarebbe questo l'unico motivo? Non c'è una Nazione? E per proclamare il bene pubblico c'è bisogno di promuovere una nuova repubblica nel mondo? E poi a chi conviene? Mi hai detto poc'anzi che non c'è neppure un identità. Mi pare un po blanda la tua risposta e nel tentativo di confutare ciò che non puoi confutare stai arrivando a negare persino la specificità del Popolo Sardo che ti ricordo, è anche riconosciuta nella brutta autonomia che lo Stato Italiano ci ha concesso nel 1948. E poi parli dei 20.000 + 10.000 voti di IRS? Nel 1999 SNI + altre piccole sigle avevano oltre 45.000 voti, quel trend è stato fermato con la nascita di IRS costrigendo tra l'altro SNI per sopravvivere a tornare vicino ai marxisti. Io non sono il guru che sa tutto, guardo la realtà e la realtà mi dice che i guru 'che sanno tutto' e che hanno prodotto danni non stanno dalla mia parte del monitor....Io spero che IRS rifletta bene sul fasullo successo di queste elezioni e si apra sul serio agli altri eliminando inutili etichette.
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#34 Michela Murgia 2009-03-21 01:49
Il tuo problema, Adriano, è che non riesci a convincere nessuno che il nazionalismo sia quell'innocuo giocattolino che sventoli, non fosse altro perché la storia in corso, senza scomodare quella passata, ti da torto. Ma non voglio offendere chi legge sottolineando ancora una volta le evidenze delle derive identitarie un tanto al chilo.

Io non so da dove nasca questa tua resistenza personale a capire che ci possano essere modi diversi di volere la stessa cosa, e che tutti abbiano il diritto di attuarli. Il fatto che tu voglia continuare a vedere secondi fini nei percorsi altrui mi fa capire solo che applichi la tua visione delle cose al prossimo, perché in tutto questo l'unico fine che ancora non è chiaro è quello di URN, la tua non rappresentativa pseudo sigla, che non si pone in nessun modo sullo stesso piano di chi si è sporcato le mani con progetti veri, fossero anche AMPSI o SN, i cui percorsi non condivido, ma che rispetto.
Te no, proprio no, nessun rispetto.
Me lo impediscono i tuoi toni, la tendenza a tagliare con l'accetta le affermazioni, l'abitudine propagandista alla manipolazione dei termini, l'auto attribuzione di titoli e meriti nei percorsi altrui, l'attitudine alla pontificazione e soprattutto la tua ossessione per la diversità organizzata (leggi IRS). Hai un problema, prima ne prendi atto e meglio dormi.

Quanto a me, ahinoi, che brutto mondo quello in cui uno deve spiegare sè stesso all'infinito, costretto a fare apologia di quello che si difende perfettamente da solo.
Potrei dirti che la specificità sarda non si gioca tra culurgiones e LSC, e non si decide tra un test del DNA e un reperto archeologico, per quanto unico nel suo genere possa essere. Ma a cosa ti servirebbe, se per te
:
il nazionalismo è quel semplice sentimento teso a promuovere la propria nazione

Praticamente una proloco, la vetrina del negozio di specialità da cui strillare 'il miglior miele, il miglior formaggio, il miglior sangue sardo autentico, siori venghino!' Non ci sono veramente i margini di comprensione.

