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Ministero della Cultura Militare

Lucia Baire è l’assessore regionale sardo alla cultura, ma quale idea di cultura stia promuovendo per l’isola lo si sta comprendendo bene solo ora; in vista delle elezioni provinciali di maggio gli operatori del settore magari si faranno qualche domanda in proposito, e voteranno di conseguenza. Un buon terreno di verifica potrebbe essere analizzare l’organizzazione della Fiera del libro sardo di Macomer in corso in questi giorni, manifestazione che in passato ha avuto un certo rilievo per l’editoria dell’isola, ma che negli ultimi due anni si è distinta soprattutto per rapidità di decadimento, disertata da pubblico e scrittori. Per rimettere letteralmente le cose in riga l’assessore ha pensato bene di schierare l’esercito, presentando la manifestazione in compagnia di un militare in divisa e mostrine. Il perché di questa presenza è presto detto: nonostante siano assenti dal programma della Fiera i soggetti principali della filiera del libro sardo (gli scrittori, per esempio, e l’associazione dei librai indipendenti), è previsto invece che un tal Colonnello Giardini tenga un incontro sull’eccitante tema della pubblicistica militare, che vanta titoli prestigiosi come - lo giuro, cliccare per credere -  “Il Fascino della Divisa”. Questa sensibilità al valor militare l’assessore Baire deve averla assorbita dal suo sponsor politico, l’arcivescovo di Cagliari mons. Mani, che prima di assumere la guida della diocesi era proprio Ordinario Militare Italiano, la massima carica dei cappellani nell’esercito, con giurisdizione su tutti i militari delle forze armate, sui loro familiari e sul personale civile annesso, con buona pace di don Milani.

 Conscia del fatto che la Sardegna ospita da sola il 60% del totale delle basi militari d’Italia, la signora Baire deve aver desunto che la nostra sia una cultura militarizzata, dove acquista senso dare spazio anche a “Caserme Aperte” – lo giuro, è vero anche questo - l’iniziativa con cui l’esercito cerca da sempre di convincere la popolazione locale che carroarmati, aerei da combattimento e poligoni militari con proiettili all’uranio impoverito siano una cosa da gita domenicale coi bambini, proprio come andare a Cortes Apertas. L’assessorato però non si limita a consentire all’Esercito di spacciarsi per attore culturale sul territorio: addirittura lo finanzia per farlo. L’imperdibile appuntamento con la pubblicistica militare è infatti voce di spesa per la Fiera per un importo di 10.000 euro, che per due ore di incontro rappresenta più del cachet di un premio Nobel.
 
Sarebbe grave anche se fosse gratis, ma quanto meno tanta generosità – unita al fatto che questa è l’unica fiera editoriale dove gli editori espositori vengono pagati, anziché pagare gli spazi che occupano - farebbe supporre che la signora Baire abbia deciso di largheggiare in finanziamenti a tutte le attività culturali sul territorio regionale, comprese quelle vere. Invece pochi giorni fa è stata resa nota con apposita delibera la notizia che le risorse ai festival e alle altre iniziative sono state ancora ridotte, con la fissazione di tetti massimi di finanziamento che quasi dimezzeranno i fondi di eventi come Gavoi e Berchidda, paesi antipatriottici che hanno il peccato originale di non ospitare nessuna base militare.
Il resto del programma della Fiera purtroppo non salva la scelleratezza della scelta di ospitare l’Esercito: le tre giornate di Macomer brillano infatti soprattutto per le assenze, e in quel che resta si oscilla tra marchette cattoliche, banale stereotipo (il titolo di "Sardegna nel Mito" fa eco al patinato spot regionale Mith in the mediterranean sea, rivelando bieche sinergie da Pro Loco) ed esplosive novità di ben cinque anni fa, per mettere insieme le quali il direttore artistico Saverio Gaeta ha percepito più di 10 mila dei 190 mila euro che pare siano stati lo stanziamento complessivo per l'evento, in sfregio ai molti operatori culturali seri che in questi anni hanno organizzato la Fiera di Macomer con totale spirito di gratuità e professionalità ben superiore. Per ripagarli, lo spazio di esposizione ai librai locali è stato ridotto e relegato a un locale dove ci piove dentro, con il risultato che i protagonisti teorici di questa Fiera – cioè i libri – ieri erano “esposti” al pubblico coperti da un telo di plastica, come il cadavere di Laura Palmer.
Cieco a queste evidenze, l’assessore alla Cultura di Macomer Govanni Biccai ha avuto il coraggio di proclamare ambizioso: «Mi piacerebbe che col tempo la nostra mostra uscisse dai confini regionali e si trasformasse nella Fiera del libro del Mediterraneo». Le premesse per fare qualcosa di simile ci sono tutte, direi. Ma visto che si punta al grande evento, per l’anno prossimo mi permetto di suggerire un invito anche alla Protezione Civile, tanto per non farci mancare niente.
p.s.
Siccome a demolire sono bravi tutti, in attesa del programma di Gavoi segnalo costruttivamente anche un esempio di progettazione culturale seria, promossa dalla Libera Universidade Mediterranea, con appuntamenti periodici su temi come le energie rinnovabili, le conseguenze del gasdotto dall’Algeria, l’economia agricola e industriale davvero sostenibile, il futuro della lingua sarda e il posto della Sardegna nel Mediterraneo come nazione, anziché come mito. Non c’è l’esercito, ma pare che la gente ci vada lo stesso.
  • Un macomerese

