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la casta

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Altro che calcio, è la ricostruzione dell'imene lo sport italiano per antonomasia. Questa settimana mi sono distratta, eppure ne ho contati ben due.

 

1. Ditemi poi che non è controcorrente questa gerarchia cattolica: quando deve parlare sta zitta, quando deve stare zitta invece parla. Oggi per esempio a un fedele comprensibilmente confuso mons. Rino Fisichella ha chiarito perché Berlusconi aveva diritto alla comunione il giorno del funerale di Vianello. Pare che, non condividendo più il tetto con Veronica Lario, si sia interrotto per lui "lo stato di permanenza nel peccato"
che gli impediva di deglutire le tanto elettoralmente utili ostie consacrate. Il fatto che Berlusconi si ritrovi single solo perché è stato scaricato dalla seconda moglie per comprovato puttanesimo è un particolare che evidentemente non pone problema canonico a Sua Eccellenza. Tutto in regola dunque, se non fosse che la comunione gliela davano anche prima.

2. E' un genio del male Gianfranco Fini. Adesso gli riesce il miracolo di passare per persona rigorosa e con la schiena dritta solo perché consuma in pubblico la separazione da Berlusconi e si proclama pentito di aver contribuito a fondare il PdL. O gli diamo il beneficio del dubbio di avere la coscienza al rallentatore, e allora stiamo parlando di un politicamente ritardato, o riconosciamo che questa è l'unica mossa sensata che gli resta da fare per salvarsi dalla scomparsa politica nel dopo-Silvio; in un sistema bipolare hai visto mai che serva a rastrellare i voti di tutta quella destra che non avrà abbastanza pelo sullo stomaco da votare Lega? Si prevede però che anche tra gli autolesionisti elettori di sinistra qualcuno scambierà opportunismo per opposizione, e a riguardo ho già sentito qualche "Fini è una persona seria" di troppo, quest'oggi.

Lo voglio anche io l'imene con la zip.

 

Ieri ho accompagnato il giornalista e amico Pierluigi Vito negli studi della web tv milanese C6, dove doveva essere intervistato sul suo libro d'inchiesta Antenna proibita, un testo che tratta principalmente della questione dell'assegnazione delle frequenze a Europa7, abusivamente occupate da Rete4. Con me e lui sono intervenuti anche la signora Olga Piscitelli, giornalista dell'Espresso che ha seguito la vicenda, il blogger Antonino Monteleone via skype e il senatore Nando Dalla Chiesa.
Si preannunciava come una comune discussione tra persone sostanzialmente tutte d'accordo; eppure, parlando della libertà di informazione, Nando Dalla Chiesa - una persona del cui operato politico ho altissima stima - ad un certo punto ha incredibilmente affermato che secondo lui i blogger devono essere sottoposti alla medesima regolamentazione delle testate giornalistiche. L'ho ascoltato sbalordita mentre sosteneva - lui che possiede un sito, un blog e persino una web tv personale - che ciascuno deve assumersi la responsabilità di quello che dice, ovunque lo dica, e non ho potuto fare a meno di fargli notare che una legge che punisce la calunnia in Italia esiste già, per difendersi dalle affermazioni false di chicchessia non c'è alcun bisogno di equiparare un comune cittadino che dice quello che pensa dal suo sito a una testata giornalistica, nè dal punto di vista delle responsabilità civili o penali, né dal punto di vista burocratico e fiscale. A meno che non lo si voglia semplicemente zittire.

Si dirà che sono cose dette e ridette da fonti ben più autorevoli di me, ma evidentemente sono ancora molto difficili da recepire da parte della classe politica, anche di quella più impegnata sulla difesa di altri diritti. Questo episodio è importante non solo perché la questione è ancora in discussione nella commissione apposita, ma soprattutto perché il gesto dello psicolabile su Berlusconi darà l'assist alle tentazioni liberticide sulla rete di tutti i politici di regime, luogo da cui i blogger hanno dimostrato di poter portare la gente in piazza semplicemente facendo arrivare le informazioni che il governo non fa passare sulla televisione e sui giornali che controlla. A Maroni non par vero di poter usare il sangue del capo contro i siti "che inneggiano all'odio", e quali siano ovviamente lo stabilisce il suo noto buon senso. Sapere che persino una persona come Dalla Chiesa, impegnato in prima linea su altre questioni di frontiera, ha incertezze e tentennamenti sulla misura della libertà di espressione in rete, devo dire che mi toglie un po' di sonno.

l'ecclettico Rutello
Queste non sono considerazioni politiche. Rutelli è un fenomeno antropologico.
Nasce il partito che mancava, dice Rutelli, e di sicuro è quello che mancava a lui, che dopo averli girati tutti ha dovuto inventarsene uno nuovo per continuare il tour. Con grande originalità lo ha chiamato Alleanza per l'Italia, nome che ovviamente solo per caso fa sintesi delle scomparse sigle di AN e FI, come a dire io sono l'Alfa e l'Omega. Gli ex democristiani che sognano il grande centro adesso hanno nuove certezze, per quanto di certo può esserci in Rutelli. Nato radicale e anticlericale, poi verde, poi margherita, poi ulivo, poi pd, nel frattempo scopertosi credente, ha infine deciso che non morirà bersaniano, e quasi quasi su quest'ultima parte lo capirei, se non fosse che me lo ricordo ancora nella Roma del 2008, quando perse la poltrona di sindaco in un clima in cui il PD in effetti poteva perdere solo candidando lui. Alemanno ancora ringrazia, che per l'impresentabilità del mascellone prese voti pure dall'associazione partigiani. E lui, il Rutelli? Delegittimato? Discusso? Buen retiro e conferenze nelle università come ogni sconfitto che ancora aspiri alla dignità? Giammai. Gli unti del Signore, se non possono moltiplicare i pani e i pesci, moltiplicano i partiti. E se gli manca un San Giovanni a tenerli a battesimo, non c'è problema: viene il marito della Miuccia Prada a tenere discorsi densi di profondità analitica, da cui si evince che il problema della politica in Italia non è Marrazzo che va a trans, ma i "40 mila viados autorizzati a prostituirsi".
Non c'è che dire, è proprio quello che mancava.
p.s. Scommettiamo che in Sardegna qualcuno, vagheggiando un nè con Soru/nè contro l'ignava sua controparte, si sente già rutelliano? Tutto, pur di non sentirsi sardi, e anche questa è antropologia.

Il 2007, durante la campagna per le primarie di ottobre in cui sostenevo la candidatura di Mario Adinolfi come istanza di protesta verso l'establishment della sinistra, fu anche l'ultima volta che investii qualcosa della mia passione civile nel partito democratico. Quello che vidi fu sufficiente a farmene tirare fuori per sempre e spendermi altrove con maggior stima di me.

 

Oggi rivedo l'esatto remake di quei giorni, e non manca proprio niente: squalo A, squalo B, squalo outsider e financo Adinolfi. Sul quale però c'è da parte mia una diversa consapevolezza, che grazie a una conversazione di ieri pomeriggio con un amico di lunga data, adesso ha anche un nome.