
Rispondo alla provocazione che Gianmarco Cubeddu mi ha fatto pubblicamente, ma che diversi amici in queste settimane mi hanno rivolto anche in discussioni private. Credo sia una domanda centrale per chi voglia pensare politicamente la condizione in cui ci troviamo oggi. Gianmarco, parlando di Soru in un lungo commento che è possibile leggere qui, dice: "Rifiuto però l'idea che chi viene dal mondo dell'impresa non possa fare politica, come se fossero i soli portatori di interessi."
Un uomo ricco può governare?
Ecco il domandone. Non importa quanto sia onesto, quanto sia specchiata la sua moralità, quanto sia animato dalle migliori intenzioni. Un uomo ricco può governare? A bruciapelo uno direbbe: perché no. Ciascuno di noi conosce probabilmente diverse persone a cui l'avere i soldi non impedisce di essere fior di galantuomini. Ma se si esula dai casi personali per entrare nella linea di principio, le cose assumono decisamente un'altra prospettiva.
Se la ricchezza deriva da una attività imprenditoriale, significa non solo che deriva dal lavoro, ma che è sostenuta da una rete di relazioni (dipendenti, fornitori, creditori e debitori, clienti, soci, banche...) che a quel lavoro sono collegate, e che aumentano esponenzialmente con l'importanza dell'impresa e del patrimonio che da quell'impresa nasce. Da queste rete di legami imprenditoriali nascono spontaneamente relazioni di potere, cioè possibilità di influire sulle decisioni altrui, di orientare scelte e comportamenti, di originare o dirigere flussi di denaro verso alcune direzioni e non altre, di alterare informazioni che ti riguardano o riguardano persone che rientrano in quelle relazioni; è un labirinto di interessi, credere che uno possa uscirne solo perché è onesto è difficile anche senza pensar male. Perché qui non stiamo parlando di un macellaio, o di un piccolo imprenditore edile, o dell'editore del giornale parrocchiale, che nel loro piccolo, con i loro piccoli interessi, potrebbero fare danni, ma proporzionati alla loro dimensione.
Stiamo parlando di uomini che hanno il potere di dare o non dare le notizie a una nazione.
Di uomini che hanno il potere di orientare politiche energetiche, di sviluppo edilizio, di formazione, di viabilità che riguardano tutti. E che allo stesso tempo hanno imprese che operano in ambito energetico, formativo, della viabilità e dello sviluppo edilizio.
Facciamo un esempio soriano, tanto per non scomodare altre figuracce.
L'attuale amministratore delegato di Tiscali è Mario Rosso. Prima di diventarlo era amministratore delegato di Ansa. L'Ansa è l'agenzia che spara le notizie sul sito della Regione Sardegna da quando Renato Soru è presidente. Ma - come ha fatto notare Massimo Manca su Sardegna&Libertà - tante notizie l'Ansa non le ha sparate sul sito della Regione Sardegna. Per esempio è uscita una sola volta sul sito della Regione la notizia che la corte dei conti ha sospeso il giudizio sul bilancio del 2006 rimandando gli atti alla corte costituzionale, una bocciatura molto grave e mai verificatasi in precedenza.
E' un caso che Ansa abbia passato una sola volta e senza commenti sul sito della Regione Sardegna una notizia proprio sulla Regione Sardegna che nel sito Ansa ha avuto ben 19 lanci di agenzia?
Forse, ma forse no.
Per questo un uomo d'affari, ricco di relazioni di potere - che gli derivino dal denaro o da altro non importa, infatti il codice etico del PD escluderebbe anche la partecipazione ad associazioni segrete con vincolo di obbedienza... massoneria? Opus Dei? Non è specificato. - in un mondo esatto non deve poter governare. Che si chiami Soru, che si chiami Berlusconi, che si chiami Zuncheddu o che si chiami Antonio LaTrippa.
Per completezza tematica, ho visto che sabato 27 Giovanni Valentini su Repubblica fa un commento che sembra prendere le mosse proprio dalla stessa domanda: un ricco uomo d'affari può governare?
18.05.2012 18:30 -
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