Io non c'ero in piazza sabato. Non è che avessi da fare, no: proprio non volevo esserci. Non sono carente in indignazione, anzi, sono indignata fino al midollo. Ma la fase della messa in scena di rabbie impotenti l'ho superata da un pezzo e non la voglio più supportare. La liturgia dell'indignazione non mi basta più. Cinque anni fa avrei spaccato vetrine anch'io, fracassato macchine, afferrato estintori e urlato di tutto esattamente come ogni donna e ogni uomo vorrebbero fare quando ti rubano il futuro e senti che non ci puoi fare assolutamente niente. Oggi riconosco in quel rituale il sapore di una recita ciclica e anche per questo nessuno mi convincerà mai più a fare la marionetta di un sistema che con la mia rabbia si è tonificato e nella mia violenza ha trovato conferme.

Non è la furia comune, il tamburo sincopato, le facce dipinte e le vetrine spaccate che possono in qualunque maniera spiegare o modificare la condizione di ingiustizia sociale in cui viviamo immersi ora. Le cose che si ottengono con queste modalità sono evidenti: offrire nascondimento ai violenti con la propria sola presenza, porgere strumenti di propaganda ideologica a quanti ti fotograferanno stravolto, stanco e incazzato e metteranno sotto la tua rabbia una scritta che non condividi, ma soprattutto regalare ai media di regime l'opportunità di screditare la giusta rabbia sociale attraverso l'enfasi esasperata dei singoli - e inevitabili, facciamocene una ragione - gesti distruttivi. C'è un'altra conseguenza, se possibile peggiore delle tre messe insieme, ed è regalare a quelli che scendono in piazza la sensazione di star agendo per cambiare le cose urlando gli slogan in faccia a una schiera di disgraziati padri di famiglia in divisa pagati da fame e più impauriti di loro.

A queste condizioni io non mi voglio più indignare.
Voglio fare atti politici.

Ho fatto un atto politico andando sabato pomeriggio a San Sperate dallo scultore Pinuccio Sciola. Abbiamo parlato di donne, di uomini, di madonne e di padri. Qualcuno si è incazzato e agli amici fuori dall'incontro ha detto che ero una femminista degli anni 60, come se fosse un insulto. Qualcuno non ha avuto il coraggio di prendere la parola in pubblico, ma poi è venuto di nascosto a dirmi "grazie, io non so parlare, ma volevo dire di me quello che hai detto tu di te". San Sperate è un paese così: il sabato pomeriggio si lasciano gli orti, i pescheti e gli aranceti per andare lungo le strade a guardare immagini di grandi fotografi o dentro alle chiese ad ascoltare canti e parlare del contenuto dei libri.

Pinuccio, anche se non vuole sentirselo dire, è la prova vivente che un uomo solo, se ragiona al presente plurale, ha in sé le potenzialità per offrire strumenti di cambiamento al modo di pensare di una intera comunità. E' uno che non aveva finito neanche le elementari e oggi, dopo aver cambiato il volto del suo paese guidando alla scultura e alla pittura le mani dei suoi giovani e dei suoi bambini, fa cantare il calcare e il basalto in ogni parte del mondo.

Se quell'uomo è mai sceso in piazza, lo ha fatto sempre per mostrare ai suoi paesani in che modo i muri delle loro case potevano diventare pagine di civiltà e bellezza che chiunque avrebbe potuto fermarsi a leggere. Pinuccio sa che chi vede la bellezza su quei muri crescerà pensando di esserne degno e nessuno lo convincerà mai più che può accontentarsi di un mondo brutto o mediocre. Pinuccio Sciola ha fatto questa enorme differenza politica usando solo l'arte, quella cosa misteriosa che spesso ha giudicato i giudici, chiesto vendetta per gli innocenti e mostrato al futuro quel che il passato ha sofferto, così che non lo si è più dimenticato. Quando si fa questo, qualunque ne sia la forma, i potenti hanno paura. (J. Berger Scheiwiller)

Ha fatto questo la costruzione della retorica dell'indignato?
Se non ha fatto questo, non ha fatto niente.