Chiunque ti abbia letto qui nei mesi in cui hai ossessionato ogni discussione pertinente e non con le tue invettive su iRS ti ha lasciato perdere. A me al tuo posto almeno il dubbio di meritarmelo sarebbe venuto.
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#35 Bomboi Adriano 2009-03-21 02:18
Mi pare Michela che tu sia una che legge i giornali vista la tua competenza nello scrivere data dalla tua professione, quando dei quotidiani parlano di nazionalisti irlandesi, baschi e irlandesi forse un motivo c'è.... Parlane con questi: www.snp.org/ o con www.eaj-pnv.eu/eusk/ Queste persone vogliono solo tutelare la loro identità, amministrare l'economia e promuovere la giustizia sociale tra i Popoli e sono anche membri del Partito Europeo dell'ALE-European Free Alliance/Greens. Spiega loro le stesse cose che hai detto a me e che sono spietati razzisti prevalicatori, forse non se ne sono accorti e bisogna avvertirli. Spiega anche che si chiamano nazionalisti per sbaglio e che non devono solo piazzare il miele ed i capitelli archeologici oltre ai propri sentimenti identitari...Da parte mia continuo a non capire cosa sia per te l'identità visto che per te non esiste nulla e non si capisce quindi neppure perché questa comunità di individui in cui viviamo debba diventare solo per convenienza una repubblica e non magari debba diventarlo un'altra indistinta parte dello stato italiano. Adesso capisco anche perché un voto disgiunto per te era meglio darlo a Soru...In quei paesi però non si è mai visto un nazionalista votare magari SNP ed anche i Laburisti inglesi....Identità contro centralismo: A detta loro, un voto avrebbe annullato il senso dell'altro....Michè, solo in Sardegna c'è il 'non-nazionalismo'...che vergogna....Senza questa etichetta molti attivisti di IRS non si dividerebbero da Sardisti e U.I. ma magari pur correndo separati alle elezioni, collaborerebbero su tante cose. Purtroppo volete anche creare i fascisti dove non ci sono per santificare voi stessi.
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#36 Daniele Addis 2009-03-21 02:19
Mah, forse un giorno riuscirò a capire la strategia di Bomboi per portare gli indipendentisti sotto un'unica bandiera: lui va e dice in pratica a chi non la pensa come lui che non ha capito una mazza. E' indubbiamente affascinante, anche se non so quanto possa funzionare. Sarei proprio curioso di sapere quanti ne ha convinto in questo modo.

Ora Adriano ci insegna che il 'nazionalismo è quel semplice sentimento teso a promuovere la propria nazione, non a prevalicarne altre', un po' un apostrofo rosa tra le parole 'ti' e 'amo' mi verrebbe da aggiungere. Secondo tale definizione non vi è alcuna differenza tra indipendentismo e nazionalismo, nel senso che qualunque indipendentista è per forza di cose anche nazionalista. Mi perdonerà Bomboi se non ne sono così convinto. I nazionalisti solitamente abbisognano di tutto un apparato retorico che esalta la storia, la cultura e l'orgoglio di un popolo, gli indipendentisti invece possono prescindere da questo. Io ad esempio sono indipendentista, ma non sono nazionalista.

Cercherò di spiegarti il concetto rispondendo alle tue domande:
1) Vuoi l'autodeterminazione perché 'ci conviene'? Sarebbe questo l'unico motivo?

Si, io voglio l'autodeterminazione perché ci conviene, perché ragionandoci sono arrivato alla conclusione che l'autonomia è solo una presa in giro e che solo attraverso il governo diretto sul territorio si possa compiere un salto di qualità. Di sicuro non è questo l'unico motivo, ma per quanto mi riguarda ti dico molto tranquillamente che è il principale.

2) Non c'è una Nazione?

No Adriano, al momento non c'è nessuna nazione. Da quel punto di vista bisogna ammettere che l'operazione 'coloniale' ha funzionato benissimo: la lingua più diffusa in Sardegna è l'italiano e la maggior parte dei sardi conoscono molto di più la storia e la cultura italiana di quella sarda. E' triste, ma è così. Attraverso l'autodeterminazione si può cercare di recuperare parte del terreno perduto (senza però perdere la conoscenza dell'italiano che è pur sempre una lingua parlata da milioni di persone), ma in una situazione del genere puntare sulla spinta nazionalista non mi sembra la scelta migliore.

3) E per proclamare il bene pubblico c'è bisogno di promuovere una nuova repubblica nel mondo?

Caspita se c'è bisogno! 70 anni di autonomismo e 150 sotto la dominazione italiana non ti sono bastati per capirlo?

4) E poi a chi conviene?

Agli abitanti della Sardegna conviene. Sarà opinabile quanto vuoi, ma questo è il concetto base su cui si basa la mia idea di indipendenza.


Per concludere: tu, Adriano, sei nazionalista, non c'è dubbio. Io no, sono un semplice indipendentista. Secondo te indipendentismo e nazionalismo sono la stessa cosa? Considerami pure nazionalista allora, ma almeno ammetti che il mio ed il tuo sono due nazionalismi molto diversi.

