Mercoledì 08 Ottobre 2008 20:42
(scritto per Epolis del 9 ottobre 2008)Forse Mariastella Gelmini non sarà ricordata come il migliore ministro dell’istruzione che il paese abbia mai avuto, ma di sicuro è quello che più ha contribuito all’evoluzione della lingua italiana. Si tratta di un vero Dizionario Parallelo, una rivoluzione lessicale che lascerà il segno molto più di tutte le polemiche legate al grembiulino in classe e al voto in decimi, scambiati dai più sprovveduti per il cuore di questa nuova normativa, mentre ne sono solo il contorno, una sorta di arma di distrAzione di massa. Ad andare in panico per il nuovo linguaggio sono stati per primi i parrucchieri, adesso che grazie al ministro non si dirà più “tagli”, ma “riposizionamento delle risorse”. Ringraziano invece di cuore gli 87mila insegnanti che si ritroveranno senza lavoro nei prossimi tre anni in virtù di questa riforma: avranno infatti il piacere di potersi definire “esuberi”, e non più volgarmente “disoccupati”. Vuoi mettere la soddisfazione di poter dire che hai perso il posto per la tua esuberanza, che magari c’è il caso di farci anche la figura dell’estroverso? La constatazione che i maestri rimasti si ritroveranno in classe da soli ad insegnare più materie a più bambini in meno tempo non si chiamerà “impoverimento didattico”, ma “scelta pedagogica”, sottintendendo che le scelte che insegnano di più sono quelle che si fanno in assenza di alternative.
E possibilmente anche in assenza di discussioni, visto che la legge sulla scuola è stata approvata senza passare per il normale dibattito parlamentare, con una fretta degna di peggior causa. Ma la cosa si spiega facilmente: il ministro Gelmini deve aver pensato che, poiché l’ambizioso obiettivo della riforma è di riportare ordine tra i banchi, a titolo sperimentale si poteva cominciare da quelli di Montecitorio, saltando a piè pari le intemperanze dei deputati indisciplinati che avrebbero potuto anche non essere d’accordo. Nel Nuovo Dizionario Parallelo della Lingua Italiana inventato dal ministro, questa amputazione del confronto politico prende il nome di “snellimento dei lavori parlamentari”, così che tutti possano chiedersi perché mai non lo si fa sempre, visto che si risparmia tanto tempo. Nel nuovo lessico l’espressione di pareri diversi si chiama “ostruzionismo”. C’è da sperare che il maestro unico rimasto a scuola trovi il tempo di insegnare che nell’altro dizionario quella cosa si chiama ancora “democrazia”.
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