Commenti  

 
#1 Maria Laura Orrù 2011-10-17 16:28
Leggerti è stato come ascoltarmi... domenica quando ho ricevuto un sms da parte di un'amica per avvisarmi sulla guerriglia romana ero sopra la torre dell'elefante perché stavo ammirando la bellezza di Cagliari vista dall'alto, perché dall'alto si notano tante cose di una città. Dentro il mio animo pregavo affinché Cagliari finalmente maturi... affinché i cagliaritani e i sardi non facciano i soliti ...e lascino lavorare finalmente l'amministrazione per far volare la nostra stupenda Città...
e poi....quell' sms mi sembrava un film già visto... immaginavo già tutte le tv contendersi il primato delle notizie e tutti i programmi da qui ai prossimi mesi che non faranno altro che parlare di questo, per continuare a distogliere l'attenzione, a ricondurci dove vogliono loro, a restituire terrore... ma le tue parole sono la forza cara Michela... perché l'ignoranza si sconfigge solo con la cultura.
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#2 Mario 2011-10-17 16:50
Siamo degli indignati che non sanno come indignarsi.
Hai dei suggerimenti pratici che potremmo seguire tutti quanti per indignarci in maniera efficace?
Bel post cmq, complimenti!
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#3 Danilo Planetta 2011-10-17 17:13
M'indigno, vado,esprimo, torno, e rimango indignato. E' fantastico che ci si possa esprimere in maniere differenti. Io avrei voluto esserci,mascherarmi da urlo di Munch, o vestire i panni dell'ucciso della statua "La Madre dell'Ucciso", ma non credo sarebbe servito.Nell'ambiente rarefatto, dal quale un'oligarchia politica infastidita dal brusio indistinto proveniente dal basso,ci osserva, è più comodo far passare la massa per "canaille". Alla fine purtroppo prevarrà Robespierre, non Voltaire.
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#4 mari 2011-10-17 17:18
sabato sera ero a Bosa ad ascoltare le poesie di Gabriel Impaglione, che proponeva, in versi, il suo manifesto di vita.Ricco delle sue esperienze personali, cresciuto in un mondo dove ogni briciola di benessere e di libertà vanno conquistate, ha proposto una poesia che parte dai bisogni per realizzare i sogni, magari attraverso battaglie sconvolgenti, ma sempre con amore, perchè la poesia lotta, ma sempre per amore dell'uomo, contro l'ingiustizia, la povertà, la discriminazione.In questi giorni in cui si discute tanto di poesia e di arte, qui, dove molti poeti sono chiusi in sé stessi a cercare verità interiori mentre il mondo vorrebbe scontate verità evidenti, cambiare il mondo vuol dire sporcarsi le mani con la realtà, cioé schierarsi, esserci, spendersi.
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#5 Paolo 2011-10-17 17:54
No, stavolta non ti seguo Michela, non sono d'accordo con te, soprattutto nel passo in chiusura in cui parli di "retorica dell'indignato".
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#6 Valberici 2011-10-17 17:57
Sono d'accordo.
Però, io, che non sono artista e nemmeno artigiano, che faccio?
E guarda che non è una domanda ironica, che se mi dici che devo limitarmi a leggere "le pagine di civiltà e di bellezza" io ci sto. Ma ho paura che ciò non sia sufficiente. :(
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#7 DANIELA 2011-10-17 19:14
cara Michela, ma stavolta non sento mie le tue osservazioni: ma veramente pensi che i manifestati pacifici che sono scesi a a portare nelle piazze la loro indignazione siano vandali disfattisti aggressivi e criminali? è troppo superficiale questa attribuzione! e non è da te! anch'io avrei preferito affacciarmi dal Pincio o dal Gianicolo o dal Colle Oppio o da mille altri "balconi" romani e ammirare la mia città, così come ognuno vorrebbe avere l'animo leggero e libero da tormenti e ricco di poesia e di sogni...: e sono certa che è questo che vorrebbero quei giovani indignati perchè non possono permettersi pensieri leggeri e sogni di futuro! sai, non sono molti che la sera, poggiando la testa sul cuscino si addormentano con l'immagine di bei progetti che stanno portando avanti nella certezza di realizzarli: con l'immagine di un futuro possibile. non cercano si rendere reale un sogno irrealizzabile: semplicemente un futuro, il proprio, che magari comprende una famiglia tutta loro, fatta di marito moglie o comunque partner, e figli... e un lavoro, uno e non uno specifico. un lavoro! per sentirci che siamo ancora persone, con dignità di persone! e questa dignità non può non passare per il lavoro
Cara Michela quanto sarebbe lungo il discorso... tu sei stanca di scendere in piazza e ne hai diritto, ma chi si affaccia al futuro ORA e si sente come imprigionato in un ascensore che scende sempre più in basso, allontanandolo sempre più da quel futuro, che invece che sfugge sempre più in alto, fino a perdersi, come può essere stanco di rivendicare ciò che gli viene scippato ingiustamente?... ognuno ha il diritto di avere in mano la propria vita: ORA, perchè ORA è vivo! ciao Michela e ... buon lavoro!
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#8 Gianni Canu 2011-10-17 21:46
Michelina Michelina, oggi hai fatto "indignare" alcune tue lettrici e lettori, perchè l'hai fatto?
Ma io non credo che tu volessi questo, al contrario.
Io penso che tu con la tua argomentazione cercassi di fare e di riportare su un'altro piano l'indignazione che è in tutti noi, non soltanto per quello che riguarda la Sardegna, l'Italia, ma il mondo intero.
La percezione del fallimento di un modello sociale e culturale che si perpetua da tempi biblici come la stessa indignazione.
Il senso delle tue affermazioni evvidentemente non sono state recepite per quello che credo volevano essere una proposta di presa di responsabilità quotidana per ognuno di noi. Il cambiamento che tutti aspettano indignandosi ma senza essere partecipi del cambiamento che senso ha? Aspettare che qualcuno ci prenda per mano, anche se quel qualcuno sia ammantato di collettività, manca sempre la soggettività nell'azione quotidiana.
Io credo che tu volessi affermare che essere presenti non è la stessa cosa come essere partecipi, vivendola quotidianamente, la costruzione del futuro, quel futuro che noi ogni giorno ci immaginiamo e col passare dei giorni miglioriamo perchè ogni giorno siamo un soggetto nuovo, una crescita continua. Una evoluzione continua.
Certo per me , per te, e chi come noi ha scelto di essere partecipi alla ricostruzione di una Nazione e di una nuova repubblica come la Repubblica Sarda, è gia di per se esplicitamente un germoglio, con il proprio impegno politico quotidiano.
Tradotto, indignarsi è lecito ma impegnarsi è un dovere.
Ciao Michela
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#9 paolo 2011-10-17 22:23
Ha ragione Michela. Da vendere. Le voglio sempre più bene.

La gente si muove solo se le togli i privilegi.
Lotta contro gli aumenti per la mensa scolastica solo se i soldi che deve tirare fuori sono i suoi
altrimenti chi se ne frega, della mensa, degli extracomunitari, di berlusconi e della democrazia.

Come dice mia moglie: se offrissero benessere assicurato in cambio di campi di sterminio, la gente li voterebbe.

Come diceva giorgio bocca, l'italia è ancora oggi un popolo di fascisti.

Credo che i violenti siano comunque gente che ha dei problemi di suo, incazzata col mondo di suo, senza alcun progetto, e ai quali non gliene frega un cazzo nè degli extracomunitari nè del debito nè dei precari....
dai una casa una macchina un lavoro (tranquillo però, dove si faccia poco e si guadagni bene) e magari anche una bella escort da scoparsi... vedrai che anche i violenti votano berlusconi e vanno a lavorare nella banca che hanno spaccato l'anno prima ....
tutti vogliono fare la rivoluzione ma nessuno aiuta la mamma in cucina ...
chissà se i violenti della piazza si fanno preparare da mangiare e lavare e stirare i vestiti ...

stasera ho le palle girate....
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#10 pococurante 2011-10-17 22:29
Ogni volta mi stupisco. Mi stupisco della sproporzione fra la ‘situazione’ congiunturale socio-economica e la reazione violenta degli esclusi, degli sfruttati, degli oppressi.

Ma come?
Giovani che si vedono scippato il futuro, ma davvero. Senza prospettive di miglioramento, anzi con la certezza di peggioramento rispetto alle generazioni dei loro padri. Che subiscono quotidianamente sulla loro pelle, nella carne, ma davvero, la violenza del sistema.

Ebbene, fra questi, solo poche centinaia si lasciano andare, non si trattengono, sfasciato tutto. E gli altri? Si indignano, certo. Scendono in piazza, benissimo. Ma come se andassero a una gita. Festosi, colorati. Non vedete una sproporzione? Perché così pochi sono davvero indignati, incazzati al punto di voler spaccare tutto? Sgombriamo il campo dalle dietrologie e dal complottismo.

Degli infiltrati ci saranno anche, come ci sono sempre stati, ma sono superflui. Non sono loro che hanno determinato il tutto. Dunque chi sono questi ‘violenti’? Abbiamo già risposto: sono gli oppressi. Perché lo fanno? Perché sono cattivi, cinici, egoisti e superficiali? Se avessero queste peculiarità sarebbero ben inseriti in questa società che non richiede altro che queste ‘qualità’. Scriverebbero editoriali su Libero, dirigerebbero Il Giornale o Il Foglio.

Non possiamo sfuggire al tema fondamentale del nostro tempo, anzi di ogni tempo, da che mondo è mondo: la narrazione. Nella vita pubblica, come nella vita privata di ognuno, tutto dipende da come ce la raccontiamo.

Chi ci racconta come vanno le cose?