Saluti.
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#37 Bomboi Adriano 2009-03-21 02:45
Daniele afferma: 'la maggior parte dei sardi conoscono molto di più la storia e la cultura italiana di quella sarda.' Ah ecco Daniele, allora c'è una cultura Sarda da qualche parte..per fortuna! Si vede che le migliaia di elettori Sardisti ed indipendentisti non stanno votando solo per ragioni economiche ma perché evidentemente c'è anche qualcosa oltre alla cultura italiana. Io da nazionalista ritengo che per far emergere meglio la mia cultura non si debba negare la nazione ma tutelarla a livello legislativo attraverso una vera autonomia (non quella del '48) e quando nelle scuole il popolo conoscerà meglio la sua cultra ci sarà anche un miglior riscontro politico per il nostro nazionalismo. Mi sembrate quelli che per curare una mano si tagliano il braccio! Trovo singolare che siccome l'italia è in maggioranza, allora dobbiamo fare finta che la cultura sarda non c'è e quindi dare pure addosso a quell'unico percorso legislativo con cui tutelarla che è l'autonomismo, ovvero quel percorso progressivo di edificazione della sovranità. Non credo ai complotti altrimenti direi che siete stipendiati dai Servizi di intelligence italiani per questo bel lavoretto fatto nel mondo indipendentista sardo....Quindi se per te, da non-nazionalista, non c'è un tubo e bisogna solo tutelare l'economia, puoi estendere il lavoro di IRS a livello anche di penisola e non più solo di isola: Ci sono tante altre regioni sottosviluppate a causa del centralismo statale che attendono il vostro messianismo ibrido. Ci sono nazioni naturali ed artificiali: Anche gli USA sono nati come non-nazione, ma hanno dovuto divenire nazione perché si sono dati dei punti in comune. Infatti la nazione ed il suo sentimento di tutela, il nazionalismo, nasce per fornire dei collanti sociali alla comunità che rivendica un diritto. Ovviamente se vi leggete bene anche gli scritti di IRS si parla di identità, solo che adesso dovevate confutarmi la bufala del nazionalismo che non frega a nessuno e siete persino arrivati a negare la specificità. Di Michela non so che dire, o ha letto male gli scritti di IRS, oppure boh...Buonanotte e sogni d'oro. Fate i bravi che non sono malvagio come sembro.
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#38 Daniele Addis 2009-03-21 03:50
Adriano, certo che c'è una cultura sarda, come c'è anche una cultura napoletana, siciliana, sud tirolese, toscana e di altre parti d'Italia. Non ne ho mai negato l'esistenza, solo non ne ho fatto la colonna portante del mio indipendentismo. Mi sembra logico che coloro che la conoscono e la vogliono proteggere votino sardista ed indipendentista per ragioni più nazional-identitarie che economiche, chi dovrebbero votare altrimenti?

'Io da nazionalista ritengo che per far emergere meglio la mia cultura non si debba negare la nazione ma tutelarla a livello legislativo attraverso una vera autonomia (non quella del '48) e quando nelle scuole il popolo conoscerà meglio la sua cultra ci sarà anche un miglior riscontro politico per il nostro nazionalismo.'

Ecco, finalmente hai parlato chiaramente ed hai spiegato come vedi la strada verso l'indipendentismo: secondo te tutto passa attraverso il preliminare rafforzamento dell'autonomia la quale farà in modo che si creino i presupposti per instaurare nei sardi una coscienza indipendentista. Guarda, credo che sia lo stesso percorso che vuole il PSd'Az, quindi, secondo me, puoi tranquillamente aderirvi. IRS mi pare che voglia disegnare un percorso diverso. Giusto? Sbagliato? Al momento non si sa, ma non vedo proprio la logicità di confluire tutti in un'unica strada quando prendere strade diverse può aprire maggiori opportunità.
A me pare che la via autonomista abbia dimostrato ampiamente di non essere efficace e la storia dell'autonomia è lì a dimostrarlo... ma è una mia opinione e tu sei liberissimo di dissentire.

Chiami l'autonomismo un discorso progressivo, ma in tutti questi anni non mi pare che abbia progredito un granché... mi sembri tanto come quei comunisti che giustificano i fallimenti dei regimi socialisti nel mondo dicendo che è successo solo perché lì il comunismo è stato applicato nella maniera sbagliata, allo stesso modo tu vuoi una riforma dell'autonomismo perché quello che c'è stato sino ad ora none era quello vero. Va bene Adriano, questa tua opinione non mi crea nessun problema, quindi ti invito ancora ad aderire al PSd'Az perché mi pare che lì si stiano muovendo in quella direzione.

