la casta

Andreotti sicuramente morirà attaccato così alla poltrona
(scritto per Epolis)


Si dice “karoshi”, e in giapponese significa “morto per eccesso di lavoro”, ma è un termine comune anche in lingua inglese, al punto da essere stato inserito recentemente nel dizionario Oxford. Si riferisce al sempre più alto numero di lavoratori che arrivano a togliersi la vita per lo stress da eccesso di carico professionale. In Giappone sono migliaia le persone che la fanno finita perché lavorano troppo, tanto che di recente un tribunale ha persino concesso il risarcimento ai familiari delle vittime di questo fenomeno. In Italia sia la parola che il concetto collegato sono invece del tutto sconosciuti: noi siamo al sicuro. È infatti più frequente che capiti il caso contrario, ovvero ci sia chi minaccia gesti inconsulti perché non lavora abbastanza. Tra frotte di precari, operai cassintegrati, lavoratori part-time per amore o per forza, assenteisti della pubblica amministrazioni e pause per la sigaretta sindacalmente riconosciute sei volte al giorno, nel nostro dizionario il karoshi per il momento non rischia nemmeno di entrarci. Ma per evitare anche lontanamente l'ipotesi di atti autodistruttivi, i lungimiranti deputati della Camera si erano premuniti già da tempo in merito, lavorando per sicurezza solo tre giorni alla settimana. Qualcuno a dire il vero nemmeno quelli, non si sa mai che lo stress da troppo impegno potesse portare a pensare di farla finita, se non con la vita almeno con la poltrona. Evidentemente Gianfranco Fini ha giudicato che questa misura preventiva fosse un eccesso di prudenza da parte dei parlamentari rispetto al rischio effettivo di morte

no, stavolta no.

Sono socialmente minorenne, è una realtà.
Me lo dicono di continuo che avere un modello di sviluppo teso alla giustizia sociale e non alla crescita economica è in fondo una forma di adolescenza, l'immaturità di chi non ha ancora capito come vanno le cose sotto il cielo. Ce l'hanno scritto in fronte che crescendo la voglia di equità mi passerà, come i brufoli. Smetterò di essere debuttante nel mondo dei grandi solo quando non avrò più ideali, ma solo obiettivi. La crescita. La competitività. Il PIL. La riduzione del debito pubblico. Il contenimento della spesa sociale. Il mercato globale. Lo sviluppo dell'impresa. La sicurezza delle città.
Sembra che il mio problema sia leggere la competitività come un maglio girato pericolosamente in cerchio, un moto centrifugo che autogenera i suoi margini, determinando la legittimità stessa degli emarginati. Avrò la patente di vero democratico quando smetterò di credere che dove si compete l'un contro l'altro armati non ci sia posto per la giustizia, quando cesserò di insinuare che il prezzo da pagare per il perdente siano i diritti discussi, le opportunità negate, l'inconsistenza sociale.

Faccia da culo

Sul caso Cosimo Mele, il segretario dell'UDC Lorenzo Cesa afferma di capire il suo dramma umano e sottolina il serio problema...

...dei parlamentari che vivono a Roma da fuori sede, «e fuori dalla loro città hanno una vita abbastanza dura». Lo dice riferendosi anche alla sua vita pubblica: «Quando ero eurodeputato, stavo da solo tutta la settimana e la solitudine è una cosa molto seria». Per questo, ripete più volte, «la vita del parlamentare è molto dura» e bisognerebbe pensare, propone, all'ipotesi di un ricongiungimento familiare: più soldi a deputati e senatori, quindi, per poter permettere il trasferimento delle loro famiglie a Roma. (fonte: Corriere della Sera)

Riepilogando: questo signore, anzichè essere in parlamento a votare la riforma dell'ordinamento giudiziario, si porta due puttane in camera in uno dei migliori alberghi del centro di Roma e una delle prostitute si sente male per overdose di cocaina. Lo scoprono solo per quello, e infatti tranquillamente lui dice: "sono stato sfigato, perchè se la ragazza non si fosse sentita male non sarebbe successo niente".

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1 Jan 1970
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