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lavoro

un noto venditore di aspirapolveri

Sei e-mail con questo esatto titolo sono comparse nella mia casella di posta tra ieri sera e stamattina, per dirmi che a Firenze in una concessionaria Kirby frustavano le telefoniste e le minacciavano psicologicamente, proprio come ne Il mondo deve sapere.

 

Non ci sono commenti, è tutto noto, ci si chiede solo come sia possibile che continui a succedere (infatti l'unica mail che non si intitolava così aveva per oggetto "il mondo sa ma non gli frega un cazzo"). Su Facebook qualcuno se lo spiega con la crisi. Vorrei che fosse vero, se non fosse che so benissimo che lavorare in quei posti non fa pagare i conti a nessuno. Luoghi come la Kirby esisteranno in qualunque congiuntura economica, perché non si reggono su dinamiche di mercato, ma su basi ideologiche. La retorica del vincente, la religione del risultato, la coercizione "motivazionale" sono strumenti trasversali, non sono brevetti Kirby certificati Nasa. Li puoi trovare in bocca a un imbonitore che vende aspirapolveri esattamente come nel discorso di un politico che parla da un predellino. La cosa che dovremmo davvero cercare di spiegarci è perché quest'ultimo governi, mentre alla Kirby di Firenze arrivano i carabinieri con accuse di truffa.

Paolo Chirumbolo, docente universitario di lingua straniera negli Stati Uniti, sta realizzando un libro per Manni dove raccoglierà una serie di interviste a scrittori italiani che in un modo o nell'altro si sono occupati di lavoro. Quella che segue è la mia, e la posto qui in anticipo sull'uscita del libro perchè tornano molti dei temi che negli ultimi tempi ho dibattuto sia sui giornali che in conversazioni pubbliche e private.
Avviso ai naviganti: non è corta.
Tocca a noi, recita lo slogan della campagna sociale che MTV by Telecom porta avanti da mesi con gran battage di video rappati (la protesta sociale senza rapper, si sa, non è ggiovane) e facce più o meno note dello star system musicale italiano. Tocca a voi, ha detto MTV ai 34 precari che lavoravano "stabilmente a progetto" ai quali non ha rinnovato il contratto. E visto che rompete tanto le palle, adesso tocca anche a voi, ha aggiunto a quelli che avevano protestato per i tagli fatti subire dalla gestione Telecom ai loro compagni. Così i contratti non rinnovati sono saliti a 100, e questo video realizzato da Bucknasty documenta cosa è successo nei giorni scorsi sotto gli studi di MTV. C'è un motivo preciso per me per scrivere di questa protesta e non degli operai sul carro ponte a Milano a due passi da casa mia, o della vertenza industriale a Porto Vesme. Il motivo è che nel 2006 io ricevetti una mail dalla redazione di Avere Ventanni - uno dei programmi più impegnati di MTV - che mi offriva di partecipare a una puntata della trasmissione come testimone della condizione dei precari nei call center Kirby. Ovviamente la puntata sul tema era progettata da Massimo Coppola e dai suoi autori, ma i dirigenti devono aver pensato che il filone sociale facesse comunque molto cool, anche più che sostenere gli orsi bianchi o Pronto Fido, e così negli anni hanno continuato a dipingersi come azienda che ha a cuore gli interessi dei ggiovani. Peccato che poi pensi soprattutto ai propri, mostrando gran coda di paglia nel proporre una dichiarazione di rinuncia a rivalersi legalmente sul passato come conditio sine qua non a chi vuole vedersi rinnovato il contratto, un'operazione bieca che vidi già fare nella vertenza Atesia - la madre di tutte le contrattazioni sui co.pro - e purtroppo con la complicità dei sindacati.
14 febbraio 2009
Sesto anniversario dell’approvazione della legge Biagi, primo firmatario Roberto Maroni, quello della cattiveria agli immigrati, quello delle impronte ai bambini rom, quello che Famiglia Cristiana sono comunisti, quello dei medici delatori. Quello, insomma.
Noi non dimentichiamo che grazie a quella legge oggi più del 40% dell’offerta di lavoro è costitutita da contratti precari*. Non dimentichiamo che grazie all’assenza di tutele sancita da quella legge, i lavoratori precari sono stati le uniche persone a non beneficiare dei vantaggi del mercato, e saranno le prime a pagarne la crisi. Non dimentichiamo che quella legge è nata non per facilitare al lavoratore l’ingresso all’impiego, ma come strumento alle imprese per agire su salari e orari con la forza del licenziamento semplice. Non dimentichiamo soprattutto che ha funzionato molto bene:  i 4 milioni di precari dello stivale lavorano più ore per meno soldi, con obiettivi più impegnativi, contributi più bassi, senza ferie né malattia, contribuendo al globale sistema Italia con la sinergia tutta personale di un sistema immunitario forte e di un sistema riproduttivo in perenne stand by.
Quando vado nelle università a parlare, tocco con mano le conseguenze del fenomeno dei cervelli in fuga, giacché mi capita spesso di trovarmi davanti a persone il cui cervello è effettivamente andato altrove, ma il corpo è purtroppo rimasto qui, e lotta con noi.  La verifica si basa sul fatto che l’uditorio di queste mie lezioni a tema non è mai composto solo da studenti motivati e docenti preparati, ma anche da svitati di ogni orientamento, ai quali non par vero di avere la scusa di farmi una domanda in pubblico per realizzare il sogno di una vita: esporre finalmente le rivoluzionarie teorie sociali maturate in anni da telespettatori di Porta a Porta, scambiando Striscia la Notizia per controinformazione. L'esordio è sempre lo stesso: "più che una domanda, vorrei fare una precisazione...". Sapendo che all’Alma Mater di Bologna il mio incontro sarebbe stato aperto al pubblico, mi aspettavo solide conferme in proposito, essendo la città abbastanza grande da vantare di sicuro più scemi del mio abituale villaggio. Ho capito che non sarei rimasta delusa quando al termine dell’incontro un signore ha preso la parola per darmi dell’ideologa del terrorismo, precisando che le mie critiche a certe teorie sulle riforme del lavoro si svolgevano a 500 metri dal luogo in cui era stato assassino Marco Biagi, e che io formulandole alimentavo pericolosamente la cultura del bersaglio verso i giuslavoristi biagiani rimasti. Volendo sorvolare sul fatto che l’accusa non è nemmeno nuova, ho ringraziato quel signore per avere messo così scopertamente in luce un meccanismo di comunicazione da qualche anno in qua molto popolare nel dibattito civile: il tentativo di delegittimare l’interlocutore spostando l’asse di valutazione delle idee dal piano della consistenza a quello della convenienza. Non è che le cose non si possano dire perché sono eventualmente false, ingiuste, scorrette, semplicistiche o qualunque altro termine che si riferisca al merito. Per fare questo, il merito bisognerebbe conoscerlo, ed entrarci. Si fa molto prima ad affermare che sono sconvenienti. Le cose saranno anche vere, ma è pericoloso dirle, perché hai visto mai che qualcuno di questi facinorosi studenti si armi e vada a sterminare economisti; va da sè che l’avrei armato io, perché ho criticato le soluzioni di Ichino, osando dire che preferisco quelle di Boeri. Il mondo di costoro è un posto in cui non è la materia criticata l'occasione del disagio sociale, ma la critica stessa. Criticare destabilizza.