Cosa si risolve spaccando due o tre bancomat, incendiando cinque o sei auto, sei o sette cassonetti? Niente.

Cosa si risolve con un oceanico corteo pacifico, colorato e festoso? Niente.

Cosa si risolve con un corteo oceanico davvero indignato e incazzato, che spacchi ogni bancomat, incendi ogni banca? Beh, mi sbaglierò, ma secondo me qualcosa anche nella narrazione di regime cambierebbe.

Se vogliamo dire un’ovvietà, che è tanto ovvia quanto esatta, diciamola: la violenza fa schifo. Ma chi decide ciò che è violenza e ciò che non lo è? O meglio, chi decide qual è vera violenza?

La risposta, la chiave di lettura risiede in un testo fondamentale che dovrebbe conoscere ogni telespettatore prima di sedersi davanti ad uno schermo della tv: La società dello spettacolo di Debord.

Mi rendo conto che si tratta di tesi ostiche, soprattutto a seconda delle traduzioni…
Il fatto che sia così facile per i detentori del potere far passare nelle mente di ognuno il meme, ’inoppugnabile validità della falsa dicotomia fra violenti/non violenti deriva (anche) dalla mancata conoscenza e comprensione di quel testo da parte del 99% dei telespettatori.

Per cui si ha gioco facile nel dividere il mondo fra buoni e cattivi e spingere il grosso dell’opinione pubblica nella direzione voluta.

La vera dicotomia non è fra violenza e nonviolenza, ma fra vera violenza e violenza farlocca. La vera violenza è ciò che i mezzi di comunicazione in mano ai detentori del potere non mostrano.

È la violenza delle operazioni belliche in Libia e Afghanistan, delle deportazioni nei cie. Dell’informazione asservita e manipolata, della menzogna. Del clima costante e quotidiano di minaccia e intimidazione sui luoghi di lavoro.

Dei pestaggi quotidiani (quotidiani) di fermati e detenuti (Cucchi, Aldrovandi, Uva non subirono un trattamento ‘eccezionale’)

Delle lettere della Bce. Dei martellanti quanto suadenti spot televisivi.
Delle vetrine di boutique e banche in centro non ancora infrante. Delle auto di lusso ancora intatte. Quella è la vera violenza.

Il resto è parodia, caricatura della violenza.
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#11 Michela Murgia 2011-10-17 22:36
Paolo, quando parlo di retorica dell'indignato mi riferisco alla rappresentazione dell'indignazione come liturgia risolutoria (o forse sarebbe meglio dire "assolutoria"). La celebrazione della rabbia di piazza che sfocia in una vetrina sfasciata è un tassello fondamentale della fortificazione del potere.
Tutti siamo indignati, ma vorrei vedere quanti di quelli che sono scesi in piazza sabato si sono - non dico candidati per cambiare le cose - ma anche solo recati a votare al seggio. Io di gente che grida governo ladro e che al momento di fare le scelte che davvero cambiano le cose mi dice che non crede "nel sistema" sono davvero stanca.
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#12 Piero Indignato 2011-10-17 22:48
Cara michela, sono un tuo fan, mi piace leggerti spesso, ma ultimamente lo faccio meno e sentendo anche altri ho scoperto che condividono il mio parere dal quale nasce un umile consiglio: NON FARE ATTI POLITICI , non è per te, continua a fare le cose che hai fatto sempre che sono più nobili , e rimanendo neutrale tutte le belle parole sono apprezzate da tutti. mentre così facendo stai deturpando le tue opere con le tue stesse mani, tra i tuoi fans appassionati ce ne saranno tanti (come me) ai quali piace molto indignarsi e scendere in piazza per cui perderai molti fans, che senso ha ? almenochè la tua intensione non sia di fare piazza pulita , be allora auguri... scusa se ti ho dato del tu e se mi sono permesso, complimenti per tutto il resto. piero indignato
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#13 Michela Murgia 2011-10-17 22:50
Daniela, magari ti sfugge che a 35 anni facevo la telefonista in un call center a 230 euro al mese; se c'è qualcuno che sa cosa vuol dire essere disperati e senza futuro ce lo hai davanti. Ma se anche non l'avessi mai provato, questo non mi toglierebbe il diritto di affermare che i cambiamenti si fanno costruendo coscienze, non sfasciando vetrine o gridando slogan contro la celere. Scendere in piazza a urlare che noi questa crisi non la paghiamo ci impedirà di pagarla fino all'ultimo centesimo? E se non ce lo impedisce, è o non è un rituale sfogatoio?

E' per questo che la polizia lo Stato non la manda per impedirti di farlo, ma per lasciartelo fare. Su cosa sia davvero violenza, concordo in tutto e per tutto con il commento di Noncurante.
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#14 Paolo 2011-10-17 23:06
Mi dispiace Michela, ma da quello che scrivi mi sembra che ti sia sfuggito qualcosa del movimento, della sua natura e delle sue ragioni. Il discorso delle vetrine spaccate, poi, varrebbe sempre(quanto meno in Italia) per qualunque manifestazione numerosa, puntualmente inquinata da una minoranza che sposta l'attenzione sulla cronaca della violenza anziché sulle istanze dei manifestanti... non vorrei che anche tu cascassi in questa trappola mediatica. Non hanno detto "governo ladro" come hai sintetizzato/stigmatizzato tu al #11... Stavolta la posta in gioco è il rischio di un futuro ipotecato per sempre e a farsi vivi sono stati donne e uomini in tutto il pianeta e costoro sono milioni. E costoro in larghissima parte vanno al seggio elettorale, alcuni di loro si candidano, firmano e raccolgono firme (ultimo caso contro il porcellum) e fanno vincere inaspettatamente gli ultimi quesiti referendari.
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#15 Paolo 2011-10-17 23:10
Mi dispiace Michela, ma da quello che scrivi mi sembra che ti sia sfuggito qualcosa del movimento, della sua natura e delle sue ragioni. Il discorso delle vetrine spaccate, poi, varrebbe sempre(quanto meno in Italia) per qualunque manifestazione numerosa, puntualmente inquinata da una minoranza che sposta l'attenzione sulla cronaca della violenza anziché sulle istanze dei manifestanti... non vorrei che anche tu cascassi in questa trappola mediatica. Non hanno detto "governo ladro" come hai sintetizzato/stigmatizzato tu al #11... Stavolta la posta in gioco è il rischio di un futuro ipotecato per sempre e a farsi vivi sono stati donne e uomini in tutto il pianeta e costoro sono milioni. E costoro in larghissima parte vanno al seggio elettorale, alcuni di loro si candidano, firmano e raccolgono firme (ultimo caso contro il porcellum) fanno vincere inaspettatamente gli ultimi quesiti referendari.
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#16 paolo trezzi 2011-10-17 23:10
Citazione Piero Indignato:
Cara michela, sono un tuo fan, mi piace leggerti spesso, ma ultimamente lo faccio meno ...il mio parere dal quale nasce un umile consiglio: NON FARE ATTI POLITICI , non è per te, continua a fare le cose che hai fatto sempre che sono più nobili , e rimanendo neutrale tutte le belle parole sono apprezzate da tutti. mentre così facendo stai deturpando le tue opere con le tue stesse mani, tra i tuoi fans appassionati ce ne saranno tanti (come me) ai quali piace molto indignarsi e scendere in piazza per cui perderai molti fans, che senso ha ?



