Giovedì 15 Gennaio 2009 16:30
Un anno fa mi presi da più parti nientemeno che dell’antisemita, perché insieme ad Alberto Masala, Simona Baldanzi, Paolo Maccioni e pochi altri scrittori italiani
rifiutai di firmare l'appello di solidarietà agli organizzatori della fiera del libro di Torino, che aveva avuto l'infelice idea di invitare Israele come ospite d’onore in occasione dei 60 anni della sua fondazione. Spiegai allora che la motivazione aveva in sé troppi aspetti conflittuali per poterla sbrigativamente etichettare come occasione di festa, meno che mai in nome della letteratura. A quella chiara operazione di vernissage politico fu un atto dovuto far corrispondere un altrettanto chiaro rifiuto a farsi usare per legittimare qualcosa che ha causato e continua a causare migliaia di morti nei territori occupati. Conservo ancora email di amici ebrei o filo-israeliani che dopo quel post mi hanno chiuso le comunicazioni con indignazione, quindi non ho più molto da perdere se dico che a distanza di un anno – davanti alla ripresa violenta delle ostilità militari sulla striscia di Gaza da parte di Israele – avevamo piena ragione di negare qualunque sostegno culturale al modo in cui Israele intendeva e intende il suo diritto all’esistenza. Per capirci qualcosa ho letto centinaia di articoli sulla stampa internazionale, mi sono subita il coro unanime dell’informazione italiana mainstream sul terrorismo di Hamas, su Israele che starebbe solo difendendo il suo diritto ad esistere, e tutta la retorica del nazionalismo israeliano spacciata come legittima da questo o quell’opinionista “esperto di problemi mediorientali”. La cosa più attentibile e documentata però l’ho letta
qui, e porta la firma di Richard Falk, relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi. Se ne trova un’ottima traduzione
sul sito di Megachip, casomai qualcuno decidesse di non fidarsi solo di Emilio Fede e Gianni Riotta per sapere cosa sta veramente succedendo a Gaza.
Se avessi contemplato
il volto della vittima
e riflettuto, ti saresti ricordato di tua madre
nella camera a gas.
Avresti buttato via le ragioni del fucile
e avresti cambiato idea:
non è così che si ritrova un'identità.
Mahmoud Darwish - "Stato d'assedio"
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