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Questo l'ho scritto per Saturno del 16 giugno 2011

La scuola ha appena suonato l'ultima campanella prima delle vacanze estive, ma non è un trillo di gioia: la riforma Gelmini le ha lasciato ferite aperte in tutto il territorio italiano. Anche se molti già pensano al mare e il governo Berlusconi è preoccupato di come fare a sopravvivere alle ultime batoste referendarie, sarebbe un errore permettersi di dimenticare cosa è accaduto e ancora sta accadendo in molti piccoli istituti scolastici locali grazie ai tagli governativi voluti da Giulio Tremonti per la scuola. A Gavoi, cuore geografico della Sardegna e territorio a bassissima densità di popolazione, solo la resistenza strenua di docenti e studenti ha consentito al comprensorio scolastico di restare aperto e continuare a fornire istruzione e formazione ai ragazzi della Barbagia, altrimenti costretti a spostarsi di molti chilometri per poter proseguire gli studi o più probabilmente a non spostarsi affatto, finendo a rimpinguare le cifre dell'abbandono scolastico che sull'isola sono altissime. Il criterio del numero minimo di frequentanti sta minacciando anche territori a grande densità di popolazione come la Brianza, per esempio a Monticello in provincia di Lecco, dove gli studenti del liceo classico Villa Greppi sono da poco venuti a conoscenza del fatto che quando la scuola a settembre riaprirà le porte il loro indirizzo di studio non esisterà più, perché anziché essere 30 allievi – 15 per classe come impone la riforma – sono appena 29. Così per sopprimere le cattedre scompaiono le opportunità di imparare e si abbassa l'accessibilità allo studio proprio in territori dove il richiamo di sirena delle imprese locali in penuria di manodopera convince già oggi molti giovanissimi ad abbandonare lo studio dopo l'obbligo. Che tanto studiare non serve. Che fai meglio a imparare un lavoro. Che di cultura non si mangia, figuriamoci quella che si insegna in un liceo classico. La politica della scuola utile ha fatto passare l'idea che l'istruzione serva a lavorare, non a capire. Immaginare cittadini dotati di strumenti per comprendere il mondo sembra diventato un costo insostenibile per un'Italia che non sa più immaginare il suo futuro. Offrire ai giovani meno cultura, meno scuole e meno possibilità di istruirsi non significa motivarli a lavorare prima – come vaneggia il ministro Gelmini - ma generare una classe sociale nuova e pericolosa, priva di strumenti per decodificare il mondo e quindi senza nessuna possibilità di cambiarlo per renderlo più a misura propria. Affamare la scuola, applicarle criteri aziendalisti di efficientismo numerico e disincentivarne la frequentazione chiudendo gli indirizzi o spostandoli lontano diminuirà forse la spesa sociale, ma farà sorgere una schiatta di cittadini disarmati davanti alla realtà, il sogno segreto di ogni dittatura.

A me sono pure simpatici questi dell'UAAR, almeno quando non partono per la tangente, tipo oggi per l'insegnante di matematica che è stato sospeso due mesi dal servizio perché durante le sue ore di lezione si è messo a far girare di sua sponte tra i ragazzini di un liceo un questionario sulla sostituibilità dell'insegnamento della religione cattolica. Il provvedimento, che è giusto sotto tutti i profili disciplinari e avallabile dal più laico dei provveditorati, fa strillare all'UAAR che siamo in teocrazia. E' vero, ma quello che è capitato al tristo docente non ne è un valido esempio.
Poi certo, se uno ha amici che si accendono di zelo laicale pure dove non c'è il tanto, diventa tutto più complicato.

 

maestra
(tra gli altri che hanno ripreso questo pezzo, c'è anche Megachip)


Sign.of.life, che segue e apprezza quel che scrivo da molto tempo, nell'ultimo post mi ha provocato a dire i cinque buoni motivi per cui "tre maestri è meglio di uno". All'inizio volevo rispondere sotto al suo commento, ma mentre scrivevo mi sono resa conto che veniva una cosa lunga, e forse meritevole di uno spazio proprio.