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    Per un Macomerese,scusa ma Macomer ci sei mai passato? Conosci chi amministra? Evidentemente no,hanno tutti militato a sinistra compreso il Presidente della GST,escluso l'assessore Luciani che ha militato in A.N
    <br />Caro Badore, a Macomer ci vivo da sempre, conosco chi amministra e di dove hanno militato non mi può importare di meno. <br />Il loro modi di fare, il metodo, quello è fascista. <br />E' questo che conta, non il loro passato di voltagabbana (tranne Luciani, ovviamente.)

  • Per un Macomerese,scusa ma Macomer ci sei mai passato? Conosci chi amministra? Evidentemente no,hanno tutti militato a sinistra compreso il Presidente della GST,escluso l'assessore Luciani che ha militato in A.N

  • Gentile Michela Murgia,solo per caso sono capitato in questo blog-si dice cosi?-per curiosita,ho letto i commenti,in particolare i Suoi mi hanno molto colpita.Al contrario di quello che accade a lei la cultura bellica mi sollecita argomenti migliori del silenzio.E di oggi il rientro delle salme degli ultimi due militari caduti perchè anche lei possa viaggiare per il mondo un tantino più tranquilla.Ma non le piace il "gigioverde" ma solo il "rosso" quindi strumentalizza tutto in funzione di questo,se conosce un militare, chieda se gli piace fare la guerra,quello gli risponderà di no.Dispiace saperLa nostalgica dell'eskimo e delle "lotte non più continue" del desaparicido Capanna,guardi che fine hanno fatto i contestatori di una volta,sono tutti nei posti di potere e viaggiano in auto blu pagate dai contribuenti.Non esiste più la leva altrimenti gli aderenti all'IRS l'avrebbero certamente evitata,come a suo tempo fecero quelli di "movimenti" simili,ma non perchè fossero contro la guerra ma perchè solo più "furbi"-ho utilizzato un eufemismo-.Le servitu militari non le piacciono,di conseguenza non le piace la presenza dei militari, bene,ricordandole che sono uomini come gli altri-se non migliori-a La Maddalena gli rimpiangono,e la sua Cittadina,negli anni della presenza della leva ogni tre mesi era ricca oggi è una Citta morta.

  • su viaggiatore

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    ....ti dicono:'le tue sono posizioni ideologiche...'. poi diventano sardisti ed indipendentisti...pragmatici e, inquanto tali, riescono a farti vomitare con la più becera e nauseante retorica militarista nazional-popolare...Macumere, endida ti sese po unu piattu e fae a su barattu....

  • Un macomerese

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    Raccapricciante ma non mi sorprende. Macomer è ormai un presidio fascista.

