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Nel giorno in cui arriva la bacchettata dell'ONU sulla legge bavaglio in discussione alla Camera, moltissimi convenuti all'ultimo giorno del festival di Gavoi ricorderanno forse di aver sentito il giornalista Giovanni Floris pronunciare al microfono questa frase:

Se noi giornalisti ci fossimo mossi prima non si sarebbe arrivati a questo. Se passa questa legge è colpa di chi l'ha scritta, poi di chi la voterà approvando una norma che rappresenterà un vulnus molto forte al nostro diritto ad essere informati, ma è anche colpa dei giornalisti che non si sono autoregolamentati. [...] Quando compare in un giornale l'intercettazione di Anna Falchi che lascia Ricucci è sbagliato e chi lo pubblica predispone l'intervento in malafede di chi vuole limitare la pubblicazione delle intercettazioni.

Molti sono rimasti sconcertati da questo attribuire ai giornalisti la responsabilità morale del ddl, una specie di "dai e dai, alla fine ci siete arrivati", ma io ho trovato ancora più interessante l'uso che Floris fa della principale argomentazione di chi difende la proposta di legge, ovvero che serva a mettere un freno all'uso corsaro di conversazioni private che non contengono elementi funzionali alle indagini, come il famoso sms tra Anna Falchi e Ricucci. L'equivoco di questa interpretazione è che sovrappone impropriamente il concetto di "reato" a quello di "notizia" come se si trattasse della stessa cosa, mentre non è così. Ci sono cose che rimangono notizie anche quando non sono reati, e darle purtroppo non è lecito neanche ora. Ecco perché i giornalisti fino a oggi si sono assunti il rischio di informare comunque, tutelati dal segreto professionale sulle fonti.

Prendiamo per esempio Balducci che ride del terremoto al telefono con il cognato. Gioire delle disgrazie altrui, per quanto deprecabile, non viola nessuna legge, quindi tecnicamente quella conversazione non avrebbe dovuto finire sui giornali. Invece il giornalista l'ha giustamente ritenuta una notizia da dare.
I giudici hanno stabilito che Berlusconi raccomandando le attricette a Saccà non ha violato la legge, ma solo esercitato un malcostume; eppure quello che ne emerge è la pressione amorale del potere politico sulla televisione pubblica ridotta a strumento personale, il che non sarà un reato, ma sicuramente è una notizia che vale la pubblicazione.
Quanto alle intercettazioni ambientali e telefoniche di Berlusconi con la D'Addario, è palese che un capo di Stato che per soddisfare i suoi sollazzi senili scelga come teatro i mezzi, i luoghi e i tempi istituzionali è una notizia e non un gossip.
Sarà anche irrilevante a fini penali quello che faceva Bertolaso nel centro massaggi, ma forse non è così irrilevante se il conto del centro massaggi lo pagava quello che beccava gli appalti per le ricostruzioni. I media americani potrebbero dare alla nostra classe politica delle sonore lezioni sulla rilevanza pubblica della fellatio under the table, perchè quando qualcuno si è costruito la reputazione e la carriera politica facendo credere alla gente di essere un certo tipo di persona, diventa notizia qualunque cosa dimostri che non è vero, che sia un reato o no.

Perché poi con la scusa di restringere l'uso delle intercettazioni il governo stia facendo una legge che restringere direttamente le intercettazioni, Floris a Gavoi non l'ha spiegato. Io me lo spiego benissimo invece, ecco perché sono contro questa legge e se passa disobbedirò ogni volta che potrò.

L'intervista comunque si può riascoltare qui per intero.<<<<<<<


Cari lettori,
Gli scrittori Einaudi firmatari di questa lettera si associano alla protesta di gran parte dei cittadini italiani contro il disegno di legge "bavaglio" che intende limitare l'azione della magistratura e delle forze dell'ordine, il diritto di informazione e la libertà di stampa nel nostro paese.

Questa legge, millantando di proteggere la privacy di molti, vuole salvaguardare l'impunità di pochi, stendere un velo di segretezza sulla criminalità organizzata e, contemporaneamente, reprimere ogni voce di dissenso.

Francesco Abate; Niccolò Ammaniti; Andrea Bajani; Eraldo Baldini; Giulia Blasi; Ascanio Celestini; Mauro Covacich; Giancarlo De Cataldo; Diego  De Silva; Giorgio Falco; Marcello Fois; Anilda Ibrahimi; Nicola Lagioia; Antonella Lattanzi; Carlo Lucarelli; Michele Mari; Rossella Milone; Antonio Moresco; Michela Murgia; Aldo Nove; Paolo Nori; Giacomo Papi; Laura Pariani; Valeria Parrella; Antonio Pascale; Francesco Piccolo; Rosella Postorino; Christian Raimo; Gaia Rayneri; Giampiero Rigosi; Evelina Santangelo; Tiziano Scarpa; Elena Stancanelli; Domenico Starnone; Benedetta Tobagi; Vitaliano Trevisan; Simona Vinci; Hamid Ziarati; Mariolina Venezia.


