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scuola

A me sono pure simpatici questi dell'UAAR, almeno quando non partono per la tangente, tipo oggi per l'insegnante di matematica che è stato sospeso due mesi dal servizio perché durante le sue ore di lezione si è messo a far girare di sua sponte tra i ragazzini di un liceo un questionario sulla sostituibilità dell'insegnamento della religione cattolica. Il provvedimento, che è giusto sotto tutti i profili disciplinari e avallabile dal più laico dei provveditorati, fa strillare all'UAAR che siamo in teocrazia. E' vero, ma quello che è capitato al tristo docente non ne è un valido esempio.
Poi certo, se uno ha amici che si accendono di zelo laicale pure dove non c'è il tanto, diventa tutto più complicato.

 

maestra
(tra gli altri che hanno ripreso questo pezzo, c'è anche Megachip)


Sign.of.life, che segue e apprezza quel che scrivo da molto tempo, nell'ultimo post mi ha provocato a dire i cinque buoni motivi per cui "tre maestri è meglio di uno". All'inizio volevo rispondere sotto al suo commento, ma mentre scrivevo mi sono resa conto che veniva una cosa lunga, e forse meritevole di uno spazio proprio.

 

Il primo motivo è che avere tre insegnanti genera la possibilità di programmare ore di compresenza, cioè attività di laboratorio, maggiore sostegno individuale (recupero, rispetto dei ritmi di ognuno, valorizzazione delle specialità), e tutta una serie di attività che sono molto complesse da svolgere per un singolo insegnante. Mi viene in mente la drammatizzazione, indispensabile per il superamento delle difficoltà di comunicazione verbale, ma anche l’applicazione di tecniche legate alla dinamica di gruppo; e ancora – importantissima - la manipolazione per il controllo della motricità fine e per la coordinazione oculo-manuale, che è indispensabile per l’apprendimento ottimale di lettura e scrittura. Se non viene fatta, è la base delle prime differenze di apprendimento, perché chi riesce subito va avanti, e chi resta indietro capitalizza un ritardo che un solo insegnante non è in grado di colmare. La questione è che la scuola primaria non è più solo leggere, scrivere e far di conto, ma molti genitori non se ne sono resi conto.


Il secondo motivo è che tre insegnanti aiutano a gestire meglio le situazioni nuove che sorgono in classi multietniche. Non è solo questione di dire che sei occhi vedono meglio di due, ma di rendersi conto che la difficoltà incontrata dai bambini stranieri a scuola non è solo linguistica: è anche e soprattutto culturale. L’interculturalità, la conoscenze delle reciproche diversità e ricchezze, è un percorso ineludibile se davvero si mira all’integrazione, ma ovviamente richiede più tempo, più competenze, più attenzione e più cura. Chi ce le mette? Sicuramente non quel solo insegnante che ha già le sue difficoltà a far apprendere le materie curricolari

Vecchio scarpone
Mi fa ridere il periodico rito dell’indignazione che puntualmente si rinnova intorno alle pretese dichiarazioni shock di Francesco Cossiga. Quasi l'emerito dicesse cose che non abbiamo sempre saputo. O come se l’abc addestrativo di qualunque corpo di polizia non avesse ovunque come prima lezione proprio le tecniche per disperdere quei rompicoglioni dei manifestanti tenendo insieme brutalità e consenso popolare; ok, a volte il trucco riesce e a volte no, ma la differenza la fa il giocatore, mai il gioco. Cosa ci sia di shockante nello scoprire che Babbo Natale non esiste, onestamente lo devo capire.
Quello che mi sorprende è il fatto che nessuno consideri che se un manovratore con quel curriculum vuole mandare una lettera di consigli ovvii al capo della polizia, è probabile che abbia i mezzi per fare in modo che non arrivi contemporaneamente anche ai giornali. Qualcuno dovrebbe valutare che se un grande vecchio avesse piani oscuri da suggerire per la conquista del mondo, è probabile che preferisca infilarli nel doppio fondo di una valigia, anziché andarli a dire al primo giornalista che gli fa la domanda provocatoria. Invece no, non ci pensa nessuno, e così continua a circolare la leggenda del Cossiga vittima di senile incontinenza, con tutti gli automatismi di indignazione correlati.
Sia chiaro che non ho la minima stima di Cossiga, né come persona, né come politico, né come sardo. Ma stavolta devo dire che la sua tattica mi ha colpito: il miglior modo per sventare il giochetto del morto che libera tutti è gridarlo ai quattro venti prima che si realizzi, facendolo passare per consiglio autorevole dato da chi ne capisce. Se c’è il pericolo di non venire preso sul serio e messo a tacere dai giornali amici dei "giocatori", basta aver cura di indicare anche i “nemici” da abbattere, così almeno loro strilleranno la cosa forte e chiaro proprio alle persone a cui il messaggio deve arrivare al più presto.
Il signor Manganelli? Ma figuriamoci. Quello ci ha fior di curriculum a dimostrare che in certe cose non ha bisogno di insegnanti.
Casomai gli studenti e i loro supporters.