Comprendo poi la tua rabbia nel prendere atto che qualcuno che si dichiara indipendentista dica al contempo di non essere nazionalista, ma io non ho mai detto (anche se tu cerchi di insinuarlo) nè ho tanto meno lasciato capire (al contrario tuo) che tutti la debbano pensare esattamente come me affinché l'indipendenza abbia successo. Ho semplicemente espresso il MIO punto di vista sulla questione e non mi disturba affatto che in IRS si parli di identità, mi stupirei se un movimento indipendentista non ne parlasse. Il fatto è che lì sembrano accogliere senza problemi il mio punto di vista riguardante l'indipendentismo e non ho mai detto che bisogna fare finta che la cultura sarda non ci sia. Credo solo che non bisogna nemmeno fare finta che al momento quella cultura è conosciuta da pochi e che quindi la maggior parte dei sardi reagisca poco agl stimoli culturali. Questi vanno sicuramente tutelati, ma io non credo che attraverso l'autonomia si riuscirà a fare molto.


Comprendo anche che la tua brama di etichettare e di fare di tutta l'erba un 'fascio' ti porti a non recepire il fatto che io di IRS sono un semplice simpatizzante e che quindi non parlo a nome del movimento. Tra un giorno, un mese o un anno potrei anche cambiare opinione e dare il mio sostegno a qualche altro partito... ma lasciamo perdere, si vede benissimo che ti piace troppo prendere le opinioni dei singoli per estenderle a chi ti fa comodo a seconda del discorso, quindi fai pure.

Certo che più ti rileggo e più noto che metti in bocca ai tuoi interlocutori parole che non hanno mai detto... ad esempio non mi pare di avere mai detto che per me non ci sia un tubo e che sia da tutelare solo l'economia. Quello che ho detto è che trovo il discorso economico fondamentale e questo lo si può facilmente dedurre se si parla con qualcuno che non è indipendentista. La domanda che, col sorrisetto sulla bocca, ti farà nel 90% dei casi è 'E come pensi che potremo sopravvivere da soli? Con quali risorse?'... nessuno mi ha mai chiesto 'E come organizzerete l'insegnamento del sardo e della storia nella Sardegna nells scuole?'. Un'altra delle paure che esprimono più di frequente è quella di dover passare da una dimensione più grande di una cultura condivisa da 60 milioni di persone, ad una più piccola di una cultura che, seppur affascinante, rimarrà appannaggio di meno di 2 milioni di persone... credi di essere in grado di fugare i loro timori e di vincere le loro resistenze attraverso i tuoi discorsi sulla lingua e sulla cultura?
Non volgio dire che non siano fattori importantissimi, ma secondo me vengono dopo il discorso sull'autosufficienza.

Buonanotte buon Bomboi
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#39 dorian 2009-03-21 09:04
'Io da nazionalista ritengo che per far emergere meglio la mia cultura non si debba negare la nazione ma tutelarla a livello legislativo attraverso una vera autonomia (non quella del '48) e quando nelle scuole il popolo conoscerà meglio la sua cultra ci sarà anche un miglior riscontro politico per il nostro nazionalismo.'

disclaimer di premessa. non mi interessa in questo caso né l'indipendentismo né il nazionalismo.

mi fermo sul concetto di cultura un secondo. potrebbero forse sembrare pippe teoriche, ma hanno appunto delle conseguenze sulle prese di posizioni politiche.

la 'cultura' è un qualcosa che c'è, è già dato ed è solo da far emergere? è un sistema coerente e definito? oppure è piuttosto (come penso) un processo di costruzione continua di significati condivisi, non un 'datum'. Benhabib (the claims of culture, equality and diversity in the global era, princeton univ. press, 2005) nota secondo me giustamente che di solito sono degli esterni, dei colonizzatori ad imporre coerenza in un sistema che è molteplice, fluido, in divenire, contraddittorio e molteplice. ne abbiamo tre esempi qui: Adriano, Daniele e Michela che sono conoscitori della storia sarda ma hanno dei modi di intedendere l'identità e la cultura molto diversi. Una cultura come 'data', da far emergere e basta, è una fiction. Ci sono dei significati e delle storie pre-esistenti, mi sembrerebbe sciocco negarlo. Vengono però continuamente messi in gioco, ridefiniti (mentre vengono tramandati) giorno per giorno dalle varie persone. Ulf Hannerz (La diversità culturale, Il Mulino) utilizza la metafora di un fiume. Se guardato da lontano e da esterni sembra un qualcosa che c'è, ed è lì. Ti avvicini e cominci a vederne la corrente. Vai dentro e senti le correnti contraddittorie che lo attraversano.
D'altronde dove sarebbe la specificità solo sarda, visto che utilizziamo concetti e strumenti presi da ogni parte del globo? Vorremmmo rinunciare a tutto ciò che non-è-sardo? Qual è la specificità, chi la decide? E' appunto un problema di costruzione culturale, più che di 'far emergere' qualcosa che già c'è.