In un paese con una informazione normale, la gita offerta dal PdL ai 70mila pensionati che sabato sono andati a piazza San Giovanni a cantare le sigle televisive di partito sarebbe stata rubricata al massimo nelle pagine di spettacolo dei giornali locali. Ad applaudire Berlusconi che prometteva cose credibili come "sconfiggeremo il cancro" - e io che credevo stessero asfissiando la ricerca! - c'erano più che altro i finti manifestanti presi dalle agenzie interinali e pagati per sventolare bandiere a favor di telecamera. Peccato che abbiano risparmiato anche su quelli: fossero stati davvero quanti ne ha contati lentamente Gasparri con il suo pallottoliere, si sarebbe realizzata almeno la promessa di "un milione di posti di lavoro". Precario, ça va sans dire, ma di questi tempi chi ci fa più caso.

Non è cosa da poco quella che è successa al mio amico Giovanni Bachelet. Partecipando al noto talk show politico A sua immagine, condotto dal faziosissimo conduttore di sinistra Rosario Carello in un orario di massimo share come le 17 di sabato pomeriggio, il deputato del PD ha infranto il codice della par condicio, che prevede che nessun politico a tot giorni dalle elezioni appaia sulle reti del servizio pubblico senza adeguato contradditorio. Ora sarebbe interessante capire cosa si intenda per contradditorio in un caso in cui l'argomento della trasmissione sia il ricordo della figura di Vittorio Bachelet, presidente del CSM assassinato dalle BR il 12 febbraio 1980, nonchè indimenticato artefice della svolta dell'Azione Cattolica in cui mi vanto di essermi formata. Forse per par condicio si intende che insieme al figlio dell'ucciso avrebbe dovuto esserci un brigatista non pentito che difendesse le posizioni della lotta armata, ma che c'entrerebbe con le elezioni? E' più credibile che il deputato PD Giovanni Bachelet - che a queste elezioni non è nemmeno candidato - si dovesse presentare in tv a ricordare il padre in compagnia di un suo fratello, però deputato del PdL. Il regolamento in questi casi prevede infatti l'obbligo del lutto di destra e di sinistra, un dolore bipartisan per rispettare l'equilibrio. Ma ovviamente lo scaltro attentatore alla par condicio Giovanni Bachelet non ha un fratello nella controparte politica. Si accettano altre interpretazioni del contradditorio. Nel frattempo però la puntata di sabato scorso è saltata, e solo un raro barlume di lucidità di Napolitano - che ha telefonato a Giovanni per manifestargli solidarietà - ha fatto sì che venisse riprogrammata per sabato prossimo. Questo è la libertà secondo il Popolo delle Libertà.

 

A proposito di interpretazioni, apprendo che la notizia del lunedì per il PD sarebbe l'uscita della Binetti dalle sue file. La vera notizia, e non mi sembra buona, è che la Binetti se ne sia andata di sua sponte senza che nessuno la invitasse a farlo.

Sulla Nuova Sardegna di oggi consiglio per Natale il libro di Anilda Ibrahimi L'amore e gli stracci del tempo, probabilmente il miglior romanzo che ho letto in questo 2009. Ma non bisogna abbandonare i classici, e anzi mi permetto di suggerire, su spunto di Carlo Tronchetti dal Manifesto Sardo, questo eterno capolavoro storico. Sotto l'albero vi delizierà.

Erodoto (V sec. a.C.), Libro I.

Pisistrato, mirando al potere assoluto, diede vita a una terza fazione: riunì un certo numero di sediziosi, si autodichiarò fittiziamente capo degli Ateniesi delle montagne ed escogitò il seguente stratagemma. Ferì se stesso e le proprie mule e poi spinse il carro nella piazza centrale fingendo di essere sfuggito a un agguato di nemici che, a sentire lui, avrebbero avuto la chiara intenzione di ucciderlo mentre si recava in un suo campo; chiese pertanto che il popolo gli assegnasse un corpo di guardia, anche in considerazione dei suoi meriti precedenti, quando, stratega all’epoca della guerra contro i Megaresi, aveva conquistato il porto di Nisea e realizzato altre grandi imprese. Il popolo ateniese si lasciò ingannare e gli concedette di scegliere fra i cittadini un certo numero di uomini, i quali diventarono i lancieri privati di Pisistrato, o meglio i suoi «mazzieri», visto che lo scortavano armati di mazze di legno. Questo corpo di guardia contribuì al colpo di stato di Pisistrato occupando l’acropoli.
Da allora Pisistrato governò su Atene.

Ringrazio tutti per i complimenti ricevuti per il premio Campiello. Tornerò a scrivere sul sito appena mi sarà possibile. Michela

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