Vecchio bastardo, chapeau.

voglio salire su quel bus, cazzo! è mio diritto!

Da ogni parlamentare Pdl non sento altro che ripetere che la protesta degli studenti è legittima, "purchè non leda il diritto allo studio di chi vuole entrare a scuola". Inevitabilmente questa cazzata rimbalza in tutte le teste dove c'è spazio sufficiente per il moto inconsulto di corpi inerti. E magari la senti ripetere alla fermata della metro, o dal panettiere tra due sciure impellicciate, come fosse saggissima e sacrosanta. Epperò, signora mia, il diritto allo studio!
Non ho ancora sentito nessuno ricordare che quando i giornalisti scioperano, non va in onda il tg e non escono i quotidiani; che quando lo fanno i ferrotranvieri e il personale aereoportuale, la gente semplicemente non viaggia; che quando Alemanno cavalcava la rivolta dei tassisti lobbisti, nessuno a Roma poteva prendere il taxi; che quando i leghisti aizzavano gli allevatori incazzati per le quote latte ad occupare la A4 con i trattori, la gente non poteva usare la strada per tornare a casa.

In tutti i mondi dove lo sciopero è un diritto, il disagio connesso allo sciopero è l'arma principale per far udire le proprie ragioni, e questo disagio è considerato - fatti salvi casi gravissimi dove si impone la precettazione - fisiologico e minoritario rispetto al diritto di protesta.

Sarà ovvio, ma in un mondo dove la Carfagna fa la saggista politica, anche la banalità può aspirare a far sgranare gli occhioni. Sono le pari opportunità tra i cretini e gli altri, le uniche in cui la signora abbia mostrato  finora qualche competenza.

Beata ignoranza
(scritto per Epolis del 9 ottobre 2008)
Forse Mariastella Gelmini non sarà ricordata come il migliore ministro dell’istruzione che il paese abbia mai avuto, ma di sicuro è quello che più ha contribuito all’evoluzione della lingua italiana. Si tratta di un vero Dizionario Parallelo, una rivoluzione lessicale che lascerà il segno molto più di tutte le polemiche legate al grembiulino in classe e al voto in decimi, scambiati dai più sprovveduti per il cuore di questa nuova normativa, mentre ne sono solo il contorno, una sorta di arma di distrAzione di massa. Ad andare in panico per il nuovo linguaggio sono stati per primi i parrucchieri, adesso che grazie al ministro non si dirà più “tagli”, ma “riposizionamento delle risorse”.  Ringraziano invece di cuore gli 87mila insegnanti che si ritroveranno senza lavoro nei prossimi tre anni in virtù di questa riforma: avranno infatti il piacere di potersi definire “esuberi”, e non più volgarmente “disoccupati”. Vuoi mettere la soddisfazione di poter dire che hai perso il posto per la tua esuberanza, che magari c’è il caso di farci anche la figura dell’estroverso? La constatazione che i maestri rimasti si ritroveranno in classe da soli ad insegnare più materie a più bambini in meno tempo non si chiamerà “impoverimento didattico”, ma “scelta pedagogica”, sottintendendo che le scelte che insegnano di più sono quelle che si fanno in assenza di alternative.

Ringrazio tutti per i complimenti ricevuti per il premio Campiello. Tornerò a scrivere sul sito appena mi sarà possibile. Michela

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