  • Ecco invece cosa scrive l'unione, addedda stampa del presidente Desaparecidos (non bastassero tutti quelli uffciali), sull'eolico.<br /><br />http://www.sardegnademocratica.it/index/ambiente/articolo/24002/l-informazione-falsa-dell-unione-sarda.html#commenti<br />saluti<br /><br />S

  • Bomboi Adriano

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    Le tue parole Onnis sembrano uscite dalle seconda metà degli anni '90...La differenza è che allora nell'indipendentismo c'era più coerenza: Nel senso che c'erano meno 'dottrine e dogmi' da rispettare e quindi non si incappava in tali incoerenze. La critica (e fai bene) è sempre stata legittima verso chiunque (non a caso ho ricordato che siamo in democrazia), ma che il 'bon ton' di IRS sia rispettato dai suoi stessi promotori mi pare qualcosa di distante dalla realtà. Mi tornavano però in mente gli anni '90 proprio perché ieri come oggi, l'indipendentismo nudo e crudo non governava, però si è sempre sentito in dovere di criticare gli altri. Poco conta che oggi SNI si chiami IRS...Il testimone passato di mano in mano è sempre quello, colorato in maniera diversa. Ieri come oggi, l'indipendentismo con le sue dottrine e le sue frantumazioni, delega i partiti italiani a governare il nostro territorio.

  • Omar Onnis

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    Uno dice: 'va be', questa volta lo mollo, non ci casco'.<br />E invece...<br /><br />Grazie di cuore ad Adriano Bomboi per riuscire sempre a far parlare di iRS anche dove non c'entra nulla. In campagna elettorale non è un servizio da poco!<br /><br />Tuttavia, qualche precisazione, a parte quelle di Michela (ovvie per tutti, tranne che per Bomboi), va fatta.<br /><br />Intanto qui si discuteva di un evento culturale, patrocinato e finanziato dalla Giunta Regionale. Le critiche erano rivolte appunto all'evento, al suo programma, alla sua organizzazione e ai contenuti veicolati.<br /><br />Il riferimento al PSdAz non era affatto una critica, bensì la semplice osservazione che, essendo il PSdAz dentro la maggioranza che governa la regione, i suoi esponenti o collaboratori o intellettuali organici - per evidenti ragioni di partito - non hanno disertato la kermesse, ma anzi hanno contribuito alla medesima (facendosi anche grandi di questa cosa, in contrapposizione alla lobby degli scrittori sardi fedifraghi che non c'erano). <br /><br />Una dinamica politica chiara, tutta interna ai giochi di potere dei partiti. Banalissima constatazione. Punto.<br /><br />Ma poniamo il caso che il sottoscritto (e così usiamo anche un po' di burocratese... ) abbia osato muovere una critica al PSdAz. E allora? Dove sta scritto che un esponente di iRS - sia pure nelle vesti di privato cittadino che scrive un commento su un blog - non possa criticare un altro movimento o partito?<br /><br />La critica è non solo sacrosanta e fondamentale, in una società che si vanta di essere democratica, ma non ha nulla a che fare con la polemica gratuita e strumentale e ancor meno con l'insulto.<br /><br />Ecco, se Bomboi intendeva dire che iRS rifiuta la volgarità e gli insulti, ha pienamente ragione. Rifiutiamo la violenza come strumento di lotta politica, in tutte le sue forme (e la violenza verbale non è certo la più innocua).<br /><br />Criticare altri soggetti politici, specialmente se hanno posizioni di responsabilità pubblica in nome e per conto di tutti i sardi, è perfettamente legittimo e anzi doveroso. Da parte di chiunque.<br /><br />Quanto alle lezioni di coerenza, magari ci dedicherei qualche momento per ribattere e rovesciarle, se ne valesse la pena. Ma non la vale.

