Venerdì 21 Novembre 2008 14:04
Quando vado nelle università a parlare, tocco con mano le conseguenze del fenomeno dei cervelli in fuga, giacché mi capita spesso di trovarmi davanti a persone il cui cervello è effettivamente andato altrove, ma il corpo è purtroppo rimasto qui, e lotta con noi. La verifica si basa sul fatto che l’uditorio di queste mie lezioni a tema non è mai composto solo da studenti motivati e docenti preparati, ma anche da svitati di ogni orientamento, ai quali non par vero di avere la scusa di farmi una domanda in pubblico per realizzare il sogno di una vita: esporre finalmente le rivoluzionarie teorie sociali maturate in anni da telespettatori di Porta a Porta, scambiando Striscia la Notizia per controinformazione. L'esordio è sempre lo stesso: "
più che una domanda, vorrei fare una precisazione...". Sapendo che all’Alma Mater di Bologna il mio incontro sarebbe stato aperto al pubblico, mi aspettavo solide conferme in proposito, essendo la città abbastanza grande da vantare di sicuro più scemi del mio abituale villaggio. Ho capito che non sarei rimasta delusa quando al termine dell’incontro un signore ha preso la parola per darmi dell’ideologa del terrorismo, precisando che le mie critiche a certe teorie sulle riforme del lavoro si svolgevano a 500 metri dal luogo in cui era stato assassino Marco Biagi, e che io formulandole alimentavo pericolosamente la cultura del bersaglio verso i giuslavoristi biagiani rimasti. Volendo sorvolare sul fatto che
l’accusa non è nemmeno nuova, ho ringraziato quel signore per avere messo così scopertamente in luce un meccanismo di comunicazione da qualche anno in qua molto popolare nel dibattito civile: il tentativo di delegittimare l’interlocutore spostando l’asse di valutazione delle idee dal piano della consistenza a quello della convenienza. Non è che le cose non si possano dire perché sono eventualmente false, ingiuste, scorrette, semplicistiche o qualunque altro termine che si riferisca al merito. Per fare questo, il merito bisognerebbe conoscerlo, ed entrarci. Si fa molto prima ad affermare che sono sconvenienti. Le cose saranno anche vere, ma è pericoloso dirle, perché hai visto mai che qualcuno di questi facinorosi studenti si armi e vada a sterminare economisti; va da sè che l’avrei armato io, perché ho criticato le soluzioni di Ichino, osando dire che preferisco quelle di Boeri. Il mondo di costoro è un posto in cui non è la materia criticata l'occasione del disagio sociale, ma la critica stessa. Criticare destabilizza.
È lo stesso principio secondo cui
l’Espresso non deve fare inchieste sui modi furbetti con cui Brunetta senza averne diritto si è procurato casa a Ravello a prezzi Inpdai: il ministro è nel mirino delle BR, quindi lo svelamento delle sue magagne, argomento decisamente consistente, è però anche molto sconveniente. Certo, se queste persone fossero in buona fede, sarebbe forse utile far loro presente che quando la gente espone opinioni critiche, può darsi che non abbia abitualmente in testa le BR come interlocutori. Ma poiché sono sicura che invece questi maldestri detrattori siano in malafede, preferisco informarli che il diritto di critica per conto mio continuerò ad esercitarlo ogni volta che credo, e che - nello specifico - dissentendo dalle idee di Marco Biagi dimostro più rispetto per lui di quanto non ne mostrino loro: anziché considerarlo morto, oso trattarlo come se fosse vivo per sempre.
Cervelli in fuga a parte, gli studenti dell’Alma Mater sono meravigliosi e il loro professore Michele La Rosa è un gentleman d’altri tempi. Ad avercene.
Aggiungi commento