 

Il primo motivo è che avere tre insegnanti genera la possibilità di programmare ore di compresenza, cioè attività di laboratorio, maggiore sostegno individuale (recupero, rispetto dei ritmi di ognuno, valorizzazione delle specialità), e tutta una serie di attività che sono molto complesse da svolgere per un singolo insegnante. Mi viene in mente la drammatizzazione, indispensabile per il superamento delle difficoltà di comunicazione verbale, ma anche l’applicazione di tecniche legate alla dinamica di gruppo; e ancora – importantissima - la manipolazione per il controllo della motricità fine e per la coordinazione oculo-manuale, che è indispensabile per l’apprendimento ottimale di lettura e scrittura. Se non viene fatta, è la base delle prime differenze di apprendimento, perché chi riesce subito va avanti, e chi resta indietro capitalizza un ritardo che un solo insegnante non è in grado di colmare. La questione è che la scuola primaria non è più solo leggere, scrivere e far di conto, ma molti genitori non se ne sono resi conto.


Il secondo motivo è che tre insegnanti aiutano a gestire meglio le situazioni nuove che sorgono in classi multietniche. Non è solo questione di dire che sei occhi vedono meglio di due, ma di rendersi conto che la difficoltà incontrata dai bambini stranieri a scuola non è solo linguistica: è anche e soprattutto culturale. L’interculturalità, la conoscenze delle reciproche diversità e ricchezze, è un percorso ineludibile se davvero si mira all’integrazione, ma ovviamente richiede più tempo, più competenze, più attenzione e più cura. Chi ce le mette? Sicuramente non quel solo insegnante che ha già le sue difficoltà a far apprendere le materie curricolari

Vecchio scarpone
Mi fa ridere il periodico rito dell’indignazione che puntualmente si rinnova intorno alle pretese dichiarazioni shock di Francesco Cossiga. Quasi l'emerito dicesse cose che non abbiamo sempre saputo. O come se l’abc addestrativo di qualunque corpo di polizia non avesse ovunque come prima lezione proprio le tecniche per disperdere quei rompicoglioni dei manifestanti tenendo insieme brutalità e consenso popolare; ok, a volte il trucco riesce e a volte no, ma la differenza la fa il giocatore, mai il gioco. Cosa ci sia di shockante nello scoprire che Babbo Natale non esiste, onestamente lo devo capire.
Quello che mi sorprende è il fatto che nessuno consideri che se un manovratore con quel curriculum vuole mandare una lettera di consigli ovvii al capo della polizia, è probabile che abbia i mezzi per fare in modo che non arrivi contemporaneamente anche ai giornali. Qualcuno dovrebbe valutare che se un grande vecchio avesse piani oscuri da suggerire per la conquista del mondo, è probabile che preferisca infilarli nel doppio fondo di una valigia, anziché andarli a dire al primo giornalista che gli fa la domanda provocatoria. Invece no, non ci pensa nessuno, e così continua a circolare la leggenda del Cossiga vittima di senile incontinenza, con tutti gli automatismi di indignazione correlati.
Sia chiaro che non ho la minima stima di Cossiga, né come persona, né come politico, né come sardo. Ma stavolta devo dire che la sua tattica mi ha colpito: il miglior modo per sventare il giochetto del morto che libera tutti è gridarlo ai quattro venti prima che si realizzi, facendolo passare per consiglio autorevole dato da chi ne capisce. Se c’è il pericolo di non venire preso sul serio e messo a tacere dai giornali amici dei "giocatori", basta aver cura di indicare anche i “nemici” da abbattere, così almeno loro strilleranno la cosa forte e chiaro proprio alle persone a cui il messaggio deve arrivare al più presto.
Il signor Manganelli? Ma figuriamoci. Quello ci ha fior di curriculum a dimostrare che in certe cose non ha bisogno di insegnanti.
Casomai gli studenti e i loro supporters.

Vecchio bastardo, chapeau.

voglio salire su quel bus, cazzo! è mio diritto!