In questo senso credo che le due concezioni di indipendentismo e nazionalismo non siano necessariamente incompatibili, basta che il nazionalismo non si spinga troppo in là fino a farne, appunto ri-citando il titolo del lavoro di seyla benhabin, una questione di rivendicazione di identità culturale, spesso fatta mi sembra per questioni difensive (v. vaticano e l'identità cristiana, espressione che mi fa solo ridere a crepapelle).

però attenzione, il concetto di nazione come un popolo, un territorio, una lingua, è sempre più in trasformazione. l'equazione un popolo, un territorio vale sempre meno, visto l'incremento, inarrestabile nonostante lega e simili, delle migrazioni. idem ovviamente per la lingua.

occorre capire se questo sia un male oppure un arricchimento reciproco.

l'idea di partire intanto con un autogoverno senza la necessità di una grande narrazione fondativa non mi sembra malvagia, tutt'altro. prendendo in prestito un termine dall'ergonomia è una 'tecnologia aperta'. possiede alcune caratteristiche grazie alle quali ci si può permettere un common ground, senza però la necessità di un mito fondativo, concezione che spero sia destinata - se presa con la rigidità che vedo peggiorare sempre più - a morire, anche se non credo avverrà in breve.

chiedo scusa per l'esposizione sintetica, naturalmente il tema della cultura (che per parte mia studio da 4-5 anni) è complicato e lungo, confido nella vs pazienza.
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#40 Michela Murgia 2009-03-21 10:39
Condivido Daniele quando evidenzia il divario tra le vere paure dei sardi (una delle poche cose che li unisce tutti senza distinzioni) e la lotta per la difesa di un sistema simbolico fittizio in nome della Nazione.
Ieri ero a parlare di lavoro a Sassari, una zona difficile in un momento difficile, dove le fabbriche stanno chiudendo e le illusioni del piano di rinascita mostrano i nervi logorati dalla ben diversa realtà delle cose. Manlio Brigaglia, uno che tutto gli si può dire tranne che non sappia, non capisca o non voglia, ha espresso a meraviglia il concetto che Daniele ha ribadito qui come comune a molti sardi: se devo scegliere tra una terra indipendente di disoccupati e una terra suddita dove i giovani lavorano, voto anche io Cappellacci.
Non lo condivido nemmeno a livello di paradosso, perché il punto di vista è comunque quello dell’inerme vittima degli eventi che aspetta la salvezza, ma mi fa capire che se persino un intellettuale come lui, una delle nostre poche memorie storiche ancora consultabili, arriva a dire una cosa di questa portata, è evidente che le menate sulla cultura e sulla specificità sarda sono appunto solo menate. Fino a quando non cominceremo a prendere sul serio la disperazione di quelli che lavorano all’Enichem e stanno perdendo il lavoro (anche se noi giustamente festeggiamo per un mostro ecologico che si leva dalle balle), faremo ancora soltanto salotto.

I sardi, prima di ricevere in mano il pacchetto all inclusive di una cultura comune che non c’è, e se c’è non è sarda nel senso che gli attribuisce Adriano, devono capire che l’indipendenza è la strada per un benessere integrale superiore, e non la follia che ci farà morire liberi e disperati.

Condivido invece Dorian in ogni virgola, e ho talmente tanti di quegli esempi da citare che gli danno ragione, che resteremo qui per giorni ad analizzarli. La questione ridotta all'osso è che quando si parla di cultura sarda, si deve scegliere se affrontarla come inclusione o come esclusione.

Se ragioniamo per inclusione, la cultura sarda (ma non solo sarda) in quanto tale non esiste se non come crocevia, interscambio e, in più di un caso, servitù di passaggio, capace di assolvere - in una prospettiva di necessità - anche quelle che ci sembrano forzature esterne. Lo ritengo il solo approccio moderno, o se vogliamo essere meno categorici, il solo possibile per la mia prospettiva.

