Venerdì 21 Novembre 2008 17:56

Se chiedi a un amico di sinistra perché manifesta contro la riforma Gelmini sul maestro unico, due volte su tre ti risponde che è meglio che ci siano tre maestri, perché così se uno è deficiente c’è almeno la possibilità che gli altri due siano persone preparate. Personalmente sono convinta che se i pirla possono essere tre anziché uno, non si lasceranno certamente sfuggire l’occasione; ma la spiegazione dell’amico sarebbe falsa anche se io avessi torto. La verità è che ci sono almeno cinque buoni motivi per affermare che la proposta del maestro unico è una sonora cazzata, ma la sinistra manifestante non li conosce, e se li conosce non li sa articolare in niente che non sembri spontaneo e gratuito contributo al concetto di “luogo comune”, località lessicale per sua stessa accezione molto frequentata. Occorrerebbe che gli spin doctors si rendessero conto che la maggior parte della gente che in Italia vota a sinistra lo fa perché è pessimista, non perché c’è un motivo. In barba agli slogan del Circo Massimo, nessuno guardando Veltroni in faccia può credere veramente che un’Italia migliore di questa sia possibile; in compenso tutti sono convinti che dietro l’angolo ce ne sia una molto peggiore, e questo li induce all’estremo gesto di infilarsi in cabina e votare non tanto i meno peggio, quanto i meno organizzati, quelli che promettono di essere così scadenti da non poter riuscire nell’intento di rovinare il poco che resta in piedi loro malgrado. La salvezza del Partito Democratico è nella sua inefficienza, in quel suo pietoso essere Armata Brancaleone, carrozzone di sfigati
incapaci di far passare inosservato un bigliettino. E allora facciamo un gioco da bambini, una previsione di futuro senza la palla di cristallo, uno di quei magheggi visionari che ti si ritorceranno contro sia che si verifichino, sia che non lo facciano.
Immaginiamo.
Nonostante le sue
criogeniche speranze, anche Silvio morirà, ed essendo Forza Italia fondata sul culto della sua personalità, come partito collasserà per mancanza di reati rimasti da depenalizzare; però è probabile che si trasformerà in una religione, realizzando così anche i più inconfessati desideri del cavaliere e di Emilio Fede, che passerà da leccaculo a baciapile. A quel punto AN e Lega rimarranno soli al comando, e considerato che già ora si odiano a morte, è stimabile che in quel contesto la loro evidente polarità di intenti li condurrà dritti allo scontro.
Se siamo fortunati e sarà scontro democratico, niente illusioni per i fascisti: i voti se li prenderà la Lega, e cercherà la secessione con tutte le forze dei suoi contadini ansiosi di quote latte, dei suoi salumai fora el neghér e dei suoi imprenditori - evasivi sulla sicurezza ed evasori sulle tasse - ai quali con gli extracomunitari a flusso concordato, i meridionali in fabbrica non servono più. Nel frattempo il PD starà ancora cercando di decidere se Di Pietro è troppo di sinistra per farci alleanza, e Veltroni avrà dalla sua tutta l’autorevolezza di un leader incapace di farsi obbedire anche dall’ultimo dei suoi portaborse, tra i sorrisini sornioni di D’Alema e Parisi. Consapevoli di non essere più spendibili personalmente, andranno al colpo di mano, candidando un uomo nuovo, credibile, onesto, mai stato sindaco di Roma, che si sia messo in luce ma senza bruciarsi, che sia popolare e noto a livello nazionale, ma che non venga da una vita di politica, e possa dunque riuscire nel doppio miracolo di dare speranza messianica alla gente e farsi sperabilmente usare come fantoccio da uno scaltro apparato partitico di cui sa poco o nulla. Mi sembra di vederli pensare, i disperati mai stati comunisti: "Un’icona! Un burattino! L’Obama italiano! Un ingenuo! L’uomo che non ti aspetti! E magari ce la fa persino!"
Quando accadrà? Boh, cinque anni, dipende dal medico di Silvio.
Chi è l’uomo nuovo? Ma che domande.
Renato Soru.
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