Caspita Piero, non vorrei fare un ping pong su un sito che non è mio
ma è assurdo quanto dici. per molti motivi

1) Nessuno ti obbliga a leggere Michela, e, sono certo, nemmeno Michela

2)Io Michela la leggo, qui e sui suoi libri perchè scrive da meraviglia, cose spendide e toccanti, utili e che fanno riflettere. Mica poi condivido tutto quello che scrive sul blog, per esempio
ma un autore lo leggo mica se è ugaule a me altrimenti no. Don Milani non dovrei leggerlo perchè non sono cattolico?

3) Se chi predica bene razzola male, (non è il caso di Michela ma è per capirsi) ciò non significa che la predica è sbagliata, che bisogna disertare la messa … (ricordo che la messa quotidiana sul blog di Michela è di precetto…)

4) quando gli consigli di essere neutrale dimostri di non aver letto Gramsci. Da rimanere indiganti


buona vita Piero
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#17 Michela Murgia 2011-10-17 23:23
Paolo, mettiamo che io stia cannando di brutto la lettura delle cose. Mettiamo che tu abbia ragione e questa sia la manifestazione che cambia le cose, la piazza che fa la diffenza, il nostro 1989, la svolta della storia. Mettiamo.
Ammetterò l'infondatezza del mio scetticismo sulla sagra dell'indignazione a tempo. Ma il mio senso di ragno non pizzica, direbbe Peter Parker. Per me questa specifica manifestazione è un semplice "let the dogs out". Quando il recinto si chiude, i cani torneranno dentro.

La piazza che cambierà le cose non ci lascerà il tempo di stare a discutere per una madonnina di gesso in frantumi.
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#18 Alessandro 2011-10-17 23:27
Glisso sui "fans" perché fa ridere. Ma cito Fortini, perché non si glissa sulla civiltà occidentale e un Autore non può leggere il 2011 sulla base degli anni 2000.
«Qualcuno è fermo, lontano, riparte, dove
la strada svolta nel bosco tra pietre e siepi.
Poi rieccolo, tra le vigne, più lontano. Non vede
o, se vede, non conosce più.
Che sera
senz’ombre, erbe, la vostra. Enorme è l’albero
in aria, su chi va...
È ma non era nostra
la schiuma dello stagno
o il ruvido lentischio, nulla avevamo compreso,
non il sentiero, non il paese chiuso
dove non c’era anima viva
e tocca invano ai selci il passo
del segnato da Dio.

Fra poco sarà buio, sarà l’urlìo
d’aria, dei cani alla catena e
delle piccole fiere le veloci
le disperate imprese.
Ma prima di rispondere di no,
ecco, guardiamo ancora, vi prego, i prati
dove in pianto eravamo passati,
le vigne e di alti nidi immenso l’albero!
E fedeli chiediamo di portare
un’altra volta ancora
ai mormorii della fedele mezzanotte
l’intelletto delle erbe e il nostro.»

Una rivoluzione culturale che risponda alla rivoluzione culturale in cui sono nato e che in pochi anni mi aspetto di veder crollare, una rivoluzione culturale positiva, non si fa ex-novo. Non si fa con gli strumenti indicati dall'orrido ciclo precedente. Si fa con la fedeltà a ciò che negli ultimi vent'anni hanno smantellato. Con la memoria dell'erba di Agostino. Il tempo delle narrazioni non sta cominciando, sta finendo. Grazie al cielo.
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#19 Michela Murgia 2011-10-17 23:56
Ale, non è più il tempo delle grandi trame, delle tracce di recita del sé e del mondo che a misura di quel sé era stato immaginato. Eppure sento che le narrazioni non muoiono; soltanto mutano forma, proprio come fa l'acqua quando cambia contenitore. Domandami che ne sarà di una narrazione apparentemente priva di tracciato. Chiedimi quale pifferaio magico suonerà a braccio per i topi con i cartelli in mano; chiediamocelo entrambi, perché un popolo senza trama è in balìa di qualunque cantastorie.
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#20 Dorian 2011-10-18 06:48
Un saluto a Piero Indignato da un suo fan.

Beate Miche' che sei riuscita, chiamandolo rituale, a dargli una forma. Io in giro lo definivo, pur nelle motivazioni lecite, una cosa amorfa senza contenuto. Senza contenuto intendo senza una piattaforma sociale e politica che sia allo stesso tempo spiegazione e progetto realizzabile di qualcosa di alternativo.
L'incontro tra un bisogno (ma in realtà sono mille che per un fattore esterno, economico, si trovano assieme) senza un progetto apre le porte a un qualsiasi ducetto di turno. Perché quando arriverà il momento di organizzarsi, non essendoci un reale progetto dietro, ci saranno tanti piccoli bisogni locali (come sono quelli di ciascuno dei partecipanti) che si scontreranno.
Qualcosa di grave è successo ed era prevedibile. Questa cosa era stata stigmatizzata da destra a sinistra. Per quel che ne so io si va da Pietro Ingrao, a Paolo Guzzanti, al Nuovo Partito d'Azione. Non credo che, almeno Ingrao, non avrebbe scommesso in qualcosa di simile se ne fosse valsa la pena. E' che proprio si vedeva (spero, come Michela, di sbagliarmi e nel caso sarò pronto a scrivere quanto sono stato idiota).
Adesso inizio a pensare che questa manifestazione sia stato un passaggio dialettico (nel senso di nonno Hegel) necessario e che le ragioni della protesta potranno essere recuperate con una piattaforma di lettura / cambiamento sociale e politico ragionata.
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#21 Dorian 2011-10-18 07:25
Nota tecnica (l'ho vista mentre incollavo su facebook il link a questo articolo): questo articolo dalla home page su hostmaster.michelamurgia.com etc e non su www.michelamurgia.com etc, che pur esiste.
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#22 antonio 2011-10-18 07:45
Ciao Michela, ho appena letto le tue considerazioni sull'"indignazione". Mi trovi d'accordo. La vera rivoluzione trovo sia quella della ricerca della bellezza. Non per nulla ho preso in prestito nel mio indirizzo mail, il nome del pirata William Kidd; mi piacerebbe, nel mio piccolo che piccolo mai è, depredare dai vascelli dell'indifferenza, dello scialbore, della bonaccia dell'imbecillità, la bellezza nascosta e svilita. E' una lotta quotidiana che vivo con costanza e adattabile (la bellezza è ricca di variabili) che mi aiuta a non farmi "analgesizzare" dalla replica degli atteggiamenti vuoti fra i quali la recita, spesso mal riuscita, dell'indignazione. Io navigo in piccole pozze d'acqua e ad ogni bellezza trovata, le trasformo in oceani: è questa la mia rivoluzione, come quella condivisa (io mi occupo di musica) con Pinuccio Sciola. A presto mia bella Michela.
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#23 Francesco S. 2011-10-18 11:59
Buongiorno Michela,