  • Bomboi Adriano

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    Sì lo so, ma come ben sai, internet (soprattutto) è un unica paccottiglia comunicativa in cui tutti diciamo la nostra: Anche le stesse persone che più o meno 'ufficialmente' dicono la loro. La cosa singolare è che gli stessi 'vertici' del movimento sono spesso e volentieri i primi a tradire i fondamenti ideologici da loro stessi promossi e sostenuti...Anchio spesso sono incoerente: ad esempio 'ufficialmente' critico IRS, ma non ufficialmente tra amici invito a votarlo (come altri movimenti), perché oggettivamente PD e PDL sono quanto di peggio possa esistere. Ma non significa che condivida tutto di questo indipendentismo. Sulla Baire sono d'accordo con te. Però, che vuoi che ti dica? Forse dal nazionalismo 'non-nazionalista' di chi va a ripescare la dottrina romantica dell'800 (per contestualizzare nel presente una bandiera del passato) possiamo aspettarci idee più chiare?

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  • La cultura è la nostra start up
  • Bergoglio e pregiudizio
  • Antonio Marras, una foto e io

Questo l'ho scritto per D di Repubblica di sabato 1 dicembre.

"Chiudere i rubinetti del sapere è la peggiore risposta possibile". Michela Murgia punta sul contrario: fare del pensiero un motore anche economico

Ogni volta che sento la frase che con la cultura non si mangia, vorrei chiudere chi l'ha detta in una biblioteca e buttare la chiave per dieci anni. È una frase fatta e vuota, più volte smentita dai numeri: nei luoghi in cui la cultura è progettuale (e non sono pochi) ogni euro pubblico speso per incentivarla ne restituisce sei . Se anche il beneficio non fosse così immediatamente quantificabile, il vantaggio sociale creato dalle opportunità culturali aumenterebbe nelle persone la capacità di ripensare la realtà e di agire per cambiarla. Studiare, prepararsi, conoscere, imparare cose nuove e vivere nella pluralità degli stimoli è l'equivalente di una start-up

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Jorge Mario Bergoglio è papa da tre giorni.

Il primo giorno gli sono state attribuite le seguenti azioni:

Collaborazione con la dittatura. Ha denunciato ai generali argentini due suoi confratelli, dimostrandosi colluso con il regime. ( Fonte: i libri del giornalista Horacio Verbitsky, giornalista e militante politico dapprima vicino al gruppo guerrigliero dei Montoneros, ora al governo Kirchner. )

Sacrilegio: ha dato la comunione a Videla. ( Fonte: il giornalista e documentarista americano Michael Moore )

Misoginia: ha detto che le donne sono inferiori e inadatte alla politica. ( Fonte: Tgcom che cita l'agenzia di stampa argentinaTelam del 4 giugno 2007 )

Omofobia: ha detto che il matrimonio omosessuale è "la distruzione del piano di Dio".

Il secondo giorno lo stato delle accuse era questo:

Per l'accusa di amicizia con la dittatura argentina, voci autorevoli come il premio Nobel Esquivel , il teologo della liberazione Boff , l'

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Questo racconto inedito l'ho scritto ispirata dall'immagine che lo accompagna. Si tratta di una foto della fine dell'800 rielaborata con estro e stoffe dallo stilista Antonio Marras nell'ambito del progetto "Le sedie vestite", realizzato quest'anno per Cabudanne de sos poetas.

marras

L'avresti detto mai, o Babbo, che sarei diventato quello che sono?
Secondo me no, e a vedermi oggi ci sarai anche rimasto male.

Tu avevi già le idee decise per me: farmi studiare tanto, bene e proficuamente, come Gramsci, come Asproni, come studia la gente ricca, che fa i figli dottori e le figlie professoresse contro l'invidia del paese e contro il destino rigido dei figli dei pastori. Non importa se gli altri bambini portavano i pantaloni corti fino a dodici anni: tu a me facevi già mettere quelli lunghi dei grandi, di velluto a righe e stretti in fondo,

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Buonasera Michela, oggi è apparso su Liberation un articolo molto interessante che si ricollega al t...
AleX Miozzi
Credo, ma è solo una mia opinione, che in questi anni, dopo secoli di "memento mori" ("ricordati fra...
Jack Lupowitz
p.s. Molto efficace, il "parafraseggio" che Paolo M ha fatto del pezzo di Murgia. Credo che illustri...