Se ragioniamo per esclusione, consideriamo invece cultura sarda solo quello che ci distingue, quello che “abbiamo solo noi”, quello che qualcuno vorrebbe fosse la nostra specificità da tutelare. E qui entriamo nella sacralizzazione del tipico, un processo che richiede un casino di manutenzione, e più di una forzatura, stavolta interna. Canti sardi, balli sardi, piatti più o meno tipici, costumi sardi veri o presunti, lingua sarda da far sopravvivere nonostante i sardi… tutte cose che, nel momento in cui affidiamo loro il compito immane di dire la nostra identità, non possiamo più permetterci di perdere, altrimenti non sappiamo più chi siamo.
In questa logica monolitica, che si rifiuta di assumere la contraddizione come elemento fondamentale dell’identità, è cucina sarda solo il porcetto e i culurgiones (e pazienza se ai nostri figli cuciniamo il sofficino), è musica sarda solo su tenore e il duo Puggioni, ed è letteratura sarda solo quella scritta in sardo, con tanti saluti a Gramsci, Satta e persino Pira, il teorico dell’identità come contraddizione. Tutto quello che non rientra nello schema dell’appartenenza, che non ha addosso il bollino blu della sardità, è minaccia che vuole colonizzarci togliendoci le mostrine identitarie. La Lega prende maree di voti su questa paura, ma io sono fiera che iRS non le cavalchi, perché non si può chiamare patrimonio dell’identità l’archeologia degli usi, o in questa visione conservativa rischiano di passare per tradizioni tutte le abitudini durate così a lungo da sopravvivere persino alle esigenze che le avevano generate. Tutto quello che non è più autentico, rispondente a un bisogno vivo, è feticcio, e io lo rifiuto. L’indipendenza che cerco non è un sentimentalismo, è un progetto serio che non passa per la manutenzione del tipico.
E me ne fotto di cosa fanno in Irlanda nel loro percorso verso l’indipendentismo: questo è il mio.
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#41 dorian 2009-03-21 11:06
Per Michela (quanno ce vo' ce vo'):

:-D

(commento semplice e sintetico!)
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#42 Daniele Addis 2009-03-21 11:38
Inizio precisando una cosa per Dorian: non sono per nulla conoscitore della storia sarda, purtroppo... cercherò col tempo di colmare questo gap, ma al momento sono profondamente ignorante in materia.

Michela poi scrive:

'il concetto che Daniele ha ribadito qui come comune a molti sardi: se devo scegliere tra una terra indipendente di disoccupati e una terra suddita dove i giovani lavorano, voto anche io Cappellacci.'

Non mi ricordo di aver espresso un concetto del genere né qui né da altre parti. In un altro forum ho detto che, a mio modo di vedere, il voto a Cappellacci ha dimostrato che la via spiccatamente autonomista tentata da Soru non ha funzionato anche perché è stata in tutti i modi ostacolata dal governo centrale, quindi i sardi tra un'autonomia inefficace ed una sudditanza che promette mari e monti hanno scelto la seconda... ma neppure io condivido questa scelta.
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#43 Omar 2009-03-21 14:05
Non so come si è arrivati a questa discussione, partendo dal post di Michela. Suppongo sia 'merito' del solito Bomboi.
Vorrei aggiungere solo poche cose, a quanto detto da Michela, Dorian e Daniele.
La c.d. identità (che è per definizione monolitica) oltre ad essere un'aberrazione ideologica, nel caso della Sardegna ha un risvolto paradossale (quando si dice che siamo la patria del non-senso...). Si tratta di una bella camicia di forza cucitaci addosso nel corso dell'Ottocento (si leggano i vari Bresciani, La Marmora, Baudi di Vesme, Niceforo, e tutti gli altri) proprio nel momento in cui era necessario nromalizzare la problematica inclusione dei sardi nel contesto nazionale italiano. E il processo di fissazione dell'identità proseguì fin dentro il Novecento, con la definitivasanzione data dal regime fascista. A tale identità avevano contribuito certamente anche alcuni sardi illustri, più realisti del re (a cominciare dalla mia concittadina G. Deledda) e in primo luogo coloro che vengono ancora oggi additati come padri della (piccola) patria: C. Bellieni e Emilio Lussu. Loro sì parlavano di nazionme sarda, ma definendola 'abortiva' (=produttrice di morte) o, più generosamente, 'fallita'.
Ma i processi identitari sono una cosa diversa. Si può parlare di processi di 'identificazione' e non si tratta mai di un dato immutabile, ma di un divenire, di una dinamica.
Fare un feticcio ideologico di una cosa come l'identità è più funzionale al mantenimento di un ruolo subalterno dei sardi (infatti si sposa benissimo con l'autonomismo 'sardista') che con un sano e moderno indipendentismo. Che invece ha dalla sua abbondanti e difficilmente contestabili ragioni storiche, economiche ed anche, insieme a quelle e mescolate con esse, geografiche.
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#44 dorian 2009-03-21 14:16
Grazie Omar, sì ricordo il tuo post bellissimo su Corona de Logu e tutto l'excursus storico.
E' quello a cui accennavo quando Benhabib (2002, sorry: 2005 è la trad. italiana) diceva (mi pare citando qualcun altro) che di solito una identità monolitica è imposta o dagli studiosi o dai colonizzatori. I primi perché devono avere una comprensione chiara lineare completa, i secondi per controllare.
Aggiungo solo due cose (avevo scritto un messaggio luuuungo, ma ci ho impiegato troppo tempo quindi non è andato).
- una visione identitaria come quella che abbiamo deplorato ha di solito dei risvolti prescrittivi, la persona è concepita come esemplare prototipico di una presupposta cultura. la sua libertà va a quel paese. esempio personale di un paio di giorni fa. raccontavo ad un'amica di chat che edinburgh era bellissima e avevo pure trovato uno splendido negozio di sigari. fumi? poco, ogni tanto. beh potresti smettere, what did you give up for lent (a cosa hai rinunciato per la quaresima)? e io: ah? e lei allora mi scrive sulla chat di skype 'sta cosa. e io: no no, ho capito, ma perché dovrei rinunciare a qualcosa. morale: siccome ero cattolico (e come tutti i cattolici sono sui generis) avrei dovuto rinunciare a qualcosa. esempio di identità lineare, fissa, etc etc.