è da molto tempo che seguo il suo blog.
Questa è la prima volta che intervengo, tuttavia non posso dire che sia la prima volta che mi trovo in disaccordo con lei, anzi, ma questo è assolutamente normale in un confronto. Non avevo mai sentito l'impellenza di commentare un suo articolo così come la sento oggi.
Con sincero rispetto mi permetto di dire che con questo suo atteggiamento di critica verso la manifestazione e i manifestanti cade, a mio modesto parere, in errore.
Lei dice che non si vuole rendere complice di come il sistema sfrutterebbe la sua indignazione. Ma questa onestamente non mi sembra una motivazione sufficiente per non scendere in piazza. Se ragionassimo in questi termini allora non dovremmo fare niente che possa dare adito a interpretazioni delle nostre azioni in maniera diversa da parte degli altri. Mi spiego meglio. Estremizzando, se dovessimo ragionare secondo i sui canoni, dovremmo dire: Aldo Moro e Berlinguer avrebbero dovuto evitare di esporsi nel senso di una politica di avvicinamento tra i due partiti che rappresentavano, visto che qualcuno, le BR in questo caso, hanno interpretato in nome del proletariato, ma in maniera errata, il gesto dei due politici. Ebbene, le BR hanno effettivamente interpretato male la politica dei due statisti: hanno ritenuto che in questa maniera si facesse un torto alla classe proletaria e per "difenderla" hanno rapito e ucciso l'esponente della Dc, quando, invece, sin dal rapimento di Moro c'è stata una condanna da parte della maggior parte della popolazione e dell'opinione pubblica. Ebbene, secondo il suo ragionamento Moro e Berlinguer avrebbero dovuto evitare dal principio di avvicinarsi perchè le BR avrebbero male interpretato il loro gesto e Moro ci avrebbe rimesso la vita (cosa che poi è effettivamente successa). A prescindere dall'essere d'accordo o meno col tentativo di attuare il compromesso storico, converrà con me che sarebbe stato sbagliato per i due politici ragionare in questi termini. Avrebbero finito col reprimere le proprie idee a causa delle possibili cattive interpretazioni altrui. Io questa cosa non la ritengo concepibile.
Avrei inoltre da ridire sul commento in cui lei dice che sa bene cosa voglia dire essere disperati e senza futuro visto che quando aveva 35 anni ha lavorato per poche migliaia di euro in un call center. Questo che dice non è però la stessa cosa che ha affermato durante una intervista che le hanno fatto su Videolina o Sardegna 1 o Antenna 1, non ricordo la rete esatta. Comunque in quella occasione afferma che all'epoca lei aveva deciso volontariamente di lavorare in quel call-center nonostante sin dal primo momento del colloquio di selezione avesse capito la loro politica di sfruttamento delle debolezze personali dell'individuo candidato al lavoro. Tuttavia decise lo stesso di lavorarci per vedere sino a che punto sarebbero arrivati. Mi permetta di dire, allora, che c'è una bella differenza tra una persona che per assoluta necessità e mancanza di qualsiasi altra prospettiva decida di lavorare in un call center del genere e una persona che invece decide di farlo per compiere una sorta di indagine sociologica come sembrerebbe aver fatto lei. La sua motivazione è sicuramente nobile ma non è paragonabile a quella degli altri lavoratori del call center. Lei, avendo svolto degli studi universitari, ha acquisito delle conoscenze culturali che le permettono di esprimere la sua indignazione attraverso articoli, interviste e simili. Chi però non ha potuto studiare e, gioco forza non ha tali competenze, secondo lei cosa dovrebbe fare? Restare con le mani in mano? E' assolutamente normale e , anzi, doveroso oserei dire, che coloro che "non sono studiati" scendano in piazza a manifestare il loro dissenso. A prescindere dalle etichette che gli daranno i grandi burattinai del sistema e a prescindere dai violenti che erano in piazza. Dunque, cerchi di farsene una ragione. Chi come lei usa l'arma della penna si indignerà scrivendo, chi usa lo scalpello lo farà scolpendo, chi usa il pennello dipingendo. Chi ha la sola forza della sua voce e delle sue gambe lo farà protestando a gran voce contro il governo e manifestando pacificamente nelle piazze. E poi, ma solo come conseguenza di ciò, facendo un atto politico, come quello di andare a votare il partito che più lo rappresenta sia esso indipendentista, di centro, di destra o di sinistra.
Grazie per l'attenzione.
Saluti,

Francesco
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#24 Francesca 2011-10-18 15:31
Salve Michela, non sono d'accordo.Prima di tutto con questa semplificazione che vede i responsabili dei disordini semplicemente come "gente incazzata" che si sfoga. Questi qua fanno parte di una strategia della tensione ben pianificata, alcuni venivano da organizzazioni fascistoidi tipo Casapound, altri erano teppisti reclutati dagli stadi, e marmaglietta del genere, più o meno politicizzata e "inflitrata". Perchè chi invece vuole esercitare il sacrosanto diritto di manifestare pacificamente il proprio dissenso non dovrebbe farlo?Soprattutto quando questo impulso viene spontaneo dalla gente, dalla strada, da chi vuole anche solo condividere il proprio disagio con altri, e sapere che non è l'unico a voler difendere certi valori.Che poi questo non cambi il mondo quanto un'opera d'arte di Sciola(che stimo e apprezzo moltissimo)non è poi così vero. Ci sono cose che nascono da grandi personaggi che hanno delle doti speciali, e cose che devono nascere dalla gente comune, che però prende coscienza di sè e delle proprie potenzialità più lentamente. E un momento in cui si può prendere coscienza di ciò che si può fare, e della forza effettiva di un ideale, è proprio quello in cui si porta avanti e si condivide una lotta. Già, ogni tanto anche dal letame nascono i fior.
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#25 Silvana 2011-10-18 20:47
Citazione:
La liturgia dell'indignazione non mi basta più. Cinque anni fa avrei spaccato
vetrine anch'io, fracassato macchine, afferrato estintori e urlato di
tutto esattamente come ogni donna e ogni uomo vorrebbero fare quando ti
rubano il futuro e senti che non ci puoi fare assolutamente niente.


Non c'era quella liturgia, infatti l' "indignazione" si esprimeva con
balletti e musicisti che suonavano. Attenzione a non associare così
facilmente "gli indignados" con "i violenti".


Citazione:
Oggi riconosco in quel rituale il sapore di una recita ciclica e anche per
questo nessuno mi convincerà mai più a fare la marionetta di un sistema
che con la mia rabbia si è tonificato e nella mia violenza ha trovato
conferme.