Da ogni parlamentare Pdl non sento altro che ripetere che la protesta degli studenti è legittima, "purchè non leda il diritto allo studio di chi vuole entrare a scuola". Inevitabilmente questa cazzata rimbalza in tutte le teste dove c'è spazio sufficiente per il moto inconsulto di corpi inerti. E magari la senti ripetere alla fermata della metro, o dal panettiere tra due sciure impellicciate, come fosse saggissima e sacrosanta. Epperò, signora mia, il diritto allo studio!
Non ho ancora sentito nessuno ricordare che quando i giornalisti scioperano, non va in onda il tg e non escono i quotidiani; che quando lo fanno i ferrotranvieri e il personale aereoportuale, la gente semplicemente non viaggia; che quando Alemanno cavalcava la rivolta dei tassisti lobbisti, nessuno a Roma poteva prendere il taxi; che quando i leghisti aizzavano gli allevatori incazzati per le quote latte ad occupare la A4 con i trattori, la gente non poteva usare la strada per tornare a casa.

In tutti i mondi dove lo sciopero è un diritto, il disagio connesso allo sciopero è l'arma principale per far udire le proprie ragioni, e questo disagio è considerato - fatti salvi casi gravissimi dove si impone la precettazione - fisiologico e minoritario rispetto al diritto di protesta.

Sarà ovvio, ma in un mondo dove la Carfagna fa la saggista politica, anche la banalità può aspirare a far sgranare gli occhioni. Sono le pari opportunità tra i cretini e gli altri, le uniche in cui la signora abbia mostrato  finora qualche competenza.

circa 1 ora fa ahi si ti pigu, ahi ahi si ti pigu... #sardiniaconnection
circa 13 ore fa http://t.co/Na8GB979 (Sui rimpianti in punto di morte, in Inghilterra e anche in Italia. Traduzione approssimativa.)
circa 19 ore fa @FrancescoAbate @insopportabile Fill'e anima. Voleva dire fill'e anima.
circa 20 ore fa @alepallo @MelogNicoletti Mellon amin, sei un provocatore nato.
circa 20 ore fa A chi non vorrebbe mai che suo figlio vedesse bambini handicappati. http://t.co/gcOzsQsr @MelogNicoletti
circa 1 giorno fa @paolaturci "Il sud di Marcello Murru attraversa il cuore e lascia tracce calde. Lo vorrei a Gavoi." :*
circa 1 giorno fa Biancaneve e altre brutte storie di donne (al cinema e non). @LaLipperini http://t.co/QYitJT9y
circa 1 giorno fa http://t.co/lI3UyEqq Farsi del bene con Marcello Murru è un ottimo antidoto al freddo. Meraviglioso il suo sud.
circa 1 giorno fa @AntonioBachis Ti chiameranno 5 bravi ragazzi, li mando io. Avranno un'offerta che non potrai rifiutare. Non aggiungo altro.
circa 2 giorni fa Se Obama balla in tv è disinvolto e pop, se lo facesse Monti penseremo che è impazzito. L'American way certe volte va preso con le molle.
circa 2 giorni fa @R_De_Santis Io uno come Pili preferirei parlasse e basta. E' quando comincia a fare che mi preoccupo. L'elenco delle leggi che ha votato!
circa 2 giorni fa @arcanavera Il mio problema è che non mi possopiù nemmeno permettere una battutaccia su FB senza che uno di questi esca di testa. :D
circa 2 giorni fa @arcanavera Io sono senza parole. Non dico più niente, che qui è sparare sulla croce rossa.
circa 2 giorni fa @giuseppepala88 Confesso: stamattina non sto combinando niente, non riesco a smettere di ridere. Adesso esco e mi compro l'Unione sarda.
circa 3 giorni fa Svegliarsi e scoprire di essere protagonista di un combattimento interstellare. http://t.co/XUqhy3ku Grazie, onorevole Mauro Pili!
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"Gramsci è intellettualmente sexy" (Salone del libro 2011, Odio gli indifferenti)

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