altra cosa: qui ci ragioniamo teoricamente, ma ormai la mole di studi pubblicati che mostrano 'ste cose è in continuo aumento. gli studi sono effettuati per lo più con analisi conversazioni, corpus analysis, analisi del discorso varie. quindi sono basati solitamente su (audio/video) registrazioni di interazioni molto concrete. e quando si va sul concreto pare che questa concezione di cultura e identità di cui abbiamo accennato sia la norma, non sono solo 4 sfigati che la pensano così.
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#45 Bomboi Adriano 2009-03-21 15:59
Ma cosa state dicendo? Se dessimo retta a certi vaneggi, allora anche il PSD'AZ o SNI vorrebbero l'indipendenza solo per un fatto identitario-nazaionalista e non economico. La vostra iperbole ideologica per giustificare il settarismo di IRS non ha limiti. Se allora Michela ha trovato spazio in IRS perché ben si confà alla sua visione delle identità, allora la informo che anche nel PSD'AZ ed in SNI ci sono persone che oltre alla cultura ritengono prioritaria l'economia. Solo che voi per dividere avete bisogno di diffondere certi vaneggiamenti. Per Daniele e Michela: L'autonomia ha fallito? Guardate che l'autonomismo non è la carta statutaria del 1948, l'autonomismo è un percorso di instaurazione della sovranità che può avvenire secondo diverse gradazioni. Altrove l'indipendentismo lo applica per tutelare la sua cultura (che non è un monolite fisso e magari anche prevalicatore se nazionalista come insiste a dirci qualcuno)e diffonderla nel tessuto sociale, oppure anche solo con finalità ECONOMICHE. Badate bene che senza riforme la gente non scoprirà il Verbo indipendentista scendere dal cielo. Anche IRS quando e se governerà dovrà fare riforme e quelle riforme faranno parte dell'autonomismo. Ma in Sardegna volete cambiare in tutto e per tutto il lessico politologico, si vede che quì siamo speciali rispetto al resto del mondo. Infine, alla faccia della vostra teoria monolitica dell'identità in Sardegna importata da Lussu e soci, vi ricordo che quella era la seconda metà del '900, nei primi anni '80 è diventata indipendentista grazie anche a personaggi come Simon Mossa e ricordate sempre che se siete indipendentisti lo dovete anche al PSD'AZ. Oltre a tutti i temi che usate già intrdotti da decenni dal sardismo e non certo scoperti da IRS come l'acqua calda. Il vostro problema è che per giustificare il vostro settarismo dovete sempre guardare al passato COME MOTIVO PER NON COLLABORARE NEL PRESENTE (e nel futuro). Se seguissimo quest'ottica allora dovremmo anche epurare Gavino Sale che è stato nel Partito Comunista Italiano...Siete nel panico più totale e la cosa peggiore è che certamente siete coscienti del danno che state producendo. Una delle cose alla IRSology che mi spaventa di più è questo modo di voler intellettualizzare concetti semplicissimi al fine di portarli lontano e distruggerli. Il tutto per dividere dai nostri fratelli e santificare poche persone.
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#46 Daniele Addis 2009-03-21 16:16
Bomboi, per usare un perifrasi degna dei più grandi poeti e raffinati pensatori, hai rotto il cazzo.