La "recita ciclica" di chi manifestava rabbia nella violenza era
palesemente CONTRO la manifestazione.

Cui prodest?


Citazione:
Non è la furia comune, il tamburo sincopato, le facce dipinte e le
vetrine spaccate

Perché mescoli fatti che riguardano i manifestanti con gli atti violenti
di ESTERNI?


Citazione:
Le cose che si ottengono con queste modalità sono evidenti: offrire
nascondimento ai violenti con la propria sola presenza

I violenti si sarebbero nascosti con qualsiasi presenza, la
responsabilità è
  • della polizia che ha agito male
  • dei media che hanno confuso i violenti coi manifestanti



Nulla a che vedere con la realtà delle cose, che può raccontare solo chi
a Roma c'era.


Citazione:
regalare ai media di regime l'opportunità di
screditare la giusta rabbia sociale attraverso l'enfasi esasperata dei
singoli - e inevitabili, facciamocene una ragione - gesti distruttivi.

E' stato il regime a mandare i black bloc proprio per
creare l'opportunità . Si veda il "cui prodest" sopra. E' ovvio che i
media di regime questo non lo diranno mai.
Ma è anche ovvio che la rabbia sociale (pacifica) l'avrebbero screditata
con qualsiasi mezzo.
Non c'erano singoli esasperati che praticavano gesti distruttivi. C'era
un gruppo di organizzati e coordinati centralmente che praticava
guerriglia urbana a livello professionale.


Citazione:
C'è un'altra conseguenza, se possibile peggiore delle tre messe insieme,
ed è regalare a quelli che scendono in piazza la sensazione di star
agendo per cambiare le cose urlando gli slogan in faccia a una schiera
di disgraziati padri di famiglia in divisa pagati da fame e più
impauriti di loro.


Molti di quelli che erano in piazza applaudivano la polizia e gli
consegnavano i black bloc. Un cartello significativo recitava:
"POLIZIA - RESTATE UMANI. PROTESTIAMO ANCHE PER VOI"


Citazione:
Ha fatto questo la costruzione della retorica dell'indignato?
Se non ha fatto questo, non ha fatto niente.

Si l'ha fatto perché la gente gioiosa e serena ha fatto vedere la
Bellezza a centinaia di migliaia di persone che non ci rinunceranno mai più.


Citazione:
Quando si fa questo, qualunque ne sia la
forma, i potenti hanno paura. (J. Berger Scheiwiller)

E infatti ne hanno avuta.
Altrimenti non avrebbero disperso i manifestanti con i lacrimogeni e
fatto di tutto per distogliere l'opinione pubblica dal tema della
manifestazione: il debito pubblico, l'Europa delle banche.
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#26 DANIELA 2011-10-18 21:00
cara Michela, so bene che hai iniziato lavorando in call center, ma condivido buona parte di quanto sostiene Francesco, tranne forse un particolare: non è vero che in piazza sono scesi solo dei "non studiati", tutt'altro, in piazza c'erano persone di diverse estrazioni sociali, culturali e politiche, e molti altri avrebbero voluto esserci, condividendo ansie e desideri. farei anche notare che il "format" stavolta ha mosso cortei in tutto il mondo. qualcosina di più vorrà anche significare...
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#27 Francesco S. 2011-10-18 22:32
Faccio una puntualizzazione in riferimento al commento di sopra perchè nel mio intervento non sono stato chiaro: non intendevo dire che in piazza a manifestare sono andati solamente coloro che non hanno avuto la possibilità di raggiungere un alto livello di istruzione.
Volevo dire che è comprensibile che una persona che magari fa il bracciante manifesti in piazza anzi che intervenire ad una trasmissione televesiva o scrivere ogni giorno articoli di protesta su un quotidiano a tiratura nazionale. Non puó fare ció perchè primo, non viene preso in considerazione per farlo, secondo non ne sarebe capace tanto quanto un giornalista o un intellettuale. Detto questo, alla manifestazione c'erano persone di varia estrazione sociale e culturale.

Francesco
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#28 Omar Onnis 2011-10-19 08:13
Condivido totalmente lo spirito e il senso del pezzo di Michela.
Vorrei far notare alcune cose, relative ai commenti. Vado a caso, non in ordine di rilevanza.

1) Basta parlare di Black Bloc. Il Black Bloc (al singolare, cribbio!) era una forma di lotta politica di matrice anarchica che ha esaurito la sua parabola una decina di anni fa. Aveva i suoi obiettivi, la sua strategia, le sue tattiche d'azione sul campo e un modus operandi specifico. Oggi non esiste più. Tirarlo in ballo in continuazione è la classica semplificazione giornalistica all'italiana che confonde più che informare.

2) L'idea che criticare la prassi e la cornice concettuale della "manifestazione di piazza" equivalga a sottrarre ai poveracci e agli ignoranti il loro unico strumento di lotta mi fa accapponare la pelle. A parte il classismo insito in questa visione, mi pare che essa soffra di una semplificazione veramente fuorviante del fenomeno. Lascerei perdere questa lettura, dunque.

3) I "violenti" non erano affatto esterni alla manifestazione. Posto che qualche infiltrato della Digos e di altre forze di sicurezza ci siano anche stati (è prassi normale), gli incidenti sono stati preparati e messi in atto da parti del Movimento ben riconoscibili, che avevano già espresso le loro intenzioni anche dentro il coordinamento del medesimo. Non stiamo a parlare (solo) di provocatori e infiltrati, dunque: non è proprio così. Che poi il risultato politico sia stato far apparire Draghi (ossia in teoria uno dei Nemici, quelli veri) come un magnanimo signore che si preoccupa per i precari e i poveri e si dispiace tanto per gli incidenti, quindi come un punto di riferimento politico forte, "dalla parte giusta", è un problema che in tanti tra gli indignati dovrebbero porsi. E non solo tra i "violenti".

4) La logica del Grande Evento Risolutore, della Scadenza Storica fa acqua da tutte le parti e non da oggi. Che le cose sarebbero andate come sono andate lo sapevano tutti (e chi non lo sapeva non può appellarsi a nulla). L'idea di fare la rivoluzione nel fine settimana, magari con indosso qualcuno dei brand globali che in teoria si dovrebbero combattere, salvo poi tornare alla propria vita di tutti i giorni, magari con la TV sparata a palla a ogni ora del giorno e della notte, non è molto seria. Non dico che tutti i manifestanti rientrino in questa descrizione, ma ho paura che per molti sia più facile sgravarsi la coscienza partecipando a questi raduni e poi rinunciare a fare altro (tipo andare a votare, per dire), anziché scegliere un impegno politico più strutturato, coerente e duraturo.

5) Da soli e in ordine sparso, senza obiettivi generali, senza strategia, senza organizzazione non si va da nessuna parte. Lo spontaneismo emotivo è un'efficace strumento non per cambiare le cose, ma per farle rimanere esattamente come sono, o peggio. Il rifiuto retorico delle forme organizzative come i partiti è - dal lato pratico - una immane sciocchezza, nella situazione data. Così come il refrain secondo cui in politica tutti sono uguali. Mi è capitato di sentirmi dire (nel mio piccolo, anzi piccolissimo) che quanto sostenevo non poteva essere preso per buono in quanto detto da "un politico" :o . Anche questa è una bruttissima piega del discorso, un errore della ragione particolarmente pernicioso.

Queste sono considerzioni in ordine sparso, senza alcuna pretesa di esaustività, né di definitività. Le pongo come problemi aperti, non come sentenze. Sarebbe auspicabile un approccio critico un po' più laico da parte di chi si sente chiamato in causa. Senza per forza cadere nella trappola di dividere il mondo automaticamente tra un "fuori" e un "dentro". Siamo tutti "dentro".
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#29 Francesco S. 2011-10-19 10:13
Gentile Omar Onnis,

saprà che la politica svolge in primo luogo una funzione di rappresentanza delle istanze dei cittadini. Il governante, almeno in teoria, dovrebbe rappresentare il governato. O forse, secondo lei, sarebbe piú opportuno che ogni singolo cittadino si iscrivesse ad un partito e si candidasse al momento delle elezioni, in maniera tale da essere politicamente attivo? Sarebbe pura follia. A mio parere, un cittadino puó ritenere di essere politicamente attivo anche compiendo l'atto di manifestare; certo, ció non toglie che fatto ció debba sentirsi con la coscienza a posto e buttarsi sul divano ingozzandosi di patatine e guardando il bagarino. L'attivismo politico, se fatto bene, richiede una profusione di sforzi ed un impegno continuo e quotidiano; siccome non tutti siamo capaci di farvi fronte, è per questo che eleggiamo dei rappresentanti che lo facciano per conto nostro. Il governato potrà invece essere politicamente attivo dando un contributo concreto alla società in cui vive, cosa che si puó esplicare nelle maniere piú disparate: dal pagare le tasse, al non danneggiare le proprietà pubbliche, dall'impegnarsi nella raccolta differenziata al raccogliere i bisogni del cane e via dicendo. Peró, nel momento in cui il rappresentante fa solo i proprio interessi, il cittadino avrà il dovere di farglelo notare e di contestarlo. Anche attraverso una manifestazione in piazza, oltre che punendo il suo rappresentante alla successiva tornata elettorale non concedendogli piú il voto.
L'altra alternativa, forse quella che lei riterrebbe piú consona, sarebbe la democrazia rappresentativa diretta. Ma questa è difficilmente applicabile in un contesto di qualche decina di persone, si figuri in uno Stato.
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#30 Raffaella 2011-10-19 20:47
Bene, capisco tutto, il post di Michela e i commenti. Ma a nessuno di voi viene voglia di chiedersi: che cosa ci manca in Italia per arrivare a un movimento degno degli indignados spagnoli? Cosa ci manca per organizzare una vera azione nonviolenta e portare dalla nostra anche la polizia, i carabinieri, le forze armate, come è accaduto solo pochi mesi fa in Egitto?
Perchè noi non ci riusciamo?
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#31 stefano 2011-10-20 08:57
Cara Michela, anche io nutro una certa circospezione verso molte manifestazioni e leggendo l'aria che tira (in Italia soprattutto) ancora di più l'ho avuta quando giorni fa ho avuto notizia manifestazione degli indignati che si sarebbe dovuta fare a Roma. Da Cassandra che sono i fatti mi hanno dato ragione...e non mi riferisco agli scontri e le violenze di un centinaio di facinorosi (al botteghino non si accettano scommesse perchè non c'è quota pagabile per un evento certo come il sorgere del sole). Mi riferisco a come i Media hanno imparato a “trattare” queste espressioni di massa. Se sono colorate e folcloristiche bene! Se ne parla solo in questi termini però poi tutti a casa o meglio nell'ovile da pecore che siamo. Se c'è qualche scemo che sfascia vetrine e auto l'attenzione si focalizza sulla cronaca e … sempre tutti a casa e buoni magari ancora meglio indignati contro i violenti che hanno tolto la visibilità. E i problemi di fondo che hanno portato le persone a scendere in strada? Bohh? Perchè c'era qualcosa? No ragazzi non c'era niente. E la violenza? Leggi speciali. Non si può permettere a dei ragazzacci di bruciare l'auto di Zio Peppino! Dai 3 ai 15 anni. Meglio permettere al Tanzi di turno in giacca e cravatta di rubare la liquidazione a Zio Peppino in investimenti Parmalat. Così lo scemo non si può neanche comprare l'auto da far bruciare dai Black Block (tie!).
E allora? E allora è meglio Pinuccio Sciola.
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#32 Giacomo 2011-10-21 13:55
Citazione pococurante:
Cosa si risolve con un corteo oceanico davvero indignato e incazzato, che spacchi ogni bancomat, incendi ogni banca? Beh, mi sbaglierò, ma secondo me qualcosa anche nella narrazione di regime cambierebbe.

Se vogliamo dire un’ovvietà, che è tanto ovvia quanto esatta, diciamola: la violenza fa schifo. Ma chi decide ciò che è violenza e ciò che non lo è? O meglio, chi decide qual è vera violenza?


sono assolutamente in disaccordo con questo intervento, e soprattutto con le parti che ho riportato.

Rispetto la tua idea, ma sono in disaccordo.

il violento giustifica la reazione violenta del regime, e fornisce al regime la scusa per offrire una narrazione che accomuna manifestante a violento (e infatti, il passaggio numero 2 qual'è? vietare tutte le manifestazioni).

storicamente chi ha cambiato le cose sono state persone come Ghandi e Mandela.

storicamente i black blocks non hanno cambiato nulla, se non offrire alcune delle più orribili pagine della nostra (recente) storia.

quanto all'intervento di Michela: sono daccordo al 50%: sono daccordo con te, se diventa una recita il corteo è inutile. All'indignazione deve seguire il voto, il movimento di pensiero, l'azione legale.
Fare un corteo per dire "non sono daccordo con quello che hai fatto" è assolutamente inutile se l'azione fatta era in malafede sin dall'inizio. Il corteo senza un'azione di voto o di legge o di referendum, senza un'azione vera e propria, è solo una pantofolata, che ridelega il potere a chi ce l'ha già (e la dichiarazione è trasversale destra - sinistra).