Te lo dico molto pacatamente e col sorriso sulle labbra. Il tuo modo di confrontarti con chi la pensa diversamente da te è verbalmente violento e siccome io non mi sento superiore voglio parlare al tuo livello imputandoti le peggiori nefandezze solo perché la pensi diversamente da me. Sei tu quello che diffonde pericolosi vaneggiamenti nazional-identitari ed esprimi il desiderio di indottrinare i sardi attraverso l'istituzione di un MinCulPop che li forzi a pensare esattamente come te.

Il tuo esprimere insofferenza per chi non ti da retta danneggia chi vuole far comprendere i motivi dell'indipendentismo a chi è ancora convinto che sia giusto che la Sardegna continui a dipendere dall'Italia. Sei intrinsecamente ed estrinsecamente antidemocratico: non ti basta che una persona sia indipendentista, vuoi che lo sia esattamente come lo sei tu.

Continui ad andare in giro per i forum ad attaccare coloro che non si sottomettono al tuo verbo ed il bello è che dimostri pure di credere che facendo in questo modo tu abbia la possibilità di convincere qualcuno della giustezza delle tue idee.

Continua pure con i tuoi vaneggiamenti ed i tuoi attacchi, ma io non farò più lo sforzo di cercare di spiegarti le mie posizioni, ti risponderò esattamente come fai tu imputandoti il grave danno fatto alla causa indipendentista dal tuo modo di pensare.

Buona giornata
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#47 Bomboi Adriano 2009-03-21 16:29
Mi pareva strano non arrivassero gli insulti. Dovevano arrivare perché sto dicendo che siamo tutti uguali e persino a livello politologico (oltre che pragmatico in mezzo mondo) non ci sono differenze. Ma chi vuole dividere deve continuamente dire che la terra sta al centro dell'universo, chi dice il contrario va inquisito, tacciato di blasfemia ed arroganza dal Sant'Uffizio e liquidato. Alla faccia dei pacifisti...
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#48 Daniele Addis 2009-03-21 16:58
Santo Bomboi martire, chiedo venia se si è sentito offeso, non era mia intenzione.

Visto che è rimasto turbato cambio quel 'hai rotto il cazzo' con 'la sua pretesa di voler far aderire chiunque al suo ideale di indipendetismo mi turba, la prego di smetterla, almeno con me'.

Continuando in questo modo non convincerai proprio nessuno. L'unico inquisitore qua dentro sei TU, dal momento che io non ho nessun problema nel concepire che ci siano persone che concepiscono l'indipendenza in un modo diverso dal mio, mentre tu vai in giro per i forum a processare chi si discosta dal tuo modo di vedere le cose.

Mi viene anche il dubbio che a te non basti l'indipendenza, ma vuoi l'instaurazione vera e propria di un regime dittatoriale con una ben definita e precisa linea culturale.

Saluti
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#49 Su Teraccu 2009-03-22 00:54
Intervengo solo per scrivere una piccola nota esplicativa per i passanti.

La signora Murgia Michela ha espresso la sua simpatia politica per un piccolo partito indipendentista sardo che si chiama iRS.
Un certo signor Bomboi Adriano odia questo partitino per tutta una serie di motivi che esprime in mille modi. Non potendo intervenire sul sito di quel partito non trova di meglio da fare che venire a scrivere sul sito di una persona che dovrebbe essere libera di votare chi vuole senza subire questo stalking.
Il problema è che anche il Bomboi vuole l'indipendenza per la Sardegna, ma pretende che tutti la pensino come lui, con le buone o con lo stalking, evidentemente ha qualche problema con la netiquette.

Tolleratelo!
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#50 Bomboi Adriano 2009-03-22 04:20
Intervengo per dire semplicemente che faccio parte di un gruppo indipendentista di cui alcuni membri hanno votato IRS. Rispetto tale movimento ma è tra le principali cause delle divisioni in Sardegna tra i movimenti indipendentisti ed anche il Sardismo: Uno tra i tanti motivi dei ritardi della politica territoriale Sarda. Mi si contesta di aver tentato di argomentare i motivi di vuote divisioni, più basate su etichette che non su tematiche reali, portando inoltre solidi esempi a suggello di tali argomentazioni: cosa che la controparte non ha prodotto. Vedere ad esempio il nazionalismo o la natura di terzi movimenti, sia Sardi che internazionali.
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