Rimane però il fatto che senza il corteo chi la pensa diversamente rimane isolato, e magari comincia a pensare di essere l'unico e che il suo pensarla diversamente non porterà mai a nulla. Questo il fantastico obiettivo dei violenti: rendere il manifestare un pensiero diverso un atto pericoloso, illegale.

evoca memorie Cossighiane www.youtube.com/watch?v=Q7WvLwmgqn4
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#33 pococurante 2011-10-23 08:55
Caro fratello Giacomo, anch'io rispetto la sua idea pur non condividendola.
La Storia è lunga secoli, millenni, e mi sembra quantomeno azzardato affermare che solo la nonviolenza ne determina i cambiamenti. Tanto per fare solo due esempi fra mille, la Rivoluzione francese e la lotta di Liberazione dal nazifascismo hanno cambiato eccome la Storia, e non pacificamente.
Quanto alle esternazioni di Kossiga (parce sepulto) non possiamo dimenticare l'insegnamento di McLuhan: il mezzo è il messaggio. Quelle frasi non sono state carpite a sua insaputa, che so, in un'intercettazione, ma le ha dette volutamente pubblicamente; e questo cambia completamente il quadro. Non so perché le ha dette, ma quel che è certo è che ha voluto che si sapessero. Per rimorso? (poco probabile). Per lanciare avvertimenti obliqui ai complici di allora? (beh...). Per smania di protagonismo? Per alimentare il complottismo? Per indurre gente come lei a pensare ciò che ha scritto sopra?
Riflettiamo prima di berci acriticamente tutto quello che ci viene somministrato.
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#34 Giacomo 2011-10-24 16:24
Citazione pococurante:
Riflettiamo prima di berci acriticamente tutto quello che ci viene somministrato.

riguardo al commento che ho riportato: bevo molto poco acriticamente, e rifletto sempre su quello che trovo online. Rimango pertanto dell'idea, dopo accurata riflessione e poca bevuta, che si tratti proprio della verità.
E rimango anche dell'idea che non si dovrebbe accusare qualcuno di bere acriticamente le cose se non se ne ha la certezza (questione di netiquette) per evitare di mettersi sul piedistallo di chi invece è titolare del pensiero critico.

detto ciò: dunque i black bloc sono i nuovi rivoluzionari? O i nuovi partigiani? E vogliono liberare chi da quale oppressione? perchè, vedi, sia i rivoluzionari francesi che quelli russi che i partigiani cercavano di battere un potere che era imposto ed immutabile.

nel caso dei black bloc combattono un potere democraticamente eletto da una maggioranza di cittadini
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#35 pococurante 2011-10-25 07:56
Chiedo scusa e mi correggo: non rispetto la sua idea ma la condivido. Gli oppressi stanno combattendo contro un potere non imposto e immutabile,ma democraticamente eletto da me e da lei; io ho votato Trichet e lei Lagarde (tanto per restare ai volti conosciuti. La finanza speculativa l’avrà eletta qualcun altro, ma senz’altro democraticamente). Prosit.
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#36 Giacomo 2011-10-25 09:58
Citazione pococurante:
Chiedo scusa e mi correggo: non rispetto la sua idea ma la condivido. Gli oppressi stanno combattendo contro un potere non imposto e immutabile,ma democraticamente eletto da me e da lei; io ho votato Trichet e lei Lagarde (tanto per restare ai volti conosciuti. La finanza speculativa l’avrà eletta qualcun altro, ma senz’altro democraticamente). Prosit.


sarcasmo a parte il fatto rimane

io non ho votato il governo al potere, ma la maggioranza degli italiani si.
il modo per cambiare questo establishment è votare qualcosa di diverso che faccia leggi diverse, o proporre proprie leggi o propri referendum per cambiare le leggi.
Qualsiasi corteo che produca queste iniziative politiche sta effettivamente cambiando le cose.
Qualsiasi corteo pacifico che non produca niente di tutto ciò sta semplicemente creando consapevolezza che, se rimane allo stato di consapevolezza e si concreta nel rivotare il regime esistente, è assolutamente inutile.

Qualsiasi corteo violento, nell'attuale sistema democratico, è non solo inefficente ma anche moralmente sbagliato.
Inefficente in quanto l'unica cosa ottenuta dalle manifestazioni violente è stata quella di accomunare manifestazione a violenza.
Moralmente sbagliato in quanto impone una dittatura della minoranza. Parte dal principio che la maggioranza di persone che hanno votato Berlusconi sono tutti stupidi a cui è stato fatto il lavaggio del cervello, che io sono l'unico che ha capito qualcosa, e che devo farlo capire anche a loro, magari lanciando sassi contro una vetrina o sfasciando un bancomat, perchè queste azioni sono giuste in quanto io ho capito e loro no.

Quest'atteggiamento mentale è arrogante, è supponente, ed è anche antidemocratico, il che è un paradosso considerando che si parla di "regime" come di qualcosa che va contro le regole democratiche.

Non ho votato Berlusconi, ma mi piacerebbe che venisse cacciato via a suon di voti, non di sassi nelle vetrine.

se lei la pensa diversamente massimo rispetto (senza sarcasmo), ma mi permetto di dissentire
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#37 pococurante 2011-10-25 14:06
Boh, sarò io che mi sbaglio. Ma secondo me ci troviamo ad un tornante della Storia che nella sua dimensione trasnazionale e globalizzata non prevede le categorie che lei richiama(per es. la democrazia rappresentativa), tanto che attualmente governa concretamente la nostra quotidianità chi non è stato eletto. Mi sbaglierò, ma nonostante la sua fede nelle regole democratiche, non saranno gli elettori né gli eletti a cambiare le cose. Né saranno gli incappucciati con le loro parodie ad abbattere il sistema, ma lo faranno i black bloc in giacca e cravatta che siedono nei consigli di amministrazione di banche e multinazionali. Quanto a Berlusconi, poveretto, lo lasci perdere; non è certo lui il problema.

Saluti comontisti
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#38 Giacomo 2011-10-25 15:14
Citazione pococurante:
Boh, sarò io che mi sbaglio. Ma secondo me ci troviamo ad un tornante della Storia che nella sua dimensione trasnazionale e globalizzata non prevede le categorie che lei richiama(per es. la democrazia rappresentativa), tanto che attualmente governa concretamente la nostra quotidianità chi non è stato eletto. Mi sbaglierò, ma nonostante la sua fede nelle regole democratiche, non saranno gli elettori né gli eletti a cambiare le cose. Né saranno gli incappucciati con le loro parodie ad abbattere il sistema, ma lo faranno i black bloc in giacca e cravatta che siedono nei consigli di amministrazione di banche e multinazionali. Quanto a Berlusconi, poveretto, lo lasci perdere; non è certo lui il problema.

Saluti comontisti


si beh, come detto: rispetto la sua idea ma non sono daccordo. Non sono daccordo con la sua analisi su chi ci governa e sulla sua rappresentatività, con la sua visione della globalizzazione e delle regole democratiche rispetto alla globalizzazione, probabilmente (ma non ne sono sicuro) non sono nemmeno daccordo con la sua visione della globalizzazione in generale (per me è positiva).

quanto a Berlusconi: al momento è, di fatto, il regime, ma dall'altra parte il centrosinistra è altrettanto regime
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